Archivi del mese: febbraio 2015

DIVERSAMENTE RAZZISTI.

L’ arredo delle città italiane si è arricchito di un suppellettile comune che le decora in nome del buonismo idiota e ipocrita che ha offuscato ed annullato la ragione. Si tratta dei nuovi “impianti” di luce triste e misera voluti dalle vestali dell’ accoglienza incondizionata e tragicamente irresponsabile, essi stessi vittime del razzismo istituzionale tipo Mafia Capitale. Questi, alla fine di ogni notte, prendono la forma di mendicanti stazionando davanti a qualunque tipo di negozio, bar o supermercato. Sono lì a mandarti di traverso caffè e cornetto come, la sera prima, hanno provveduto le immagini dei telegiornali  a rovinarti la cena. Il messaggio tambureggiante è sempre lo stesso: tu, bianco egoista, mangi ed io, povero negro, no! Sotto la pressione mediatica molti italiani, i più ammaestrati dal partito padrone e dittatore, mollano l’ euro un po’ per sentirsi superiori a qualcuno e un po’ per aggiustare una coscienza traballante fra assurdi rimorsi e complessi di colpa indotti ad arte dalla propaganda buonista. Ma il negro no! Lui o lei, evidentemente integrati e opportunamente “sbiancati” non soffrono della sindrome della solidarietà e della pietà buonista verso i loro più sfortunati compatrioti. Mi è accaduto infatti di assistere a tre diversi episodi finiti tutti nello stesso modo. Davanti ad un supermercato, l’ arredo di luce triste e misera di turno, chiedeva con discrezione qualche moneta pronunciando un meccanico e ripetitivo “buongiorno” ad ogni passante o cliente dell’ esercizio. C’era chi dava e chi no: buonisti, generosi e razzisti secondo le nuove classifiche dettate dall’ ipocrisia. Fra essi avanzava, con fare indifferente una ragazza negra, ben vestita e accessoriata, “alla guida” di un passeggino su cui troneggiava un “messia”, negro anche lui, iperimbottito con piumino, sciarpa e cappellino. L’ arredo triste e misero alla sua vista si è sciolto in un largo sorriso cameratesco evidentemente contento di intravvedere uno spicchio di Africa in quel deserto metropolitano di bianchi. Ma”l’ integrata”, con una infastidita puzza sotto al naso, ha tirato dritto come se non avesse visto alcuno.  Il povero arredo triste e misero, nero come la bocca di un camino, le era risultato invisibile o forse insopportabilmente visibile tanto da spegnergli sul volto il largo e speranzoso (di solidarietà) sorriso. Pochi minuti dopo la scena si è ripetuta con un “fratello negro” anch’ egli integrato e “sbiancato”. Stesso sorriso dell’ arredo, stesso cenno di saluto, stessa indifferenza dell’ ormai “ex” negro e stessa invisibilità. Il terzo episodio si è verificato davanti al bar dove, con alternaza di giorni, ho abitudine di fare colazione. Anche lì c’è l’ arredo buonista di ordinanza che riceve monete e dinieghi. Una mattina all’ interno del bar fra gli altri c’ era una ragazza negra intenta a consumare insieme al suo lui rigorosamente bianco. Piumino, leggings, guanti e trucco adeguati a farne una integrata doc. Non ho resistito a scommettere con me stesso su cosa avrebbe fatto uscendo dal bar e passando davanti al triste arredo, e dunque, ho tenuto d’ occhio la coppia interraziale che, come ero certo, è uscita schivando il suo cenno di saluto. Questi, frustrato oltre misura, ha rivolto uno sguardo tipo raffica di mitra alla donna rimanendo con la mano ed il sorriso vanamente tesi e bofonchiando “mielose” paroline di autentico odio al suo indirizzo. Ora domando: è razzismo fra presunte vittime di razzismo o semplice diritto di non scucire soldi a beneficio di una selva di arredi tristi e miseri? Se un bianco tira dritto ed ignora la richiesta di elemosina (considerando anche quanti miliardi di euro  costino le legioni di extra comunitari clandestini e quindi quanta “elemosina” sia già fatta) è un becero razzista, secondo la folle teoria dei buonisti, cosa è allora un ex profugo “sbiancato” che fa lo stesso? La solidarietà è dunque prescritta solo all’ egoista bianco che deve farsi evidentemente perdonare la colpa di non essere negro? Oppure, semplicemente, questa pantomima multiraziale è soltanto una trappola politica dove fare cadere e seppellire l’ etnia italiana, ormai troppo scafata, troppo molle, troppo poco prolifica? Questi fatti mi hanno riportato alla mente quei sindacalisti divenuti imprenditori che ho conosciuto e potuto apprezzare per la loro “spiccata sensibilità” padronale: non ho mai visto di peggio. Diversamente sindacalisti e diversamente razzisti.

INTELLIGHENZIA PIEGATA A 90 GRADI.

Il non sense (per dirla nello stile salottiero radical chic) o l’ obbrobrio (per dirla in lingua italiana) biologico, morale ed estetico del “non genere” e dei così detti  tragicomici “matrimoni” omosessuali, costringe gli ipocriti figli di Giano della comunicazione mediatica ad improbabili acrobazie dialettiche nel tentativo di “criticare” la nouvelle vague senza urtare troppo l’ isterica suscettibilità della corporazione “pedelesbo”. Questi pretesi maghi della penna compiono autentici slalom fra i paletti di un no senza se e senza ma, suggerito dalla civiltà, dalla moralità e dalla natura, e quelli di un “ni”, imposto dalla incultura dominante del politically correct, unita alla viltà mentale gemella dell’ opportunismo di carriera.  A causa di ciò si susseguono attraverso interviste radiofoniche, articoli su blog di quotidiani e personali, interventi televisivi, infinite serie di salti mortali (per la cultura e la verità) ad opera di “firme”,  di vati delle redazioni (di ispirazione centro destra), tutti ansiosi di smussare gli angoli della onestà intellettuale arrotondando così sia stipendi che realtà. Più che pena fanno rabbia, irritanti come sono nella loro codardia giornalistica che li definisce campioni del dire e non dire, dei chiaroscuri di opinione. Il fatto che il centro destra italiano, oggi più che in passato, abbia la virilità politica di un eunuco è sotto gli occhi del mondo e non sorprende più nessuno ma che lo siano anche le “voci dell’ indipendenza giornalistica”, quella schiera di pretese “schiene dritte” annidata in poltrone (quelle sì con lo schienale alto e dritto!), quegli oracoli sempre pronti a vaticinare, dimostra che la kultura del disfacimento, da sempre praticata dalla sinistra, non ha più oppositori ufficiali e cattedratici. Alla genialità della prostituzione “gestita e confinata” in strade all’ uopo abilitate, sempre cara alla sinistra come le miserabili stanze della droga, opinionisti di centro destra non trovano meglio che rispondere che, del resto, la prostituzione nelle strade di Roma l’ ha portata, secoli addietro, il Vaticano. Nulla importa a questi piccoli aspiranti “scrivani fiorentini” se il riferimento accosta epoche storiche e realtà sociali distanti anni luce e certifica di conseguenza che, secondo costoro, la Storia sia passata invano. Alla “conquista sociale” del “matrimonio” fra inconiugabili, altro vessillo della sinistra, gli eroi della trincea di centro destra rispondono con il comodo distinguo fra sfera privata e realtà nazionale, come se la seconda non fosse formata dall’ insieme della prima. La paura, anzi il terrore, di dire pane al pane e di parlare senza giri di parole paralizza le menti di questi opinionisti, di quella che dovrebbe essere l’ intellighenzia liberale schierata sul versante opposto rispetto alla nomenklatura livellatrice della sinistra. La paura di essere solisti fa rientrare tutti nel coro il cui rumore risultante sfonda i timpani della ragione, della critica aperta e della difesa della verità. Sottostare al teorema sinistro che spaccia il caos sociale, morale e religioso, per libertà individuale è un suicidio di massa che sta già decimando la società civile. Essere intellighenzia di centro destra vuol dire non rinnegare mai i princìpi fondanti della dignità che sono universalmente validi ed insostituibili. Non è un caso che dove essi mancano o sono negati dominiINTELLIGHENZIA PIEGATA A 90 GRADI. la violenza, la prevaricazione, lo sterminio, la dittatura del male in senso lato. Per definirsi esseri umani non basta il dato biologico ed anzi esso, in assenza di princìpi morali, rimane un titolo puramente primitivo, barbarico ed insignificante. Alzare la voce contro la normalizzazione delle masse è segno di libertà. Forse sarà poco radical chic, forse sarà meno “trendy” ma certificherà una visione del mondo e dell’ esitenza non limitata e piegata ai 90 gradi del politically correct.

OLOCAUSTO.

I media, in un omogeneo coro di voci bianche tendente ad evolvere in coro di eunuchi, strombazzano al mondo il giorno della Memoria, il ricordo cioè degli orrori nazisti perpetrati in danno degli ebrei oltre settanta anni fa. Personalmente diffido e fuggo dalle celebrazioni di un giorno che esentano, per gli altri 364, di essere coerenti e rispettosi di valori morali, sociali e religiosi, che dovrebbero essere celebrati con atti di vita quotidiana. Ma ormai il calendario è pieno di giorni e giornate di qualcuno o qualche cosa: della pace, della donna, della mamma, del papà, della repubblica e via cantilenando. Stante tale inflazione di ricorrenze, che ne sancisce l’ inutilità, reputo opportuno non alimentare il coro  di eunuchi ripetendo frasi e concetti altisonanti, sviliti ed offesi poi dal mal razzolare di ogni giorno, e segnalare invece il cambio di colorazione che i professionisti della ricorrenza hanno dato al giorno della Memoria, in ossequio al poltically correct imperante e sempre più cancerogeno. Dunque non più la Shoah degli ebrei, antico e ormai desueto ritornello della sinistra (sempre dimentica dei lager sovietici, sempre per ebrei, di ispirazione comunista) ma giorno di celebrazione degli zingari e degli omosessuali internati dal nazismo (così come lo furono dal comunismo). Sono queste odierne categorie di intoccabili gli attori principali della commediola rievocativa, sono loro che devono acquisire una “memoria storica” che arricchisca il blasone di casta e ne faccia delle particolari “diciottenni debuttanti” nella società politicamente corretta. Il gran ballo è iniziato e le musiche non celebrano il valzer ma lo stucchevole e stomachevole minuetto del non genere e dell’ identità etnica di chi non ha patria, radici, cultura e morale. Abbasso il femminile ed il maschile evviva i numeri. La sinistra ha scritto la musica (pardon, il rumore) e le parole (pardon, le farneticazioni) e i media eunuchi, in piedi sulla sedia come scolaretti, recitano cantilenando la filastrocca. Oggi non si narra più, a beneficio delle giovani generazioni, di quel favoloso affresco di poesia e dolore chiamato Anna Frank e dei tanti eroici Schindler, ora si celebra l’ etnia zingara e la galassia omosessuale, dimenticando che le gerearchie naziste erano zeppe di omosessuali praticanti. Ma ciò non crea imbarazzo nei megafoni della storiella del non genere, quelli che contano sono gli omosessuali internati e non importa se contemporaneamente fossero ebrei, dissidenti politici o altro. Gli omosessuali carnefici non si menzionano poichè contrasterebbero con l’ immagine artefatta ed “eroica” che il pennello, grondante la vernice dell’ ipocrisia, del politically correct sta miserevolmente cercando di dipingere. La sinistra non è nuova in appropriazione indebite, sia di personaggi che di avvenimenti, per trarre da essi vantaggi politici e blasone. Da Gesù socialista a Garibaldi, dal primo maggio alla festa della donna, è stato un continuo mettere il suo cappello ideologico su tutto, sempre dimenticando che negli inferni comunisti nè Gesù, nè il lavoro, nè la donna, hanno mai potuto essere celebrati. Ora tocca agli omosessuali e agli zingari, le nuove frontiere elettorali della sinistra, i nuovi “santi” da iscrivere sul calendario rosso. La rabbia monta sempre più, l’ intelligenza soffre sempre più ad ogni “celebrazione” di facciata. Invece di ricordare la ferocia nazi-comunista (il fascismo al confronto è risultato bullismo da chierichetti) tutti i giorni dell’ anno e invece di insegnare nelle scuole, a mo’ di vaccino, quanto perpetrato dalle due ideologie parallele e, come direbbe Aldo Moro, convergenti si mette in scena il minuetto della propaganda più ipocrita e nefasta. Di quell’ Olocausto oggi resta l’ Olocausto dell’ intelligenza e della verità.