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Eligio Bartoli

Archivi del giorno: 23 Novembre 2013

IL MONDO CAPOVOLTO.

Un tempo esistevano il più e il meno, simboli di postività e negatività, che servivano a valutare l’ individuo dandone un giudizio complessivo ed una sua collocazione nella scala dei valori sociali. Onestà, capacità lavorative e attitudine allo studio, erano le doti sulle quali si cotruiva la persona e dimostrare di averne in abbondanza era un imperativo morale a cui ci si atteneva senza remore.  Poi venne il tempo degli zero, la rivincita sociale del meno che, definendosi vittima dello strapotere “razzista” del più, prese a delegittimarne l’ importanza per finire con il considerarlo l’ origine di tutti i mali della società.  Il più e la positività sono  così diventati fonte di discriminazione nei confronti del meno e la sottocultura dell’ appiattimento coniò il famigerato  6 politico, la grande falce che tagliava il merito, la qulità e il primato, per dare a tutti la stessa valutazione. E siccome le qualità ed i pregi, così come i difetti ed i limiti, non sono equamente distribuite, la spinta dal  e verso il basso ha cercato di eliminare l’ individuo, ideale prova vivente degli uni e degli altri,  per sostituirlo con la massa, monolite schiavo e simbolo dei valori medio bassi che ne garantiscono la conservazione nel limbo del collettivismo. Questa sistematica erosione e corrosione del più ad opera del meno ha investito tutti i livelli e gli spazi esistenziali. La famiglia, nucleo centrale ed embrione della società, è stata la prima a subire i colpi d’ ascia “riformatori” con o quali le è stata tolta l’ indissolubilità, la forza patrimoniale e il ruolo formativo. Oggi se non si hanno alle spalle almeno tre separazioni coniugali non si è a la page, se non si possono vantare compagni e compagne destinatari di miseri assegni divorzili con i quali i nuovi “sceicchi” frantumano il “ricco” stipendio da operaio o impiegato, per poi finire ad abitare nell’ utilitaria di famiglia, non si è uomini di mondo. Non vale più la capacità di conservare unita la famiglia, impresa più ardua che salvare una nave dai flutti del mare forza 12, ma vale la disinvoltura irresponsabile del farne e disfarne quante più si può, e per non far sentire in imbarazzo questi idioti del matrimonio usa e getta è stata coniata la categoria assolutoria di famiglia allargata. La scuola, altro istituto fondamentale del conflitto sociale fra il più e il meno, ha subìto la stessa sorte.  La si è svuotata dei contenuti selettivi del merito e l’ idiota, il bullo, il parassita per vocazione, sono saliti alla ribalta come soggetti degni di emulazione e di rispetto, mentre lo studioso, il serio ed il volenteroso, sono stati etichettati con l’ espressione, omnicomprensiva di ogni negatività, di secchioni. Il 6 politico e il “docente ignorante”  sono diventati i capisaldi della “nuova” scuola affrancata dal sacrificio e dall’ applicazione nello studio. Il mondo del lavoro è stato il terzo stadio del vettore che ha portato la nostra società nell’ orbita della disgregazione. Il lavoro, in senso lato, è passato da strumento di emancipazione economica ed intellettuale a condizione di servitù sociale imposta da un non meglio identificato “sistema”.  Essere ligi, svolgere le proprie mansioni puntualmente, è divenuto sinonimo di servilismo in luogo del mai accettato rispetto contrattuale.  Sabotare il lavoro, rubare ore di straordinario e materiale dell’ azienda, produrre falsi certificati di malattia per poi anadre a caccia o in settimana bianca, sciando oltre che sulla neve sulla testa del “sistema”, sono stati, e tutt’ ora sono, imperativi ideologici rispettatissimi.Come rispettatissimo e supertutelato è il nuovo comandamento così detto di genere che fa dell’ omosessualità la condizione naturale e culturalmente superiore, e dell’ eterosessualità uno stadio primitivo degno di TSO a base di elettrochoc e sedute psicoanalitiche normalizzatrici. Ora sentirsi dichiaratamente ed orgogliosamente maschio o femmina è considerato sintomo di conclamata sindrome involutiva, di incapacità di comprendere il percorso umano verso il non sesso. Dopo aver combattuto ed odiato la presunta distinzione “razzista”  fra normale ed omosessuale, oggi si vuole affermare che è normale solo l’ omosessualità e, di conseguenza, che chi non l’ accetta è un malato da riformattare secondo il nuovo verbo di genere. Cosa restava da fare per capovolgere totalmente il mondo? Capovolgere la legge ed il senso della Giustizia.  La sostanziale impunità di delitti contro la persona (specie se vittima è la donna), il perdonismo generalizzato rispetto a crimini commessi in condizione di abuso alcolico e di droghe, l’ esproprio dell’ abitazione lasciata temporaneamente incustodita consentito dalla palude di leggi burocratiche, stanno celebrando la fine del Diritto e la sua sostituzione con una giustizia amministrata secondo convenienze ideologiche e valutazioni personali. Da tutto ciò deriva il trionfo amminstrativo del brutto sul bello, dell’ idiota sull’ intelligente, del degrado sulla dignità. Questo mondo capovolto avrà breve vita perchè la follia cher lo governa lo porterà a compiere il gesto estremo dell’ autodistruzione convinto, come può esserlo soltanto un demente, di arrivare così alla propria totale “liberazione”.

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