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Archivi del giorno: 9 Novembre 2013

RE SALOMONE E’ MORTO OGGI.

Quando la Giustizia era una missione e non una professione condizionata dalle tentacolari propaggini del potere ed era essa stessa l’ unico baluardo contro l’ abuso del Potere, Re Salomone impartiva lezioni di vita tramite istruttorie e sentenze tanto brevi quanto sagge. Famosa, tra le altre, è rimasta quella pronunciata per dirimere la diatriba fra due donne che si contendevano un figlio rivendicandone ognuna la maternità.  Oggi che la società, in teoria, non è più una semplice struttura sottoforma di tribù ma presenta innumerevoli (troppi e spesso inutili) livelli amministrativi in senso lato, l’ apparato giudiziario si trova ancora a sentenziare in materia di filosofia, psicologia e sociologia, cioè in ambiti umanistici nei quali l’ arida norma del codice non troverà mai cittadinanza. E’ il caso, uno dei tanti, dei coniugi piemontesi Deambrosis che a causa della loro età si sono visti strappare con inaudita violenza la loro figlioletta di tre anni. La motivazione della sentenza lascia esterrefatti come pure risulta inaccettabile la pretesa di stabilire per sentenza  i limiti esistenziali entro i quali poter avere figli. Così due semplici persone, non appartenenti all’ intoccabile mondo dei privilegiati e ricchi siano essi attori, cantanti o politicanti,  vengono private dell’ affetto più caro, della loro ragione di vita, per un semplice rapporto aritmetico di età e per pretese probabilità di premorienza, come recita  il gergo assicurativo. Due poveri vasi di coccio manzoniani si sono frantrumati urtando la pietra della burocrazia politica, quel tremendo mostro che sta demolendo la spiritualità della società civile.  Mentre sono numerosi i casi dei così detti vip che hanno procreato indisturbati in tarda età,  ( Cary Grant a 70 anni,  Gasmann a più di 60, Onassis idem) e altri lo hanno fatto addirittura fuori dai canoni del perfettismo preteso e professato, on demand, dagli assistenti sociali (cantante di 55 anni, cioè uno in meno della signora Deambrosis, priva anche di un marito e quindi un padre della prole) senza che si siano mossi gli ingranaggi giudiziari e burocratici, e mentre gli Stati fanno a gara per riconoscere a pseudo unioni omosessuali capacità genitoriali che non avranno mai, per questi due sfortunati genitori biologici (seppur assistiti dalla tecnica) è scattata la più violenta ed insensibile prassi giudiziaria.  C’è il sospetto che ci sia una ragione estranea ai contenuti della vicenda all’origine di quanto è accaduto. Facciamo un passo indietro e torniamo alle leggi che hanno istituito l’ aborto, il divorzio e l’ eutanasia (dove è vigente). Questi tre momenti sanciscono il dominio dell’ autorità dello Stato nei rapporti personali e familiari. Queste tre cose possono essere fatte perchè lo dice la legge, non perchè esse rappresentino un valore sociale o filosofico. L’ ingerenza dello Stato attraverso la legge nella sfera spirituale più intima delle persone rappresenta, a mio giudizio, l’ espropriazione del diritto supremo all’ autodeterminazione individuale. Infatti il Potere non si accontenta mai e come dimostra il caso dei coniugi Deambrosis, mira, punendo loro, ad “educare” milioni di altre coppie  che, ovviamente, non appartengano alle èlites degli intoccabili e, presumibilmente, all’ area omosessuale. Il fatto che questi poveri “normali” e semplici cittadini abbiano cambattuto una loro personale battaglia per riuscire a procreare, e per essa abbiano bruciato anni di vita e sostanze economiche, non conta niente. Il progresso scientifico permette di andare oltre i  confini considerati naturali, la società civile accetta  e riconosce tali conquiste ma poi l’ ideologia del politically correct si incarica di discriminare chi e come ne possa usufruire. Non capire che l’ errore commesso da coniugi Deambrosis di non rendersi conto che il “tempo delle mele” era per loro ormai remoto è dovuto alla perdita della cognizione temporale causata dal dramma che hanno vissuto negli anni della ricerca spasmodica di un figlio, è la dimostrazione di insensibilità e di prevaricazione da parte di un potere che, come un rullo compressore, schiaccia chi non può difendersi.  Questi sventurati hanno vissuto un Calvario, seguito dalla favola della nascita della loro figlia ed ora devono vivere la peggiore delle morti per mano della burocrazia. La società civile avrebbe dovuto aiutarli e sostenerli,  se fosse stata tale e non quel campo di battaglia di eterna guerra che è,  non condannarli come non ha il coraggio di fare nemmeno con criminali omicidi.

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