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DEMENZA IN CONTANTI.

In questi giorni è in piena rappresentazione  la tragicommedia della stesura, per capitoli di spesa e per quelli di incasso a mezzo tasse, che va sotto il nome, mai più illusorio, di legge di stabilità.  L’ orgia mediatica  con fughe di notizie, illazioni diffuse ad arte per depistare logica e razionalità in una fase cruciale per la stessa sopravvivenza economico-finaziaria dell’ Italia, tiene col fiato sospeso milioni di italiani che ogni giorno si risvegliano più poveri e alla fine di questa giostra richiano di trovarsi sul lastrico. Fra le innumerevoli sparate che si attribuiscono ai geni ministeriali dell’ economia, i quali si distinguono per follia e sospetta incapacità, è riemersa la storiella staliniana della riduzione, in pratica dell’ eliminazione, del contante quale rimedio supremo contro la presunta evasione fiscale.  E’ il tarlo cerebrale degli incompetenti, la valvola di salvezza di chi non sa dove mettere mano per stilare un bilancio di previsione che non ci faccia vergognare di essere italiani. E’ il classico specchietto per allodole usato a beneficio di masse rancorose ed inconsapevoli che sognano il famelico fisco vestito da Zorro. Senza dimenticare l’ incostituzionalità di una norma che vieti l’ uso della carta moneta oltre un limite esclusivamente e abusivamente politico, lo Stato, tramite i suoi più o meno sgangherati governi, non ha alcun diritto di imporre ai cittadini  norme che implichino l’ utilizzo di un conto corrente bancario o di qual si voglia natura per gestire i loro soldi, come non ha alcun diritto di imporre tasse occulte obbligando a pagare commissioni bancarie, su cui lucra, per poter incassare pensioni oltre un certo importo. Ma questo Stato se ne frega e fa ciò che vuole in barba a diritti sanciti dalla Costituzione.  E questo rappresenta uno dei tanti motivi per i quali il nostro Paesello vanta un debito sovrano fra i più grandi del mondo civile. Pare che il burocrate abbia una visione monocromatica della realtà ed il grigio domina il suo stretto orizzonte, il grigio della sottomissione di un popolo ad una azione incontrastabile  dello Stato che, attraverso la longa manus del fisco, può entrare nella vita privata e condizionarla a fini di gettito fiscale.  Ma la verità è che quando un cittadino ha pagato le tasse sul reddito dichiarato, ciò che gli resta in mano è suo e nessuno, meno che mai lo Stato, può sindacarne l’ uso e le modalità dello stesso.  Altro che azione di contrasto all’ evasione fiscale! Quì siamo in presenza di una prevaricatrice imposizione di stile di vita, in tutto uguale alla divisa ideologica imposta dal comunismo cinese o alla camicia nera imposta dal fascismo.  La libertà non è una parola da slogan ideologico, è l’ essenza stessa della vita, ed è sufficiente vedere quanto accade a questo proposito nel resto del mondo occidentale, per capire quanto l’ Italia sia caduta in basso nella difesa del supremo principio-valore. I piccoli bottegai politico-burocratici si cimentano nell’ impresa, superiore alle loro capacità, di gestire i conti di un Paese fino a qualche anno fa civile, e cosa ti escogitano?  Il blocco del contante insieme alla supertassazione della casa. Sono questi i miseri capisaldi di una follia politica che, come un cancro, sta uccidendo il Paese che fu di Santi, eroi e navigatori.  Basterà questo manipolo di  espressioni in grigio dell’ inettitudine fatta persona a far esplodere una Nazione che, prima delle loro nefaste azioni, era riuscita a risorgere da una guerra mondiale persa sia militarmente che dal punto di vista della dignità nazionale.  E’ la demenza, che in Italia viaggia in  contanti,  la trovi sulle scrivanie pubbliche e, molto spesso, a braccetto con la corruzione,  anch’ essa in contanti, fatta di “metodi”  che prendono il nome delle località centrali e locali nelle quali germogliano e si sviluppano come gramigna. E’ questa demenza, non è chiaro quanto sia voluta o connaturata, del burocrate ad imporgli, anche quando si traveste da Ministro, Sindaco o Presidente di Regione,  di non capire ciò che è lapalissiano per una pietra e cioè che se non si taglia la spesa corrente fuori controllo, bloccare il contante o distruggere fiscalmente la casa serve solo a fare dell’ Italia un’ altra tragica Cuba. Purtroppo storicamente il popolo italiano ha dimostrato di essere meno organizzato e consapevole di un qualsiasi branco e subisce angherie politiche scaricandole attraverso l’ arte di arrangiarsi rifugiandosi nel misero escamotage del “se tu freghi me io poi frego te”, che è il simbolo della precaria identità nazionale  e della totale ignoranza di cosa sia la Democrazia. La circolazione del contante è un falso problema fiscale mentre la smania politica ed ideologica di limitarla è una autentica clava per colpire  la libertà nei suoi punti vitali.

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