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Eligio Bartoli

Archivi del giorno: 19 Novembre 2013

SCRIVERE CON L’ ANIMA.

Scrivere per non morire è molto diverso e più lacerante che scrivere per vivere. Prestare il proprio ingegno e domare lo spirito per assecondare stomaco ed intestino regala, oltre all’ amaro senso di sazietà, anche il privilegio di una facile notorietà.  Si diventa icone come le lapidi murali che riportano il nome delle vie di una città ma che  in realtà segnano il percorso senza uscita del labirinto di una società basata sull’ effimero apparire che dura quanto la breve stagione della bellezza o della gioventù. Scrivere per vivere è tutto sommato facile perchè è sufficiente mettere nero su biano quel che va di moda e soprattutto quel che la platea indistinta vuol sentirsi raccontare. Farlo per non morire è doloroso, è un’ impresa solitaria e scoraggiante come la scalata del K2 a mani nude e con le scarpe da ginnastica.  Si va controcorrente e si ricevono in faccia gli schizzi dell’ incomprensione, della derisione che la claque avversa erutta a getto continuo, mentre le rapide e la cascata incombono alle proprie spalle. Il mercato dell’ intelletto è aperto da sempre e nei suoi affollati stands si trovano giullari e filosofi on demand che, per quietare i morsi della fame senza dover lavorare,  cantano, ballano e si prostrano davanti alla cartamoneta.  Grandi sono i nomi che hanno firmato capolavori eterni della pittura, della scultura e della poesia regalandoli poi, per un pezzo di pane, a signorotti e Papi progenitori dell’ attuale selva di caste. Pochi sono i Dante  Alighieri che non rinunciano ad esser “…troppo molesti”  o i Buonarroti che hanno la forza di  imporre il nudo nella Cappella Sistina. Oggi si scrive sotto dettatura fregandosene della verità, si rinnegano i sacri ideali di ieri pomeriggio per una redditizia scampagnata mattutina reggendo lo strascico dei “nuovi condottieri”. Credo che la corruzione dell’ intelletto sia il gesto di degrado insuperabile, perchè colui o colei che ne ha il dono e se ne priva per un seggio parlamentare, una direzione di giornale o anche un fittizio Premio Nobel, dimostra la crudele casualità con cui la natura dona qualità mentali a cervelli incapaci di portarne il peso. La viltà intellettuale è a mio giudizio la peggior prostituzione in quanto riguarda un bene spirituale non ripagabile e,  per dirla con Boccaccio, molto diversa da quella del corpo per la quale vale il verso “…bocca baciata non perde ventura ma si rinnova come fa la luna”.   L’ integrità morale non si restaura perchè quando si è ceduto al compromesso e ci si vende si resta impigliati negli ingranaggi e schiacciati da un potere che non fa prigionieri e che l’ intelletto non solo lo compra ma, per assicurarsene la “fedeltà” eterna, lo uccide marchiandolo a fuoco.  Chi scrive per vivere pubblica saggi, romanzi e tomi come fossero pagnotte di pane, arricchisce e riesce a dormire l’ ignaro sonno del venduto. Chi scrive per non morire davanti allo sfacelo di una cultura, davanti alla negazione della superiorità spirituale e davanti al rifiuto della responsabilità “genitoriale” in quanto donne e uomini, rispetto al resto del creato, si gioca la voce urlando nel vuoto, perde la spensieratezza raccontando dolore e sopraffazione e spesso si gioca anche la libertà quando graffia la faccia sporca del potere politico e della nomenklatura. Denunciare la corruzione e la prepotenza, sia essa mafiosa, religiosa, politica o culturale, si fa pericoloso, si diventa sassolini nelle scarpe di troppi, si lede la maestà del sopruso e si danneggia l’ immagine inviolabile del politically correct. E ciò oggi rappresenta un reato più grave del genocidio. Chi scrive per non morire lo fa perchè il giorno non passi invano e la sera giunga come ricompensa per aver vissuto onestamente, gravando sulle proprie gambe e non sulle spalle degli altri. Lo fa perchè non può farne a meno, perchè glielo impongono gli occhi di chi gli vuol bene e lo specchio che l’ odierebbe e si rifiuterebbe di rifletterne l’ immagine se non lo facesse.  Scrivere gridando e gridare scrivendo per vincere il silenziatore imposto dal potere alla dignità. Spero che domani ce ne sia uno in più che riesca a farlo fra noi.

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