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DELITTI ITALIANI.

Ancora sangue sulla famiglia, ancora due padri, uno assassino reo confesso e l’ altro “in pectore”, fanno scempio del dono più bello che l’ essere umano possa ricevere: la famiglia. Sono due casi diversi ma collegati dal filo rosso di una responsabilità e di un ruolo genitoriale traditi in nome della ricerca maniacale, e al contempo superficiale, infantile ed idiota, di sensazioni e scenari extraconiugali. Tutti i media riportano pareri medici più o meno consapevoli che parlano di personalità dissociate, di dottor Jekyll e mister Hyde condominiali, e rilanciano, con domande perfino stucchevoli,  il paradosso delle persone “normali e gentili” che improvvisamente si rivelano mostri. Ritengo che cercare la spiegazione a tali fatti esclusivamente in termini psicoanalitici sia esercizio inutile quanto fuorviante, e siccome ogni fatto è figlio dei tenpi in cui accade è verso i nostri costumi sociali che bisogna puntare il dito se non si vuol fare della stupida,  anche se politicamente corretta, accademia.  Visto che il campo di battaglia  di questa guerra ormai quotidiana è la famiglia cerchiamo di capire dove sono le falle che imbarcano acqua e fanno affondare la cellula primordiale della società umana. Non è un caso che ideologie politiche, anche di apparente segno contrario, abbiano concentrato su di essa il massimo sforzo propagandistico per piegare interi popoli al loro potere. Conquistare la famiglia vuol dire conquistare il mondo e per riuscirci è inevitabile (per queste ideologie) distruggerla, raderla al suolo per edificare in sua vece caricature sociali “aperte” e prive di orizzonti morali quali le comuni, le famiglie allargate, le non famiglie. Oggi ci troviamo a metà del guado e mentre si delegittima a tutti i livelli il focolare domestico, e la stessa pubblicità commerciale, pastore mediatico di incredibile potere di persuasione sia occulta che diretta, non presenta più genitori e figli ma anonimi separati con anonima prole, quel che resta della famiglia cade in pezzi: le separazioni si centuplicano, i matrimoni diminuiscono e prolificano unioni basate sulla negazione preventiva dell’ unione stessa. Questo sisma planetario sta distruggendo una delle pietre angolari su cui si basa la società: la responsabilità individuale, e al suo posto innalza il totem della irresponsabilità collettiva, del non essere, del non dovere. Una persona di 30 anni come quel padre marito killer è una persona adulta che da oltre 12 anni vota e risponde dei suoi atti, eppure la dinamica infantile della strage dimostra un deprimente livello di inconsapevolezza, tipico peraltro di queste generazioni cresciute nel benessere dell’ era del dio bambino al quale nulla si nega e tutto si deve. Questo idiota maschietto si è affacciato alla finestra che dà sulla irresponsabilità predicata, ha respirato l’ aria tossica del “tutto è consentito” e senza pensarci su (letteralmente) ha gettato di sotto il giocattolo che non lo interessava più e che anzi pare fosse di ostacolo per nuovi e più stuzzicanti giocattoli. La famiglia usa e getta, i figli “adorati” e contesi se fa comodo, le mogli (e i mariti) che invecchiano, che “stancano” e demotivano a vivere ancora insieme, questo è il risultato di decenni di assedio alla Famiglia, alla cellula di ogni società civile. La famiglia intesa come un club di vacanze estive che dopo poche stagioni perde il fascino della novità e se non può essere allargata la si distrugge. Una persona ultra quarantenne, padre e marito, che si presume abbia superato le incertezze adolescenziali, i dubbi su cosa fare da grande (?) eppure questo “onesto e perbene” sembra abbia ucciso nel modo più orrendo (ma ne esiste uno non orrendo?) una bambina (Yara Gambirasio) per il solo gusto di estemporaneo possesso, denotando un mancato sviluppo di individuo totale nonostante l’ alzarsi ogni mattina per recarsi al lavoro. Quel che appare in tutta la sua desolante mostruosità è una mancata crescita degli individui per cui sembra non esserci più passaggio degli anni a favore di un eterno  “tempo delle mele”, della idiozia giovanile. Tutto ciò produce vecchi pensionati di ogni ceto economico che pagano bambine prostitute, insegnanti che ricattano e violentano studentesse, padri insospettabili che si baloccano con povere “Lolite”,  sacerdoti e porporati che allungano le “sante” mani su ragazzi, donne e transessuali, politicanti, che per non farsi mancare nulla, rubano tutto il rubabile. Siamo nell’ epoca del diritto che ha fagocitato il dovere, siamo viziati come figli unici, incontentabili come vecchie zitelle, imbecilli come lobotomizzati, ci mangiamo il mondo senza neppure sentirne il sapore, siamo marionette che saltano compulsivamente da un teatrino all’ altro. L’uomo “liberato” dal dovere  è un uomo fallito e questi delitti lo certificano. Urge una nuova Arca morale ed un più grande diluvio universale.

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