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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: febbraio 2014

I FIGLI DI NESSUNO.

La notizia era nell’ aria, e dopo il pazzesco nullaosta dato dalla Commissione Europea (vedi articolo U.E. normalizzatrice) alla promozione, divulgazione e induzione silenziosa dell’ omosessualità fin dall’ asilo, le metastasi del politically correct non hanno perso tempo e si sono infiltrate nel sacro tessuto dell’ infanzia. E’ accaduto (da Il Giornale dell’ Umbria del 20/2/14)  che in alcuni asili infantili e scuole materne dell’ Umbria stia circolando propaganda omosessuale travestita da favole.  Il tutto con l’ incoraggiamento ideologico dell’ altra sponda schierata al completo e della sinistra, che in materia di normalizzazione di stampo sovietico nulla ha da imparare da alcuno. I solerti e prevenuti, oltre che isterici, oppositori degli Ogm professano e praticano la modificazione genetica mentale arando con il vomere dell’ ideologia omosessuale le fertili ed indifese “terre” infantili. La tragedia sociale è immensa e pari alla vergognosa appropriazione indebita del futuro di intere generazioni traviate e fuorviate da questa pazzia rimodellatrice della società che ricorda molto da vicino il nazismo e d il folle progetto della razza ariana. Due sono gli obbiettivi complementari di questa sinergia fra comunismo ed omosessualità. Il primo è l’ affermazione dottrinale secondo cui i figli non sono dei loro genitori ma del partito-Stato, sono materiale ideologico tramite il quale si deve perpetuare il pensiero unico comunista. Dai “figli della lupa” di matrice fascista ai figli di nessuno di matrice comunista. Per raggiungere tale obbiettivo i bambini devono essere strappati dalle mani dei genitori già a pochi mesi di vita e, con il pretesto di fornire il servizio sociale di scuola materna, il partito fa il “servizio” alla famiglia smembrandola e sostituendosi nella fase formatrice ed educatrice di assoluta pertinenza genitoriale. I bambini si abituano così a crescere senza famiglia, senza genitori ma con tante “madri” e tanti “fratelli e sorelle” surrogati dal personale e dagli altri coetanei. In tal modo il partito Stato diventa il padre padrone di menti in formazione, delicate, sensibili e plasmabili a piacimento. Ai genitori naturali resta solo il compito biologico di produttori della “materia prima” che il processo ideologico si preoccuperà di trasformare in omosessuali diretti, simpatizzanti o sostenitori, tutti comunque semplici e passivi arredi della “dacia” comunista.  La corruzione di minorenni era l’ induzione a comportamenti inconsapevoli e pericolosi per l’ incolumità mentale e fisica del minore. Questo reato non esiste più ed il plagio mentale che le scuole di partito hanno perpetrato e continuano a mettere in atto, passa inosservato e addirittura protetto dalla comoda etichetta della guerra ai pregiudizi sociali. Peccato che nella foga di guerreggiare questi pazzi normalizzatori fingano di ignorare il pregiudizio da essi indotto contro l’ eterosessualità. Il secondo obbiettivo è meramente opportunistico in quanto ogni campagna normalizzatrice necessita di un alibi “morale” che faccia da paravento e confonda le idee ai gonzi. La “missione liberatoria e la lotta” al falso obbiettivo, creato ad arte, chiamato omofobia giustificano ampiamanete la lobotomizzazione psicologica dell’ infanzia.  Qualche domanda ai genitori di queste sventurate vittime si impone per obbligo di coscienza. Forse dovrei chiamarvi più realisticamente “fattrici e stalloni”, magari numero 1 e numero 2, ma vi chiedo, non vi ripugna essere espropriati della funzione più nobile e gratificante che la natura e la morale vi assegnano? Davvero non capite che i vostri figli interessano a questo sistema soltanto come “fruitori” di droghe, di alcool e di sesso opportunamente sterilizzato delle sue componenti spirituali? Ma davvero non vi accorgete che i capibastone del politically correct, che traviano e rovinano i vostri figli attraverso una capillare manovalanza ideologica, tengono i loro preziosi pargoli fuori da questa melma e li “coltivano” in scuole private, riservate e di elite, nelle quali non si praticano lavaggi di cervello? Ed infine, cosa è per voi veramente vostro figlio? Perchè consentite che sia privato di un sano e normale sviluppo psicosessuale soltanto per ingrossare le fila della lobby omosessuale ed essere oggetto di manipolazioni psicologiche e psichiche che sono “border line” con la pedofilia? Rispondete alla vostra coscienza ed agli occhi dei vostri figli che vi guardano ed agite! Ribellatevi,  non è più tempo di attendere e di subire passivamente perchè “la strage degli  innocenti” è già iniziata .

EUTANASIA PUBBLICA.

La vergognosa vicenda che ha visto vittima della feroce spettacolarizzazione della morte la sventurata e dolce giraffa Marius ha scosso le (purtroppo) poche coscienze non di soli animalisti ma di tutti coloro che ritengono la vita un valore non negoziabile in assoluto, sia che appartenga ad un animale che ad una persona. E invece nella “civile” Danimarca  (che come tutte le Nazioni in cui resiste la monarchia, definisce con essa tutta la sua “civiltà”) si è svolto il rito tribale del sacrificio agli squallidi dei del politically correct alla presenza di scolaresche e di una autentica orgia mediatica. Gli stregoni non avevano maschere mostruose ed amuleti ma camici accademici e convinte idiote teorie genetiche prese a pretesto per consumare un delitto di inaudita crudeltà e inutilità. Hanno violato i diritti di una creatura indifesa, che altri volevano salvare, restando ideologicamente ed ottusamente sordi ad ogni richiamo di civiltà hanno voluto uccidere e fare a pezzi una innocente giraffa la cui colpa è stata quella di nascere non nella selvaggia savana africana ma nella più ancora selvaggia savana del miserabile mondo civile. E come per dare un senso “ecologico” a questo criminale gesto,  in perfetto stile Menghèle, questi mostri “civili” ne hanno elargito le parti ai felini dello zoo in una sorta di grottesca e blasfema distribuzione di “pani e di pesci” nel più ipocrita ossequio della catena alimentare naturale. Lavarsi la coscienza riaffermando, davanti a telecamere e agli occhi inconsapevolmente indifferenti di scolaresche già “normalizzate”, la destinazione alimentare degli erbivori in una sorta di delirante “nulla è stato sprecato”, è tipico del bipede irresponsabile il quale arriva a giustificare qualunque sua nefandezza attraverso ragioni di Stato, interessi superiori e valori inalienabili. Il folle figlio di Adamo giustifica le guerre in nome della pace, l’ eutanasia in nome della vita e l’ aborto in nome della libertà di essere spregevolmente un eterno bamboccione. La kermesse doveva essere pubblica e planetaria affinchè, come amano dire i peggiori pazzi dittatori, punendo una creatura indifesa si educhino milioni di lobotomizzandi alla religione della morte. Il gusto che essa fosse data su un palcoscenico allestito in una pretesa “democrazia avanzata” è, per i nuovi Menghèle, superiore a tutto e il loro divertimento è dato ancor  di più dalla presenza di una platea passiva, di una massa  di spettatori informe ed incapace di reagire ed impedire questo singolo olocausto. L’ abitudine, anzi l’ allenamento quotidiano alla morte richiede sedute pubbliche di eutanasia violenta, come quella altrettanto spregevole rappresentazione di umanità collettiva che è la corrida. La morte adorata ed esaltata in riti collettivi, la ferocia esternata in un’ orgia di violenza, ci dicono che la casa principale del bipede primitivo è ancora la caverna e che le nazioni moderne sono seconde residenze frequentate saltuariamente. Se l’ homo è diventato eretto attraverso millenni di evoluzione fisica è indubbio che abbia probabilità vicinissime allo zero di divenire retto nella mente e nel pensiero.  Fin quando non capirà di essere un nulla  fatto di carne e viscere se non rispetta la sua anima e quella di tutte le crature animali, resterà un’ espressione biologica insignificante e nomade in un universo che senza di lui sarebbe perfetto. Vergognarsi di appartenere a questo tipo di espressione biologica non basta, bisogna reagire disertando le corride, rifiutando le dottrine della pretesa superiorità umana sul resto della natura, respingere la violenza, a partire da quella che ognuno di noi pratica giorno per giorno nelle proprie relazioni sociali. Se non si fa questo si arriverà al punto  che dopo un uccisione non si dica più “tanto era solo un animale” ma, con leggerezza tutta pacifista e democratica, si dirà “tanto era solo una persona”. Marius resterà per sempre nei cuori che amano e che pulsano mentre rimarrà incompreso da quelli fatti con la pietra dell’ ignoranza.

I SACERDOTI DELLA MORTE.

Quando il mondo non aveva ancora contratto il morbo mortale del politically correct la gente, e la società tutta,  ambivano ad una vita dignitosa fatta di studio, lavoro, famiglia, figli, anniversari di nozze d’ argento e d’ oro. Tutti si impegnavano a vivere cercando di lasciare traccia del proprio passaggio attraverso affetti ed amicizie. Quello era il tempo della vita e l’ obbiettivo generale era vivere. Sono ormai molti anni che non è più così ed il tempo della morte ha preso il suo posto professando ideologie della distruzione umana che non conoscono limiti. Assistiamo ad una escalation di nazismo sociale secondo il quale la nuova razza umana deve essere indefinita sessualmente, libera di drogarsi, libera di alcolizzarsi, libera di uccidersi in qualunque modo desideri. Tutto, fin dalla nscita, deve tendere non ad una vita dignitosa ma ad una morte dignitosa che fa conseguentemente di una esistenza sciagurata, irrazionale, inconsapevole ed inutile, la massima aspirazione esistenziale. E’ di questi giorni la tremenda notizia, proveniente dal Belgio, di un’ altra “conquista”, democratica di un’ altra tappa verso la “liberazione” dell’ uomo: l’ approvazione della legge che ammette l’ eutanasia per i bambini malati che ne manifestino “chiara e responsabile” richiesta. Bambini malati terminali, con “piena coscienza di giudizio”, possono essere uccisi e godere di una morte dignitosa driblando così i dolori e le sofferenze che certi mali notoriamente causano. Mentre l’ aborto e gli abortisti se ne fregano del diritto alla vita, l’ eutanasia garantisce il diritto alla morte dignitosa. Questo è il verbo dei pazzi modellatori della nuova società. Ignorano, queste menti criminali, che la morte non sarà mai dignitosa specie quando essa è fuga dall’ umanità intesa come condizione biologica, morale e spirituale.   Soltanto la vita può esserlo! A patto che si accettino di essa, insieme a quelli piacevoli,  gli aspetti dolorosi, in una dinamica che fa dell’ esistenza umana qualcosa di più di un quotidiano riempimento di stomaco e intestino. Le “nuove sapienze” invece insegnano l’ irresponsabilità umana quale lasciapassare che definire edonistico appare un ingenuo eufemismo. Fare sesso senza responsabilità o come lobotomizzati, tanto c’è l’ aborto che sistema tutto. Ubriacarsi, sballarsi di droga, non pensare al domani perchè la vita deve essere fatta di soli ed inconsapevoli oggi. Rifiutare l’ idea di essere anche spirito e ricercare un totale, effimero e penoso dominio biologico rappresentano i diktat etici.  Perchè perdere tempo a soffrire? Se non si può godere meglio la morte! Che senso ha indugiare a chidersi se ci sia una ragione a noi sconosciuta, se abbia un significato superiore il nostro esistere? L’ ateismo è comodo, de-responsabilizzante, perchè chi non crede, al pari di chi non ama, non soffre e non soffrire sembra più importante che vivere. In questa ottica non ci sono limiti al non soffrire e oggi, con il pretesto della fase terminale o della “certezza clinica” di non guarire, l’ eutanasia millanta basi di libertà, ma il passo è breve per arrivare poi ad istituzionalizzare il suicidio anche per  semplice insoddisfazione, per paura o noia di vivere, o perchè non si è sufficientemente belli e dotati di quei pregi che sono indispensabili per apparire, visto che essere interessa a pochi. Fare dell’ umanità solo e semplici figli della morte, sia intellettuale che fisica, è secondo questi criminali architetti del buoi morale, secondo questi pensatori senza pensiero, secondo questi creatori della libertà da sè stessi, l’ unico modo di liberare l’ uomo. L’ annientamento come liberazione. Hitler al loro confronto appare un dilettante della ribellione contro lo spirito e la vera essenza umana.

LE VERITA’ NASCOSTE.

Il tempo è galantuomo e non permette che le falsità, le mistificazioni e il capovolgimento della verità conquistino l’ eternità. Dimostrazione di questo teorema assoluto è l’ ultimo libro di G. Pansa “Ciao bella ciao” che a distanza di 70 anni ridisegna la guerra civile italiana esplosa dopo l’ 8 settembre  1943 e protrattasi sino alla fine della seconda guerra mondiale. Secondo la recensione del libro apparsa su Il Giornale del 7/2/2014  l’ autore, completando il percorso-verità iniziato con la precedente pubblicazione ” Il sangue dei vinti” squarcia i veli ideologici che per decenni hanno coperto le vergognose “imprese patriottiche” compiute dall’ ala  “sovietica” del  movimento partigiano italiano.  Dopo che la “Storia ufficiale” ha creato stuoli di santi e di eroi della Resistenza i quali, nella narrazione “normalizzata” a beneficio esclusivo del PCI e delle sue mai segrete mire egemoniche sull’ Italia post fascista in una sorta di delirante “adesso tocca a noi”, dovevano plasmare le nuove generazioni attraverso l’ apologia dell’ eroismo e della superiorità comunista, finalmente la verità viene a galla per celebrare il riscatto storico dei fatti. Alla luce di queste verità gli accadimenti tragici di quegli anni assumono connotazioni nuove e vengono depurati da quelle incrostazioni ideologiche che per anni ne hanno fatto dei totem ad uso e consumo della propaganda antifascista. Uno di questi è l’ eccidio delle Fosse Ardeatine  che, al netto della ferocia nazista innegabile ed indimenticabile, appare come uno dei tanti cinicamente programmati, in un ottica di escalation bellica, dai GAP allo scopo di favorire la vittoria finale del PCI. Se G. Pansa dice la verità, i veri responsabili della morte di tanti innocenti sono stati gli autori degli attentati che hanno causato le brutali rappresaglie naziste.  Di certo non erano ignote agli attentatori partigiani le conseguenze delle loro gesta sulla popolazione civile, e tale consapevolezza, secondo quanto scrive Pansa, sarebbe stata “gestita” politicamente decidendo di far pagare anche a chi rifuggiva la lotta terroristica un prezzo inaudito in dolore e sofferenze.  I frutti di tale dolore sarebbero “fioriti” ogni anno garantendo una rendita politica a futura memoria.  Se la strategia del terrore partigiano per il terrore delle rappresaglie fosse vera, il partito comunista, comunque oggi opportunisticamente si chiami, dovrebbe risponderne non solo moralmente ma con la cancellazione politica che un popolo, democraticamente  evoluto, nell’ atto supremo di rifiutare il proprio destino di capro espiatorio in questi folli giochi di ruolo, potrebbe sancire al momento del voto politico. Certamente i delitti ed il male commessi lucidamente, con il pretesto della lotta di liberazione dal fascismo per introdurre la dominazione del comunismo, non si cancellerebbero ma la coscienza nazionale si libererebbe della ancor paralizzante presenza di antistorici profeti del Gulag portatori malati di quel razzismo totale verso chi non si piega all’ imperio comunista. Dopo le vergognose verità nascoste delle Foibe carsiche emerge quindi un’ altra verità scomoda per il falso pacifismo rosso, per quella dottrina, fatta di  imperialismo dialettico, che si è appropriata di termini quali Democrazia, Libertà, e Pacifismo, coniugandoli con il loro inconciliabile opposto, il comunismo e la dittatura del proletariato, creando un ossimoro di indecenza morale senza pari. Libri come questo di G. Pansa dovrebbero far parte dei testi scolastici delle classi superiori a bilanciare lo strapotere della propaganda di sinistra che per anni ha spacciato come “storici” testi allineati all’ apologia della Resistenza praticata dai GAP.  Ma questo non accadrà perchè l’ archeologia politica non  ammette ritrovamenti di verità e perchè troppi “santi ed eroi” dovrebbero essere declassati a volgari agitatori di piazza, perchè premi Nobel regalati per militanza ideologica dovrebbero essere restituiti a causa di indegnità morale manifesta.  E poi c’è l’ altro aspetto, da sottolineare ancora una volta, che impedirà alla verità di superare le pagine scritte da Pansa ed essere diffusa: la rendita a futura memoria dei crimini nazisti causati da una sapiente regia di causa-effetto che rende eterni gli effetti speciali della morte di innocenti avvenuta per una causa a loro totalmente estranea.  Se c’è verità nel libro di Pansa essere comunisti ancora oggi  significa non avere una coscienza nazionale e non essere individui intellettualmente liberi.

ACCIDENTE STORICO.

La nascita è l’ episodio fortuito, incontrllabile ed imperscrutabile che assegna ad ognuno di noi esseri viventi (o morenti?) una certa vita piuttosto che un’ altra. Soltanto a posteriori cioè a nascita avvenuta possiamo gioire o recriminare per l’ accidente storico capitatoci. C’è chi è eternamente grato ai propri genitori per essere stato messo al mondo e chi maledice ogni giorno quella congiunzione astrale che l’ ha generato. Da parte mia potrei recriminare per non essere stato “assegnato” ad una stirpe monarchica oppure ad un casato di petrolieri, ma sono profondamente grato alla sorte per non aver avuto un padre che fosse cacciatore, politico o faccendiere al soldo della misera ideologia dell’ arrangiarsi. Solo immaginare una di queste “destinazioni” mi provoca brividi di ansia e disgusto e mi impone di “sacrificare agli Dei”, per dirla con Omero, per lo scampato pericolo. Ipotizzare infatti di essere figlio di un cacciatore del tipo di quelli che non si perdono una “eroica” battuta contro il cinghiale mi pone degli interrogativi drammatici che investono la sacralità del rapporto filiale e del rispetto dovuto, in ogni caso, alla figura paterna. Essere figlio di un individuo che trascorre giornate intere ad ululare per sentieri boschivi, ad emettere rumori vocali che evocano dialoghi gutturali fra primitivi cavernicoli prima dell’ avvento della parola, nell’ intento di richiamare i cani della muta e comunicare loro ordini, mi avrebbe spinto di certo all’ abbandono della casa genitoriale non appena compiuti i sei anni di età. Quale autorevolezza, quale respiro filosofico, quale ruolo o punto di riferimento avrebbe potuto avere per me un tale individuo?  Solo immaginare un dialogo con lui mi stimola il voltastomaco. Cosa avrebbe mai potuto insegnarmi oltre fare il “fracassone di battuta” e lo sparare micidiali fucilate contro una creatura di Dio indifesa? Mi chiedo se sarei mai stato capace di abbracciarlo, di stringergli la mano e sentirmi orgoglioso di un simile genitore. Conoscendomi posso rispondere, a me stesso e senza battere ciglio, un colossale no. Quindi ringrazio Dio per non essere capitato in quella, per me, sciagurata condizione esistenziale. Non meno tragica mi appare la sorte di essere figlio di un politicante di carriera. Un padre assente per definizione, un individuo che fa della “adattabilità e modificabilità” delle proprie “profonde” convinzioni la scialuppa di salvataggio sempre a portata di mano. Essere figlio di un padre che non c’è, di un uomo che si delinea e si dissolve nel volgere di campagne elettorali, che giura su valori come fosse una vestale ma che, come una prostituta, è pronto a barattare subito dopo se il prezzo gli sembra congruo, equivale ad avere un padre senza verità e, paradossalmente, senza bugie perchè ciò che rinnega non è mai esistito nel suo intimo. Il malcapitato, bene che gli andasse, assimilerebbe la sua camaleontica dialettica, imparerebbe ad essere sfuggente, sarebbe una pianta senza radici e con foglie rese sempre verdi dall’ opportunismo egoistico. Stringergli la mano sembrerebbe afferrare un pesce ed assumerlo ad esempio sarebbe come navigare con la bussola perennemente orientata verso il proprio tornaconto. Essere figlio di un politicante credo sia la condizione di orfano dell’ essenza genitoriale fatta di coerenza, di responsabilità, di affidabilità.   Un politicante, specie se cambia casacca di partito come si spera cambi i calzini, non sarà mai un faro che illuminerà la strada ai propri figli ma una luce artificiale abbagliante che li spinge fuori strada. Il modello faccendiere completa il trittico micidiale che, ringrazio Dio, mi è stato risparmiato. Questo è il manichino che non ha il cartellino del prezzo appuntato sulla giacca perchè per lui ogni cifra è buona. La sua leggerezza morale, superiore perfino ai vestiti che indossa, lo fa galleggiare nell’ anonimo mare dei reggistrascico, di coloro che trovano la ragione d’ essere nell’ applaudire a comando e nella assoluta dedizione passiva ai diktat dell’ ideologia “superiore” da cui traggono sostentamento e privilegi.  Sono indefinite espressioni  da compagnia tenute al guinzaglio ma che non fanno compagnia, solo corteo, codazzo e claque plaudente. Esserne figli spinge a scappare di casa, a cercare altrove esempi da seguire e soprattutto a verificare con ossessione che tracce di loro non si siano estese ad essi contaminandoli geneticamente.

STATO O MAFIA?

Quando manca l’ uno prospera e domina l’ altra.  L’ Italia non ancora, e mi chiedo se mai lo sarà,  “risorgimentata” è un tipico esempio di questo teorema sociale e politico che, per la verità, trova anche in altre Nazioni un’ attuazione a differenti livelli. Lo Stivale però pare proprio immerso, fin oltre la “corona” delle Alpi, nella melma mafiosa che si contrappone, da ciò traendo linfa vitale, a quella burocratico statale che quanto a pericolosità sociale non è certo da meno. Quando uno Stato è assente o peggio troppo presente ed asfissiante, quando non c’è certezza del Diritto e per vedere riconosciute le proprie ragioni o difesa la propria sicurezza, un cittadino deve aspettare una vita, è facile, se non addirittura inevitabile, che si rivolga  alla “Autorità” locale rappresentata dal potere mafioso. Questo riesce non solo a superare le pastoie statali e a dare “sicurezza” esistenziale al manzoniano vaso di coccio ma ne stimola e soddisfa la rabbia contro uno Stato che gli appare come una sanguisuga fiscale, una entità irraggiungibile ed ostile. Rivolgersi alla mafia, supportarla logisticamente e coprirla con l’ omertà, rappresenta la rivincita del cittadino, anzi la sua vendetta verso quella oppressione statalista che è la prima causa del mancato compimento del Risorgimento Italiano.  La realtà, fuori da rappresentazioni retoriche e propagandistiche, è questa e ne è dimostrazione la struttura clientelare e parentale della società italiana composta da un popolo nel quale ognuno è amico, parente o paesano di qualcuno che conta e che può “provvedere”.  Quella italiana appare come una mafia genetica che si manifesta a partire già da semplici rapporti individuali, diciamo “condominiali”, per finire ai più alti livelli economici e politici.  Dalla piccola raccomandazione locale targata partito politico, alla tutela esercitata dalla lobby di appartenenza, dal protettorato sindacale alla trasmissione ereditaria di cariche e privilegi, l’ Italia è tutta una jungla di scorciatoie, di passaggi segreti e trappole mortali per la Democrazia.  Distinguere, come da sempre fa la propaganda antimafiosa ufficiale, tra mafia con lupara e coppola e mafia genetica di popolo è il miglior modo di sostenerla e renderle la vita facile. Identificarla come elemento estraneo alla vita quotidiana, come mondo parallelo rispetto alla così detta legalità, è mistificare la realtà, è ingannare le coscienze, è mentire per interesse privato. La concezione di mafia come presenza intrinseca nella società civile è stata più volte (e inutilmente) denunciata da una delle più illustri e sincere figure che l’ hanno combattuta: il giudice Giovanni Falcone. Egli, figlio di una terra genitrice e prima vittima della mafia, era un profondo conoscitore del cancro genetico di cui è portatrice malata (e inguaribile) la nostra società. Combatterla solo con il  codice penale e l’ azione poliziesca è un’ avventura destinata al fallimento come dimostra la sua ormai secolare presenza e resistenza. Illudersi che leggi speciali,  regimi carcerari strettissimi e dispiegamento di mezzi economici per pagare i “pentiti” sconfiggano la mafia è materia da palco elettorale, è manfrina di propaganda che qualunque Ministro dell’ Interno ha dimostrato di dover imparare a memoria. Il fatto inequivocabile e al di sopra delle chiacchiere è che la mafia, ancora oggi, controlla tutti i settori del crimine, dalla prostituzione alla droga, agli appalti pubblici e privati, alle tangenti politiche, al pizzo nel commercio ed alla circolazione delle merci. E tutto ciò, secondo i bla bla anzi i quaquaraquà “ufficiali”, per dirla in gergo mafioso, sarebbe il segno del trionfo dello Stato sulla mafia? Se essa può contare su migliaia di persone fra affiliati, simpatizzanti, sostenitori e collaboratori, non la sconfiggerà il famoso articolo 41 bis ma la civilizzazione di un popolo, la cancellazione di una casta politica  spesso connivente o addirittura complice e soprattutto l’ eliminazione dell’ incontrollabile flusso di ricchezza statale divorato da Comuni, Province e Regioni. Dove c’è sterco ci sono mosche e dove c’è denaro pubblico da sperperare c’è la mafia che detta regole e quote potendo contare sull’ attiva partecipazione del politicante, del faccendiere, del semplice impiegato statale, dell’ usciere e persino del becchino. Tracce di mafia sono rilevabili in molti comportamenti sociali, e nel Dna dell’ italiano medio è presente il gene con coppola e lupara, il fatto poi che esso si manifesti sottoforma di bullismo, di ideologia politica violenta, di criminalità di strada o di scrivania, rappresenta solo delle variazioni sul tema.

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