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PATRIZI E PLEBEI.

Premesso che, contrariamente ai tanti estimatori di Cesare e del Senato di Roma antica, non nutro particolari simpatie o addirittura adorazione per quei presunti grandi uomini capaci solo di immani guerre e stragi di interi popoli, con riduzione dei superstiti in stato di schiavitù, oggi soffro per l’ avviata eutanasia del Senato della Repubblica (?) italiana. E’ vero, dai tempi epici di Cavour molti portaborse, giullari di palazzo e comparse sono saliti allo scranno del ramo nobile di quel penoso luna park che risponde al nome di Parlamento, tuttavia realizzare che l’ unica “riforma”   partorita da una pletora di lavandaie consiste nel tornare al Senato della Roma Patrizia riducendo sì il numero degli ex portaborse ma creando una nuova e più ristretta casta di nominati per aver ben servito il “sistema” politico, impone di ribellarsi.  Sindaci e Presidenti di Regione saranno i nuovi patrizi che dopo aver affossato l’ economia nazionale con le voragini locali di Sanità, “consultopoli” e follie amministrative di ogni genere, saranno santificati con l’ aureola di alloro di Senatori quale risultato di uno scandaloso conciliabolo fra addetti ed adepti basato sulla regola cardine della politica: il do ut des. Nessuna democrazia vera presenta una Camera parlamentare esentata dal vaglio elettorale, nessuna nazione occidentale evoluta ritiene di poter fare a meno del voto popolare. Sono le varie Cuba con i loro soviet, le aspiranti Coree del Nord a privare i popoli del diritto di voto. In Italia sta nascendo una Cuba, oltretutto malformata o come direbbero i buonisti del lessico ipocrita diversamente abile ma io la chiamo semplicemente  deficiente nella più ampia accezione del termine. E’  tale perchè priva di contenuti giuridici e del rispetto istituzionale che la classe politica e burocratica per prime devono alla Democrazia. E’ tale perchè spaccia per largo consenso parlamentare e riformatore il consociativismo untuoso praticato a fini di mantenimento delle poltrone.  E’ tale perchè priva la Democrazia di uno strumento di tutela, il Senato elettivo, a beneficio del mercato delle vacche e delle prostitute politiche. Non è un caso che l’ involuzione politica, culturale e sociale, che stiamo vivendo sia pilotata da saltafossi, da avventurieri dalle mille tessere di partito, da comunisti “risciacquati in Arno”, da fascisti lavati con lo sbiancante, da “moderati” tanto moderati da non avere un’ idea e tantomeno un ideale. Per il colmo dell’ ironia sarà, forse, proprio questa malformazione congenita della politica italiana a salvarci dal perdere il Senato elettivo poichè, vista la durata media delle legislature, gli attuali giullari hanno poche speranze di superare l’ iter parlamentare ed il referendum popolare finale per giungere all’ obrobrioso risultato. Sarà, forse la plebe, distrutta dalle tasse, a cancellare  anzi a far abortire il malformato nascituro, il nuovo Senato dei patrizi. E intanto la recessione si mangia Italia, italiani e, per fortuna o per suprema giustizia, comincia a mangiarsi anche Berlino e Parigi.

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