Archivi del mese: giugno 2013

EUROBANCAROTTA.

La decisione dei ministri economici dell’ Unione Europea, che scarica sui correntisti bancari, over 100.000,00 €, l’ onere di ripianare i fallimenti degli istituti di credito è l’ emblema del decadimento morale di un capitalismo ormai preda di una casta di burocrati, al servizio della finanza d’ assalto, corrotta e senza più controllo. Dopo aver capovolto i rapporti fra Stato e cittadini ponendo questi al suo servizio incondizionato, invertendo l’ onere della prova di presunta evasione fiscale, e trasformando donne e uomini, padri e madri, giovani e vecchi, da individui inviolabili in semplici contribuenti ai quali tutto può essere imposto, la casta trasversale dei burocrati servitori del sistema finanziario, che quanto a pizzo nulla ha da imparare dalla mafia, si permette di stravolgere le basi della finanza trasformando il deposito c/c del privato da debito della banca verso questi in credito disponibile per tappare falle tipo Monte dei Paschi di Siena e altri. Con ciò il rischio di impresa passa dalle banche ai correntisti, come se il becchino fosse il responsabile della morte di ognuno. Il sistema capitalistico (cioè dei capitali), è ormai fuori controllo non per sua natura ma per la follia depredatoria di quel mostro a tre teste nato dall’ unione contro natura fra politica, finanza e burocrazia. Questi tre soggetti, che la norma ed il buon senso vogliono in costruttiva contrapposizione fra loro, si sono associati per delinquere coprendosi reciprocamente con leggi ad oc, con speculazioni pilotate e con complicità amministrative capillari ed inestricabili. E’ nato così il mostro del potere assoluto spartito fra quelle istituzioni concepite per combatterlo e per difendere legalità e libertà. Il cittadino diviene in tale modo un bene disponibile per ogni livello di sfruttamento amministrativo locale, nazionale europeo e mondiale. Questo irresponsabile atto di guerra sociale consentirà che si verifichino non un caso Monte dei Paschi di Siena ma che migliaia siano gli assalti della speculazione, dell’ appropriazione indebita e della corruzione, che insieme divoreranno il capitale bancario che sarà ripianato con i risparmi dei correntisti. E’ un atto di follia bellica bancaria, e non è inferiore quanto a gravità e conseguenze alla tragica NOTTE DEGLI SPECCHI e dimostra che Hitler non solo non è morto ma che si è clonato in quelle mostruosità burocratico-politiche che stanno affamando il mondo intero. Cosa fare per difendersi? Se non si verificherà un ravvedimento politico (largamente improbabile) dovremo ritirare i nostri soldi dalle banche quale primo gesto di difesa e togliere il terreno sotto i piedi di questi mostri vampiri diurni oltre che notturni. Il mondo appare ormai appeso al filo della follia e trasformare l’ obbligo di responsabilità del sistema bancario in diritto di essere irresponsabile è il modo più veloce di tagliarlo.

LA STRANA COPPIA: AMORE E SESSO.

Il mondo gira intorno a loro, i due veri polo nord e polo sud di ogni persona. Sono gli autentici testimoni e invitati immancabili a tutti i matrimoni e come è (il)logico che sia hanno stuoli di fans e, a specchio,  di detrattori. Molti considerano il sesso la parte sporca dell’ amore e questo il suo tallone d’ Achille, in una disputa filosofica, psicologica e religiosa, che denuncia il clamoroso limite intellettuale di chi li vede alternativi o mediamente in contrasto fra essi. Pare proprio che nulla possa salvarsi dall’ ossessivo revisionismo dei “pensatori” in tonaca, toga e camice bianco, la natura, così perfetta nella sua scientifica imperfezione, ha creato un tandem meraviglioso legando amore e sesso con semplicità ed immediatezza tanto che, normalmente, dove nasce l’ uno si trova in abbondanza anche l’ altro. Un capolavoro creativo assoluto nel quale si fondono armoniosamente ormoni, battiti di cuore, pelle e anima, in un cocktail analcolico ma capace di ubriacare anche per tutta la vita. Amore e sesso, secondo la natura, hanno pari dignità e cittadinanza nei comportamenti umani, e sono le uniche attività mentali e fisiche che possono portare molto vicino alla felicità. Era troppo bello e troppo a portata di mano per tutti, non poteva e non doveva durare. Sono nate così scuole di (non)pensiero che ne hanno individuato contenuti peccaminosi, degenerativi e devianti, tanto da criminalizzarli sia in tandem che separati. Hanno visto la luce domande idiote che frignano: “esiste l’ amore senza sesso?”  o “ha significato il sesso senza amore?” alle quali i soliti Soloni  dalle certezze congenite rispondono che “non c’ è sesso senza amore” o che “l’amore nobilita il sesso.”  Questi “pensatori” credono che spaccare il capello in quattro quadruplichi la chioma mentre tale pedante attività porta solo allo smembramento della mente umana, già debilitata in modo irrecuperabile dalla caducità della vita e dallo spettro della vecchiaia. Dai pulpiti dell’ incenso il sesso è visto come il male necessario che si contrae conoscendo l’ amore, e questo risulta così indefinito, sfumato ed edulcorato da sembrare una medicina anzichè la più bella delle malattie. Sul tandem incombono i fantasmi della castità, dell’ astinenza, della canonicità del sesso a fini esclusivamente procreativi, e la guerra fra anima e corpo divampa sempre più violenta. Dalle tribune scientifiche e dai palchi dei comizianti si diffonde invece l’ apologia del corpo, della sua supremazia sull’ anima e dunque del primato del sesso sull’ amore. Ne esce un sesso imbastardito dai deliri così detti di genere per cui è tale anche la pratica omosessuale che anzi, secondo il politicamente corretto (e idiota) infonderebbe una spiritualità addirittura superiore a quella eterosessuale ai rapporti amorosi. Nella secolare diatriba creata ad arte su amore e sesso c’è il veleno dell’ opportunismo di parte, c’è la strumentalizzazione di chi usa l’ uno o l’ altro per i propri squallidi interessi di bottega. Amore e sesso sono dell’ individuo, della coppia, donna e uomo, i soli che possano esaltarne la spiritualità, la naturalità e la passione epidermica che, alla faccia dei moralisti, nulla ha di degradante o di sporco. Di questi due poli si parla  forse troppo di certo a sproposito mentre nulla si dice agli adolescenti che se li ritrovano di fronte disinformati, disorientati e incapaci di accoglierli nella loro vita in modo consapevole ed equilibrato. Amore e sesso sono le due facce della medaglia chiamata vita, tutto il resto è noia.

RACCONTIAMOCI IN BREVE- NON PERCHE’ TI AMO?

Beatrice ripiega il foglio per l’ ennesima volta dopo averlo letto per l’ ennesima volta. Si guarda allo specchio dell’ ingresso, non ha posato nemmeno le chiavi di casa sull’ ampio portacenere a cui ha cambiato la destinazione d’ uso. Quel biglietto trovato sul pavimento appena dentro la porta l’ ha fermata, cristallizzandola come una foto che immortala e fissa un veloce sorriso. 

“Un’ unica semplice cosa.” Mentre appoggia la borsa sulla mensola bassa e si sfila le scarpe, insegue quelle tre apparentemente innocue parole che le girano vorticosamente nella testa. Non è sorpresa, è sgomenta. Tante volte si è chiesta dove l’ avrebbe portata il fiume di sensazioni che la travolse la sera che li avevano presentati. Ora lo sa. Ma, in cuor suo, ha sempre temuto di saperlo anche se il desiderio di un finale diverso l’ aveva illusa oltre il ragionevole. “Un’ unica semplice cosa, la chiama. E’ tipico del suo modo di ragionare: minimizzare gli sforzi altri e massimizzare le necessità, o presenute tali, proprie.”  Non ha voglia di accendere la luce in camera, il lampione della strada le regala quel minimo accettabile di chiarore che disegna la stanza ed i mobili in maniera morbida, discreta.  Sa che stasera non cenerà, le lunghe ore che la separano dal sonno, se verrà, le trascorrerà rannicchiata sul divano a far finta di sfogliare una rivista, mentre davanti ai suoi occhi scorreranno le poche righe del biglietto che parlano di quella stramaledetta unica, semplice cosa.  L’ acqua della doccia passa sulla sua pelle senza lasciare la solita magica sensazione di piacere, meccanicamente si ritrova seduta con una scatola di stecchini salati fra le mani, e questi, diligentemente, si rompono fra le sue labbra senza fare rumore. 

“E se mi avesse trovata in casa?”  Il pensiero l’ attraversa come la lama di un prestigiatore: trovarsi davanti a quella massa di parole, a quegli occhi belli e antipatici quando guardano solo sè stesso, essere stretta dalle sue braccia che catturano e non abbracciano, sentire il suo respiro sulle tempie che le sussurra martellante, il bisogno di lei.

“Cosa avrei fatto?”  Si chiede conoscendo già la risposta. Non riesce a resistere, deve rileggere il biglietto, scorrere ancora quelle righe sperando di trovare fra esse le parole che mancano, le sole che avrebbero potuto far nascere un sì. Accende la lampada sul tavolo basso accanto al divano, è uno dei suoi regali utili, come li chiama lui, una lampada a led economica e luminosa. “Accidenti a lui!”  

Apre e legge. Niente, quelle parole non ci sono. “E’ sicuro, è certo, ha bisogno! E mi ama. Sì e questo è il suo modo di amarmi.”  I suoi due emisferi cerebrali si rimpallano, come le torrette di un flipper, quelle parole ed ogni rilancio è più violento del precedente. Più legge e più affiora la paura che le fanno le persone sicure, tanto certe delle loro idee da non porle mai in discussione. Mentre lei si ripete da sempre che il dubbio è il suo miglior amico, che l’aiuta a sbagliare di meno e a chiedersi se quel che è bene per lei lo sia anche per gli altri. E questo purtroppo ne fa la persona più buona e brava.

“Lui no. E’ sicuro, è certo, ha bisogno!”  Urla la sua mente “E poi cosa vuol dire che saprei farla bene quest’ unica semplice cosa? Saprei cioè essere una comoda scala mobile per salire ovunque senza fatica, un morbido tappeto per proteggere i suoi passi, la soffice coperta che scalda e non ha mai bisogno di dormire?” Il rumore del flipper si fa insopportabile e gli stecchini salati sono finiti.

“Cosa ti aspettavi, che ti chiedesse di sposarlo? Sai bene che lui non chiede.  Pensa, anzi è sicuro che devi sposarlo, che devi infilarti, da sola, l’ anello al dito e fare, in fondo solo un’ unica semplice cosa.” Sbatte il foglio sul divano.

“Non perchè ti amo? Sarebbero bastate queste uniche semplici parole perchè io facessi, volando, quest’ unica semplice cosa!”

RACCONTIAMOCI IN BREVE – LA CHIAVE DELL’ ANIMA.

Sa che lui è all’ altro capo del filo, in fondo basterebbe che le sue dita agissero senza ascoltare il cervello e saprebbe subito quel che ha paura di sapere. Certe volte il giorno è solo la prosecuzione della notte, non la sua negazione.  “Ti prego suona, dimmi che sono l’ acqua per la tua sete!”  I pensieri, volteggiando nell’ aria possono anche incontrare i desideri, e quel trillo arrivò.

“Bell’ amica che sei! Mi sono voltata un attimo e non ti ho più vista, nessuno ha saputo dirmi dove fossi sparita.”

“Anch’ io mi sono voltata un momento e non mi sono più ritrovata, forse oggi scoprirò dove sono finita.”

“Cosa dici? Ma, Roberta, stai bene?”

“Oh sì, scusami cara. E’ che insieme a questa notte se ne è andata una buona parte di me e delle mie certezze. Sentivo che non avrei dovuto accettare il tuo invito…”

“Ma cosa è successo, puoi essere più chiara?”

“Sì certo. Ho perso il mazzo delle chiavi della mia vita e stamattina ho trovato cassetti, scmparti e stanze, che fino ad oggi erano in perfetto ordine, tutti sottosopra! E’ come se porte e finestre spalancate avessero fatto volare non solo qualche foglio di carta ma anche i miei pesanti codici esistenziali. Sento di essere sconosciuta a me stessa: è possibile specchiarsi tutti i giorni e non vedere mai come si è veramente?”

“Si dice che la chiave della nostra anima l’ abbiano in mano gli altri e che la usino senza chiederci il permesso aprendola su scenari sconosciuti ai nostri pensieri.”

” Cosa vuoi dire? Non capisco.”

“Dico, cara Roberta, che forse sei improvvisamente caduta nella vita o, il che è ancora peggio, nell’ amore.”

“Non lo so. So che fino a ieri avevo bisogno soltanto di me e adesso sono appesa a fili sconosciuti come una marionetta.”

“Ho capito, è meglio che liberi la linea e vedrai che il prossimo squillo sarà quello che aspetti, ciao Rob.”

Era seduta sul letto e dalla finestra entrava l’ aria impertinente del mattino. Non potè impedire che il film della sera prima scorresse di nuovo davanti ai suoi occhi spalancati: come graffiano i ricordi! E quelle mani! Quelle parole dette dalla sua bocca senza il permesso della mente ma con il pieno consenso del cuore. Una parte di sè aveva rotto gli argini e, come gioiosa  acqua libera, si era gettata su rocce appuntite che l’ avevano divisa in mille gocce, ognuna capace di togliere la sete. Come è diversa la spiaggia vista dal mare, lontana, sfumata e sottile, non è più la terra ferma che ti sostiene e ti trattiene ma diventa dolce e persuasiva come un bicchiere di felicità da bere d’ un fiato e senza chiderti nulla. Le domande, semmai, vengono dopo, dopo che forse hai trovato le risposte: sarà vero? Sarà quel che desidero? Quanto è fastidiosa questa zanzara nella fresca mattina. No, è solo quel trillo che l’ ha inseguita fin dentro i pensieri.

“Ciao, credevo dormissi ancora e stavo per riattaccare.”

Il cuore ora batte, la vita, come un’ improvvisa marea, fluisce attraverso le vene e le tempie rimbalzano come due cuori all’ aperto.

“No… stavo pensando a quella donna che hai, anzi che abbiamo conosciuto ieri sera…”

“Che impressione ti ha fatto? A me è parsa meravigliosa!”

“Dici sul serio?”

“Certo! E’ strano ma ho avuto la sensazione che tu davvero non la conoscessi… E poi, siete diventate amiche?”

“Mi sta guardando dallo specchio e, da come sorride, direi di sì.”

“Ben venute nel mio cuore allora! Ho paura che non potrò più fare a meno di voi. E’ incredibile, vi conosco appena ma credo d’ amarvi.”

“Grazie dolce chiave della mia anima, a nome di tutte due!”

SIAMO UNICI NON SOLO DIVERSI.

La notizia è recente: a Milano è partita la prima sperimentazione della scuola intesa come una “comune” dove nulla è di alcuno, dal materiale didattico alla libertà di pensiero.  Già la scuola italiana è molto simile agli allevamenti dei polli in giganteschi capannoni dove le povere bestiole ignorano persino se fuori sia giorno o notte, ed ora con la novità geniale dell’ azzeramento delle differenze si aggiungerà al becchime uguale per tutti anche il modo, uguale per tutti, di mangiarlo. Questo è il colpo finale alla sopravvivenza dell’ individuo come fattore dinamico e di crescita di un popolo. L’ obbiettivo è di sterilizzare la personalità del singolo per favorire il dominio del così detto “bene comune”. E’ una trappola gigantesca dove già sono caduti milioni di allocchi convinti che il bene comune si raggiunga con l’ abolizione dell’ individuo. Popoli formati da schiere di cloni lobotomizzati attraverso scentifici piani di normalizzazzione sono la negazione di quanto la natura (o Dio) ha fatto  creandoci unici, dalle impronte digitali all’ anima. Addestrare scolari a non avere nulla di proprio serve solo ad addestrarli a ragionare per sentito dire e a prostrarsi all’ autorità superiore del pensiero unico espresso dall’ apparato politico. Tutti allineati e coperti agli ordini di regole dettate da un Ente che cammina sulle loro teste opportunamente svuotate della capacità di analisi e di critica. Robots in carne ed ossa ai quali sarà concesso, in premio, di negare la propria natura biologica, di drogarsi liberamente, di non avere una famiglia ma essere di tutti,  in una società priva delle figure di genitori, figli, mogli e mariti. Il caos sociale dove l’ incesto trova cittadinanza, dove non esiste la protezione della minore età dalla bramosie di adulti malati e corrotti, dove non si è figli di alcuno ma si è oggetti a disposizione di tutti. La pervicacia criminale del perseguire la istituzione di realtà così dette “comuni” non si ferma davanti ai miserabili fallimenti e alle drammatiche condizioni di vita che esse presentano per i minori. Vuole ancora tentare, come una metastasi incurabile, la contaminazione dell’ individuo e la sua eliminazione dagli schemi sociali. L’ originalità, la personalità e l’ unicità sono i nemici della “comune”, di quella folle forma sociale in cui non si è, non si ha nulla e nulla si può. Il dato più sconvolgente è che a tale sperimentazione non si oppongano i genitori di quegli sfortunati aspiranti robots e nè il sollevamento delle coscienze intellettuali asservite e prone di fronte alla mangiatoia del politicamente corretto. Miseria sociale.

LIBERTA’ O TUTELA?

Il rapporto fra  l’ individuo e lo Stato, che in scala ridotta si ripropone pari pari nella famiglia fra genitori e figli, è da sempre posto di fronte al bivio esistenziale della libertà o della tutela. L’ individuo evoluto tende alla libertà di scelta come al bene supremo mentre quello scarsamente alfabetizzato, a prescindere da lauree e diplomi in bella mostra, è incline a chinare la testa, a rinunciare ad essere in prima persona, a disporre della propria vita con scelte autonome e a farsi condurre per mano come un minorato psichico. Da questo scontro apparentemente secondario derivano le due correnti di pensiero che dividono il mondo: quella liberista e quella assistenzialista. Esse sono agli opposti nella concezione della società civile e dettano precetti inconciliabili che determinano veri e propri scontri sociali oltre che lo sfruttamento dell’ individuo a fini di lucro. Molti sono i casi emblematici di tale contrapposizione:  la droga, il gioco d’azzardo, la prostituzione ed in genere quelle attività che mettono in serio pericolo la persona, come la pretesa magia e l’ esoterismo. Liberalizzare o tutelare? Lasciare che sia l’ individuo a respingere i tentacoli di queste piovre fameliche o porlo sotto una ipocrita campana di vetro fatta di leggi e leggine tanto inutili da rivelarsi dannose? Provare a promuovere l’ acquisizione di una maggiore età che non sia solo anagrafica o considerare l’ individuo bisognoso, anche per morire, di qualcuno che pensi, agisca e viva per lui?   Togliere la marmellata-droga o pretendere che il bambino-individuo comprenda di non doverla toccare? Fra queste due sponde pedagogiche si è nel tempo formato l’ isolotto ibrido del “tutto è consentito per sperimentare” che altro non è se non la vile rinuncia alla formazione intellettiva a vantaggio della più comoda formula “scottati e impara”. Proibire i videopoker che rovinano tante famiglie? Per alcuni proibire le cose così dette dannose è solo il primo anello della catena moralista che poi si spinge fino a proibire tutto. Per altri è esercizio genitoriale di cui sentirsi investiti quasi messianicamente per il presunto bene comune.  Personalmente ritengo che la liberazione della persona non debba e non possa dipendere dai divieti o da autorità interposte, siano esse lo stregone del piccolo villaggio o il sindaco del villaggio più grande (dove è la differenza?). Essa può dipendere solo dal senso di responsabilità individuale che a partire da un, purtroppo lontano, anno zero  i genitori insegneranno ai figli che essi, lungi dall’ essere il centro dell’ Universo, sono solo dei servitori del mondo e tutori di valori non negoziabili come la libertà e la vita di ogni creatura. Quindi la liberazione dalla tutela può avvenire solo cessando di tramandare il mondo di padre in figlio facendo dei secoli un inutile tapis roulant su cui la Storia resta ferma. Non proibire nè tutelare ma promuovere la comprensione. Bello e impossibile (purtroppo).

MA COSA SIAMO?

I fatti di cronaca si inseguono quasi in un macabro gioco a superarsi per raggiungere le vette, purtroppo  ancora lontane, non ancora toccate dalla follia umana. Ormai non c’è più limite alla ferocia con cui vengono commessi i più efferati crimini contro la persona. Piccone, machete, coltelli, armi automatiche, acido, fuoco e bombe, sono gli  “utensili” usati per fare del male, per vomitare odio e violenza su inermi persone colpevoli soltanto di essersi trovati in rotta di collisione con questi criminali figli della morte.  Trascurando, solo per motivi di spazio, le stragi di popoli che ancora vengono perpetrate in nome di ideologie politiche e religiose, subito dietro i crimini ” armati” troviamo quelli “a mani nude”, non meno vergognosi e spregevoli. Sono le gesta di tante maestrine, di sostegno o no, che violano bambini affidati alla loro cura pedagogica e sui quali scaricano il veleno che hanno al posto del cuore. Sono le violenze sulle donne, gli stupri e la sottomissione all’ abominevole dominio di un maschio che proprio non riesce a diventare uomo. Sono gli abbandoni dentro ai cassonetti dell’ immondizia di figli appena partoriti e spesso frutto di violenze o prostituzione. Sono le gesta di chi, indossando il camice bianco di Ippocrate o l’ abito buono del faccendiere, commercia in organi umani nel mercato dei trapianti. Sono infine le gesta di chi sfrutta il lavoro di bambini, di chi li usa a fini sessuali,  li rapisce e uccide per venderne i “pezzi di ricambio”. E, si badi bene, non stiamo parlando di mostri sterminatori come Menghele, Hitler, Stalin, Lenin, Pol Pot e tanti altri “benefattori istituzionali dell’ umanità”, no, stiamo parlando di noi, del vicino di pianerottolo, del collega di lavoro, del prete della parrocchia, di madre o padre di bambini magari compresi anche nella cerchia familiare. Gente comune di ogni età e ceto sociale. E allora è doveroso domandarsi da dove provenga la superbia, la tracotanza, l’ idiota convinzione che ci fanno sentire superiori agli animali e destinatari di diritti senza fine e mai contrastati nemmeno dall’ ombra di un dovere. Sulla base di quale merito l’ umanità rappresenterebbe il centro dell’ Universo se essa riesce ad essere abbietta, miserabile, violenta e cattiva, come nessun animale riuscirebbe mai per puro divertimento o gratuito sadismo? Ma cosa siamo dunque noi, pretese creature di un Dio sommamente buono e giusto? Per adesso, guardandoci dentro, non si vede altro che un’ apparato digerente in perenne e forsennata attività.

EUTANASIA DI UNA MONETA.

L’ euro è morto, o meglio finalmente ci si è accorti che era nato già morto ma spacciato per vivo da una propaganda unionista di miserabili politici e speculatori finanziari. Come si può avere una moneta unica in presenza di economie, debiti pubblici e realtà industriali diversi e spesso opposti? Come si può chiedere ad una Nazione di ripianare praticamente da un giorno all’ altro il suo debito sovrano, formatosi in quaranta anni di allegra e criminale finanza pubblica, senza l’ aiuto di una inflazione sapientemente pilotata e senza la possibilità di coniare moneta in funzione ciclica?  Come può una moneta unica reggere  alle sollecitazioni micidiali di mercati che vogliono il consumo per sopravvivere e crescere e a quelle dei folli “risanatori” di economie attraverso terapie a base di recessione e rinunzie?  La verità, facilmente comprensibile anche ad un sasso,  è che non è possibile alcun risanamento economico senza contestuale crescita economica. E allora ecco che la colossale balla dei sacrifici e del rigore è scoperta. L’ Unione Europea prende per i fondelli ogni cittadino di essa, lo illude e gli toglie presente e futuro con politiche di austerità destinate al fallimento, inutili e anzi dannose. Continuando con il rigore la prospettiva certa è la demolizione dello Stato sociale e l’ abbandono, come in parte sta già avvenendo, di intere classi sociali al suicidio per fame o alla rivolta per lo stesso motivo. E’ pazzesco che di fronte alla semplicità e scientificità di una ricetta fatta di inflazione pilotata e conseguente svalutazione dei debiti sovrani spalmata su periodi finanziariamente compatibili con il mantenimento dello Stato sociale, tutti i Soloni della UE continuino imperterriti come imbecilli a perseguire la politica del rigore che porta soltanto al collasso dei debiti sovrani e alla perdita della pace mondiale.  Quindi o si dà ossigeno all’ euro stampando moneta e concordando  un percorso finanziario o prima lo si smantella e meglio è.

MENGHELE E’ VIVO.

La Scienza non ha bisogno di alibi per progredire ma purtroppo è essa stessa ad essere usata come alibi da quella schiera di autodefinitisi scienziati per mantenersi una facile rendita da ricerca scientifica che, in quanto tale, non esclude a priori che non si trovi o scopra un tubo e quindi non è soggetta a rendiconto sia di attività che di spesa. Passare il tempo a ricercare è uno sport ambitissimo e ben pagato mentre la Storia delle conquiste scientifiche parla di veri geni che, sperimentando nei garage, nei sottoscala e nelle cantine, senza fare gazzarre, hanno rivoluzionato il mondo. Vedere queste mandrie di laureati in camice bianco, con tanta prosopopea e alfebetizzazione da media inferiore manifestare come ultras per avere garantito un posto di stipendio, più che dilavoro, sulla pelle di poveri animali usati in laboratorio per una presunta e pretesa finalità scientifica, fa ribollire il sangue.  Vedere ancora tanti aspiranti Menghele che osannano la vivisezione come metodo scientifico di ricerca quando  le conoscenze chimiche ormai sono tali da averla superata da anni luce, dimostra che siamo nel pieno Medioevo della scienza e nel pieno del saccheggio di soldi pubblici attraverso finanziamenti mirati di pseudo studi e per il mantenimento di schiere di furbi. Altro equivoco millantato dalla propaganda politica  è la presunta fuga di cervelli causata da scarse prospettive di ricerca in Italia. Intanto se quegli pseudo scienziati che saltavano come ultras fuggissero all’ estero si avrebbe  una fuga di scatole craniche più che di cervelli, e poi è proprio chi vale, chi ha gli attributi, a cercare spazio nei paesi anglosassoni dove la ricerca è vera,  sotto vigilanza e nel rispetto di obiettivi ben precisi che se non raggiunti implicano l’ allontanamento dell’ incapace o del furbo.  Ma in questa povera giostra chiamata Italia si è scienziati già dopo il pagamento della prima rata di tasse universitarie del corso di laurea in medicina o fisica, intere famiglie si prostrano al camice bianco appena acquistato e nulla importa se il neo dio che lo indossa non sa nemmeno se il magico indumento si scriva con la  “i” o senza. La vergogna suprema però si raggiunge quando luminari e cattedratici consacrati da anni di ricerca senza aver trovato nulla,  pontificano sulla necessità di utilizzare animali e vivisezione. La civiltà e la scienza rifiutano certe basse stregonerie da villaggio primitivo e credono nello studio, nella comprensione dei fenomeni e nel progresso, non nell’ esame delle viscere di un povero e indifeso animale. Che provino a sperimentare su sè stessi questi Menghele se ci credono tanto.