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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: agosto 2013

L’ ETERNO BAMBOCCIONE.

Cinque o seimila anni sembrerebbero un tempo congruo per passare dall’ infanzia alla maturità anche per una pietra. Non così pare per il genere umano che di “civiltà in civiltà” ha mantenuto intatto il suo senso del ridicolo, del miserabile e della eterna ignoranza,  doti precipue che si appalesano in quel che chiamo “il triste gioco di Adamo” cioè la guerra. A fronte di evoluzioni tecnologiche, umanistiche e scentifiche, che lo hanno portato perfino a calpestare altri mondi resta inamovibile ed irriducibile la meschinità mentale di questo infantile e nefasto dispetto della natura che, alla veneranda età evolutiva di cui sopra, ancora “gioca” e uccide con carri armati, aerei e armi chimiche, come il più patetico dei cerebrolesi. A questo proposito fanno tenerezza le parole di Papa Francesco che in un accorato appello ha esortato i così detti “grandi e piccoli” della Terra a non ripetere follie belliche. Egli pensa, evidentemente, di rivolgersi a persone capaci di intendere e di volere, a persone che possano aver fatto tesoro delle immani tragedie militari che nei secoli hanno devastato il mondo, a persone che dopo aver “letto” Socrate e Platone prima, e Gesù dopo, possano aver capito se sono ancora sulle palafitte o no. La tragedia consiste proprio in questa illusione che,  supportata dal morbo del “politically correct”,  impedisce al Papa di usare le parole che qualunque padre di famiglia direbbe ad un figlio scellerato che a 30 anni si comportasse da idiota bamboccione. Si tratta in sostanza di un  primitivo lassismo morale generalizzato che permette al capo di uno Stato di fare guerre in nome di valori che dimostra di ignorare, e giù fino al privato cittadino di fare guerre e violenze in famiglia, sul lavoro, nella scuola, sulle donne, sui bambini e sugli animali.  Bisognerebbe gridare in faccia a questo bamboccione di vergognarsi del suo comportamento da analfabeta, della sua alterigia in base alla quale si è autoproclamato Homo Sapiens quando l’ unica “sapienza” che possiede in abbondanza è quella di fare del male con naturalezza genetica. Lo gridi pure senza timore l’ energico Papa Francesco,  la Sua semplicità glielo permette, la Sua veste di guida spirituale della religione della non violenza Lo autorizza e la  responsabilità di Padre verso credenti e non glielo impone. Gesù non si è mai piegato al “politically correct” e non ha mai stretto la mano di Pilato o dei Farisei, li ha apostrofati come meritavano non per semplice giudizio morale ma per la limpidezza Divina che non permette di navigare e barcamenarsi fra le onde ma impone di governare il mare. La morale non ha i confini degli Stati e difenderla costringendo i loro capi a rispettarla non è ingerenza politica ma missione spirituale autentica e totale.  Parafrasando Cecco Angiolieri, “S’ i fosse Papa” griderei: “imbecilli! Non vi vergognate di giocare ancora alla guerra come i primitivi di 3000 anni fa? “

QUANTE VITE ANCORA?

E’ la domanda che, nella mente di chi ha un minimo di buon senso, rimbalza come una pallina da flipper impazzita davanti alla interminabile sequela di persone di ogni età uccise sulle strade italiane da alcolizzati e drogati con licenza di uccidere. La cronaca ci bombarda di notizie tragiche, vite spezzate con il massimo del dispregio da parte di incivili, per lo più extracomunitari nord africani, zingari, rumeni, albanesi e moldavi. Sono costoro che quando non ricorrono al piccone per esprimere il loro ego usano le vetture coma armi da guerra compiendo stragi di persone con la stessa naturalezza con cui respirano. Appartengono a popolazioni che così dimostrano di essere lontane anni luce dalla civile consapevolezza del valore della vita.  Sotto questo aspetto hanno comportamenti primitivi che praticano pur essendo, quanto desiderati è facile capirlo, ospiti di una Nazione che fin quando non ha contratto il cancro del politicamente corretto, era la culla del Diritto. Si consumano così tragedie familiari a ripetizione a cui fanno seguito, decuplicando un dolore già immenso, gli incomprensibili “buffetti giudiziari” elargiti dalla magistratura a carico di questi protagonisti che, alle orecchie di una opinione pubblica demoralizzata e dei familiari delle vittime, suonano come autentica derisione del dramma vissuto. Il politicamente corretto impone alle persone oneste e perbene di sopportare la violenza di questi barbari nella folle illusione che prima o poi  emergano  dalla loro condizione socialmente primitiva e si integrino. Occorerebbero secoli nella più rosea e ottimistica delle previsioni. E’ invece lo Stato di Diritto che si deve difendere da questa inaccettabile manifestazione di barbarie e non già esso a doversi sottomettere in attesa di una maturazione sociale che non avverrà mai. Ed i cittadini di questo Stato hanno il diritto-dovere di pretenderlo ribellandosi attraverso gli strumenti costituzionali a questo buonismo a senso unico che nulla ha a che fare con l’ ospitalità ma sembra piuttosto avere tutte le caratteristiche di una normalizzazione politica tendente allo smembramento dell’ identità nazionale. Quante vite dovranno essere sacrificate prima che si capisca tutto ciò?  O dobbiamo sperare che nelle maglie di questo buonismo idiota ci finisca qualche figlio o moglie di quei papaveri che lo professano, affinchè rinsaviscano? Perchè coloro che se ne fregano delle leggi uccidendo devono essere premiati con una comprensione che sa di assurda protezione per loro e di razzismo verso le vittime?  Diverso se non opposto, almeno per il can can mediatico che ne deriva, è quanto avviene allorchè la vittima di un pirata della strada è un extracomunitario e il reo un italiano. Le trombe buoniste squillano al massimo dei decibel, solerti sindaci proclamano lutti cittadini e la notizia apre e chiude tutti i telegiornali. Perchè? Dove è la differenza? Evidentemente a nulla sono servite le dominazioni straniere subìte nei secoli dalla povera Italia, e gli italiani, in ossequio all’ idiota politicamente corretto, oggi sembrano disposti e pronti ad impalarsi da soli risparmiando al “povero invasore” anche la fatica di dovervi provvedere. Intanto le braghe sono state calate…

FUOCO INCROCIATO.

Ritorno sul dramma degli incendi dolosi e sulla criminalità ad essi collegata trattaTo nel precedente articolo PIROMANI AL ROGO del 9 agosto 2013. Il fatto che sia stato sorpreso e filmato  un piromane, ausiliario dei vigili del fuoco, nell’ atto di appiccare un incendio in un bosco testimonia, se ve ne fosse bisogno, quanto sia grande la follia di questa società che, in crisi di sovrabbondanza di beni prodotti rispetto alla capacità economica di consumarli,  induce a “creare” il lavoro provocando e pianificando disastri. A tale proposito cito un’ esperienza diretta vissuta in un paese laziale posto, per altro, ai limiti di un piccolo parco nazionale. Questo paese era sprovvisto della postazione dei vigili del fuoco  che, tradotto in posti di stipendio, vuol dire almeno una decina o due di occupati. Caso strano  ogni estate alle sue pendici si sviluppavano incendi a gettito continuo ai quali faceva puntuale e facile eco la richiesta di un presidio fisso di pompieri come sopra descritto. Alla fine la montagna di incendi ha partorito il topo della postazione dei vigili del fuoco. Caso ancora più strano da allora gli incendi sono scomparsi, nessuna autocombustione e nessun bisogno di intervenire, restava solo l’ incombenza di ritirare lo stipendio alla fine del mese.  Qualcuno si illude che possa finire qui? Nemmeno per idea. Perchè se i presidi fissi hanno “sistemato” gli effettivi adesso sono gli ausiliari a doversi garantire l’ impiego stagionale ampliando la domanda del mercato cioè appiccando incendi. Sotto questo fuoco incrociato bruciano boschi, animali e civiltà. Il tutto solo perchè  dei volgari intestini possano digerire quanto ingurgitato da famelici stomaci di quel triste individuo che si crede al centro e padrone del creato.

LA FANCIULLEZZA DI FRANCESCO.

Il mondo ha ormai visto i Suoi occhi e la crosta terrestre ha tirato un sospiro di sollievo: forse questa carcassa di pianeta non dovrà morire tanto presto se su di essa germogliano ancora simili fiori.  Sono gli occhi vivi di un fanciullo che guardano il mondo con la semplicità e la sincerità di chi pur avendo spento molte candeline è riuscito a non farsi corrompere dall’ età adulta, dalla seriosità cerimoniale, tanto cara agli antichi baldacchini, e da quell’ ambigua sorella gemella dell’ ipocrisia chiamata diplomazia.  Le purpuree vesti fruscianti hanno già manifestato quel certo fastidio causato dalla adolescenziale idiosincrasia verso il “protocollo di corte” di cui è portatore sano il Pontefice della Pampa. Ma innovare fa sempre rima con rompere, col passato, con le gerarchie, con i dogmi. Anche la Chiesa come tutti gli ordini che si sono cristallizzati diventando dei Poteri, ha i suoi protocolli granitici e inamovibili, anch’ essa pur operando nel “mercato Divino delle anime” non ha resistito nei secoli a dotarsi di sovrastrutture che negano la sua spiritualità, la sua natura di Casa di Dio e degli uomini (in senso universale). Ma ecco che per un dispetto del Bene ha superato i più lontani orizzonti un fanciullo di straordinaria semplicità e spontanea grandezza. Ecco che un vento nuovo è venuto a piegare i rami della burocrazia clericale spezzando quelli secchi e costringendo quelli che, opportunisticamente si erano spinti verso fonti di luce artificiale, a risollevare le fronde verso Dio, verso la gente e verso l’ anima. La scossa della Sua carezza è stata di estrema magnitudo ed il tempio non ha retto. Le moltitudini di ogni età hanno riconosciuto subito la forza di attrazione del Suo messaggio ed anch’ esse, ritornate alla fanciullezza perduta, si sono ritrovate intorno a Lui. Il Suo passo non è solenne e studiato ma semplice e teneramente irriverente, la Sua parola sgorga come acqua sorgiva e sorprende, rincuora e convince.  La Sua voce non tuona stentorea anatemi e misteri incomprensibili ma recita, con la semplicità di una madre, la ricetta del buon pane di casa, il solo capace di saziare fame e sete di vita, di conoscenza e di certezza. L’ abito bianco della Santità, da sempre lontano ed inavvicinabile, su di Lui acquisisce la semplicità del saio francescano e torna ad essere un simbolo di umiltà smettendo il significato di corona reale. La Chiesa che vorrei non è ancora quì ma il Papa che la realizzerà è arrivato, è fra noi. D’ ora in poi non avremo più l’ alibi di comodo di esempi dall’ alto per non essere cristiani e caritatevoli, e non potremo più giudicare l’ altrui pagliuzza ignorando la nostra trave: il fanciullo chiamato Francesco sta di nuovo cacciando i mercanti dal Tempio e con essi i loro troppi clienti.

MARTIRE CERCASI.

Incuranti di tradire la verità ma pervicacemente fissati nel seguire il loro percorso ideologico, i grandi sacerdoti e le vestali del tempio sessuale si aggrappano a tutto e non disdegnano di strumentalizzare platealmente tragedie che, come vedremo, poco o nulla hanno a che fare con la diatriba omosex sì, omosex no. Il ragazzino di Roma suicidatosi per presunte vessazioni subite in relazione alla sua pretesa condizione di omosessuale è stato vittima in realtà di quel terribile intrigo psicologico che risponde alla definizione di dinamica comportamentale di gruppo. Iscriverlo ipso facto nel calendario dei “martiri” omosex è segno di spropositata fretta ideologica nel riempire caselle, fortunatamente vuote, a fini speculativi. Chi conosce l’ abc di tali dinamiche sa benissimo che tanti sono i pretesti per sberleffi ed emarginazione fra adolescenti, la cui crudeltà riesce ad essere seconda solo a quella degli adulti. L’ obesità, la statura, la bellezza, la bravura nello studio o nello sport, l’ intelligenza e la sensibilità, sono, insieme all’ individualità, alcuni degli spunti che il gruppo utilizza per mettere in atto azioni di esclusione, se non di tortura psicologica,  ai danni di soggetti isolati. Le sofferenze che ne derivano sono molto spesso fatali per la tenuta mentale dell’ escluso che riesce a drammatizzare ciò che considera il proprio insuccesso fino al punto di non ritorno. La fragilità adolescenziale si somma al bisogno di appartenenza al gruppo ed il grado di accettazione fa da cartina di tornasole nel misurare la propria autostima. Il cocktail è esplosivo in sè e bastano pochi ma ben assestati colpi di bullismo per demolire la ancora embrionale personalità del malcapitato. Parlare poi, a 14 anni, di omosessualità definita e definitiva, concetto tanto caro agli arruolatori di adepti del terzo sesso, è un obrobrio psicologico ed uno stupro della mente, una violenza classificatrice non meno miserabile di quella posta in atto dai presunti bulli di quartiere in questione. Chi può dire di non aver avuto contatti più o meno ravvicinati del terzo tipo con coetanei  negli anni terribili che portano alla graduale definizione del proprio profilo sessuale?  L’ amico o l’ amica del cuore con i quali si sono condivisi segreti  “inconfessabili” li abbiamo avuti tutti ed i primi contatti con la scoperta del sesso avvengono quasi sempre  attraverso un coetaneo omologo. Ma nella quasi totalità dei casi si tratta di  una fase che si chiude spontaneamente come si era aperta senza lasciare pretesi imprinting  omosessuali di sorta. Questo ragazzino forse avrebbe fatto la stessa tragica fine se fosse stato bersagliato per essere basso o troppo magro. Affibbiargli l’ aureola ideologica di martire di quella naturale repulsione che viene chiamata omofobia è un atto di omofollia allo stato puro. Purtroppo i tempi sono il segno di ciò che siamo diventati ed anticipano ciò che saremo. Appare evidente come lo starnazzare nel tempio omosex  denunci una volontà politica di appiattimento dell’ analisi e del giudizio su un pensiero unico funzionale al ribaltamento dei valori e della verità.  D’altra parte la creazione di categorie e la classificazione della persona non in quanto individuo inviolabile in sè ma solo in base all’ appartenenza ad un macro gruppo è la  fonte dell’ ideologia che contrappone politicamente i brutti ai belli, i bassi agli alti, i poveri ai ricchi, i cretini agli intelligenti e gli omosessuali agli eterosessuali.  Chi può negare infatti che se questo sfortunato ragazzino fosse stato assistito nell’ età che io chiamo “delle canne al vento”, della massima instabilità e incapacità di percepire la vita, se fosse stato aiutato a vedere oltre la nebbia dell’ adolescenza, non dai servizi televisivi che fanno solo l’ apologia dell’ omosessualità e una sorta di coscrizione obbligatoria per il nuovo esercito sessuale, ma da genitori, psicologi neutrali e da una scuola che purtroppo oggi è inesistente, non avrebbe superato quella che pare essere una semplice fase di definizione individuale e di uscita dalla bisessualità preadolescenziale ed avrebbe potuto godere di una vita eterosessuale pienamente gratificante? Soltanto l’ ottusa ideologia del politicamente corretto non si pone domande come questa.

PIROMANI AL ROGO.

L’ estate è ormai in tutto il mondo sinonimo di incendi e distruzione.  E’ la stagione nella quale trionfa la follia e l’ ipocrisia di un disegno, che sembra studiato a tavolino, secondo cui ogni anno devono essere inceneriti migliaia di ettari di boschi e foreste allo scopo di favorire speculazioni di diverso genere: rimboschimenti, vendita e gestione di mezzi antincendio, contratti stagionali di mano d’ opera, svalorizzazione di aree a scopi di varia edilizia. Si tratta di un universo di interessi composito e capillare che vive e cresce se gli alberi bruciano. Da qui il carattere doloso di quasi tutti gli incendi che divorano natura e case. Se fosse significativo l’ effetto di autocombustione nel causare incendi, cosa accadrebbe nelle torride zone africane dove si registrano temperature spaventosamente alte e la siccità regna sovrana?  Ma la falsità del politicamente corretto impone di dubitare della criminale volontarietà come causa degli incendi ed anche quando, raramente, vengono pizzicati con in mano il kit dell’ incendiario, i “poveri” piromani godono del buonista salvagente costituito dalla presunzione di innocenza, ed invece di essere esemplarmente puniti verngono accarezzati dalla comprensione dei “medici pietosi” a comando politico. E così ogni estate miliardi di euro e di dollari vanno apparentemente in fumo mentre realmente finiscono nelle tasche della lunga filiera che prospera sulla fiamma dolosa. Per fare un discorso serio e compiuto però non ci si può limitare alla semplice, ancorchè sentita e rabbiosa, denuncia del fatto in sè.  Bisogna ricondurre anche questa manifestazione di criminalità organizzata, in senso sociale e dunque in senso mafioso ante litteram, a vergognose motivazioni economiche. Pare infatti che l’ economia sia così evoluta nel tasso produttivo che se non si distrugge, per poi ricostruire, si inceppa il meccanismo spirale  produzione-consumo-produzione… tendente all’ infinito. Molti teorizzavano in tale senso il preteso lato positivo delle guerre per il quale, a fronte di un inevitabile ed increscioso “danno collaterale” in vite umane e distruzione,  si abbia un imperioso impulso al rinnovamento e al progresso. Secondo questo criterio che ormai pare essere parte integrante delle strategie di marketing internazionali sono dunque  benvenuti terremoti, tornado, tsunami e incendi che, come un potente volano, fanno girare tanti miliardi per rifare cose già fatte e distrutte. Mi domando cosa ci sia di diverso dalla idolatria del fuoco come divinità purificatrice professata nei villaggi primitivi. Il concetto è lo stesso anche nei moderni villaggi, Parigi, Roma, Washington, Atene, Madrid ecc. Incendiare per spegnere e per ricostruire in ossequio alla Neroniana follia e la “pagnotta” è garantita. In questa quarta era, definita dalla dottrina Hare Krsna la più violenta ed ipocrita, c’è posto per gli apologeti del caos e della distruzione che nemmeno il fuoco potrà mai purificare.

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