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VIDEO GAMES SUCCHIACERVELLI.

Le ormai numerose generazioni dei fanatici utilizzatori, più corretto sarebbe parlare di veri e prorpi “residenti”, dei video games si sono ritrovate come ogni anno alla celebrazione delle novità di settore e, come enologi e sommelier dal finissimo palato, degustano estasiate il “succo” e la celeste ambrosia che trasudano dall’ ultima consolle.  Sono gli abitanti del mondo virtuale, dove trascorrono ore ed ore a combattere alieni, eserciti del male o guerre di condominio spaziale, perdendo ogni giorno di più il contatto con la realtà, il lavoro e l’ istruzione.  Li guardi in faccia  e vedi espressioni sospese a mezz’ aria, con quella posa da geni incompresi e quella estraneazione dalla realtà che ne fa entità provvisorie, quasi di passaggio.  Curiosamente, ma c’è un’ evidente spiegazione, non hanno tatuaggi o percing sparsi su tutta l’ epidermide,  qualcuno ostenta il vecchio e superato cappellino con visiera sul lato o, giurassicamente, sulla nuca,  mentre gli occhiali da vista sono quasi di ordinanza  e l’ abbigliamento è da giovani pensionati secchioni tutti casa e consolle. Saltano da una demo all’ altra manifestando chiari segni di incipienti orgasmi da performance virtuali più reali della realtà. Per restare all’ enologia, pasteggiano le ultime novità assaporandone l’ irresistibile perlage che sale dalla grafica sempre più fotografica e reale, e arriva fino al cervello o quel che ne rimane. Il video game è il moderno altare su cui si sacrifica l’ intelligenza celebrando ogni volta la nascita  del suo succedaneo rappresentato  dalla capacità di dominare la consolle attraverso una ripetitività ossessiva che permette di vincere la virtual tenzone non per doti einsteiniane ma per più comuni attitudini di martello pneumatico.  Geni dell’ astrazione, poeti del nulla virtuale, questi viandanti dell’ illusione sono anche generalmente “single di gruppo” riconoscendosi reciprocamente  soltanto davanti al game come un esercito compatto di atomi.  Sono i fondatori della solitudine di gruppo, chiusi nel recinto gergale e accomunati dalla sindrome della vittoria, del primato. Provate a chiedere loro notizie di Socrate o cosa sia la filosofia, vedreste occhi sbarrati e infastiditi che solo per un attimo fingerebbero di guardarvi per poi scappare nel vuoto di un altro video game. Quanti di questi “guerrieri della notte culturale” figurano nelle infinte liste di disoccupati che non hanno voglia o tempo per cercare un lavoro che, però sia ben inteso,  li lasci liberi di “combattere” gran parte del giorno?  Senza farvi paralizzare dal terrore provate ad immaginare di essere un giovane o una giovane che ha la disavventura di affacciarsi sulla vita come da un valico di montagna che scopre l’ immensa valle sottostante. Pronti ad accogliervi trovereste il gran mondo della droga, l’ ipnosi dei video games, il martellare della musica da sballo, il bullismo come espressione esistenziale, stuoli di mammine, papini e nonnini con in mano la pensione appena riscossa, pronti a reggervi lo strascico e scattare ad ogni vostro capriccio o desiderio. La valle di lacrime per voi sarebbe la valle dei sorrisi ebeti eternamente stampati su facce inconsapevoli orgogliose di esserlo  e di indossare i jeans al giro glutei come manifestazione di superiorità generazionale.  Questa è  purtroppo la palestra dove si formano i prossimi laureati, in corsi brevi per carità, in medicina, ingegneria o più facilmente in una qualche “scienza” coniata apposta per loro e qualche furbo ed opportunista docente e rettore.  Dopo il ’68, che ha scardinato la società civile laboriosa e responsabile, assisteremo al quarantotto del non essere e del non pensare quale religione della nuova umanità nata dalla morte dell’ umanità.

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