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LE FAVOLE DELLA MORTE.

La “rivisitazione” delle fiabe in chiave “realista” sta partorendo autentiche mostruosità fatte ad immagine e somiglianza delle menti contorte, ed ideologizzate dal male come forma espressiva, che le realizzano. La stessa demenza che ispira il deturpamento di opere d’ arte e monumenti, la stessa idiozia che è alla base di comportamenti autolesionisti del bullo alcolizzato e drogato, si manifestano in questo capovolgimento della realtà delle fiabe che rappresenta semplicemente il mancato sviluppo intellettivo di intere generazioni ormai moralmente, culturalmente e socialmente perdute. Sporcare una fiaba è come usare violenza di branco su di una adolescente indifesa, è tentare di cancellare il bene, il buono e il positivo dal mondo per fare posto alla follia delle stragi che dal viedeogame passano alla realtà in un momento. Quando una pubblicità invita a prendersi una pausa, non si sa da cosa visto che nessuno più studia o fa il padre o l’ uomo, e fare una strage munendosi di carrarmato virtuale, significa che non solo  i 10 Comandamenti non esistono più ma che al loro posto se ne vogliono imporre altri mille, tutti riconducibili alle parole cult  uccidi, distruggi, violenta, brucia e ignora il perchè esisti. Il fatto che il “non pensiero” dominante abbia preso di mira le fiabe e le opere di letteratura in genere, e le voglia distorcere per distruggerle, è il segno di una guerra totale dichiarata alla cultura formativa dell’ infanzia, a quel percorso pedagogico fondamentale per la crescita di una mente positiva. E’ il segno tangibile dell’ aggressione ideologica massificatrice portata all’ individuo, alla famiglia e alla loro libertà, al fine di perseguire il miserabile scopo di una società di dementi violenti, di ignoranti fatti in serie, di una massa acefala da sottomettere attraverso il miraggio della libertà dai princìpi  e dalla morale. E vissero tutti infelici e schiavi.

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