Archivi del mese: maggio 2014

I CHIODI DI GESU’.

Su “Il Giornale” del 25/5/2014 ha trovato spazio, fra  aberranti resoconti di cronaca e di politica, questa oggi più cronaca nera che mai, la notizia dell’ ennesimo esame comparativo sulla Sacra Sindone e sulle terrificanti modalità della crocifissione di Gesù. Scienziati, e cadaveri donati all’ uopo, sono gli artefici della nuova arrampicata accademica sul colle del Golgota con dispiegamento di mezzi tecnologici capaci di dirci, con allarmante sicurezza, cosa abbiano mangiato l’ ultima sera i pompeiani o i troiani oltre, naturalmente, tutto sulle inclinazioni sessuali dell’ uomo di Neanderthal. La “spedizione” sembra giunta alfine sulla “vetta” dove pare abbia rinvenuto certezze e prove che, a costo zero, erano già state acquisite ed interiorizzate da milioni di credenti con il solo ausilio della economicissima fede religiosa.  Ora ne sappiamo di più sulla inclinazione ed il posizionamento dei chiodi, sappiamo per certificazione medico scentifica quanto Gesù abbia sofferto ridotto alla mercè dei vivisezionatori di Roma imperiale, sappiamo, per l’ ennesima volta, che la Sacra Sindone non è un semplice lenzuolo ideologico propagandistico, alla stregua delle facce dei dittatori comunisti che campeggiano, talvolta sui muri e più spesso sulle scrivanie degli uffici pubblici di molti Comuni e Province italiote. Oggi, dopo questo ultimo scorcio di “campionato scentifico”, al quale i soliti atei per sentito dire o per posa snob controcorrente, risponderanno con sorrisetti idioti, nel tentativo di essere ironici, sappiamo che Gesù è stato crocifisso davvero, parola di scienziati. Ancora una volta il bipede idiota ha voluto mettere il cappello su una tragedia Divina certificandone l’ autenticità non per fede ma per aritmetica coincidenza di logaritmi e analisi chimico fisiche inerziali. Il bipede ha bisogno che il miracolo sia certificato Iso 9000 per essere creduto e nel tentativo patetico di riprendersi la scena su di un palcoscenico per lui irraggiungibile,  sottopone al vaglio scientifico l’a zione Divina secondo il folle teorema per cui è  la scienza la sola che possa affermare l’ esistenza di Dio. Siamo in cima al Golgota non per fede ma per gentile concessione della matematica. Siamo in presenza del più ostinato e pietoso atto di superbia che l’ homo poco sapiens  (tuttora residente a Neanderthal a dispetto dei lussuosi domicili di Manhattan, Londra o Parigi) possa compiere nei confronti di Dio: arrogarsi il potere-privilegio di sancirne l’ esistenza e l’ opera. Tutto ciò fa capire quanto l’ homo, sempre meno sapiens, sia quell’ ottuso animale disposto a spellarsi le mani per applaudire e credere ciecamente a ciarlatani politicanti capaci di erigere campi di concentramento, di promettere miracoli economici e rivoluzioni sociali che puntualmente falliscono da migliaia di anni a questa parte, mentre per credere al Figlio di Dio morto sulla Croce, per mano di idioti paleolitici di ieri e di oggi, ha bisogno del certificato notarile di una Scienza prevalentemente superba e piena di sè quanto un analfabeta.

IL NAZICOMUNISMO FINANZIARIO.

Ritorno sulle imminenti elezioni europee per denunciare la solita riduzione schematica, operata dai faciloni e paraventi “europeisti”, fra filo europei ed euroscettici. E’ appena il caso di sottolineare come questi ultimi siano additati dalle figure così dette istituzionali e della grancassa del consenso obbligatorio come rozzi ed ignoranti anti europei, figli di una resistenza all’ allineamento passivo dietro, anzi sotto, la lokomotiva tedesca. Dunque di qua o di là, nei due campi cioè dove la ragione non abita mai perchè essendo indipendente dall’ ideologia rifiuta di farsi strumentalizzare.  Essere a favore di una Europa unita presenta una serie di buoni motivi e vantaggi ma sono le ragioni per essere contrari a questa Europa, concepita da kapò e nuovi Metternich, a legittimare una Resistenza al nazicomunismo finanziario che la ispira e sostiene. Senza giri di parole bisogna dire che la coesistenza delle Nazioni ricche del centro-nord Europa con quelle balcano mediterranee è impossibile se non si passa attraverso progressive fasi finanziarie di adattamento reciproco. Imporre la stessa moneta, l’ euro-marco tedesco, a realtà  come Grecia, Spagna, Italia, Portogallo ed alla galassia esteuropea è stato un gesto di nazicomunismo finanziario identico all’ annessionismo che ha prodotto la seconda guerra mondiale e alla deportazione in Siberia dei dissidenti sovietici. Pretendere che queste Nazioni rientrino dai loro oceanici debiti sovrani attraverso una cura dimagrante finanziaria, che prevede il “salto dei pasti” per intere generazioni, equivale a deportarne le popolazioni in immensi campi di concentramento, apparentemente privi di filo spinato, non a caso strutture di rieducazione sociale predilette dai kapò nazicomunisti.  Ridurre in schiavitù politica ed economica queste Nazioni con la promessa di una loro accettazione futura nell’ esclusivo club dell’ euro è una violenza nucleare mai posta in essere prima. E allora perchè meravigliarsi dell’ esistenza di tanti euroscettici? Si cambi l’ Europa degli austroungarici, dei Bismark, dei Napoleone e dei Metternich di oggi nell’ Europa moderna di una Banca Europea vera, emittente la moneta unica e quindi sua tutrice. Si limiti l’ U.E.  alla politica economica e militare lasciando intatte le prerogative sociali e religiose delle individualità nazionali. Quando Europa Unita non significherà più deutch uber alles non ci saranno più nè euroscettici nè neocolonialismo nel Vecchio Continente. Viene da chiedersi cosa ci sia al mondo di più facile da comprendere di concetti tanto elementari ed anti nazicomunismo finanziari, tanto facili da capire che il loro rifiuto  rappresenta la netta ed inconfondibile malafede egemonica Mitteleuropea che si giova degli squallidi vassalli molto numerosi,  soprattutto in Italia. L’ attuale U.E. è una officina tedesca comandata e gestita dal sogno di un Fuhrer ante litteram di fronte alla quale l’ italietta e i suoi pari non sono altro che mere espressioni geografiche come amava latrare il principe degli antichi ed attuali europeisti Metternich.

NONNI BAVOSI.

Ormai viviamo, ma sarebbe più corretto dire moriamo,  di cronaca. I titoli dei quotidiani, locali e nazionali, sono autentici bollettini di guerra sociale e narrano l’ epopea dell’ ignoranza, della sopraffazione e della bassezza praticate ad ogni livello dal bipede idiota.  In questo festival dell’ orrido spiccano, sempre più frequenti, i casi di sfruttamento della prostituzione minorile indotta e violenta. Fra i pruriginosi particolari che condiscono tale pietanza di ordinaria umanità c’è quello relativo all’ età dei clienti delle bambine in vendita, si parla, nel caso ultimo in ordine di tempo scoppiato in una delle tante Peyton Place italiane  la proletaria, malinconica e grigia Terni, di nonni dalla verde età anche di 80 anni. Ora, insieme al voltastomaco causato dall’ immaginare bavosi e semidisfatti ottuagenari nell’ atto di allungare le scheletriche e maculate mani sulla pelle di una bambina, sale inarrestabile. come la lava del vulcano, la voglia di prenderli a bastonate insegnando loro, con pochi ed efficaci colpi, ciò che 80 anni di vita non sono riusciti a fare. Si parla anche di operai necrofori ultracinquantenni, di un “giardiniere  imprenditore” (?) albanese (pensate un po’!) quasi trentenne e, appunto, di nonni bavosi che si baloccavano con giovani ninfette, inconsapevoli come solo bambine trascurate o addirittura avviate al primo dei mestieri da “mamme” managers, possono essere.  Tutte le (poche) menti sane o almeno non tarate da quella morbosa follia, che è al contempo malattia e crimine, la pedofilia, rigettano questi comportamenti che spaziano in un angusto universo malato fatto di bramosia di potere e di possesso, di desiderio di violare anime e corpi indifesi, belli e proibiti. Quella esigua quota di “disumanità”   inorridisce di fronte alla Bestia, intesa come persona senza anima o con questa  fortemente minoritaria rispetto a viscere ed epa, fatta di istinti cavernicoli, di bisogni primordiali. Fare parte di questa superstite sparuta pattuglia dell’ amore coniugale, dell’ amore materno e paterno, dell’ amore verso il Supremo Genitore che, ponendoci davanti a due calici colmi uno di bene e l’ altro di male, era certo che avremmo saputo bere da quello giusto, vuol dire essere liberi e superiori rispetto al resto dei bipedi masticanti e non pensanti. I soliti buonisti cretini obbietteranno che fra queste parole si intraveda del razzismo e con la bocca attegiata ad orifizio gallinaceo urleranno stizziti. Ebbene, non solo si intravede ma appare in tutta la sua grandezza il sano razzismo contro l’ incultura, la bassezza dell’ ignoranza, l’ arretatezza mentale e la rozzezza di individui preistorici travestiti da persone normali e ossessionati dal reclamare, per loro stessi,  infiniti diritti ma refrattari a qualunque dovere, primo fra tutti, quello morale. Razzismo è rifiuto e, quando questo è legittimo e sacrosanto, non c’è nulla di male nell’ essere razzisti, selettivi e discriminatori fra bene e male, fra odio e amore, fra pedofilia e rispetto assoluto della santità dei bambini. L’ esercizio di crescita, di affrancamento dalle viscere e dai loro richiami tribali, è lo scopo della nostra esistenza, è il solo modo di raggiungere la libertà. Non siamo nati per essere nominati Presidenti della Repubblica, Ministri o Giudici, siamo su questa Terra per onorare e riscattare una origine divina che abbiamo disconosciuto e per riacquistare la dignità di anime pure, di spiriti superiori. Per intanto si sguazza nella palude della cronaca da suburra, i media diffondono le “epiche” imprese della Bestia, la politica disarma la moralità e legittima delitti come la pedofilia facendola rientrare nelle malattie da comprendere, giustificare e sopportare. Il bipede idiota si specchia nel liquame e si vede bello ed intoccabile, per cavolate come l’ onestà, la legalità e la purezza di spirito c’è tempo,  e in fondo sul calendario pare non ci sia più posto nè per i Santi nè per le persone perbene o “fessi” che dir si voglia.

AMORE MALATO.

Inesorabile come il passare del tempo la cronaca ci schiaffeggia ogni giorno con tragedie causate da quello che non si può non chiamare “amore malato”. Alla sequela inarrestabile delle uccisioni di donne “colpevoli” di voler mollare un maschietto idiota ed ancora antropologicamente immaturo o peggio indefinito, si aggiungono i tremendi gesti di follia compiuti sui figli di molte disgraziate coppie. Si dice, dai pulpiti della demenza ufficiale ed autoreferenziante, che la famiglia sia in profonda crisi, che stia scoppiando e mostrando i limiti di un istituto antico e dunque da superare. E’ vero l’ opposto e cioè che la crisi della società basata sulla negazione del dovere e sulla apologia del diritto, qualunque esso sia, perfino quello di negare la natura vera e spirituale dell’ individuo, sta travolgendo tutto e tutti. Le vestali del diritto assoluto hanno trasformato l’ amore in possesso, da bene supremo da donare ad esercizio di un potere esclusivo del più forte (solo fisicamente) sul più debole. Fulcro di questa visione da cerebrolesi è il maschilismo che rigurgita dalla fogna dell’ ignoranza e sommerge qualsiasi valore morale. Sono infatti piccoli  miserabili maschietti coloro che uccidono, violentano e distruggono il giocattolo preferito, la donna-moglie-fidanzata che in un atto di inaccettabile insubordinazione si ribella alla loro pochezza piantandoli in asso.  L’ amore malato è il demone ispiratore di delitti perpetrati per idolatria del possesso, è quel processo mentale degenerativo per cui si crede di amare mentre in realtà si vuole solo possedere qualcuno, a prescindere da cosa provi questo povero qualcuno. E’ una malattia mentale molto diffusa che origina dall’ inferiorità mentale e dall’ autoritarismo dovuto alla primitiva forza bruta, una sorta di jus primae noctis esteso a tutte le notti della vita, uno stato di coma vigile della razionalità che fa sembrare normali persone la cui personalità è invece al limite della follia omicida latente. In queste tragedie dell’ egoismo, in queste supreme manifestazioni di egocentrismo, la società ha gravissime responsabilità morali avendo essa deresponsabilizzato l’ individuo per qualunque azione  compia. Se procrea alla cieca può rimediare con l’ aborto, se giuoca come un cretino a sposarsi può divorziare, se tradisce il contratto di lavoro la colpa è dell’ azienda che lo sfrutta, se violenta una donna la colpa è della vittima che l’ ha provocato, se ruba è perchè rubano tutti. La verità è che il bipede idiota non ha ancora imparato a camminare ma ha soverchie velleità di correre e tutta la società è costruita su queste false fondamenta. Quando un padre riesce a dare fuoco alla propria figlia tradendola con un abbraccio mortale soltanto perchè non è più “sua”, perchè vive con la madre e moglie separata, ripete il gesto infantile e demente di rompere il giocattolo che non lo diverte più. Purtroppo per diventare padri basta una semplice abilitazione biologica, per diventare mariti basta un semplice “sì” detto con consapevolezza ignota a tutto il mondo e per diventare assassini è sufficiente sentirsi privati di privilegi arrogati unilateralmente. Tutto ciò è possibile nella società malata del diritto ad ogni costo, nella quale il dovere è bandito, il senso di responsabilità è negato e nella quale nessuno deve toccare Caino essendo Abele un mero incidente di percorso carico di responsabilità oggettiva per la sua stessa fine. Tutto ciò è possibile nella società che ha dilaniato la famiglia, che ha azzerato la cultura, la spiritualità della vita e dell’ amore, che ha tolto valore legale all’ onore mentre ha dato suprema rilevanza al piagnisteo, all’ autocommiserazione e all’ autoassoluzione. L’ amore malato è il frutto di una pianta malata capace di far germogliare fra i suoi rami campi di concentramento, vivisezione animale, sterminio nelle foibe, guerre, genocidi, stupro, safari, caccia, spaccio di droga, adozione di figli agli omosessuali, pedofilia e traffico di organi umani. E ancora pare non basti.

L’ INDEGNITA’ DELLO STATO.

I fatti di cronaca che riempiono le pagine dei quotidiani con le imprese maramaldesche di tanti amministratori pubblici nei vari livelli della burocrazia statale e politica, la notizia di una raffica di dimissioni da parte di componenti la Corte dei Conti, tesa ad evitare ventilate riduzioni di stipendi, e da ultimo la pubblicazione, da parte del quotidiano Libero, di una sorta di diario segreto e personale scritto da un sottufficiale della Guardia di Finanza, che descrive i criteri (in verità sempre sospettati dal comune sentire) ispiratori dell’ attività di verifica fiscale svolta dal Corpo, mettono in seria discussione il principio fondante dello Stato, cioè la sua degnità ed il suo rispetto delle regole democratiche. Quando uno Stato si arroga il potere di vita e  di morte sui propri cittadini attraverso strumenti di distruzione di massa quali la violenza fiscale, giudiziaria, politica ed etica, esso cessa di essere credibile e degno di rispetto essendosi, nella sostanza, trasformato in regime dittatoriale i cui carri armati sono leggi liberticide, tassazione senza controllo, distruzione del tessuto morale e sociale. Quanto emerge dalla lettura di questo “diario”,  vissuto in prima persona dal suo autore, dà il colpo di grazia alle illusioni di coloro che quotidianamente impegnano la propria vita perseguendo una civile convivenza, demolisce gli ideali di chi, sotto una divisa militare o sotto una veste istituzionale, ha immaginato ci fossero solo persone degne essendo per di più pagate per difendere la legalità. Torna a galla il famoso slogan del realista, del disincantato che non crede alle favolette ideologiche, “chi controlla il controllore?”, che riassume il fallimento della Democrazia in  quanto ideale perfetto ma bisognoso di persone per essere applicato e quindi destinato a restare una chimera. La Democrazia conferisce potere in forza di legittimazione politica e contemporaneamente è sua precipua ragione di essere la difesa dagli eccessi del potere stesso, è tutta in questa contraddizione di base la tragedia politica e sociale che stiamo vivendo, illusi da figure, ormai rese retoriche dai fatti, come il Parlamento, La Corte Costituzionale, la Costituzione stessa. Mentre la “sacra” Carta sancisce che ogni cittadino è innocente fino a prova contraria la mostruosa macchina da guerra burocratica stupra la libertà e la democrazia ribaltando questo elementare principio, sparpagliando anticorpi fiscali nel tessuto produttivo con l’ intento, chiaro e dichiarato secondo l’ estensore del “diario”, di ricavare gettito forzoso come un qualsiasi mandamento mafioso. Alla luce delle rivelazioni pubblicate dal quotidiano Libero questo Stato precipita nel buio del malaffare così detto legalizzato e a nulla servono le etichette altisonanti dell’ antievasione fiscale di facciata, delle celebrazioni con sfilate e roboanti cantilene a base di trionfalistici bollettini. Qualcuno obietterà che in fondo già si sapeva e che stupirsi ora sia infantile ma una cosa è supporre che delle mele marce, dei ricattatori in proprio, si annidino nel contesto sano estorcendo mazzette, altra è trovarsi di fronte alla prova di una organizzazione politico-statale tesa a schiacciare come un carro armato i cittadini, a succhiare il sangue dal lavoro, a minacciare la vita stessa delle persone. Questa volta non si può volatare pagina e far finta di niente dopo qualche fuoco artificiale iniziale, questa volta si deve mettere lo Stato davanti alle sue vergognose responsabilità e rimuovere chirurgicamente il cancro della corruzione ideologica che sta al suo interno e che ha ridotto l’ Italia ad una cloaca sociale. Siamo ormai alla chiamata finale per salvare quel poco che resta della Democrazia e non rispondere non solo è da codardi ma anche da autolesionisti idioti che rimandano di qualche giorno l’ effetto finale del nodo scorsoio della dittatura.