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Eligio Bartoli

Archivi del giorno: 3 Gennaio 2015

ATEISMO, UN TEOREMA ACEFALO.

Il tic non passa mai di moda ed anzi trova sempre nuove motivazioni “estetiche” che calamitano povere schegge di ferro ammassandole intorno al totem dell’ ateismo.  Ne consegue che dichiararsi atei, assuma quel carattere misero tipico di chi, incontrato per caso un pò di denaro, sfoggi abiti griffati e dimentichi le toppe al sedere possedute fino a ieri. E’ un modo scolastico e puerile per definirsi diversi o meglio, superiori rispetto alla massa credente e, perciò, automaticamente credulona. Ma su cosa è basata la “dottrina” atea? Prima di tutto sulla negazione del Dio Creatore, dello Spirito dal quale tutto proviene e al quale tutto è destinato a tornare. Ma l’ ateo non si limita a non credere in Dio, va oltre e si spinge a credere in sè stesso quale unico dio,  quale mente pensante e capace di spiegare l’ Universo sapendone quasi nulla. Dunque l’ ateo nega Dio perchè si considera un dio. Quanti mediconzoli, quanti ricercatori del nulla scientifico in camice bianco e tasche piene di “scienza”,  appresa nei “Bignamini”, si dichiarano “scienziati” e dunque, necessariamente atei, avendo essi “compreso” tutto il comprensibile?  Tanti, troppi. E dietro di essi si snoda una processione di filosofi, cattedratici, giornalisti e pennivendoli  dalla sintassi claudicante ma fieri di un ateismo distintivo, come un tempo furono il fiore all’ occhiello, i baffetti alla cretina e il pizzetto all’ idiota. Ci sono stati anni in cui ci si vergognava di essere democristiani mentre essere di sinistra era sinonimo di superiorità culturale e attestato di totale comprensione del mondo. Non andare più alla Messa era segno di emancipazione come fumare e bestemmiare, d’ altra parte che “uomo” è colui che si inginocchia e chiede aiuto al proprio Dio per affrontare i dolori della vità? Inginocchiarsi davanti al Dio Craetore ed onorarlo attraverso la preghiera è comportamento  disdicevole,  da donnicciole pie ma stupide.  Il “vero uomo” si inginocchia solo davanti al capo bastone di partito, bacia le mani del boss mafioso, del corruttore trasudante denaro riciclato. Il “vero uomo”, l’ ateo, non ha bisogno di nulla, non ha dubbi ed è la certezza scientifica fatta persona. E’ capace di rispondere ai perchè esistenziali soltanto perchè non se li pone, limitandosi a sentenziare che ciò che non è spiegabile oggi lo sarà certamente in futuro. Peccato però che non sono stati sufficienti millenni di “scienza atea” a spiegare sia l’ origine dell’ umanità che le sue finalità. Per l’ ateo l’ esistenza di Dio è un fastidio insopportabile, un richiamo alla responsabilità che gli impedisce di vivere libero dalla sua coscienza e da quella comune. Tapparsi le orecchie è comodo, consente di autoassolversi dichiarando inesistente il peccato  e l’ offesa, salvo ripristinarne tutta la sacralità se l’ offeso è egli stesso o la sua ideologia per parallelepipedi di marmo. Proprio perchè l’ ateismo è certissimo di spiegare ogni cosa, dimostra di essere un teorema acefalo  che poggia non sul ragionamento (e come potrebbe?) ma sull’ esclusione tout cur di risvolti spirituali estranei all’ apparato gastro intestinale che gli fa da motore. Esso rifiuta il Giudizio perchè è incapace di sostenerlo, diventa razzismo intellettuale e bolla come poveri mentecatti coloro che si confrontano con il dubbio. Soltanto un ateo può essere così estraneo alla magnificienza del Creato ritenendolo frutto di casualità chimico fisiche, di una qualche cosa che non conosce ma che, velleitariamente e apoditticamente,  dà per sicura ed indiscutibile.  La Poesia, la Preghiera, la Musica, la Scultura, la Pittura  e l’ Amore, sono dunque non portati dell’ anima ma semplici risultati di applicazione razionale della mente. Forse stiamo sopravvalutando l’ ateismo facendone materia di confronto, sottovalutando per contro che potrebbe essere mera incapacità di capire.

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