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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: ottobre 2014

LA DITTATURA DELLA DEMOCRAZIA.

A prima vista può sembrare il più classico degli ossimori (e letteralmente lo è pure) ma, a sentire il grido d’ allarme lanciato dal Commissario per la revisione della spesa pubblica Cottarelli, ripreso da tutti gli organi di stampa, risulta essere la più sintetica ed efficace definizione della condizione sociale e politica italiana. Siamo sotto la dittatura che la Democrazia, nell’ infelice e chimerico tentativo di “garantire” tutti i diritti, anche i più astrusi e cervellotici, ha instaurato assoldando il mercenario per antonomasia, quello capace di “lavorare” sia per despoti che per parlamenti: la burocrazia.  Questo mostro partorito dalla sempre più fertile e schizzoide mente amministrativa è riuscito, nel breve volgere di qualche decennio, a paralizzare la macchina pubblica ingessandola con normative contrapposte che si smentiscono reciprocamente creando, di fatto, il vuoto legislativo pur in presenza di una foresta amazzonica di leggi statali e regionali. Ingenuamente si è sempre pensato che ciò fosse il logico risultato della congenita incapacità tipica nel burocrate ma adesso che il bavaglio politico-mediatico si è sfilacciato sotto i colpi liberatori di internet, si ha la inequivocabile certezza che detta incapacità sia voluta e cinicamente calcolata. Si comprende così quale sia l’ obbiettivo che la burocrazia vuole distruggere: l’ architrave di ogni progetto di società evoluta cioè la certezza della norma e del Diritto.  Drogare la Nazione con infinite overdose di leggi, espresse per altro in linguaggio criptico e demenziale,  contenenti elementi idonee a renderle in pratica inapplicabili e minare la credibilità democratica con molteplici livelli legislativi antagonisti, è il mandato che la Democrazia ha afffidato   al cancro burocratico.  La stessa figura del Commissario Cottarelli risulta emblematica del nefasto avvitarsi su sè stessa della amministrazione pubblica. Chi l’ ha detto che necessiti un Commissario straordinario (da retribuire e quindi in sostanza di un ulteriore spreco) per ripulire la spesa pubblica da sperperi scandalosi?  Non è nella ragion d’ essere degli stessi Ministeri centrali e locali (assessorati) l’ obbligo di un sano, equilibrato e rispettoso uso dei soldi pubblici? Perchè i troppi Enti amministrativi devono avere un tutore che disinfetti le contabilità pubbliche dal morbo della “finanza” allegra e irrespoinsabile? Cosa ci stanno a fare allora quelle schiere di direttori di settore, di dipartimenti, di presidenza, quelle pletore di consiglieri, di capibastone in mezze maniche con mega uffici e segretarie che sembrano prestate da Playboy, se poi serve un Commissario straordinario che faccia i conti della serva ed intimi la fine di sprechi che gridano vendetta? Ma non basta. La mafia burocratica, coesa a difesa dei propri privilegi, si permette anche di rispondere picche alle richieste di rendiconti e di documenti che questi “osa” avanzare ( come riportato da organi di stampa). Tutto ciò altro non è che il miserabile minuetto che si balla nei corridoi e nelle stanze del potere burocratico-politico finanziato dai soldi delle tasse e sostenuto dall’ ignoranza di un popolo che si divide in dispute ideologiche, che non sa usare l’ arma del voto, che china la testa davanti agli  “onorevoli” per la miseria di un panino, che s’ arrangia come può ma che non ha gli attributi necessari per essere una Nazione. Il piagnisteo isterico e ricattatorio che le oche del Campidoglio di oggi, cioè i così detti “governatori” di Regioni, oppongono al minimo accennare a risparmi e razionalizzazione dello sperpero pubblico è l’ altra faccia (sporca) della medaglia (ancor più sporca) della politica politicante, figlia e al contempo madre della dittatura della Democrazia. Questi moderni “consoli” si sentono tutti semidei nell’ Olimpo di sedi regionali faraoniche costruite con i soldi “rubati” a pensionati, operai, impiegati ed aziende. Miliardi di euro bruciati per costruirsi la reggia e poi poter latrare che i risparmi di spesa sono possibili solo con la drastica riduzione dei servizi pubblici resi al cittadino. Un ricatto politico perpetrato in funzione di future elezioni, in funzione dell’ uso di denaro pubblico a mò di pastura per i pesci rossi che popolano il grande vaso delle circoscrizioni elettorali. Siamo nella dittatura della Democrazia e nella preistoria della politica, siamo alla tirannia dei Trenta che uccise Socrate e che oggi sta uccidendo l’ Italia.

MINISTRO DAVVERO “economico”

Ascoltare le esternazioni del Ministro dell’ Economia italiano rappresenta, per una mente mediamente intelligente, una vera e proria tortura e aggiunge, se ve ne fosse bisogno, rabbia a desolazione.  Rese in un quadro estetico deprimente (evidentemente non esistono ministri economici diversi dal modello “tantum ergo”) fatto di pelle cadente, espressione sconsolata e condita di fastidiosa tristezza di circostanza, esse danno l’ esatta misura della incapacità che la politica nostrana  mostra di possedere nel gestire una crisi economica da essa stessa causata. Ascoltare ammissioni di fallaci previsioni di crescita fatte quando anche i sassi avevano capito che erano tali, vedere lo sgomento sulla sua faccia solo perchè la ripresa non “avviene”, sentire espressioni come “infelice combinazione” per descrivere il disastro provocato dagli ultimi tre governi di tecnici sinistri e di sinistra tecnica, fa ribollire il sangue e portare la mano alla bocca onde non farne uscire parole da querela per ” vilipendio ” della politica. L’ ottuso teorema è sempre lo stesso e le domande che si rivolgono   i sinistri pure: come mai la ripresa economica non germoglia dopo la geniale aratura fiscale posta in essere dai pericolosissimi “professori” del tassa ma continua a spendere? Come mai l’ occupazione non cresce (solo per gli italiani del posto fisso e d’ ufficio) mentre legioni di extracomunitari trovano vitto, alloggio e lavoro? Come mai le imprese, tartassate di imposte e soffocate dalla burocrazia, non assumono? Certi idioti sono convinti che basti darsi una partita Iva o una ragione sociale per evere garantiti fatturato e reddito. Uno di essi è il fisco di cui questa politica cialtrona è ispiratrice. Gente che sta dietro a una scrivania e porta a casa lo stipendio, anche se sbadiglia per otto ore di seguito, non ce la fa proprio a capire come mai la ripresa tardi e le imprese soffrano, eppure a sentire i tromboni istituzionali basterebbe avere coraggio ed investire denaro proprio, il resto sarà automatico!  Se le chiacchiere idiote della politica e della burocrazia formassero reddito l’ Italia sarebbe più ricca dell’ intera galassia petrolifera ma purtroppo esse producono soltanto immondizia ideologica che nessun inceneritore riuscrirebbe mai a smaltire. E dunque dobbiamo sopportare ministri da incubo che dall’ alto del pulpito arringano una Nazione in disfacimento per la illuminata azione di docenti saliti al soglio senatoriale, quale anticipo per la miseranda opera prestata, di enfant inconsapevoli e velleitari di partito, tanto sconsiderati da ritenersi in grado di fare i Presidenti del Consiglio quando, se si facesse sul serio, avrebbero scarse possibilità di superare l’ esame attitudinale per aspiranti parcheggiatori abusivi. Dobbiamo intristirci ancor di più vedendo la tristissima faccia di un Ministro che nei mesi di vigenza ha visto aumentare il debito pubblico, la disoccupazione, la morìa di aziende e la crescita della povertà. Ovviamente di proprie responsabilità nemmeno un cenno o l’ ombra come se in caso di deragliamento del treno fossero responsabili i bigliettai e non il macchinista. La colpa è sospesa nell’ aria ed è della ripresa stessa che non si decide a manifestarsi. Questa sorta di animismo, di cui è malata la lobotomizzata politica italiana, è sconcertante e mostra penosi individui pronti a dare la colpa a tutto meno che alla propria incapacità manifesta. Ora ricomincerà la tiritera delle manovre aggiuntive di bilancio smentite tanto da renderle reali, la richiesta di ulteriori sacrifici per la Patria che, non essendoci più oro da chiedere, opterà per il meno luccicante sangue, facendo balenare che non sarà più da escludere l’ espropriazione della riservatezza familiare attraverso una obbligata convivenza di tipo sovietico, prima con gli extracomunitari clandestini e poi fra noi italiani  con razionamento di metri quadri di spazio, metri cubi d’ aria e centimetri cubi di libertà. Ministro dell’ Economia di questa ormai resa povera repubblichetta, abbia un rigurgito rivoluzionario visto che proviene dalla scuola del partito comunista, faccia una cosa che non  è riuscita ai suoi due predecessori, passi alla Storia come il primo politico che riconosce le proprie responsabilità, si dimetta e lasci il posto a chi, ogni giorno, Le indica la strada giusta ma resta inascoltato.

DIS-ONOREVOLI.

I tempi cambiano, cadono tabù ed altri ne nascono ma quello della “santificazione da nomina” resiste a dispetto di qualsiasi progresso tecnologico e filosofico. E’ il tabù inamovibile grazie al quale chi viene eletto in politica, non importa se attraverso liste bloccate “libertarie” come tonnare, e accede al soglio parlamentare diventa, tout cour, “onorevole” perdendo di botto il peso gravitazionale della normalità e può  veleggiare fra terra e cielo come un puro spirito. E nulla osta il fatto che la maggior parte di questi santificati dall’ urna elettorale non sappia disegnare la “o” nemmeno con l’ ausilio del bicchiere o che sia totalmente sprovveduto di preparazione culturale degna degli eredi di Cicerone o che si strangoli con tre parole nell’ avventurarsi a comporre una frase di senso compiuto. L’ aureola e la corona d’ alloro della insipienza, tristemente spacciata per sapienza, ormai sono appannaggio0 eterno. Questi  “onorevoli” e quelli che li hanno preceduti nella santificazione elettorale sono coloro che, saccheggiando le casse dello Stato, hanno sottratto la ricchezza pervenuta dalla ricostruzione post bellica sostituendola con la patacca del debito pubblico. Tutti insieme scelleratamente, maggioranze ed opposizioni, hanno cavalcato la comoda onda istituzionale traendone profitti eterni per sè stessi e le loro discendenze  a scapito del popolino idiota che imperterrito, e per ciò ancora più idiota, continua ad applaudire, a votare, a fare scioperi telecomandati, concedendosi solo il miserabile lusso di sfasciare qualche vetrina di negozio per sfogare la sua rabbia ottusa. Dunque questi eroi del seggio parlamentare sono onorevoli, intoccabili (se non per congiure interne di partito e fra partiti) e unti dal dio Potere che, grazie alla loro infinita capacità di oliarne gli ingranaggi, li accoglie nel tempio dei diversi per elezione il cui ingresso è sbarrato all’ intelligenza, alla capacità individuale, alla verità e alla libertà. Si dice che il peggio venga sempre dopo e così alla santificazione dell’ urna elettorale segue, per alcuni ancor più “eletti”  degli altri, quella governativa con l’ accesso all’ attico del Potere, alla stanza dei bottoni, attraverso la nomina a ministri della ormai defunta cosa pubblica. Questo drappello di super eletti rappresenta la punta avvelenata delle frecce che il Potere  scaglia contro la Ragione, la Libertà e la Giustizia sociale. Esso recepisce alla lettera i dettami della filosofia della disuguaglianza e rafforza il divario fra governanti e governati, fra ideatori di tasse e pagatori di esse, fra chi viaggia in businnes class e chi deve ammazzarsi nella sala motori. Da ciò discende che un eletto non possa vivere dignitosamente con meno di 20.000,00 euro mensili fra indennità, compensi e vitalizi d’ oro mentre un elettore possa, anzi debba, sollazzare con i suoi 500,00-1000,00-1500,00 faraonici euro mensili più gratifica natalizia da devolvere in IMU. Ma in fondo cosa c’è di strano? Anche nel villaggio primitivo lo stregone e il grande capo non lavano piatti e non vanno in guerra. Con quale diritto dunque qualcuno osa pretendere che questi logorroici e instancabili produttori di banalità e bestialità normative, già grondanti di sudore da ozio elettivo, già malati terminali di accidia perniciosa, debbano rimboccarsi le maniche e rinunciare ad una considerevole parte di compensi e privilegi per contribuire a salvare il moribondo Paese? Siamo seri!  Sarebbe dis-onorevole pretendere tal comportamento da chi ha fatto l’ impossibile per praticare, propagare e far attecchire la corruzione, la mazzetta di Stato, e ottenere per sè pensioni e vitalizi di platino con poche sedute da “onorevole”. Definirsi “onorevoli”, a prescindere dal dis-onorevole comportamento, vuol dire essere arcaici o addirittura preistorici e dunque cessi l’ uso di questa terminologia inadeguata e superata dalla verità dei fatti, e soprattutto cessi lo scandalo delle competenze per nomina che ha portato individui di infimo spessore professionale, praticamente degli analfabeti, a ricoprire cariche pubbliche e di Governo. Cessi la distinzione classista fra “alte cariche” e gente comune poichè dalla cronaca è risultato che le prime, oltre alla lacrima facile, indugiano volentieri nel parcheggio in divieto di sosta balneare con auto di Stato, in accaparramenti “dinamici” di appartamenti e nepotismo vario come un qualsiasi e non privilegiato uomo così detto della strada.  Si spenga quella falsa aureola che cinge le crape elette, ufficialmente sempre sofferenti per il “pesante servizio” reso al Paese ma realmente gaudenti e spensierati come bamboccioni di prima categoria. La vittima, la gente che lavora, smetta di adorare il suo carnefice, questa miserabile falange di irresponsabili capaci solo di creare debito pubblico.  Solo allora si potrà cominciare a pronunciare la parola Democrazia.

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