Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

Archivi del mese: gennaio 2015

NEPOTISMO TELEVISIVO.

L’ Italietta medievale dei Comuni è ancora malata (terminale) di quel morbo conosciuto con il nome di nepotismo. La cancrena che esso propaga ha raggiunto ogni livello ed aspetto della società, ancora non civile, italiana. Certo non mi riferisco al settore privato nel quale è naturale e fisiologico che i figli prendano il posto dei genitori e ne proseguano l’ operato,  è piuttosto verso il settore pubblico  che occorre urlare per lo scandalo  di “dinastie” parassitarie che trasformano una opportunità aperta a tutti in un privilegio riservato a genitori leccapiedi e reggistrascico  che la lasciano, come eredità privata, ai loro pargoli, futuri leccapiedi e reggistrascico. Uno degli “Eldorado” più ambiti, proprio perchè nessuna dote o capacità è richiesta per entrarvi, è la Rai, il fantomatico servizio televisivo, che è pubblico se si parla di canone obbligatorio o pizzo ed è  servizio privato se si parla di assunzioni e successioni. In questo luna park per “figli di…”  se ne vedono di tutti i colori e il leccar piedi è attività politicamente trasversale praticata per accedere ai salotti buoni di una Tv che versa in deficit paurosi e che solo grazie ad una connivente legge incostituzionale, istitutiva del canone, non è fallita. L’ organigramma delle poltrone è in essa infinito come è quasi fisiologico che nelle sue incontrollabili pieghe debbano annidarsi i “figli di…”, tutta gente che non deve superare esami attitudinali, non deve dimostrare di saper convivere con lingua italiana, sintassi e cultura. E’ più che sufficiente sculettare mostrando e offrendo il meglio di sè fisico, farsi icone o paladini della propaganda omosessuale e soprattutto garantire la continuità di voto politico e il gioco è fatto. Grazie a questa inesauribile progenie, a questi talentuosi “figli di…”, accendere la televisione pubblica riesce a dare il voltastomaco e ad offrire il piatto unico dello spettacolo: l’ ochetta e “l’ochetto”,  all’ arancia, che tassativamente non devono saper parlare, cantare o recitare ma dsimenarsi magnificando coreografie ebeti, cantilenando, come fossero infantili filastrocche, le poche misere parole che sono chiamati a leggere. Dunque, alla fissità dei programmi causata da paralisi ideativa di una classe di autori in cerca di se stessi, si aggiunge la fissità dinastica di nomi e cognomi affinchè il nulla trionfi e si perpetui in quei programmini nazional popolari a base di analfabetismo televisivo che arricchiscono (nella saccoccia) solo chi li monopolizza. Il danno è duplice. Mentre queste oche e questi paperi dinastci inflazionano la scadente offerta televisiva, settori come le pulizie di uffici e manovalanza varia vengono privati di tale e tanta forza lavoro che risulta inevitabile l’ arruolamento di clandestini extra comunitari per colmare il vuoto.  E’ solo per scrupolo che va segnalata l’ assonanza di costume  e la somiglianza, sia estetica che mentale, fra il nepotismo e la mafia. Infatti è sotto gli occhi di tutti quanto sia difficile individuare dove inizi l’ uno e dove finisca l’ altra. Ma d’ altra parte il popolo italiano ha in sè quella capacità di esaltare il malcostume dell’ appropriazione a scopo privato del bene pubblico, come dimostrano secoli di Storia e più recentemente gli scandali dei nuovi patrizi, i politicanti e burocrati di mafia capitale, delle ruberie comunali, provinciali, regionali e parlamentari.  Nepotismo, mafia e corruzione hanno piena cittadinaza italiana garantita dalla prostituzione politica. Bel Paese.

A PROPOSITO DI MATRIMONIO.

La sottocultura imperante, che ha nella distruzione del matrimonio e della famiglia naturale la sua miserabile ragione d’ essere, ha convinto gran parte della società (in)civile della inutilità e pericolosità di questi due istituti. La macchina del non genere si è messa in moto da decenni e guidata da pedofili, omosessuali e filosofi da sottoscala, intende travolgere l’ ordine naturale di ogni società sostituendo al matrimonio naturale ed eterosessuale una serie di caricature ideate per soddisfare ogni esigenza di autorealizzazione. Il teorema è che il matrimonio naturale è sbagliato, è una prigione con insopportabili sbarre morali e dunque è legittimo crearsene di alternativi, on demande, sia per tipo che per durata e finalità. Siamo quindi scaduti al livello dei bulli di scuola  che non sopportandene gli impegni ne vagheggiano una senza materie da studiare, aperta all’ aggregazione della droga, al sesso in classe, con diploma finale dopo corso  breve ma intensivo in deficienza pura. Se non fosse che questi mentecatti “riformatori” del matrimonio e teorizzatori di sponsali fra rubinetti e lavandini, fra sgabelli e tavolini ecc, agiscono su preciso imput ideologico della sinistra, nemica del matrimonio patrimoniale, verrebbe voglia di perdere qualche minuto e spiegare il perchè di tanta avversione, di tanta paura e di tanti comodi cedimenti davanti all’ unico modello di unione voluto dalla natura ed odiato dall’ ignoranza.  Ma per fare un dispetto ai buonisti profeti del degenere spreco un po’ del mio tempo. In estrema sintesi la risposta ai mille perchè sul matrimonio è che il genere umano, più maschile che femminile in verità, non è all’ altezza dell’ impresa. Può sembrare banale ma non lo è. Come tutte le cose a portata di mano, ad esempio la facilità biologica di fare figli, esso non richiede il possesso di particolari doti per essere praticato. E’ sufficiente deciderlo, con consapevolezza generalmente vicina allo zero, ed il gioco è fatto. Per esso non si studia, non si deve sapere nemmeno in cosa consista, basta la maggiore età anagrafica e nulla importa se il quoziente di intelligenza sia mancante o latitante. Poi “arrivano” i figli e quì si raggiungono le vette di un fai da te dagli esiti tragici.  Siamo noi, gli attori della commedia, ad essere impreparati e non il testo della commedia ad essere indecifrabile. E’ come se non esistessero selezioni per aspiranti astronauti e, pagando un modesto biglietto, chiunque potesse pretendere di viaggiare fra le stelle. Ma la forza di gravità dell’ ignoranza, della prepotenza, della follia gerarchica che detta ruoli, pesi e privilegi, scombussola  tutti i sogni “eterni” iniziati quasi sempre con plateali lune di miele transoceaniche e cerimonie nuziali da favola. Ecco, appunto, è la forza di gravità di menti mai  arate dal vomero della cultura, del rispetto e della sensibilità   che impedisce all’ astronave di guadagnare le orbite della felicità coniugale. Non è colpa della zappa se ce la si dà sui piedi.

UNA PUTTANA CHIAMATA EUROPA.

La prostituzione, qualunque sia la giustificazione che se ne adduce, è il punto più basso che si possa toccare nella dequalificazione reciproca fra individui. Ma essa appare ancor più miserabile e criminale quando ad esercitarla sono degli Stati riuniti, soltanto dalle carte bollate, in un organismo politico ed economico chiamato Unione Europea. I fatti tragici  di Parigi dimostrano ciò che era stato previsto, per altro con estrema facilità, da coloro che sanno quanto faccia due più due già da quaranta anni a questa parte, e dimostrano anche quanto avesse reagione un certo Charles De Gaulle, eroe della vittoria sul nazismo, quando apostrofava i primi idioti teorizzatori dell’ integrazione interculturale, come possessori di un cervello da colibrì (ci perdoni il magnifico uccello questo offensivo raffronto quantitativo).  Ciò accadeva agli albori della nuova Europa dopo che Hitler ne aveva raso al suolo gran parte ed oggi, a dispetto di invasioni barbariche senza fine, c’è chi, come quella piccola espressione elettorale rappresentante l’ Italia, si permette di pontificare riempiendosene la bocca, quasi sempre inopinatamente aperta, di quel buonismo tanto caro alla sinistra e ai trafficanti di “mafia capitale”, di porte spalancate e di eliminazione delle frontiere. Chi ha combattuto e vinto il nazismo, Statisti del calibro di De Gaulle e Churchill, sapeva bene cosa fosse la follia ideologica di quella “religione” ariana, e capì anche che il comunismo sovietico, altra “religione della follia”, ne avrebbe preso il posto se l’ occidente non avesse chiuso le frontiere della civiltà e della democrazia. Comprese altresì che il fanatismo religioso, in senso lato, base di ogni movimento violento, non si sarebbe esaurito con la fine del nazismo e del comunismo.  Chi venne dopo di loro invece si sentì al sicuro da tutto e fece scendere le brache d’ Europa alle sue ginocchia consentendo a chiunque di calpestarne tradizione, ideali e libertà. Oggi si piangono le lacrime del coccodrillo. Oggi si tira fuori dai maleodoranti cassetti della retorica politicante tutto lo “sdegno” e tutta la “sorpresa” contro la violenza! Ma dove hanno vissuto questi emeriti deficienti durante gli ultimi quaranta anni, e cioè fino a ieri, di invasioni barbariche? Cosa frullava in quei contenitori del nulla inutilmente appoggiati sulle loro spalle? Buonisti idioti, integrazionalisti ebeti e multiculturalisti dementi, cosa vi aspettavate oggi, forse il lancio di coriandoli multiraziali e multicolori per le strade d’ Europa? Grazie allo stuolo di imbecilli che si sono succeduti alla “guida” delle Nazioni d’ Europa oggi la pretesa e fantasticata U.E. non c’è più, ha aperto le frontiere economiche e politiche, come la prostituta le gambe per i suoi clienti, vendendosi al ricco offerente convinta di essere furba e di intascare miliardi di euro facili. Si è sentita ricca nel ricevere l’ elemosina da chi l’ ha comprata dandole soldi in cambio di sovranità e libertà. Oggi si piange, si sfila in  cortei della retorica, si sfornano insopportabili elogi della libertà dopo averla svenduta per un piatto di lenticchie. I piccoli miserabili pagliacci da palco politico oggi sono tutti lì in prima fila e si permettono il lusso di farci ancora la predica, di fare l’ apologia di tutti quei valori democratici e religiosi  che ci hanno tolto. E questa è una violenza identica a quella che ha fornito il pretesto per tanti inutili cortei di autocommiserazione.

IN CASO DI CACC(I)A.

Parafrasando l’ espressione clinica , sintetizzata dall’ acronimo TSO, trattamento sanitario obbligatorio, a cui si ricorre in casi di estrema gravità medica, si giunge al TLO, trattamento letterario obbligatorio, applicabile a quei fenomeni di vita sociale sviluppatisi in assenza di cultura e che hanno una base comune nell’ esercizio della violenza. Il trattamento, prima che obbligatorio, è necessario allo scopo di non lasciare campo libero alle pericolose ovvietà e alle idiozie professate in nome di un tradizionalismo preistorico. Fra questi fenomeni ricade quello della cacc(i)a, millantato sia come retaggio di tradizioni da perpetuare che quale (e siamo al paradosso) strumento di protezione della natura. Credo sia alla portata anche della più sprovveduta scatola cranica, il concetto secondo cui tradizione non sia sinonimo di ignoranza da perpetuare ma al contrario rappresenti una sorta di scala esistenziale, da salire verso l’ emancipazione dell’ individuo dai suoi, purtroppo nemerosi, caratteri preistorici. Ne consegue che inquadrare tale anacronistico fenomeno nel solco dei valori tradizionali rappresenti una mistificazione a scopo politico elettorale e al contempo l’ affermazione che la violenza sia essa stessa un valore. Non è un caso che molti politicanti di infima levatura, sia culturale che, appunto, politica ( e sono i più), incentrino le proprie campagne elettorali quotidiane sulla adulazione del fenomeno e dei suoi protagonisti che, insieme, costituiscono un bacino elettorale ed economico con cui fare i conti (della serva) di un bassissimo do ut des. Il teorema, che si dà per filosoficamente assodato come se fosse una religione a cui credere senza porsi domande, è che la cacc(i)a protegga e addirittura salvi la natura! Basta accedere agli uffici provinciali che gestiscono tale businnes per avere prova dai posters e dai proclami appesi alle pareti come fossero le stazioni della Via Crucis delle specie animali. La doppietta e la carabina spacciati come strumenti di difesa della fauna e non come micidiali appendici di morte appese al braccio (in genere privo di corrispondente mente) del bracconiere o delle tarchiate vestali del dio piombo. Ci vuole così poco a cambiare realtà e credo, basta capovolgerli ed il gioco è fatto.  Ma perchè tale preistorico fenomeno è giunto intatto fino a questo terzo millennio superando indenne ogni ciclo storico? Forse perchè è lo stesso genere umano ad essersi mantenuto identico dal tempo delle caverne. Evidentemente i secoli sono scivolati, come l’ acqua piovana sul vetro, senza riuscire a modificare in nulla quel misero miscuglio di violenza,  prepotenza e ignoranza, che, in estrema sintesi, è il così detto uomo. Se l’ unica variante è data dal fatto che le caverne ora hanno una porta, il condizionatore,  e che sono riunite in condomìni, perchè avrebbe dovuto evolversi l’ abitante di esse? Ma torniamo al TLO e alla sua assoluta necessità. Esso va praticato alle nuove generazioni di bipedi facendo loro capire che ogni creatura ha, anzi è, un’ anima e come tale gioisce, soffre e ama come il sopravvalutato genere umano. Le nuove donne e i nuovi uomini non dovranno incontrare la rana nelle miserabile prove pseudoscientifiche recitate nei laboratori scolastici ma conoscerne i comportamenti sociali che testimoniano il suo essere effettivo. Continuare a chiamare carne ciò che resta dell’ animale ucciso per nutrire l’ intestino e far morire di fame la mente, è continuare a negare la possibile  crescita spirituale dell’ uomo ed impedire che comprenda il perchè della sua esistenza. Pensare di avere diritto di vita e di morte su tutte le  creature, inclusi gli uomini stessi, è tipico del primitivo con clava che, inavvertitamente, si è imbattuto in qualche frase della Bibbia apprendendo di “dover governare sulle creature dell’ aria, dell’ acqua e della terra”.  Governare, appunto, non uccidere per divertirsi e dare al tempo stesso modo alle mogli di divertirsi a loro volta con “altri tipi di fucili”. Il TLO, per le nuove generazioni, dovrà rappresentare la svolta attraverso la quale il genere umano si eleverà entrando a far parte del mondo animale al pari di ogni creatura e senza i privilegi e prerogative  che ne hanno causato il degrado mentale e culturale. Non uccidere è un Comandamento, dunque un Principio, e come tale esso vale per ogni vita senza eccezioni o comode scale di pseudo valori e gerarchie. Ormai non si tratta di essere pro o contro la cacc(i)a, anzi non lo è mai stato. Oggi come ieri si tratta di essere pro o contro un genere umano nuovo che non si sogni di iniziare una giornata uccidendo per idiota divertimento, che non si sogni di rubare un bene solo perchè è incustodito, che non si sogni di violentare una donna solo perchè è più debole fisicamente, che non si sogni di abusare di bambini solo perchè sono indifesi, che non si sogni di autoassolversi per violenze perchè “tanto è solo un animale”. Un genere umano nuovo che non si sogni di costruire campi di concentramento rossi e neri, che non si sogni di infliggere sofferenze indicibili a povere crature indifese solo per poter farneticare di sentirsi scienziato. Un nuovo genere umano fatto di donne e uomini dentro e non di indefiniti embrioni che, dopo millenni, non hanno ancora trovato la loro identità. Chi la pensa così non è contro la cacc(i)a ma è a favore della civiltà e della vita.

SENZA SPERANZA.

La vita, attraverso la Storia, sta confermando che il tempo è fatto solo di un presente miserabile e tragico, che non avrà un futuro nè un passato, poichè si rinnova per secoli così come è e come sempre sarà. E’ triste e senza speranza capire quanto siano  inutili la coscienza, l’ onestà, la voglia di lavorare, la voglia di vivere in pace con i propri simili e  il resto del Creato. Tutto viene spazzato via dalla corruzione, dal servilismo di miserabili galoppini che traggono benefici dall’ esercizio della prepotenza politico-economica. Questo sistema di rapporti di forza, basato sull’ ignoranza e la prevaricazione, viaggia come un asteroide nell’ Universo aggrovigliandosi su sè stesso ed affinando tecnologicamente le  furberie già presenti da millenni pre raggiungere il dominio sull’ altro, sia esso un popolo, una nazione, una donna, un’ idea. Oggi il controllo del mondo è reso ancora più agevole dalla scienza usata a scopi di potere. Gli Stati schedano i propri cittadini attraverso i loro acquisti pagati on line, hanno la radiografia completa e tridimensionale di quelli che sono ex individui ormai sostituiti dalle categorie imposte dalle statistiche burocratiche di consumatori, elettori, contribuenti. Come un predatore infallibile il Potere attira queste tre categorie nelle trappole del controllo incrociato: se acquisti elettrodomestici, mobili o tecnologia, ti “regala” l’ incentivo di un parziale recupero di spesa decennale, salvo revocarlo dopo due o tre anni per sopraggiunte esigenze di risanamento economico. Intanto però conosce le segrete cose di tutti, sa quanto spendi in mortadella o caviale attraverso la tessera a punti, sa quanti chilometri fai attraverso la polizza di assicurazione scontata a chilometraggio, sa se vai in vacanza e perfino quanto spendi in preservativi. La preda, della quale tutto è noto, non ha la minima possibilità di sfuggire al suo predatore, e così avanti con i censimenti fatti per conoscere quanti limoni fiscali da spremere  sono a disposizione del Potere, chi fa cosa e quanto guadagna, per colpirlo a colpo sicuro. Questa è  la trasparenza democratica a senso unico, cioè dai cittadini sudditi verso lo Stato-Potere mentre in senso contrario esistono opportuni segreti di Stato, dati sensibili e dunque segreti, totale esenzione di rendiconto.  E’ così da millenni e il futuro, mai nato, sarà fatto sempre dallo stesso squallido presente perchè nessuno rinuncerà al “privilegio” apparente di una tessera bancomat, di una carta di credito e altre manette invisibili, in cambio della libertà.

ATEISMO, UN TEOREMA ACEFALO.

Il tic non passa mai di moda ed anzi trova sempre nuove motivazioni “estetiche” che calamitano povere schegge di ferro ammassandole intorno al totem dell’ ateismo.  Ne consegue che dichiararsi atei, assuma quel carattere misero tipico di chi, incontrato per caso un pò di denaro, sfoggi abiti griffati e dimentichi le toppe al sedere possedute fino a ieri. E’ un modo scolastico e puerile per definirsi diversi o meglio, superiori rispetto alla massa credente e, perciò, automaticamente credulona. Ma su cosa è basata la “dottrina” atea? Prima di tutto sulla negazione del Dio Creatore, dello Spirito dal quale tutto proviene e al quale tutto è destinato a tornare. Ma l’ ateo non si limita a non credere in Dio, va oltre e si spinge a credere in sè stesso quale unico dio,  quale mente pensante e capace di spiegare l’ Universo sapendone quasi nulla. Dunque l’ ateo nega Dio perchè si considera un dio. Quanti mediconzoli, quanti ricercatori del nulla scientifico in camice bianco e tasche piene di “scienza”,  appresa nei “Bignamini”, si dichiarano “scienziati” e dunque, necessariamente atei, avendo essi “compreso” tutto il comprensibile?  Tanti, troppi. E dietro di essi si snoda una processione di filosofi, cattedratici, giornalisti e pennivendoli  dalla sintassi claudicante ma fieri di un ateismo distintivo, come un tempo furono il fiore all’ occhiello, i baffetti alla cretina e il pizzetto all’ idiota. Ci sono stati anni in cui ci si vergognava di essere democristiani mentre essere di sinistra era sinonimo di superiorità culturale e attestato di totale comprensione del mondo. Non andare più alla Messa era segno di emancipazione come fumare e bestemmiare, d’ altra parte che “uomo” è colui che si inginocchia e chiede aiuto al proprio Dio per affrontare i dolori della vità? Inginocchiarsi davanti al Dio Craetore ed onorarlo attraverso la preghiera è comportamento  disdicevole,  da donnicciole pie ma stupide.  Il “vero uomo” si inginocchia solo davanti al capo bastone di partito, bacia le mani del boss mafioso, del corruttore trasudante denaro riciclato. Il “vero uomo”, l’ ateo, non ha bisogno di nulla, non ha dubbi ed è la certezza scientifica fatta persona. E’ capace di rispondere ai perchè esistenziali soltanto perchè non se li pone, limitandosi a sentenziare che ciò che non è spiegabile oggi lo sarà certamente in futuro. Peccato però che non sono stati sufficienti millenni di “scienza atea” a spiegare sia l’ origine dell’ umanità che le sue finalità. Per l’ ateo l’ esistenza di Dio è un fastidio insopportabile, un richiamo alla responsabilità che gli impedisce di vivere libero dalla sua coscienza e da quella comune. Tapparsi le orecchie è comodo, consente di autoassolversi dichiarando inesistente il peccato  e l’ offesa, salvo ripristinarne tutta la sacralità se l’ offeso è egli stesso o la sua ideologia per parallelepipedi di marmo. Proprio perchè l’ ateismo è certissimo di spiegare ogni cosa, dimostra di essere un teorema acefalo  che poggia non sul ragionamento (e come potrebbe?) ma sull’ esclusione tout cur di risvolti spirituali estranei all’ apparato gastro intestinale che gli fa da motore. Esso rifiuta il Giudizio perchè è incapace di sostenerlo, diventa razzismo intellettuale e bolla come poveri mentecatti coloro che si confrontano con il dubbio. Soltanto un ateo può essere così estraneo alla magnificienza del Creato ritenendolo frutto di casualità chimico fisiche, di una qualche cosa che non conosce ma che, velleitariamente e apoditticamente,  dà per sicura ed indiscutibile.  La Poesia, la Preghiera, la Musica, la Scultura, la Pittura  e l’ Amore, sono dunque non portati dell’ anima ma semplici risultati di applicazione razionale della mente. Forse stiamo sopravvalutando l’ ateismo facendone materia di confronto, sottovalutando per contro che potrebbe essere mera incapacità di capire.

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150