Archivi del mese: ottobre 2013

LO SDEGNO DEI PAPPONI.

La cronaca ci regala un’ altra perla di questa nostra società apparentemente evoluta ma in realtà libera soltanto di farsi del male fino all’ autoannientamento. Due ragazze di 14 anni, due adolescenti vittime della tratta di esseri umani in versione domestica sbattute, in tutti i sensi, sulla  più miserabile ribalta. Stupore generale, indignazione collettiva, tromboni moralisti suonati al massimo dei decibel, psicologi e psicoterapeuti chiamati a consulto per sfornare i peggiori luoghi comuni sulla debolezza dell’ età, sulle paure e i bisogni dei giovani travolti da una società in fuga da ogni regola e da ogni principio. Dopo decenni di irresponsabile apertura delle stalle, tutti questi predicatori a gettone piagnucolano sui buoi scappati. Basta! Non se ne può più di tanta ipocrisia istituzionalizzata ad ogni livello!  Basta con la solita manfrina di lingue sciolte che si scatena ad ogni esplodere di un caso clamoroso.  L’ esercito di ipocriti non deve dimenticare che fino ad un minuto  prima  che si diffondesse la notizia della prostituzione di queste due disgraziate ninfe, migliaia di altre loro coetanee regalavano l’ acerbo corpo a vergognosi e “onesti padri di famiglia”, a single dall’ euro facile,  magari funzionari di banca, ministeriali o dell’ impero delle tasse. Tutti sporchi pedofili come quei nonnetti pensionati che, con molti meno euro, si baloccano con le baby prostitute congolesi o dell’ affamato Corno d’ Africa.  Pedofili bavosi e flaccidi che poi “amorevolmente”  vanno a prendere figlie e nipoti all’ uscita di scuola per salvarle dai maniaci come loro.  Dove sta dunque la sorpresa, da dove origina lo sbigottimento di questa società falsa e corrotta?  Dall’ ipocrisia, dalla cattiveria e dal menefreghismo sociale che dai vertici politico istituzionali scende come la lava dall’ Etna bruciando ogni principio morale e religioso che incontra.  Questa è la società che ha demolito la famiglia, che ha deresponsabilizzato i genitori, che ha legalizzato l’ aborto e che, dopo aver distrutto la scuola, vuole legalizzare l’ eutanasia. E’ la società che promuove la morte come gesto di liberazione, come autonomia dell’ individuo e libertà di drogarsi fino alle ossa.  Ebeti prezzolati ne fanno l’ apologia su tutti i media, al cinema e a teatro e la sottocultura che manovra la distruzione umana se li coccola regalando loro premi Nobel, ampie poltrone e ricchi vitalizi.  Forse a questi cialtroni fa comodo speculare anche sul luogo (il ricco ed esclusivo quartiere dei Parioli) del misfatto e sui tanti euro necessari a pagare il fetido biglietto d’ ingresso. Ma è bene ricordare a costoro che anche nei quartieri  popolari di San Basilio, Centcelle o Tor Pignattara, tanto per restare nella capitale, ci sono quattordicenni violate e godute da meno facoltosi pedofili, opportunamente mimetizzati nel popolino che “non arriva alla fine del mese” ma riesce a pagarsi l’ illecito sollazzo. Togliamo di mezzo il solito prurito ideologico che fa tanto comodo a certa parte politica perchè il Satiro non ha tessera o se ce l’ ha è trasversale come dimostrano stupratori seriali “progressisti” e maniaci sessuali conservatori. Quanti di questi sviolinatori moralisti possono dire, guardandosi allo specchio e  negli occhi, di non essere stati almeno una volta con prostitute, trans, o omosessuali di ogni età e colore della pelle? Facciamola finita con questa ipocrita riprovazione e con la maniacale descrizione di partiocolari piccanti che fa di giornali e trasmissioni televisive dei voyeur col patentino da crocerossini. Vergogne come questa accadono tutti i giorni e sotto gli occhi impotenti, nel senso che proprio non possono farci nulla avendo le mani legate dal polically correct, delle forze dell’ ordine. Le strade di  città e campagne sono piene di minorenni in vendita, lo sanno le Questure, i Sindaci e gli Organi di Polizia, eppure il miserabile film si gira tutte le sere  e non mancano nemmeno le matinèe. Finiamola dunque  con le lacrime di coccodrillo e per il rispetto che si deve alla prossime generazioni si ritorni indietro sulla strada della pulizia mentale, a quando gli adulti ed i nonni erano per lo più maestri di vita e non barbari pedofili con la clava sessuale conficcata nella vuota scatola cranica. A quando lo Stato,  nelle sue espressioni istituzionali, non andava (almeno pubblicamente), a trans con i soldi pubblici e le sedi di  Ministeri,  Comuni e Provincie non erano case chiuse aperte al godimento dei tanti parassiti della politica.  Meno stupore e giusto rigore morale, prima di tutto con sè stessi e poi, con diritto, verso gli altri.

LA PRIMAVERA ITALIANA.

Come si esce da un “cul de sac”?  In un solo modo: sfondandolo!  Che l’ Italia ci si trovi dentro è chiaro come il sole ed altrettanto chiaro è che  chi tiene sigillato il sacco (la casta politico burocratica) non ha alcuna intenzione di mollare la presa ed il potere incondizionato che ne deriva. Dunque sfondare, sfondare, sfondare! Tranquille, voi sentinelle dello status quo, non mi passa per l’ anticamera del cervello quella parola, sempre scritta con il sangue ed inutile e dannosa  quanto la stessa casta politica, che è  rivoluzione. Non serve. Almeno nella forma già sperimentata contro il Re di Francia, lo Zar di tutte le Russie, il dittatore di Cuba Fulgencio Batista ecc. Questi penosi fuochi artificiali che a parole hanno portato il popolo al potere e in realtà hanno solo cambiato le facce e il colore della dittatura deposta, non sono segno di civiltà ma solo il trionfo della barbarie. Quello di cui parlo è un rivolgimento delle coscienze, di quella parte sana della Nazione che, seppure largamente minoritaria rispetto alla casta trasversale di mungitori e saccheggiatori dello Stato, può e deve sollevarsi, avere il coraggio di prendere per mano la Nazione e toglierla dalle sabbie mobili della corruzione ideologica e dei patti sotterranei fra finti avversari politici. Non è impossibile. Anzi è doveroso verso quei milioni di italiani che la mattina non si svegliano per rubare ma per lavorare. Penso a quei padri di famiglia, a quelle madri che vogliono un presente dignitoso per sè stessi ed un futuro di libertà per i loro figli. Per questa Italia e con questa Italia si può ribaltare la decadenza politico economica e culturale che sta distruggendo la nostra civiltà. La strada da percorrere è politica e senza alternative. Non quella ideologica che punta al dominio di una parte sull’ altra in una lotta continua e senza speranza per nessuno. Occorre una Primavera Italiana, una rottura con un passato che mai è riuscito ad essere futuro, perchè il bene sociale non ha colore o marchio ideologico a dispetto delle fallimentari chimere che illusionisti rossi e neri decantano da sempre. In una società moderna chi è al  potere non ruba, non corrompe e non si fa corrompere. Essa è dunque l’ esatto opposto di quella in cui viviamo. Occorre quindi che nasca davvero un movimento politico e culturale capace di governare l’ economia spazzando via i finti buoni e finti cattivi che si palleggiano le nostre vite arricchendosi. Un movimento politico snello e privo degli orpelli statutari, delle zavorre di parassiti che ne reggono lo strascico facendosi essi stessi mafia politica e ragnatela sociale.  Non un colore, non una divisa, non un gergo nè una gestualità di mani tese, pugni chiusi o mani morte e viscide. Un movimento che si giovi di professionalità a tempo determinato, che non muoia di asfissia strangolato dai mezzi busti carrieristi della chiacchiera,  simboli di incapacità contigua con la peggiore malafede. Un movimento liberale e libero dal passato che non venda posti di lavoro (e di stipendio) in cambio di voti, che non viva sul debito sovrano ma che creda nel rispetto della cosa pubblica come bene intoccabile. Non è fantasia e non è una favola. E’ solo il contrario di ciò che oggi è la realtà. E se essa può essere marcia così come è chi può negare che possa diventare ciò che dovrebbe essere? Soltanto coloro che ne beneficiano e si ingrassano con il marciume.

IL NEMICO DEL RISPARMIO.

L’ Italia sta vivendo una fase cruciale che può decidere il suo destino e comprometterne definitivamente lo status di Nazione libera. E’ il momento del varo della legge finanziaria ed è come mettersi nudi davanti allo specchio che impietosamente evidenzia la pelle avvizzita e cadente del debito sovrano. La prima domanda (e non è retorica) è: chi scrive questa legge? Sì perchè la ormai intollerabile limitatezza della sovranità nazionale italiana, sia  politica che economica, dovuta all’ essere membro considerato accattone della UE, è causa ed effetto di pressioni esterne che rendono i già precari ed incapaci politicanti italiani dei semplici esecutori di direttive, dei piccoli e grigi contabili di bilanci fatti da altri. Qualcuno, dotato di inesistenti cognizioni amministrative ed immense velleità governative, ha firmato accordi impossibili da rispettare inchiodando l’ Italia ad un 3% del Pil e contemporaneamente al rientro ventennale dal debito sovrano, rendendo impossibile qualsiasi politica economica diversa da una dittatura fiscale tesa all’ espropriazione del patrimonio privato. Cosa può interessare al IV reich se gli italiani dovranno rinunciare ad un tenore di vita appena sopra lo soglia delle decenza? E’ di tutta evidenza che le economie forti abbiano interesse a che i gioielli industriali e finanziari italiani finiscano nelle loro avide e sudaticce mani lunghe. E quale mezzo migliore per vincere una corsa se non imporre un’ andatura insostenibile a chi è costretto a correre con le stampelle e giocarsi tutto? Dunque l’ imperialismo economico dei potenti della UE è la mano e la  penna che scrivono la finaziaria italiana. Ma ad esso si aggiunge la cialtroneria di una casta politico-burocratica che non rinuncia ai suoi privilegi e si guarda bene dal ridurre i propri faraonici guadagni e gli scandalosi sprechi di denaro pubblico. Questa cialtrona casta arriva a tassre il risparmio di milioni di italiani che ancora hanno fiducia nello Stato ed investono in Bot. Tassare il risparmio è il più vergognoso delitto finanziario e morale che uno Stato possa commettere, perchè così si punisce il sacrificio di chi rinuncia a tante cose nel presente per garantirsi un futuro dignitoso. D’ altra parte da uno Stato dissipatore,  da una nomenklatura corrotta e untuosa che arriva a pretendere addirittura il pagamento delle tasse in anticipo sulla formazione del reddito imponibile, non ci si può aspettare il rispetto del risparmio su cui si è ricostruita l’ Italia dopo la catastrofe bellica. Si badi bene che il risparmio non è un’ attività commerciale ma è sacrificio esistenziale, è rinuncia, è mortificazione della legittima voglia di vacanze, vestiti e comodità. Orbene lo Stato si presenta con le sue viscide ed immorali mani a raccogliere parte dei frutti di tale sacrificio per finanziare gli stipendi del suo insaziabile organigramma. Dov è, mi chiedo, l’ immoralità nel non volersi lasciare scippare questi sudati interessi? Perchè liberi cittadini devono subire passivamente tale sopruso per consentire il pagamento di pensioni e vitalizi da 30.000,00 euro mensili ai capibastone?  L’ immoralità di uno Stato che si spinge fin dentro le intime strutture familiari e le saccheggia tartassando la casa e minacciando la stessa coesione sociale fondata sulla famiglia, è tale da richiedere un’ azione popolare di riscatto della dignità individuale e di nazione.  Bisogna togliere il mandato elettorale a questi professionisti del debito percorrendo l’ unica strada che possa portare ad un ribaltamento della situazione attraverso un voto consapevole  contro chi ormai è tanto compromesso da non poter ingannare nemmeno un povero cerebroleso. Chi è nemico del risparmio è nemico della libertà e della dignità dell’ individuo e combatterlo con tutte le proprie forza è legittima difesa.

EVASIONE FISCALE O MAZZETTE, QUALE DELLE DUE E’ PEGGIO?

Secondo l’ autorevole analisi della Corte dei Conti (eternamente in rosso) l’ Italia è presa fra due fuochi che la stanno divorando: la corruzione nella Pubblica Amministrazione e nella politica e l’ evasione fiscale. La prima domanda che viene da porsi è se non sia la prima a generare la seconda e quale delle due sia più grave. Elevandosi al di sopra della sterile ed indegna diatriba ideologica dobbiamo provare a capire  quale dei due fuochi sia necessario spegnere per primo. Se fotografiamo l’ Italia  notiamo il sistema politico amministrativo più costoso del mondo occidentale, e rispetto a Nazioni più grandi e popolose,  il più alto numero, sia in assoluto che in relazione a questi due parametri, di politicanti, di amministratori pubblici e di dipendenti statali e parastatali. Da ciò deriva che per pagare questa enorme macchina che fabbrica spesa improduttiva l  ‘ economia reale,  quella cioè che produce redditi, beni di consumo e beni primari, deve essere spremuta attraverso una tassazione non più riferita all’ imponibile prodotto ma alle esigenze di cassa dello Stato per consentirgli di mantenere il tenore di spesa incontrollabile e, appunto, incontrollato. E’ appena il caso di spiegare che la partecipazione dello Stato, attraverso le sue imprese pubbliche, alla formazione di ricchezza o Pil Prodotto interno lordo, è pressochè nulla avendo tali imprese quasi tutte  bilanci negativi ed essendo comunque sovraffollate di dipendenti oltre ogni logica manageriale per cui gli utili prodotti spesso si esauriscono negli stipendi erogati. Abbiamo una decina di Corpi di Polizia strutturati con sedi provinciali e regionali ed una piramide di livelli di comando e competenze che ne fanno altrettanti centri di costo replicati all’ infinito. Inoltre c’è l’ Esercito, l’ Aviazione e la Marina Militare.  Poi c’è la corruzione che, come dichiara ancora la Corte dei Conti, rappresenta un “Ente Pubblico” a parte e di sicuro il più costoso. Si parla infatti di un fiume di miliardi di euro che i già citati politicanti strapagati, funzionari burocratici strapagati anch’ essi, e tutta una pletora di faccendieri, gestiscono con la disinvoltura e la irresponsabilità di chi ignora il sudore del lavoro e la fatica della produzione di reddito. Il trombone politico si difende dicendo che se non ci fosse l’ evasione fiscale l’ economia sarebbe in salute. Non ci piove nemmeno una goccia sotto questo tetto dei desideri. Ma un’ altra tromba risponde che anche se non ci fosse la corruzione e lo sperpero pubblico l’ economia sarebbe in salute. Proviamo a metterci davanti ad aliquote fiscali complessive pari a quasi a 70% del reddito prodotto senza indossare il paraocchi ideologico e vediamo che effetto fa.  Pare che a più di qualche megafono della legalità sia venuto il dubbio  che, entro una certa misura,  l’ evasione fiscale sia ormai divenuta una sorta di legittima difesa.  Per dirla in parole chiare sapete quanto imponibile bisogna realizzare per pagare i mega stipendi del Direttore dell’ Agenzia delle Entrate, del Presidente della Rai, dell’ Amministratore Delegato dell’ Eni o dell’ Enel, solo per citare qualche esempio? E sapete quali sono gli imponibili che generano quelle tasse che pagano tali faraonici stipendi?  Sono quelli della busta paga di operai, impiegati, Forze dell’ Ordine e dei bilanci delle Aziende private che non hanno la comoda scappatoia del deficit cronico di esercizio. La Rai ad esempio è in perdita da tempo immemore ma paga stipendi monumentali a chi la dirige in perdita. E’ morale o forse è immorale tanto quanto l’ evasione fiscale? Se gli italiani devono pagare sempre più tasse perchè ci sono da ripianare debiti sospetti come quello del Monte dei Paschi di Siena dal quale pare siano spariti miliardi di euro, non è immorale quanto nascondere ad un fisco Dracula una parte dei propri redditi, magari dovuti ad un secondo lavoro e quindi a sacrifici?  Sarebbe segno di civiltà se si aprisse un vero ed imparziale dibattito per strappare questo velo di vittimismo burocratico calato opportunamente sul fisco come fosse quello di una inconsolabile vedova e riconoscere, una volta per tutte e a dispetto dell’ ideologia del tassa e spendi, che se non si chiude la falla dello sperpero posta sotto la linea di galleggiamento la nave Italia colerà a picco anche se l’ evasione fiscale si riducesse a zero. Ancora una domanda. Credete che se l’ evasione fiscale non fosse mai esistita l’ Italia oggi avrebbe un debito pubblico minore o addirittura inesistente?

BOMBE DA COMMEDIA.

La Storia, come una giostra itinerante, ritorna e con essa tornano i riti che hanno reso tristemente celebre il ’68.  Si rivedono i cortei pseudo studenteschi per le vie delle città, vetrine in frantumi, cassonetti dell’ immondizia incendiati e slongans così vecchi e stantii da far rivoltare lo stomaco all’ intelligenza. Come sempre ci sono padri di famiglia in divisa che vengono feriti e presi d’ assalto come fossero simboli del potere mentre ne sono vittime come tanti altri. Per le strade svolazza l’ illusione di cambiare il mondo come se bastasse incappucciarsi la crapa, brandire spranghe e lanciare bombe carta per migliorare la società e combattere le ingiustizie. Ogni volta che torna la Storia muore la speranza che il tragicomico bipede, convinto di essere il padrone dell’ Universo, possa crescere e tagliare il cordone ombelicale che lo tiene legato  ancora a caverne e palafitte. Non un solo dettaglio della scenografia cambia. C’è sempre un Governo che in economia e politica sociale non ne azzecca una, c’è sempre un sindacato che cavalca il malcontento popolare grazie al quale è diventato una multinazionale finanaziaria, ci sono i proclami provenienti dai palazzi del potere che riecheggiano antichi “armiamoci e partite” alternati a “a voi le tasse a noi i privilegi”.  Mentre volano sassi e bombe carta ci sono sempre i super pensionati d’ oro della casta politica che sogghignano alla finestra brindando alla loro nomina a Giudici Costituzionali  quale compenso per aver contribuito a saccheggiare le tasche degli italiani e a fabbricare il debito sovrano. C’è sempre lo stesso Quirinale che come un vecchio disco rotto richiama tutti, e quindi nessuno, ad atteggiamenti responsabili dimenticando ovviamente che la Presidenza della Repubblica italiana è la più costosa del mondo occidentale. Non mancano neppure i soffiatori sul fuoco, quelli del tanto peggio tanto meglio, che scommettono sullo sfascio generale non avendo la minima cognizione di come si governi una Nazione. Confusi con lo sferragliare del  carrozzone politico si odono i discorsi ovattati dei burocrati della finanza pubblica che fanno accapponare la pelle. Il (non) Governatore della Banca d’ Italia, che se la governasse non esisterebbero casi come il Monte dei Paschi di Siena, scopre che non conviene studiare per trovare lavoro, dopo che la sua generazione ha demolito la scuola facendone una cellula di partito e una fabbrica di mandrie ignoranti. I predicatori del sacrificio quale strada maestra per raggiungere la crescita economica furbescamente la evitano imboccando il comodo sentiero del privilegio personale e di casta. Sono i politicanti, coloro che insaccocciano tesori ad ogni legislatura, sono i burokrati di Stato con i loro faraonici stipendi, che hanno la faccia di bronzo e salgono sul pulpito per predicare sacrifici e rinunce. Sono loro, i creatori del cancro insanabile del debito pubblico con una premeditazione politica meritevole della sedia elettrica, che bombardano l’ Italia sganciando quotidianamente bombe da tragicommedia su etica politica e sul dovere di rispettare le leggi. Tutto torna nella Storia, per fortuna anche le rivoluzioni con la loro inutilità,  violenza   e capacità di derattizzazione politica. Per adesso siamo al remake della contestazione giovanile del ’68 dalla quale usciranno i caporali di domani che, smessa la divisa da black block, indosseranno l’ abito buono del parlamentare e dimenticheranno perfino perchè sono arrivati fino lì. Il segreto sembra sia tutto nella capacità di scegliersi la parte giusta da recitare e una bomba molotov lanciata al momento giusto e al posto giusto ti può portare anche alla Presidenza del Consiglio. Giostra itinerante, buffoni in pianta stabile e giullari di corte spolpano l’ Italia passandosi il testimone di padre in figlio, dimostrando che non soltanto la mafia è strutturata in famiglie, clan e mandamenti.

NEGAZIONISMO DELLA MEMORIA.

La storia del ‘900 è documentata e circostanziata sia da fonti dirette, i sopravvissuti alle tragedie belliche, che da filmati e archivi inconfutabili che non si prestano ad interpretazioni di parte. Eppure c’è chi, sempre più spesso, roba di questi giorni, si iscrive a quel club di sciacalli dello scoop per trarne visibilità mediatica e magari vendere qualche ristampa di libercoli di filosofia ammaestrata. E’ il club dei negazionisti della realtà storica. Costoro, di norma dotati di supponenza e tracotanza oceaniche, sputano sentenze contro corrente per pura speculazione e soltanto per il fatto di essere smentiti finiscono sulle prime pagine dei quotidiani che sarebbero loro interdette per mera mancanza di contenuti. Ma accanto a questo tipo di negazionismo sfacciato ed idiota ce ne è un altro sottile, perfido e scientemente praticato attraverso NON la negazione dei misfatti ma semplicemente la NON menzione di essi. Nel caso specifico e ricorrente della deportazione e dell’ eccidio degli ebrei ad esempio, risulta lampante che mentre il “filone” nazista hitleriano è stato pubblicizzato e rivoltato come un calzino, se ne sono fatti centinaia di films, libri e materia di studio scolastico, a quello comunista staliniano è stata imposta la sordina della NON menzione. L’ omertà è il vile tacere di fatti delittuosi, anche a scopo politico, per evitare che presunti salvatori di popolo risultino quali essi sono e cioè despoti assassini acciecati dall’ ideologia e incapaci di fermarsi anche di fronte alle più grandi mostruosità pur di affermarla. Sotto questo aspetto la Storia è stata costretta ad imboccare una strada a senso unico con l’ opportuna eliminazione di percorsi opposti e paralleli. Tacere la Storia è comodo ed il tempo risulta l’ alleato migliore di questi negazionisti silenziosi ai quali è data anche la possibilità di fare i moralisti, di salire sui pulpiti e lanciare anatemi contro coloro che hanno perpetrato crimini identici a quelli da essi taciuti. Ciò è avvenuto e continua ad avvenire. Sono trascorsi 70 anni dall’ Olocausto ed è ancora così. Omettere la verità è la peggiore delle bugie e quando questa consiste in milioni di persone deportate e massacrate, rappresenta la più bassa manifestazione e la più vergognosa dimostrazione di cosa possa essere il genere umano. Negare è aver paura di specchiarsi nella Storia ma soprattutto vuol dire che non si è compresa la immane gravità di quelle azioni e che si è pronti a ripeterle in nome del comodo e vile negazionismo della memoria. La tardiva morte di Priebke ha scatenato ancora una volta  le sirene moraliste e le povere teste di quei mentecatti che sono stati pagati per scagliarsi platealmente contro il feretro, finalmente eternamente silente, del boia nazista. A seguire echeggia nella sceneggiata propagandistica scritta a quattro mani dai “beneficiari” dell’ anti nazi-fascismo, la commediola della condanna all’ ergastolo del  boia nazista di Cefalonia Alfred Stork, alla verde età di 90 anni, quasi 70 dei quali trascorsi in assoluta e conosciuta libertà nella sua Germania.  La moralmente sospetta longevità dei boia nazisti viene sfruttata con mestiere dai negazionisti degli altrettanto longevi boia comunisti i quali la centellinano per tenere desta non la Storia ma la propaganda. Mentre quando muore uno dei loro muore sempre un “partigiano valoroso” che ha combattuto (usando magari gli stessi metodi) il nazi-fascismo. Negare è reiterare nel buio della propria mente disarticolata quei crimini per i quali si è incapaci di provare vergogna. Tipico del genere umano e del suo inesistente rapporto con la coscienza.

IL PASTORE MEDIATICO.

Controllare le masse e guidarle verso i pascoli ideologici come mandrie inconsapevoli è l’ ambizione primaria di ogni regime politico. Nel secolo scorso abbiamo visto imperversare le tristi uniformi collettive del comunismo cinese, cubano, sovietico e coreano, alternarsi a quelle nazi-fasciste tedesche, italiane e spagnole, e dettare tragici modelli di comportamento imponendoli come fossero religioni. Dopo gli anni ’50 ai tanti pastori e mandriani con manganello rosso o nero si è affiancato il pastore mediatico internazionale che, precorrendo la globalizzazione economica di questo ultimo decennio con quella mediatica, ha scompaginato i tragici equilibri della guerra fredda. Oggi è la televisione il mandriano onnipresente ed onnipotente, la piovra che cattura il consenso e lo indirizza verso modelli funzionali alla ideologia dominante di questo inizio di secolo: il politically correct. La cultura non si forma più nel suo habitat naturale delle Scienze, delle Arti e della Filosofia, il pensiero non nasce più dal basso, da quella sensibilità di coscienze superiori che ha pervaso il mondo fino all’ 800 e metà 900. Ora la “kultura ufficiale” piove dall’ alto dei ripetitori televisivi,  dai ricettori satellitari e inonda la società contaminando la sua cellula base, la famiglia. Non più informazione, seppure lacunosa ed orientata, ma formazione e normalizzazione tese all’ imposizione del pensiero unico di moda. Il pastore mediatico non si limita ad informare che fa un caldo boia ma pretende di dettare a tutti le regole per difendersi da esso. L’ individuo che si sta costruendo è un ebete che non sa quanto e cosa bere se c’è l’ afa, e che si vaccina a comando contro l’ influenza avendo in tal modo grandi probabilità di contrarla nelle forme più violente.   Cosa fare se c’è il sole o se non c’è te lo dice la televisione, l’ oracolo che stima e prevede l’ ora esatta del picco influenzale, il preciso ammontare di quanto spenderemo in vacanze, alimenti e preservativi. Dibattiti salottieri di medicina tengono appiccicati alla TV milioni di aspiranti malati che, senza leggere o conoscere Moliére, diventano ipocondriaci prima che termini la pseudoscientifica lezione. Tutto ciò che passa attraverso lo schermo TV diventa vero e la frase “lo ha detto la televisione” è la certificazione suprema, il marchio della verità rivelata che spazza via qualunque costosissima ISO 9000 e seguenti. Il pastore mediatico è il vero capofamiglia, fa tendenza e crea il solco dell’ obbedienza dove il seme dell’ umanità vegeta e muore senza sviluppare il germoglio della consapevolezza. Ora non si scappa più di casa per il semplice fatto che la casa non c’è più, al suo posto c’è la piazza, sia quella mediatica che reale, dove festeggiare il Natale e la fine dell’ anno. La TV ordina di farlo  gomito a gomito, convinti di essere parte di una rivoluzione si saltella e ci si dimena al ritmo imposto dal giullare sul palcoscenico, che nel suo delirio di onnipotenza riesce a fare scandire in coro qualche frase cult del suo monotono tam tam.  Le Tavole dei nuovi Comandameti ormai scorrono sullo schermo TV, su quello dello smartphone, dell’ IPAD e internet è al contempo luogo di verità ed illusione virtuale di essa. Sospeso fra queste corde fissate nel nulla l’ individuo annaspa, perde l’ equilibrio e cade senza però mai toccare terra perchè il nulla non ha confini o fondo.  Confonde sè stesso e si perde di vista, Adamo si vede donna, Eva adesso tenta sè stessa e scopre il viscido e falso piacere di mangiare la mela da sola. Il soggetto diviene l’ oggetto, il mezzo si trasforma in fine, si mastica la vita come fosse chewingum e quando ne si è  stufi (presto)  la si appiccica sotto la panca dell’ idiota parco giochi esistenziale. Vista dal cielo la Terra appare come un formicaio su cui è caduto un sasso, l’ umanità, orfana della propria coscienza e spaventata, si scontra e fugge in tutte le direzioni, il Sud invade il Nord e l’ Est l’ Ovest. Tutti sono alla ricerca della terra promessa dal pastore mediatico, una terra che non esiste, una fossa delle Marianne dove annegherà questa epoca triste della morte di donna e uomo.

L’ ITALIETTA DEL FAI… POCO O NULLA.

Domenica 13 ottobre 2013 è stata indetta una maratona raccoglisoldi da parte del F.A.I.  Fondo Ambiente Italiano, uno dei così detti presìdi per la tutela del paesaggio quale parte integrante l’ ambiente. Grande tam-tam mediatico, testimonial di grido e volontariato giovanile per dare risonanza ed enfasi alla fiera delle buone intenzioni al motto di “salviamo l’ambiente”. Vale la pena di ricordare che l’ Italia  è  solita non farsi mancare nulla quanto a strutture di salvaguardia ambientale doppie, triple e quadruple, (c’è perfino un Ministero!) salvo poi renderle inefficaci ed inutili con leggi Regionali che sono vere e proprie negazioni del Diritto e della legislazione statale. Uno degli esempi più eclatanti è rappresentato dalla tutela di boschi e foreste.  Vediamo il caso Umbria. La legge dello Stato e la Costituzione all’ art. 9 tutelano i boschi, senza distinzione alcuna, come bene pubblico. La Regione, nel suo delirio di onnipotenza, indica in modo sibillino, con la legge N. 2 del 2000 art. 5 che la tutela sembri spettare solo ad alcuni tipi di boschi e foreste rendendo, per comoda e strumentale deduzione, spazzatura tutti gli altri. Viene da chiedersi, perchè? Semplicemente per dare modo a Comuni e Provincie di rilasciare autorizzazioni per l’ esercizio di cave nei boschi dopo aver opportunamente, con atto amministrativo, cambiato nome al bosco denominandolo area estrattiva. Quindi il piano regolatore comunale, come un ipnotizzatore meglio non potrebbe fare, decreta che ciò che vediamo estendersi rigogliosamente sulle pendici di una collina, magari a pochi metri da case e residenze di campagna, non sono alberi ma miraggi botanici che scompariranno alla prima carica esplosiva. Si badi bene però che a monte di tutto questo c’è una selva di presìdi istituzionali posti a tutela dell’ ambiente (Asl, Arpa, Corpo Forestale, Agenzia delle Foreste, Comunità Montana, Servizio difesa del suolo ecc.) che si riunisce, come in un consulto di cerusici medievali, e sancisce che sì, in base alla legge Regionale, il bosco si può demolire perchè, per legge, il paesaggio non ne soffrirà, l’ ambiente verrà tutelato da piantumazione (?) in altro loco per bilanciare la “sottrazione” boschiva e… chi s’è visto s’è visto! Un dato statistico la dice lunga in proposito: l’ Umbria (verde) è la Regione con più cave d’ Italia, a fronte di una popolazione inferiore a quella di un qualsiasi quartiere di Roma ed una estensione territoriale fra le più piccole dello Stivale. Da ciò deriva una richiesta di materiale estratto necessariamente bassa se riferita al fabbisogno umbro. Vedo già sorrisetti maliziosi disegnarsi sulla faccia di chi legge… no, nessuna irregolarità è possibile perchè c’è la sentinella sempre sveglia del sagace politico che, all’ uopo, ti crea il PRAE! Piano Regionale Attività Estrattive. Sentite come riempie la bocca e svuota le colline? Dunque il PRAE stabilisce per ogni anno la quantità di territorio che si può divorare per soddisfare la richiesta regionale oltre la quale non si può andare per via ordinaria. E allora come si spiega tale proliferazione di cave e il loro continuo inarrestabile ampliamento? Pensate anche voi a ciò che penso io? Ergo, c’è la sentinella ma c’è anche il dubbio che sia quasi sempre voltata di spalle o intenta a fumarsi la pausa caffè.  L’ Italia è quel villaggio primitivo dove nessuna figura giudiziaria o nessun Ente Ambientale si prendono la briga di far dichiarare nulla una legge regionale che prevale su una Statale e di sanzionare quei politicanti che l’ hanno promulgata.  Il F.A.I. denuncia che “stanno distruggendo il nostro Paese.  Aiutaci a salvarlo”.  Chi sono coloro che distruggono?

ANATOMIA DI UNA IDEOLOGIA.

Del comunismo e dei suoi totali fallimenti, come modello politico e sociale, registrati a tutte le latitudini del mondo ha parlato ad abbundantiam la storia del ‘900 e di questo primo scorcio del terzo millennio. Ciò che non è stato, a mio avviso, nè studiato nè preso in minima considerazione, è il paradosso sociologico rappresentato dal seguito che ancora ottiene, non solo in aree geografiche arretrate ma anche in occidente, tale ideologia.  Il rapporto fra classi sociali disagiate,  scarsamente acculturate ed il comunismo è alla base di questo consenso ma non basta a spiegare perchè milioni di persone credono ancora ciecamente in un’ idea politica che, ovunque sia al potere, è sinonimo di miseria economica, di assenza dei fondamentali diritti civili e di arretratezza culturale. Perchè, in sostanza, una parte di popolazione crede e vota un partito politico che nega libertà di pensiero,  professa l’ eliminazione dell’ individualismo  e si arroga il diritto di dettare norma rigide e insopportabili fin dentro la famiglia? Detto del basso livello di alfabetizzazione quale humus ideale di attecchimento e diffusione credo che la naturale tendenza a rifugiarsi nel branco da parte del genere umano spieghi  le dinamiche di una sottomissione vissuta addirittura come tutela di classe. L’ uomo ha paura di sè stesso e cerca nei comportamenti collettivi quella sicurezza che solo una cultura fortemente indirizzata alla promozione e alla salvaguardia dell’ individuo può dare. Il mal comune non è solo mezzo gaudio, è anche una falce che livella tagliando le teste tutte alla stessa… bassezza, in modo da far sentire meno vili ed ignoranti coloro che non vogliono o non riescono ad emergere ed affermare la propria diversità intellettiva. Crescere verso il basso ed essere tutti uguali in negativo elimina la competizione dando a chi non ha requisiti individuali le stesse possibilità del capace e dell’ ambizioso.  Esempi inconfutabili di ciò si hanno a partire dalla scuola elementare, nei reparti di lavoro, nei rapporti sociali, tanto che alla domanda su chi voglia “l’ uguaglianza comunista”  corrisponde una risposta semplice e diretta: chi non ha nulla da difendere e da offrire. La  controprova di tale deduzione è data dai comportamenti spiccatamente “capitalistici” di quei comunisti che per ventura si ritrovano a possedere qualcosa o ad avere posizioni di potere nel partito. Accanto a queste fonti comportamentali e sul loro stesso livello di importanza troviamo l’ ancor più naturale attitudine dell’ uomo ad occupare e fare propria la caverna trovata temporaneamente disabitata e, parallelamente, ad espropriarla con violenza quando la trovasse legittimamente occupata. Non a caso ben due dei Dieci Comandamenti sanciscono di “non rubare” e di “non desiderare la roba d’ altri”.  Dio, che ci ha creato, conosce bene le Sue creature e sa che nulla più di un facile guadagno, di un’ appropriazione indebita, nulla più di ciò che in sintesi è la roba d’ altri, stimoli la bramosia, l’ invidia ed il senso di possesso.  Il brutto non amerà mai il bello ed il povero odia la ricchezza solo perchè non la possiede, non certo per la sua pretesa immoralità.  Il comunismo si è posto fin dai suoi primi nefasti palpiti come censore dell’ ingiustizia sociale ed economica professando la moralità dell’ uguaglianza a modo suo: tutti uguali sotto il livello superiore della nomenklatura del partito e del potere, non più poveri e ricchi in ordine sparso ma tutti poveri sotto il tacco dell’ unico ricco, il PARTITO.  Le sirene dell’ ideologia non diffondono per caso messaggi  del tipo “tassare solo i ricchi” oppure “power to the people” o quello che è il simbolo di una società semplicemente rovesciata a specchio e cioè  “la dittatura del proletariato” quando proprio questo in realtà è la vera vittima di tale dittatura. Forse la forza del comunismo sta nella capacità di toccare i tasti giusti e stimolare l’ aggressività che nasce dalla frustrazione di vivere in condizioni disagiate, trasformando fisiologiche diversità sociali in odio di classe. E’ noto come ognuno di noi sia convinto che i propri problemi siano causati dagli altri. Quasi 100 anni di comunismo in qualsiasi angolo del mondo non hanno sanato un solo caso di ingiustizia sociale e semmai ne hanno prodotti ancor di più ma di segno opposto, e la classe operaia non soltanto “non è mai andata in Paradiso” ma è rimasta nel recinto-ghetto in cui l’ ha confinata, perchè vi resti in eterno giustificandone l’ esistenza, il suo genitore politico: il comunismo.

LA DITTATURA DELL’ EURO.

Il sogno, ma è più giusto parlare di chimera, di una Europa unita ha cominciato a vagare nei vuoti monolocali cerebrali dei politicanti già dai primi anni 50, dopo che la sbornia di follia bellica sembrava smaltita. Preso fra i due blocchi degli Usa e dell’ Unione Sovietiva il Vecchio Continente pensò di darsi una dimensione equivalente. Mai progetto politico fu impostato su basi più dilettantesche e la sua seconda fase, quella della unione monetaria, lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio. Dal “serpente monetario” che contraendosi e distendendosi, appunto come il rettile, avrebbe dovuto ammortizzare le gigantesche differenze economiche e valutaruie degli Stati europei, siamo passati all’ anaconda euro che in pochissimi anni ha strangolato il lavoro, il risparmio e la vita sociale dei Paesi più deboli. Imperatore di questo deserto finanziario si è riconfermato il quarto Reich teutone unificato il quale,  grazie  alla mollezza e alla sudditanza di molluschi politici di ben note Nazioni indebitate fin oltre il collo, ha potuto imporre che l’ euro valesse più o meno come il marco tedesco già dominatore assoluto del serpente monetario. Dunque dalla chimera alla tragicommedia, da una UE teorica e nominale senza moneta unica alla UE senza politica unitaria ma con una zavorra unica, l’ Euro. Sono certo che se i così detti padri fondatori e i loro degni figli realizzatori della chimera lo avessero fatto apposta e con calcolo non avrebbero saputo fare peggio di quanto oggi è sotto gli occhi e purtroppo sopra alle spalle di tutti. I Governi nazionali che si sono succeduti dal dopoguerra hanno creato debiti sovrani ingovernabili giovandosi del “serpente monetario” che consentiva margini di svalutazione e rivalutazione, abusati in modo osceno, per fronteggiare le famose tempeste monetarie che, oggi sappiamo, erano on demand.  Adesso l’ euro-anaconda non permette più simili sollazzi e per “disintossicare” le Nazioni drogate di debito pubblico impone loro una gabbia finanziaria che le distruggerà. Pensare infatti, come fanno questi penosi pseudo economisti, di ripianare i debiti sovrani con il rigore fiscale equivale a curare l’ anemia con il salasso. Tassare, quindi spostare, con un atto di imperio antidemocratico, la ricchezza dalle tasche di chi ha lavorato a quelle di uno Stato dimostratosi dissipatore, senza porre fine ai suoi sperperi vergognosi e alla corruzione politica perniciosa, è la strada maestra che conduce alla dittatura. Ma il totem del rigore è venerato anche da grandi sacerdoti e vestali dalla facile morale come le agenzie di rating le quali, da analiste del mercato e delle economie, si sono trasformate in sibille on demand e soffiano sulle vele della “grande nave” dettandole la rotta. La falsità dei dissipatori di ieri è la stessa dei presunti rigorosi di oggi, gli uni come gli altri affaccendati esclusivamente a divorare immensi patrimoni.  E pensare che esiste la strada per governare un graduale rientro dei debiti sovrani che passa per una inflazione pilotata da una banca centrale realmente emittente la moneta unica (euro) in modo mirato ed in base alle fluttuazioni dei mercati. Non, come accade oggi, con l’ immissione a pioggia di miliardi di euro di liquidità che scompaiono nell’ oceano delle spese incontrollate. Lo comprenderebbe anche una pietra che in questo inferno economico-finanziario più si immette liquidità e più si alimenta il debito, come dimostrano i dati macro economici degli Stati poveri d’ Europa. Il debito pubblico non si lava con il sangue dei derubati, anche perchè dopo la dittatura storicamente viene la rivoluzione.