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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: dicembre 2014

ANTROPOLOGIA DELLA CARTA IGIENICA.

Dopo aver tanto declamato le conquiste del mondo, da Marco Polo a Cristoforo Colombo, da Albert Heinstein ad Enrico Fermi e Von Braun, siamo giunti infine,  tronfi di trionfi, sulle palafitte delle presunzione umana e ancora oggi, come nell’ era delle caverne, sappiamo solo uccidere, odiare, sterminare, rubare e fare politica con la clava dell’ ignoranza. Se solo ci scomodassimo dal divano mentale della nostra accidia e per un momento deponessimo nella pattumiera la nostra indifferenza autolesionista, riusciremmo a scrutare il piccolo e misero orizzonte che si staglia davanti a noi. Cosa vedremmo? Sicuramente la sagoma scura di uno Stato predatore e  la sua classe dirigente, eletta da un popolo politicamente e storicamente analfabeta, gettarsi voracemente su ogni tipo di ricchezza prodotta dal lavoro, dallo studio e dai sacrifici di una minoranza rea di credere nella Costituzione italiana e nella priorità dei doveri rispetto all’ ormai inflazionata valanga di pseudo diritti. Vedremmo il polverone alzato dai lanzichenecchi parlamentari, seguiti dal codazzo di quelli regionali, provinciali e comunali,  in calata sull’ economia. Vedremmo l’ imprenditore che rischia capitali e vita privata, i dipendenti che insieme a lui producono ricchezza e vedremmo, al momento del raccolto, la parassita mano pubblica espropriarne gran parte. Vedremmo lo Stato nel comodo ed immorale ruolo di socio non lavoratore, non finanziatore, non collaboratore, ciucciarsi fino al 70% del reddito prodotto. Cosa ci può fare una simile italietta nel consorzio mondiale? Vi può recitare il ruolo di ultima ruota del carro, di Cenerentola dell’ economia, di terra di conquista e di eterno bullo liceale da tenere costantemente sotto esame.  All’ interno di questo mediocre contenitore di varia umanità medievale si possono inoltre scoprire  perle di pseudo cultura, finanziate dagli innumerevoli rivoli della pastura di partito, che fanno rabbrividire, non dico l’ accademia della Crusca o cenacoli letterari, ma perfino il borgataro bar dello sport. Si può leggere ad esempio su un quotidiano (Giornale dell’ Umbria dell’ 1/12/14) di un cacciatore che disserta, nientemeno, che di antropologia della caccia. Verrebbe da dire che è la fine del mondo e invece purtroppo siamo ancora al suo inizio. Mentre dilagano le uccisioni di donne, mogli e figlie, mentre dilaga la pedofilia, mentre la Terra è ormai una pattumiera planetaria di rifiuti speciali, tossici e politici, qualcuno trova il tempo e la faccia di declamare, quasi in pretesa poesia, le omeriche gesta dei doppiettari, reperti giurassici del tempo della clava. La doppiettomania è trasversale politicamente ed abissale culturalmente. A turno si avvicendano politicanti portaborse che la incensano come arte antica, come messaggio della tradizione, negandone l’ unico contenuto che ha: la gratuita manifestazione di violenza di gente che pare avere un cervello a forma di canna di fucile, solo per raccimoalre qualche voto in più. Clamorosa, in tal senso, risulta la geniale proposta fatta da un ex portaborse di periferia, di avviare i giovani già a 16 anni  al morbo di Diana, “per avvicinarli alla natura” secondo il pensatore.  Il teorema è semplice:  insegnare ad uccidere “selettivamente” per difendere la natura e al contempo diventare “uomini”,  non in doppio petto ma in doppietta. Come se non bastasse una realtà quotidiana nella quale si ammazza come per un gioco di strada, si fanno stragi scolastiche con armi superautomatiche e per noia si violentano bambini, qualcuno teorizza intorno all’ antropologia della caccia. Forse  sarebbe  meglio perdere il tempo a  parlare di antropologia della carta igienica,  almeno si  introdurrebbe un connotato di progresso tecnologico.

RAZZISMO? NO, PATRIOTTISMO!

Le devastanti invasioni barbariche che colpiscono l’ Italia ormai da un trentennio e provenienti da ogni latitudine hanno minato le già precarie fondamenta di una  Nazione  ancora in fase socialmente infantile. A causa di ciò l’ Italia non c’ è più! Al suo posto, in barba al sangue Risorgimentale e a quel momentaneo sussulto post fascista, c’è una miserevole area di parcheggio e saccheggio etnico che, oggi si sa in via ufficiale, è gestito a scopi di sporco lucro da politicanti gemellati con mafia e delinquenza varia. Oggi si sa che la decantata “accoglienza” di tanti paladini difensori degli zingari, delle legioni africane, di quelle arabe e di quelle slave, era ed è basata sul tornaconto miliardario della peggiore schiuma fuori uscita dalle fogne italiche ed approdata nel Parlamento ed in ogni livello del potere politico.  Oggi c’è la prova provata della strumentalità a fini politici e malavitosi  nella gestione del mercato dei clandestini fatta sulla pelle degli italiani.  Oggi c’è la prova che la classe politica e burocratica è in buona parte composta da scafisti, da trafficanti di carne umana e da traditori della Patria.  Oggi c’è la prova che la destinazione delle tassse incostituzionali, imposte sulla casa. è la saccoccia dei corrotti e dei corruttori, altro che sacrificio dovuto per senso civico e imposto dai vari decreti “salva (affossa) Italia” con cui questa marea di sterco vestita da politicanti e burocrati ci prende per i fondelli. Oggi c’è la prova della volontà di spoliazione che ispira le politiche del “rigore” di stampo teutonico ai danni dell’ italiano, reo di essere riuscito a costruirsi casa e dotarsi di conto correntre bancario. Oggi c’è la prova che l’ Italia non esiste e che aveva ragione Metternich quando, 200 anni fa, la definiva una “semplice espressione geografica”.  Oggi c’è la prova che avevamo ragione noi, i così detti “razzisti”, quando già da tre decenni prevedevamo la fine della nostra patria e della nostra etnia per mano dei “buonisti, accoglienti e dementi” che hanno eliminato le frontiere e si sono arricchiti con la calata dei nuovi Lanzichenecchi. Non era razzismo ma vero ed autentico patriottismo! Era vedere oltre un palmo dal proprio naso, era fare semplicemente due più due,  cose banali che non riescono, ed oggi sappiamo perchè, ai miserabili politicanti, ai parassiti della burocrazia, in tutto uguali alla criminalità mafiosa.  La “scoperta” della cupola mafiosa romana aggiunge rabbia e voglia di rispolverare la ghigliottina per depurare l’ Italia e spazzare via il liquame del tassa e ruba, dell’ espropriazione della casa  e del reddito prodotto dal lavoro.  A ciò si aggiunge l’ uletriore presa per i fondelli della costituzione come parte civile, nell’ affaire cupola,  del Comune di Roma, “l’ illibata”  istituzione che si chiama fuori dal sabba di corruttela. Ma dove era il Comune quando i fiumi di denaro puibblico fluivano in piena nelle saccocce dei predatori di partito e non ? Dove erano i suoi strapagati organi di controllo? Ciò spiega perchè ogni Comune d’ Italia sia in deficit spaventoso e a cosa serva il decentramento della spesa pubblica: a fabbricare nuovi faraoni, nuovi analfabeti arricchiti e ad affossare la Nazione. Il tutto all’ ombra dell’ ipopcrita e demenziale multiculturalismo di stampo mafioso buonista.  Oggi sappiamo chi sono i veri razzisti nei confronti dell’ Italia e degli italiani. Ricordiamocelo tutti al momentoi del prossimo voto politico altrimenti dimostreremo di meritare la cupola mafiosa d’ Italia.

LE FAVOLE DELLA MORTE.

La “rivisitazione” delle fiabe in chiave “realista” sta partorendo autentiche mostruosità fatte ad immagine e somiglianza delle menti contorte, ed ideologizzate dal male come forma espressiva, che le realizzano. La stessa demenza che ispira il deturpamento di opere d’ arte e monumenti, la stessa idiozia che è alla base di comportamenti autolesionisti del bullo alcolizzato e drogato, si manifestano in questo capovolgimento della realtà delle fiabe che rappresenta semplicemente il mancato sviluppo intellettivo di intere generazioni ormai moralmente, culturalmente e socialmente perdute. Sporcare una fiaba è come usare violenza di branco su di una adolescente indifesa, è tentare di cancellare il bene, il buono e il positivo dal mondo per fare posto alla follia delle stragi che dal viedeogame passano alla realtà in un momento. Quando una pubblicità invita a prendersi una pausa, non si sa da cosa visto che nessuno più studia o fa il padre o l’ uomo, e fare una strage munendosi di carrarmato virtuale, significa che non solo  i 10 Comandamenti non esistono più ma che al loro posto se ne vogliono imporre altri mille, tutti riconducibili alle parole cult  uccidi, distruggi, violenta, brucia e ignora il perchè esisti. Il fatto che il “non pensiero” dominante abbia preso di mira le fiabe e le opere di letteratura in genere, e le voglia distorcere per distruggerle, è il segno di una guerra totale dichiarata alla cultura formativa dell’ infanzia, a quel percorso pedagogico fondamentale per la crescita di una mente positiva. E’ il segno tangibile dell’ aggressione ideologica massificatrice portata all’ individuo, alla famiglia e alla loro libertà, al fine di perseguire il miserabile scopo di una società di dementi violenti, di ignoranti fatti in serie, di una massa acefala da sottomettere attraverso il miraggio della libertà dai princìpi  e dalla morale. E vissero tutti infelici e schiavi.

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