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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: novembre 2013

PIANETA DONNA.

Il 26/11/2013 nel “mondo”, cioè in alcune parti di esso, si è celebrata la giornata della “difesa delle donne dalla violenza maschile”. Ci risiamo. Ecco il nuovo attacco del politically correct, che attraverso i suoi megafoni istituzionali e mediatici, intona l’ ipocrita canto di Eva   riempiendolo di belle parole anzi, delle solite chiacchiere trite e ritrite.  Per l’ occasione sono sventolati seni al vento, medaglie al valore civile e patacche di circostanza hanno affollato i telegiornali. Care donne, se non volete che la vostra incolumità sociale si riduca ad un misero appuntamento annuale segnato sul calendario dello stucchevole cerimoniale commemorativo, siete voi e voi soltanto che potete dare una svolta epocale al vostro destino di vittime della ferocia ignoranza praticata dalla famigerata ditta “Adamo e figli”. In che modo? Prima di tutto sottraendovi al cappio in via preventiva, siate cioè selettive e scartate il maschio becero impegnandovi a cercare l’ uomo.  Non abbiate paura della solitudine intellettuale, parlate a chi vi sembra papabile e soprattutto fatelo parlare, scoprite chi si cela dietro mielose attenzioni e atteggiamenti plateali tanto cari agli instabili di mente.  Se un maschio vi assilla e vi assedia, e fa volare un aereo col vostro nome trascinato sulla coda scappate a gambe levate, è un pazzo criptico inacapace di controllare gli spasmi del suo ego. Siate razziste, senza se e senza ma, nei confronti dell’ ignoranza e della protervia di chi vi si para davanti. Provocate da subito reazioni emotive e scatti cerebrali in quello che pensate possa essere il “principe azzurro” e stanate lo stalliere violento e beota che si nasconde solitamente sotto le moine del “conquistatore”. Siate razziste inamovibili riguardo ad educazione, cultura, apertura mentale e pulizia. La “matematica psicosomatica” vi sarà sempre d’ aiuto nell’ individuare il marcio maschile, applicatela senza remore o condizionamenti. Chi ama davvero non lo scrive sui muri, non lo grida al vento, non ha bisogno di tradurlo in mille regali e sceneggiate. Lo dice con la serenità di uno sguardo, con un abbraccio delicato. Chi uccide per diporto, chi non ha bisogno di chiedere, il macho tutto d’ un pezzo, non sarà mai un uomo e non darà mai un grammo mentre pretenderà tonnellate. Siate razziste, e finchè non avrete scoperto l’ anima di colui che vi piace non acconentatevi del suo corpo che nella maggioranza dei casi si rivelerà un semplice ed anonimo contenitore del nulla. Siate selettive, solo così vi potrete difendere dai nemici della vita di coppia. Non fate affidamento sulle leggi dello Stato per difendervi perchè esse trattengono la violenza maschile come lo scolapasta l’ acqua di cottura. Non fatevi avvicinare da maschi sporchi, da coloro che deridono la poesia ed incontrano il sapone con cadenza settimanale e spesso anche alternata. La “matematica psicosomatica” è una scienza esatta, descrive tratti fisici e caratteriali con precisione assoluta, fateci affidamento totale poichè ad essa non si sfugge. E poi non è così difficile distinguere il buono dal marcio visto che ognuno di noi, in fondo,  è quello cha fa.  Siate selettive, guardatevi allo specchio e domandatevi mille volte se non vi stiate sprecando e buttando via con qualcuno che non vi merita. Mai come in questi casi vale il detto “meglio sole che male accompagnate”.  Non sperate nella legge dei codici (scritta da Adamo), la sola che può salvarvi è la legge della donna che vi difenderà oltre che dal maschio violento anche dalla femmina passiva sua infelice e storica alleata. Una donna a differenza di una femmina sa amare, sa soffrire e piangere ma è capace di dire dei no favolosamente razzisti e selettivi. Il primo principio della “matematica psicosomatica” dice che se ti accompagni ad un ignorante, ad un grossolano, morto di fame o ricco che sia, puoi aspettarti solo di essere trattata con le mani e mai col cuore.

MISERIA SENZA NOBILTA’.

L’ Italia di oggi appare come il classico e penoso nobile decaduto che invece di rimboccarsi le maniche e decidersi, una buona volta, a lavorare preferisce vendere (anzi, svendere) gli ultimi gioielli di famiglia e continuare a vivere da ricco pur non essendolo ormai da molto tempo ed avendo inequivocabili pezze al sedere. La vendita di aziende strategiche come Finmeccanica, Eni, Enel, Fincantieri, è l’ ultimo inconsulto rantolo di irresponsabilità politica e, al contempo, il segno tangibile, se ve ne fosse ancora bisogno, della incapacità congenita mostrata dalla casta politicante di affronatre il problema del debito sovrano da essa stessa creato in decenni di follia politica. Li chiamano  “asset”, si pavoneggiano sventagliandosi come vecchie zitelle con frasi ad effetto ed annunci di immaginari avvistamenti di bagliori di luce in fondo al buio assoluto del tunnel recessivo in cui ci hanno infilato. Questi gioielli sono invece la nobiltà dell’ epoca post bellica  che ha consentito ai calcinacci d’ Italia di diventare una potenza economica. Facciamo una domandina semplice, tanto semplice che possa essere capita anche da questi pretesi Premier, da questi pretesi Ministri economici che con la loro pochezza certificano di essere veramente…economici. Una volta racimolati questi 12-15 miliardi di euro con la svendita di quel che resta dell’ Italia industriale e finanziaria, che saranno divorati in un solo semestre dal mostro a 20 teste (quante sono le Regioni) del “Disservizio Sanitario Pubblico”, cosa faranno? Dopo aver sparato l’ ultima cartuccia come pensano d difendere l’ Italia dall’ assedio di un’ Europa sempre più a trazione tedesca? Venderanno Venezia ai Tahilandesi, Roma ai cinesi, la Sardegna agli “oligarchi” russi e Firenze a qualche sceicco itinerante? Tutta questa nobiltà sarà venduta per tornare finalmente alla miseria pre-risorgimentale (per la popolazione) e per mantenere intatti i vergognosi compensi dei burocrati impiegati statali di alto bordo “depositari” della “scienza amministrativa e giuridica”? Invece di rimboccarsi le maniche e ridurre, a cominciare dai propri scandalosi ed incivili privilegi, un costo statale inaudito, questa casta di incompetenti svende lo Stivale al peggior offerente. E dopo? Quale ricetta miracolistica ha in serbo la medesima banda di avventurieri che senza pudore ha tassato l’ economia reale con la sensibilità della ghigliottina e ridotto, in due anni, l’ Italia in fin di vita? Lo scandalo continuo delle ruberie politiche centrali e periferiche, in cui si dilettano i pepponi di ogni colori partitico, rappresenta la miseria di una Nazione rimasta senza nobiltà, e la cui classe dirigente è pronta a chinare la crapa di fronte a qualsiasi valuta starniera ed ancor più pronta ad aprire le gambe per pochi spiccioli pur di non lavorare. Siamo ormai  una Nazione saccheggiata, dove ognuno pensa per sè, dove uno Stato famelico costringe gli imprenditori a delocalizzare le aziende, dove chiunque venga ha il potere di dettare legge ed imporre la propria religione e la propria cultura (?), dove un silenzioso e serpeggiante “si salvi chi può” sta desertificando quello che fu il Bel Paese lasciandolo in miseria e senza più alcuna traccia di nobiltà.

IL MONDO CAPOVOLTO.

Un tempo esistevano il più e il meno, simboli di postività e negatività, che servivano a valutare l’ individuo dandone un giudizio complessivo ed una sua collocazione nella scala dei valori sociali. Onestà, capacità lavorative e attitudine allo studio, erano le doti sulle quali si cotruiva la persona e dimostrare di averne in abbondanza era un imperativo morale a cui ci si atteneva senza remore.  Poi venne il tempo degli zero, la rivincita sociale del meno che, definendosi vittima dello strapotere “razzista” del più, prese a delegittimarne l’ importanza per finire con il considerarlo l’ origine di tutti i mali della società.  Il più e la positività sono  così diventati fonte di discriminazione nei confronti del meno e la sottocultura dell’ appiattimento coniò il famigerato  6 politico, la grande falce che tagliava il merito, la qulità e il primato, per dare a tutti la stessa valutazione. E siccome le qualità ed i pregi, così come i difetti ed i limiti, non sono equamente distribuite, la spinta dal  e verso il basso ha cercato di eliminare l’ individuo, ideale prova vivente degli uni e degli altri,  per sostituirlo con la massa, monolite schiavo e simbolo dei valori medio bassi che ne garantiscono la conservazione nel limbo del collettivismo. Questa sistematica erosione e corrosione del più ad opera del meno ha investito tutti i livelli e gli spazi esistenziali. La famiglia, nucleo centrale ed embrione della società, è stata la prima a subire i colpi d’ ascia “riformatori” con o quali le è stata tolta l’ indissolubilità, la forza patrimoniale e il ruolo formativo. Oggi se non si hanno alle spalle almeno tre separazioni coniugali non si è a la page, se non si possono vantare compagni e compagne destinatari di miseri assegni divorzili con i quali i nuovi “sceicchi” frantumano il “ricco” stipendio da operaio o impiegato, per poi finire ad abitare nell’ utilitaria di famiglia, non si è uomini di mondo. Non vale più la capacità di conservare unita la famiglia, impresa più ardua che salvare una nave dai flutti del mare forza 12, ma vale la disinvoltura irresponsabile del farne e disfarne quante più si può, e per non far sentire in imbarazzo questi idioti del matrimonio usa e getta è stata coniata la categoria assolutoria di famiglia allargata. La scuola, altro istituto fondamentale del conflitto sociale fra il più e il meno, ha subìto la stessa sorte.  La si è svuotata dei contenuti selettivi del merito e l’ idiota, il bullo, il parassita per vocazione, sono saliti alla ribalta come soggetti degni di emulazione e di rispetto, mentre lo studioso, il serio ed il volenteroso, sono stati etichettati con l’ espressione, omnicomprensiva di ogni negatività, di secchioni. Il 6 politico e il “docente ignorante”  sono diventati i capisaldi della “nuova” scuola affrancata dal sacrificio e dall’ applicazione nello studio. Il mondo del lavoro è stato il terzo stadio del vettore che ha portato la nostra società nell’ orbita della disgregazione. Il lavoro, in senso lato, è passato da strumento di emancipazione economica ed intellettuale a condizione di servitù sociale imposta da un non meglio identificato “sistema”.  Essere ligi, svolgere le proprie mansioni puntualmente, è divenuto sinonimo di servilismo in luogo del mai accettato rispetto contrattuale.  Sabotare il lavoro, rubare ore di straordinario e materiale dell’ azienda, produrre falsi certificati di malattia per poi anadre a caccia o in settimana bianca, sciando oltre che sulla neve sulla testa del “sistema”, sono stati, e tutt’ ora sono, imperativi ideologici rispettatissimi.Come rispettatissimo e supertutelato è il nuovo comandamento così detto di genere che fa dell’ omosessualità la condizione naturale e culturalmente superiore, e dell’ eterosessualità uno stadio primitivo degno di TSO a base di elettrochoc e sedute psicoanalitiche normalizzatrici. Ora sentirsi dichiaratamente ed orgogliosamente maschio o femmina è considerato sintomo di conclamata sindrome involutiva, di incapacità di comprendere il percorso umano verso il non sesso. Dopo aver combattuto ed odiato la presunta distinzione “razzista”  fra normale ed omosessuale, oggi si vuole affermare che è normale solo l’ omosessualità e, di conseguenza, che chi non l’ accetta è un malato da riformattare secondo il nuovo verbo di genere. Cosa restava da fare per capovolgere totalmente il mondo? Capovolgere la legge ed il senso della Giustizia.  La sostanziale impunità di delitti contro la persona (specie se vittima è la donna), il perdonismo generalizzato rispetto a crimini commessi in condizione di abuso alcolico e di droghe, l’ esproprio dell’ abitazione lasciata temporaneamente incustodita consentito dalla palude di leggi burocratiche, stanno celebrando la fine del Diritto e la sua sostituzione con una giustizia amministrata secondo convenienze ideologiche e valutazioni personali. Da tutto ciò deriva il trionfo amminstrativo del brutto sul bello, dell’ idiota sull’ intelligente, del degrado sulla dignità. Questo mondo capovolto avrà breve vita perchè la follia cher lo governa lo porterà a compiere il gesto estremo dell’ autodistruzione convinto, come può esserlo soltanto un demente, di arrivare così alla propria totale “liberazione”.

SCRIVERE CON L’ ANIMA.

Scrivere per non morire è molto diverso e più lacerante che scrivere per vivere. Prestare il proprio ingegno e domare lo spirito per assecondare stomaco ed intestino regala, oltre all’ amaro senso di sazietà, anche il privilegio di una facile notorietà.  Si diventa icone come le lapidi murali che riportano il nome delle vie di una città ma che  in realtà segnano il percorso senza uscita del labirinto di una società basata sull’ effimero apparire che dura quanto la breve stagione della bellezza o della gioventù. Scrivere per vivere è tutto sommato facile perchè è sufficiente mettere nero su biano quel che va di moda e soprattutto quel che la platea indistinta vuol sentirsi raccontare. Farlo per non morire è doloroso, è un’ impresa solitaria e scoraggiante come la scalata del K2 a mani nude e con le scarpe da ginnastica.  Si va controcorrente e si ricevono in faccia gli schizzi dell’ incomprensione, della derisione che la claque avversa erutta a getto continuo, mentre le rapide e la cascata incombono alle proprie spalle. Il mercato dell’ intelletto è aperto da sempre e nei suoi affollati stands si trovano giullari e filosofi on demand che, per quietare i morsi della fame senza dover lavorare,  cantano, ballano e si prostrano davanti alla cartamoneta.  Grandi sono i nomi che hanno firmato capolavori eterni della pittura, della scultura e della poesia regalandoli poi, per un pezzo di pane, a signorotti e Papi progenitori dell’ attuale selva di caste. Pochi sono i Dante  Alighieri che non rinunciano ad esser “…troppo molesti”  o i Buonarroti che hanno la forza di  imporre il nudo nella Cappella Sistina. Oggi si scrive sotto dettatura fregandosene della verità, si rinnegano i sacri ideali di ieri pomeriggio per una redditizia scampagnata mattutina reggendo lo strascico dei “nuovi condottieri”. Credo che la corruzione dell’ intelletto sia il gesto di degrado insuperabile, perchè colui o colei che ne ha il dono e se ne priva per un seggio parlamentare, una direzione di giornale o anche un fittizio Premio Nobel, dimostra la crudele casualità con cui la natura dona qualità mentali a cervelli incapaci di portarne il peso. La viltà intellettuale è a mio giudizio la peggior prostituzione in quanto riguarda un bene spirituale non ripagabile e,  per dirla con Boccaccio, molto diversa da quella del corpo per la quale vale il verso “…bocca baciata non perde ventura ma si rinnova come fa la luna”.   L’ integrità morale non si restaura perchè quando si è ceduto al compromesso e ci si vende si resta impigliati negli ingranaggi e schiacciati da un potere che non fa prigionieri e che l’ intelletto non solo lo compra ma, per assicurarsene la “fedeltà” eterna, lo uccide marchiandolo a fuoco.  Chi scrive per vivere pubblica saggi, romanzi e tomi come fossero pagnotte di pane, arricchisce e riesce a dormire l’ ignaro sonno del venduto. Chi scrive per non morire davanti allo sfacelo di una cultura, davanti alla negazione della superiorità spirituale e davanti al rifiuto della responsabilità “genitoriale” in quanto donne e uomini, rispetto al resto del creato, si gioca la voce urlando nel vuoto, perde la spensieratezza raccontando dolore e sopraffazione e spesso si gioca anche la libertà quando graffia la faccia sporca del potere politico e della nomenklatura. Denunciare la corruzione e la prepotenza, sia essa mafiosa, religiosa, politica o culturale, si fa pericoloso, si diventa sassolini nelle scarpe di troppi, si lede la maestà del sopruso e si danneggia l’ immagine inviolabile del politically correct. E ciò oggi rappresenta un reato più grave del genocidio. Chi scrive per non morire lo fa perchè il giorno non passi invano e la sera giunga come ricompensa per aver vissuto onestamente, gravando sulle proprie gambe e non sulle spalle degli altri. Lo fa perchè non può farne a meno, perchè glielo impongono gli occhi di chi gli vuol bene e lo specchio che l’ odierebbe e si rifiuterebbe di rifletterne l’ immagine se non lo facesse.  Scrivere gridando e gridare scrivendo per vincere il silenziatore imposto dal potere alla dignità. Spero che domani ce ne sia uno in più che riesca a farlo fra noi.

FAMIGLIA DI STATO.

Le dittature politiche conclamate e quelle in formazione dettano le regole, o meglio erigono i recinti entro i quali devono pascolare i sudditi, chiamati anche cittadini, popolo o “massa critica” come piace tanto ai ciarlatani del cialtrone politically correct. La famiglia come istituzione naturale biologica e patrimoniale, resta, all’ interno di questa nefasta azione distruttrice, il bersaglio preferito dei folli profeti del nuovo ordine politico che mira a sovvertire quello naturale. I fatti di cronaca si intrecciano ormai a livello planetario e così, mentre nella Cina comunista e neo-capitalista si aumenta d’ ufficio il numero dei figli consentiti dal partito padrone alle coppie dei discendenti di “denti gialli” Mao, in Italia, aspirante Paesello  al ruolo di neo repubblica popolare comunista, si tolgono d’ imperio i figli a genitori naturali, legittimi e veri, e se ne affidano altri a due omosessuali che giocano a recitare la caricatura di moglie e marito. La domanda che erutta rabbiosa dalla coscienza e sfonda la paratoie sottoculturali del politically correct non può essere taciuta: perchè una creatura di tre anni, innocente e nel pieno inalienalbile diritto di essere allevata e cresciuta da una madre e da un padre veri, deve essere condannata all’ ergastolo in una cella sperimentale ed avere traviata e sconvolta la propria psiche dall’ orrendo spettacolo di due individui dalla sessualità indefinita che si sovrappongono alla natura? I diritti naturali, psichici e materiali di questa bambina non esistono?  O forse a non esistere è lei stessa visto che non è considerata altro che uno strumento meccanico, quasi un vibratore, per la soddisfazione di un capriccio contro natura di due persone e di tutto uno schieramento politico fortemente interessato alla scomparsa della famiglia unica naturale? Sia chiaro che siamo in presenza di responsabilità politiche che gridano vendetta, perchè solo una casta politicante cerebrolesa poteva lacerare il tessuto sociale lasciando passare norme come quella interpretata ed applicata dal giudice che ha stabilito l’ affidamento della prima martire italiana del politically correct. Dove risiede la giustezza di un atto che priva una bambina del sacrosanto diritto di  poter chiamare con l’ appellativo di mamma una donna fatta a sua immaginee somiglianza invece di un manichino “non maschio” grossolanamente taroccato ed imbellettato allo scopo?  Psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, stuoli di predicatori  che paiono assoldati  dall’ esercito della dannazione umana, piegano la testa davanti al diktat e ne santificano la portata “scientifica”. Vili servi del potere vendono coscienza e professionalità per il fetido piatto di lenticchie che puzza di corruzione ideologica lontano un miglio. Questo affidamento, pure disposto entro ambiti legali, ma è arcinoto che non tutto ciò che è legale sia nche giusto, è un atto moralmente delittuoso nei confronti di una creatura inconsapevole ed indifea che viene privata del suo futuro naturale e di una vita NORMALE. Cosa sarà di lei e della sua capacità di amare  distinguendo i sessi, l’ amore materno da quello paterno, e a chi si ispirerà come riferimento esistenziale?  Rispondano i profeti del nuovo disordine innaturale! Questa squallida commediola degli omosessuali che pretendono di formare una famiglia come quella eterosessuale, che i loro danti causa hanno distrutto con l’ aborto, il divorzio e la “struttura allargata”, sembra la stessa di quella sedia che, invaghiatasi del tavolino, delira di procreare tanti sgabellini. Siamo ormai giunti alle vere COLONNE D’ ERCOLE  della follia, e oltre esse c’è la perdizione culturale, umana, filosofica, religiosa e spirituale di coloro che un tempo, lontano non secoli ma anni luce, dipinsero la Cappella Sistina, solcarono oceani, scrissero Divine Commedie, scoprirono il Radio, sconfissero il buio e le distanze fisiche fra popoli. Quella era umanità! Quella che molti folli “neo-creatori” stanno invece cercando di spacciare per essa è  caos biologico,  è carne trapiantata e psiche espiantata, è insomma il nuovo ed inedito esemplare di rifiuto solido urbano impossibile da smaltire.

U.E. NORMALIZZATRICE.

Oggi denunciamo la folle circolare applicativa, di cui ha dato notizia Il Giornale del 4/11/2013, partorita dalle scatole craniche  o meglio, dal vuoto che in esse appare assoluto e che le riempie, di ben 19 “esperti” di sessuologia infantile, adulta, senile e, c’è da giurarci, anche post mortem. Questo “studio” definisce le linee dell’ educazione sessuale da impartire nelle scuole della U.E., e dà la giusta misura  della pericolosità sociale di questa banda di burocrati che detta le regole al caravanserraglio europeo. Dal reportage dell’ articolo emergono particolari che fanno della U.E. un campo di concentramento senza filo spinato ma dotato di una immensa camera a gas “sociale” dove è fatto obbligo di respirare il nuovo verbo, tossico quanto quello imposto dai nazisti. Questa camera a gas continentale dovrebbe, nel delirio di questi 19 fantomatici esperti, asfissiare ed uccidere il sesso, i sessi e la sessualità, in nome di una nuova dottrina che fa del condizionamento, tipo cane di Pavlov, il suo fulcro. Dunque, questi sedicenti esperti hanno ideato la nuova educazione sessuale che, suddivisa in fasi progressive in base all’ età degli educandi, parte da zero anni fino alla maggiore età. Sì, avete capito bene, da zero anni! E fino a quattro è la prima di esse e poi via dicendo. Questa circolare della follia, badate bene, è all’ esame della Commissione Europea cioè del Governo della U.E., il quale, dopo l’ infausta parentesi prodiana dello studio della curvatura delle banane e del diametro dei piselli, ora vuole occuparsi dei format sessuali. In essa, i normalizzatori, pagati profumatamente con i soldi delle tasse, asseriscono quanto sia importante “aprire” la mente dei bambini entro i quattro anni di vita sull’ orizzonte sessuale con tutte le implicazioni che ne derivano, compreso l’ approccio alla masturbazione, la conoscenza del proprio corpo e la  promozione di una “naturale” omosessualità che secondo questi pazzi andrebbe “agevolata” già in tenera età.  Poi entro i dieci anni di età i cittadini europei di domani dovranno conoscere l’ opportunità sociale dell’ aborto, i metodi di controllo delle nascite e la “pericolosità” del messaggio religioso su queste tematiche sessuali, che ovviamente va rigettato in toto.  Bastano questi accenni programmatici per comprendere che ci troviamo davanti ad un progetto di distruzione di massa da realizzare su vasta scala e che fa il paio con le atroci velleità scientifiche poste in essere dalla ferocia nazista nel suo folle tentativo di realizzare la nuova razza perfetta. Non è un falso allarme, perchè superato il vaglio della Commissione tale circolare dovrà essere applicata nelle scuole materne, elementari, medie e superiori dei Paesi  dell’ area U.E.  Il sospetto che dietro, davanti, sopra e sotto questa sconvolgente iniziativa ci sia la lobby della pedofilia, quella della omosessualità e quella della politica trasversale che le cavalca  traendone enormi vantaggi elettorali, appare meno assurdo di quanto si creda. A chi altri gioverebbe una strategia di simile portata distruttiva del tessuto sociale? E come si permettono questi sedicenti esperti ed i loro danti causa di allungare le sudice e viscide mani ideologiche sui corpi e sulle menti di  inermi bambini i quali risulteranno poi traviati e psicologicamente massacrati da tale manipolazione in tutto simile alla lobotomia chirurgica?  E ancora, come può uno Stato come l’ Italia, già vergognosamente appecoronato all U.E. in politica economica, divenire suddito obbediente e passivo esecutore del massacro mentale delle future generazioni?  La viltà ideologica e la sottomissione generale al politically correct devono ricevere una risposta adeguata  forte e decisa, se non dai pavidi e corrotti politicanti, intenti unicamente a spremerci di tasse, da parte dei genitori di queste vittime predestinate, di questi futuri martiri della peste del terzo millennio che va sotto il nome, è necessario ripeterlo e gridarlo ad ogni latitudine, di politically correct. Il delitto che tramite questa abominevole circolare si vuole pianificare e compiere è l’ abolizione di ogni tutela dell’ infanzia in materia sessuale e della sacra inviolabilità dei minori che rappresentano i requisiti base per definire civile una società. La barbarie della prevaricazione della volontà individuale in tenera età è un crimine molto diffuso in nazioni culturalmente ed economicamente sottosviluppate, e dopo bambini terroristi, bambini operai, bambini prostituti, bambini soldati, avremo, grazie agli esperti superpagati della U.E., anche bambini schizzofrenici, asessuati, ibridi sessuali, ai quali sarà sconosciuto ogni contenuto emozionale, ogni connotato spirituale spontaneo  nella “fruizione” della sessualità  programmata e “scientificamente” dosata da questi “ricercatori” della nuova umanità.  Genitori armatevi di cultura e coraggio, non potete tradire in maniera così vigliacca le creature che Dio vi affida! Siate liberi e combattete questa ignominia.

RE SALOMONE E’ MORTO OGGI.

Quando la Giustizia era una missione e non una professione condizionata dalle tentacolari propaggini del potere ed era essa stessa l’ unico baluardo contro l’ abuso del Potere, Re Salomone impartiva lezioni di vita tramite istruttorie e sentenze tanto brevi quanto sagge. Famosa, tra le altre, è rimasta quella pronunciata per dirimere la diatriba fra due donne che si contendevano un figlio rivendicandone ognuna la maternità.  Oggi che la società, in teoria, non è più una semplice struttura sottoforma di tribù ma presenta innumerevoli (troppi e spesso inutili) livelli amministrativi in senso lato, l’ apparato giudiziario si trova ancora a sentenziare in materia di filosofia, psicologia e sociologia, cioè in ambiti umanistici nei quali l’ arida norma del codice non troverà mai cittadinanza. E’ il caso, uno dei tanti, dei coniugi piemontesi Deambrosis che a causa della loro età si sono visti strappare con inaudita violenza la loro figlioletta di tre anni. La motivazione della sentenza lascia esterrefatti come pure risulta inaccettabile la pretesa di stabilire per sentenza  i limiti esistenziali entro i quali poter avere figli. Così due semplici persone, non appartenenti all’ intoccabile mondo dei privilegiati e ricchi siano essi attori, cantanti o politicanti,  vengono private dell’ affetto più caro, della loro ragione di vita, per un semplice rapporto aritmetico di età e per pretese probabilità di premorienza, come recita  il gergo assicurativo. Due poveri vasi di coccio manzoniani si sono frantrumati urtando la pietra della burocrazia politica, quel tremendo mostro che sta demolendo la spiritualità della società civile.  Mentre sono numerosi i casi dei così detti vip che hanno procreato indisturbati in tarda età,  ( Cary Grant a 70 anni,  Gasmann a più di 60, Onassis idem) e altri lo hanno fatto addirittura fuori dai canoni del perfettismo preteso e professato, on demand, dagli assistenti sociali (cantante di 55 anni, cioè uno in meno della signora Deambrosis, priva anche di un marito e quindi un padre della prole) senza che si siano mossi gli ingranaggi giudiziari e burocratici, e mentre gli Stati fanno a gara per riconoscere a pseudo unioni omosessuali capacità genitoriali che non avranno mai, per questi due sfortunati genitori biologici (seppur assistiti dalla tecnica) è scattata la più violenta ed insensibile prassi giudiziaria.  C’è il sospetto che ci sia una ragione estranea ai contenuti della vicenda all’origine di quanto è accaduto. Facciamo un passo indietro e torniamo alle leggi che hanno istituito l’ aborto, il divorzio e l’ eutanasia (dove è vigente). Questi tre momenti sanciscono il dominio dell’ autorità dello Stato nei rapporti personali e familiari. Queste tre cose possono essere fatte perchè lo dice la legge, non perchè esse rappresentino un valore sociale o filosofico. L’ ingerenza dello Stato attraverso la legge nella sfera spirituale più intima delle persone rappresenta, a mio giudizio, l’ espropriazione del diritto supremo all’ autodeterminazione individuale. Infatti il Potere non si accontenta mai e come dimostra il caso dei coniugi Deambrosis, mira, punendo loro, ad “educare” milioni di altre coppie  che, ovviamente, non appartengano alle èlites degli intoccabili e, presumibilmente, all’ area omosessuale. Il fatto che questi poveri “normali” e semplici cittadini abbiano cambattuto una loro personale battaglia per riuscire a procreare, e per essa abbiano bruciato anni di vita e sostanze economiche, non conta niente. Il progresso scientifico permette di andare oltre i  confini considerati naturali, la società civile accetta  e riconosce tali conquiste ma poi l’ ideologia del politically correct si incarica di discriminare chi e come ne possa usufruire. Non capire che l’ errore commesso da coniugi Deambrosis di non rendersi conto che il “tempo delle mele” era per loro ormai remoto è dovuto alla perdita della cognizione temporale causata dal dramma che hanno vissuto negli anni della ricerca spasmodica di un figlio, è la dimostrazione di insensibilità e di prevaricazione da parte di un potere che, come un rullo compressore, schiaccia chi non può difendersi.  Questi sventurati hanno vissuto un Calvario, seguito dalla favola della nascita della loro figlia ed ora devono vivere la peggiore delle morti per mano della burocrazia. La società civile avrebbe dovuto aiutarli e sostenerli,  se fosse stata tale e non quel campo di battaglia di eterna guerra che è,  non condannarli come non ha il coraggio di fare nemmeno con criminali omicidi.

DEMENZA IN CONTANTI.

In questi giorni è in piena rappresentazione  la tragicommedia della stesura, per capitoli di spesa e per quelli di incasso a mezzo tasse, che va sotto il nome, mai più illusorio, di legge di stabilità.  L’ orgia mediatica  con fughe di notizie, illazioni diffuse ad arte per depistare logica e razionalità in una fase cruciale per la stessa sopravvivenza economico-finaziaria dell’ Italia, tiene col fiato sospeso milioni di italiani che ogni giorno si risvegliano più poveri e alla fine di questa giostra richiano di trovarsi sul lastrico. Fra le innumerevoli sparate che si attribuiscono ai geni ministeriali dell’ economia, i quali si distinguono per follia e sospetta incapacità, è riemersa la storiella staliniana della riduzione, in pratica dell’ eliminazione, del contante quale rimedio supremo contro la presunta evasione fiscale.  E’ il tarlo cerebrale degli incompetenti, la valvola di salvezza di chi non sa dove mettere mano per stilare un bilancio di previsione che non ci faccia vergognare di essere italiani. E’ il classico specchietto per allodole usato a beneficio di masse rancorose ed inconsapevoli che sognano il famelico fisco vestito da Zorro. Senza dimenticare l’ incostituzionalità di una norma che vieti l’ uso della carta moneta oltre un limite esclusivamente e abusivamente politico, lo Stato, tramite i suoi più o meno sgangherati governi, non ha alcun diritto di imporre ai cittadini  norme che implichino l’ utilizzo di un conto corrente bancario o di qual si voglia natura per gestire i loro soldi, come non ha alcun diritto di imporre tasse occulte obbligando a pagare commissioni bancarie, su cui lucra, per poter incassare pensioni oltre un certo importo. Ma questo Stato se ne frega e fa ciò che vuole in barba a diritti sanciti dalla Costituzione.  E questo rappresenta uno dei tanti motivi per i quali il nostro Paesello vanta un debito sovrano fra i più grandi del mondo civile. Pare che il burocrate abbia una visione monocromatica della realtà ed il grigio domina il suo stretto orizzonte, il grigio della sottomissione di un popolo ad una azione incontrastabile  dello Stato che, attraverso la longa manus del fisco, può entrare nella vita privata e condizionarla a fini di gettito fiscale.  Ma la verità è che quando un cittadino ha pagato le tasse sul reddito dichiarato, ciò che gli resta in mano è suo e nessuno, meno che mai lo Stato, può sindacarne l’ uso e le modalità dello stesso.  Altro che azione di contrasto all’ evasione fiscale! Quì siamo in presenza di una prevaricatrice imposizione di stile di vita, in tutto uguale alla divisa ideologica imposta dal comunismo cinese o alla camicia nera imposta dal fascismo.  La libertà non è una parola da slogan ideologico, è l’ essenza stessa della vita, ed è sufficiente vedere quanto accade a questo proposito nel resto del mondo occidentale, per capire quanto l’ Italia sia caduta in basso nella difesa del supremo principio-valore. I piccoli bottegai politico-burocratici si cimentano nell’ impresa, superiore alle loro capacità, di gestire i conti di un Paese fino a qualche anno fa civile, e cosa ti escogitano?  Il blocco del contante insieme alla supertassazione della casa. Sono questi i miseri capisaldi di una follia politica che, come un cancro, sta uccidendo il Paese che fu di Santi, eroi e navigatori.  Basterà questo manipolo di  espressioni in grigio dell’ inettitudine fatta persona a far esplodere una Nazione che, prima delle loro nefaste azioni, era riuscita a risorgere da una guerra mondiale persa sia militarmente che dal punto di vista della dignità nazionale.  E’ la demenza, che in Italia viaggia in  contanti,  la trovi sulle scrivanie pubbliche e, molto spesso, a braccetto con la corruzione,  anch’ essa in contanti, fatta di “metodi”  che prendono il nome delle località centrali e locali nelle quali germogliano e si sviluppano come gramigna. E’ questa demenza, non è chiaro quanto sia voluta o connaturata, del burocrate ad imporgli, anche quando si traveste da Ministro, Sindaco o Presidente di Regione,  di non capire ciò che è lapalissiano per una pietra e cioè che se non si taglia la spesa corrente fuori controllo, bloccare il contante o distruggere fiscalmente la casa serve solo a fare dell’ Italia un’ altra tragica Cuba. Purtroppo storicamente il popolo italiano ha dimostrato di essere meno organizzato e consapevole di un qualsiasi branco e subisce angherie politiche scaricandole attraverso l’ arte di arrangiarsi rifugiandosi nel misero escamotage del “se tu freghi me io poi frego te”, che è il simbolo della precaria identità nazionale  e della totale ignoranza di cosa sia la Democrazia. La circolazione del contante è un falso problema fiscale mentre la smania politica ed ideologica di limitarla è una autentica clava per colpire  la libertà nei suoi punti vitali.

VIDEO GAMES SUCCHIACERVELLI.

Le ormai numerose generazioni dei fanatici utilizzatori, più corretto sarebbe parlare di veri e prorpi “residenti”, dei video games si sono ritrovate come ogni anno alla celebrazione delle novità di settore e, come enologi e sommelier dal finissimo palato, degustano estasiate il “succo” e la celeste ambrosia che trasudano dall’ ultima consolle.  Sono gli abitanti del mondo virtuale, dove trascorrono ore ed ore a combattere alieni, eserciti del male o guerre di condominio spaziale, perdendo ogni giorno di più il contatto con la realtà, il lavoro e l’ istruzione.  Li guardi in faccia  e vedi espressioni sospese a mezz’ aria, con quella posa da geni incompresi e quella estraneazione dalla realtà che ne fa entità provvisorie, quasi di passaggio.  Curiosamente, ma c’è un’ evidente spiegazione, non hanno tatuaggi o percing sparsi su tutta l’ epidermide,  qualcuno ostenta il vecchio e superato cappellino con visiera sul lato o, giurassicamente, sulla nuca,  mentre gli occhiali da vista sono quasi di ordinanza  e l’ abbigliamento è da giovani pensionati secchioni tutti casa e consolle. Saltano da una demo all’ altra manifestando chiari segni di incipienti orgasmi da performance virtuali più reali della realtà. Per restare all’ enologia, pasteggiano le ultime novità assaporandone l’ irresistibile perlage che sale dalla grafica sempre più fotografica e reale, e arriva fino al cervello o quel che ne rimane. Il video game è il moderno altare su cui si sacrifica l’ intelligenza celebrando ogni volta la nascita  del suo succedaneo rappresentato  dalla capacità di dominare la consolle attraverso una ripetitività ossessiva che permette di vincere la virtual tenzone non per doti einsteiniane ma per più comuni attitudini di martello pneumatico.  Geni dell’ astrazione, poeti del nulla virtuale, questi viandanti dell’ illusione sono anche generalmente “single di gruppo” riconoscendosi reciprocamente  soltanto davanti al game come un esercito compatto di atomi.  Sono i fondatori della solitudine di gruppo, chiusi nel recinto gergale e accomunati dalla sindrome della vittoria, del primato. Provate a chiedere loro notizie di Socrate o cosa sia la filosofia, vedreste occhi sbarrati e infastiditi che solo per un attimo fingerebbero di guardarvi per poi scappare nel vuoto di un altro video game. Quanti di questi “guerrieri della notte culturale” figurano nelle infinte liste di disoccupati che non hanno voglia o tempo per cercare un lavoro che, però sia ben inteso,  li lasci liberi di “combattere” gran parte del giorno?  Senza farvi paralizzare dal terrore provate ad immaginare di essere un giovane o una giovane che ha la disavventura di affacciarsi sulla vita come da un valico di montagna che scopre l’ immensa valle sottostante. Pronti ad accogliervi trovereste il gran mondo della droga, l’ ipnosi dei video games, il martellare della musica da sballo, il bullismo come espressione esistenziale, stuoli di mammine, papini e nonnini con in mano la pensione appena riscossa, pronti a reggervi lo strascico e scattare ad ogni vostro capriccio o desiderio. La valle di lacrime per voi sarebbe la valle dei sorrisi ebeti eternamente stampati su facce inconsapevoli orgogliose di esserlo  e di indossare i jeans al giro glutei come manifestazione di superiorità generazionale.  Questa è  purtroppo la palestra dove si formano i prossimi laureati, in corsi brevi per carità, in medicina, ingegneria o più facilmente in una qualche “scienza” coniata apposta per loro e qualche furbo ed opportunista docente e rettore.  Dopo il ’68, che ha scardinato la società civile laboriosa e responsabile, assisteremo al quarantotto del non essere e del non pensare quale religione della nuova umanità nata dalla morte dell’ umanità.

QUIZ TELEVISIVI PER ANALFABETI.

Una delle tante cartine di tornasole del livello di analfabetizzazione raggiunto in Italia a partire dal ’68 è rappresentata dalle trasmissioni televisive di intrattenimento a base di quiz.  Intanto il fatto che siano state retrocesse nella fascia pre-serale ne indica, per alcune di esse, lo scadimento sia di format che di contenuti fino a livelli inferiori a quello fogniario. Quando il quiz cercava di accreditarsi come indicatore di cultura  era il re della prima serata ed incollava milioni di telespettatori alla Tv. I concorrenti erano dei veri e propri pozzi di nozionismo generale e comunque sapevano coniugare un verbo, e nel loro forziere mnemonico figuravano date e nomi che avevano fatto la Storia e la Cultura.  Da quel livello quasi enciclopedico, di pari passo con il decadere della scuola e con il suo trasformarsi in fabbrica di ignoranti ideologizzati, si è passati, nel volgere di qualche anno, al livello pre-scolare che tedia i nostri pomeriggi inoltrati. Le risposte ai quiz sulla tabellina pitagorica gridano vendetta ed offendono il genio  che l’ ha congegnata permettendo al povero inclita di emergere dal pantano dell’ ignoranza. Giovani di ambo i sessi, accomunati dalla spocchia e dalla pretesa di aspirare tutti a mansioni dirigenziali in uffici con veduta sella Fifth Avenue, ignorano la professione del Manson di Cronin, non sanno dove e quando sia nato Giuseppe Garibaldi, chi sia il tal Albert Sabin o cosa siano la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. E però votano!  Si impiccano nel dover formare una frase di senso compiuto, mescolando congiuntivi e condizionali come fossero ingredienti di un minestrone. Non sanno ma pretendono questi “poveri” giovani che compongono le schiere di disoccupati del posto fisso e direttivo. Si sentono tutti Amministratori Delegati o Presidenti di multinazionali e non degnano di uno sguardo i lavori artigianali dall’ alto della loro ignoranza ed inconsaspevolezza. Ma a dispetto di tutto ciò non si pongono domande e si gettano nel quiz televisivo sperando in una botta di… fortuna  o che magari venga loro chiesto, quale domanda di storia, nome e cognome dei nonni paterni. Il quiz dell’ ignoranza imperversa e fa audience, poco importa che nel contempo dipinga un ritratto raccapricciante dell’ analfabetizzazione perniciosa contratta dai discendenti di Cicerone, Leonardo, Galilei e Dante Alighieri. All’ imbarbarimento culturale si contrappone il livello ultra universitario quanto a tatuaggi  e piercing,  sono tutti docenti di medicina della distruzione umana, conoscono tutte le droghe e sanno  mescolarle ad arte con l’ alcool, per raggiungere le  vette della follia che oggi si chiama sballo. Forse non sono ignoranti ma solo diversamente analfabeti con buona pace del politically correct che li usa a scopi politici e soprattutto economici, facendone  oggetto del mercato globale della mercificazione umana. Povero quiz televisivo che, trainato dal sapiente giornalismo di chi usa il verbo sanzionare in luogo di sancire e con ciò diventa principe dei telecronisti sportivi o dal politicante che si avventura nel ” latinorum” terrore di Renzo Tramaglino e specialità classista dell’ Avv. Azzeccagarbugli, si ritrova ad essere il simbolo di una “Qultura” che tratta dei bisogni naturali in fascia televisiva protetta oltre che, rigorosamente, a tavola.  D’ altra parte se culturalmente siamo ormai dentro la cloaca maxima  perchè stupirsi e rammaricarsi?

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