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Eligio Bartoli

Archivi del giorno: 27 Gennaio 2015

NEPOTISMO TELEVISIVO.

L’ Italietta medievale dei Comuni è ancora malata (terminale) di quel morbo conosciuto con il nome di nepotismo. La cancrena che esso propaga ha raggiunto ogni livello ed aspetto della società, ancora non civile, italiana. Certo non mi riferisco al settore privato nel quale è naturale e fisiologico che i figli prendano il posto dei genitori e ne proseguano l’ operato,  è piuttosto verso il settore pubblico  che occorre urlare per lo scandalo  di “dinastie” parassitarie che trasformano una opportunità aperta a tutti in un privilegio riservato a genitori leccapiedi e reggistrascico  che la lasciano, come eredità privata, ai loro pargoli, futuri leccapiedi e reggistrascico. Uno degli “Eldorado” più ambiti, proprio perchè nessuna dote o capacità è richiesta per entrarvi, è la Rai, il fantomatico servizio televisivo, che è pubblico se si parla di canone obbligatorio o pizzo ed è  servizio privato se si parla di assunzioni e successioni. In questo luna park per “figli di…”  se ne vedono di tutti i colori e il leccar piedi è attività politicamente trasversale praticata per accedere ai salotti buoni di una Tv che versa in deficit paurosi e che solo grazie ad una connivente legge incostituzionale, istitutiva del canone, non è fallita. L’ organigramma delle poltrone è in essa infinito come è quasi fisiologico che nelle sue incontrollabili pieghe debbano annidarsi i “figli di…”, tutta gente che non deve superare esami attitudinali, non deve dimostrare di saper convivere con lingua italiana, sintassi e cultura. E’ più che sufficiente sculettare mostrando e offrendo il meglio di sè fisico, farsi icone o paladini della propaganda omosessuale e soprattutto garantire la continuità di voto politico e il gioco è fatto. Grazie a questa inesauribile progenie, a questi talentuosi “figli di…”, accendere la televisione pubblica riesce a dare il voltastomaco e ad offrire il piatto unico dello spettacolo: l’ ochetta e “l’ochetto”,  all’ arancia, che tassativamente non devono saper parlare, cantare o recitare ma dsimenarsi magnificando coreografie ebeti, cantilenando, come fossero infantili filastrocche, le poche misere parole che sono chiamati a leggere. Dunque, alla fissità dei programmi causata da paralisi ideativa di una classe di autori in cerca di se stessi, si aggiunge la fissità dinastica di nomi e cognomi affinchè il nulla trionfi e si perpetui in quei programmini nazional popolari a base di analfabetismo televisivo che arricchiscono (nella saccoccia) solo chi li monopolizza. Il danno è duplice. Mentre queste oche e questi paperi dinastci inflazionano la scadente offerta televisiva, settori come le pulizie di uffici e manovalanza varia vengono privati di tale e tanta forza lavoro che risulta inevitabile l’ arruolamento di clandestini extra comunitari per colmare il vuoto.  E’ solo per scrupolo che va segnalata l’ assonanza di costume  e la somiglianza, sia estetica che mentale, fra il nepotismo e la mafia. Infatti è sotto gli occhi di tutti quanto sia difficile individuare dove inizi l’ uno e dove finisca l’ altra. Ma d’ altra parte il popolo italiano ha in sè quella capacità di esaltare il malcostume dell’ appropriazione a scopo privato del bene pubblico, come dimostrano secoli di Storia e più recentemente gli scandali dei nuovi patrizi, i politicanti e burocrati di mafia capitale, delle ruberie comunali, provinciali, regionali e parlamentari.  Nepotismo, mafia e corruzione hanno piena cittadinaza italiana garantita dalla prostituzione politica. Bel Paese.

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