Archivi del mese: marzo 2013

COMMISSIONI PERDITEMPO

Il vecchio esponente di quella politica fatta di commissioni bicamerali, di inchiesta, di studio, in sostanza del nulla, non molla la presa asfissiante sulla democrazia e ripropone la solita terribile manfrina di fronte all’emergenza economica, finanziaria e sociale: perdere tempo in chiacchiere ed impedire il ritorno al voto.  A nulla servono gli scenari ciprioti, come a nulla sono serviti quelli greci. La politica dell’ interesse di bottega detta le sue micidiali regole e punta dritta allo sfacelo pur di salvare poltrone e deretani. Mentre padri di famiglia si suicidano, aziende chiudono a ritmo epidemico, milioni di italiani vedono minacciati i risparmi di una vita e la loro casa, questi privilegiati che mai hanno lavorato un’ora in tutta la loro inutile esistenza, continuano imperterriti ad aprire tavoli e a giocare al bla-bla. Il grillo movimentista ciarla di rivoluzione francese senza ghigliottina in evidente segno di resa allo strapotere della partitocrazia che ha già, silenziosamenteìè’, lubrificato le rotelle del movimento facendole girare opportunamente a vuoto. Sterilizzare a priori la lotta politica privandola  dello sbocco sacrosanto ideato da monsieur Guillotin serve solo a fabbricare tanti ex onorevoli che dopo aver munto ricchezze e privilegi dalla “mucca” pubblica per punizione se la spassano nelle loro varie Montecarlo. E se invece gli italiani, che sono sotto il tacco della politica ladrona, chiedessero consiglio al fucile su come dissuadere la casta dal suo maneggiare? Siamo così certi che debba trattarsi proprio di barbarie di popolo e non del ripristino, ancorché cruento, di una qualche forma di legalità? Di fronte a Stati che arrivano a “sanare” l’economia, distrutta dalla casta politica, attraverso tasse espropriatrici del patrimonio privato come l’IMU o il ventilato (e in passato recente vilmente eseguito nottetempo) prelievo forzoso dai conti correnti, è così immorale difendere sé stessi e le proprie famiglie? Davanti alla irresponsabilità totale di una politica ciarlona che si inventa  due commissioni di “saggi” per decidere, con calma, come spegnere l’ incendio che intanto distrugge indisturbato la casa, è lecito incazzarsi un po’? Commissioni di saggi o commistioni  di interessi inconfessabili? AL VOTO!

LA CHIESA CHE VORREI

Come Magdi Cristiano Allam molti di noi cattolici non credono più nella Chiesa degli uomini e dei preti in carriera che nulla pare abbia da invidiare ad altri sistemi impostati su rapporti di forza come Stati, eserciti e partiti politici. D’altra parte come credere in una Chiesa dello IOR, di quel relativismo dottrinale che estende la validità della Santa Messa del sabato al precetto domenicale, del  pagamento di indulgenze plenarie e non? Come credere in una Chiesa che arretra sempre più su posizioni di subalternità ad altre confessioni che, da ciò rafforzate, se bisogno ve ne fosse, divorano i suoi simboli quali la Croce, il Natale, la stessa Madonna Madre di Dio?  E ancora, come credere in una Chiesa fatta da tanti Don Gallo che usano la Santa Messa come un palco per comizi deliranti, per invitare Dio a scagliare maledizioni sul nemico politico e per esaltare dittatori come fossero la verità rivelata?  La desolazione spirituale che domina ormai le gerarchie ecclesiastiche, che paiono affaccendate in guerre intestine, schiacciate da cerimoniali carnevaleschi nei quali la pretesa di coinvolgervi lo Spirito Santo appare la bestemmia delle bestemmie, allontana le anime dalla Chiesa. L’ unica via d’ uscita sembra risiedere nella netta distinzione fra la Chiesa degli uomini e quella di Dio e, di conseguenza, credere in questa. Infatti attraverso la Chiesa di Dio saremmo generosi e onesti non perchè così venga ordinato ma perchè così direbbe il nostro cuore.  Non uccideremmo, non ruberemmo, non mentiremmo per purezza d’ animo e non per paura della legge e delle sue sentenze. Con la Chiesa di Dio cesseremmo d’ essere un gregge bisognoso del pastore perchè ognuno di noi lo sarebbe di sè stesso. Con essa non ci sarebbero tante Chiese Spa a prosperare sull’ ignoranza e sull’ eterno bisogno di una guida per mandrie. Non ci sarebbero Santi per nomina ma per testimonianza di vita. Perchè allora allontanarci da questa Chiesa degli uomini ci sgomenta così tanto da mettere in crisi le nostre convinzioni e da rattristarci?

BAGNO PUBBLICO ITALIA.

La vicenda dei due Marò si tinge ogni giorno di più dei colori di una tragica  (per loro) farsa diplomatica che è solo l’ ultima, in ordine di tempo, di una lunga serie. Quanto succede oggi con l’ India ripropone quel che è accaduto nel recente passato con la Francia, paradiso politico di tutti i terroristi rossi, e con il Brasile ultimo Eden del terrorista assassino ergastolano Battisti.  Con la piccola differenza però che, mentre i due del battaglione San Marco, corpo odiatissimo dalla sinistra pacifista devota solo alle armate cubane e sovietiche, stavano svolgendo un compito di polizia a tutela delle navi mercantili, oggetto di pirateria al largo dell’ India, quando hanno involontariamente procurato il così detto danno collaterale, gli intoccabili assassini rossi si sono dilettati in omicidi per rapina e per terrorismo politico. Questi santarellini, questi compagni che sbagliano per troppo amore verso la “loro”  libertà, sono stati protetti e tenuti alla larga dalle italiche galere grazie alla prepotenza diplomatica di quegli Stati che li hanno ospitati come martiri e che hanno trattato le leggi italiane alla stregua della carta igienica. Dunque l’ Italia è un magazzino senza porte, si esce e si entra a piacimento, ci si fa i propori comodi, vi si impone la propria religione e la propria inciviltà, si sporca e si distrugge senza mai incappare nelle maglie buoniste dell’ apparato giudiziario politicamente orientato. La Francia ha potuto  farci le pernacchie in faccia come il Brasile in occasione delle richieste di estradizione di assassini condannati, l’ Italia si becca pernacchie dall’ India la quale si arroga il diritto di estendere la sua giurisdizione- prepotenza alle acque internazionali, e per non urtarne la suscettibilità la diplomazia e il governo italiani ammainano bandiera e braghe. C’è  qualcosa che non va. E quel qualcosa siamo noi, gli italiani sempre pronti a mitizzare il forestiero, ad appecoronarsi  al solo sentire pronunciare yes, oui, e ancor più nein. Siamo noi che dai tempi delle contrade ci scanniamo fra italiani alleandoci con chiunque giunga da fuori. Siamo noi che accettiamo di farci dare del razzista se diffidiamo dei rumeni e poi subiamo, in terra nostra, che questi proibiscano l’ ingresso nelle discoteche da essi gestite, proprio agli italiani. Siamo noi i cialtroni del mondo, quelli che non rispettano la loro patria, che la svendono a chiunque faccia tintinnare moneta, che distruggono le loro famiglie ammaliati dalle irresistibili brasiliane, polacche o rumene dalla bocca buona che per una pensione si rimorchiano anche il pensionato, ottantenne o meno. E’ l’ Italia il bagno pubblico del mondo senza frontiere, la locanda dei mille diritti e di nessun dovere. Suggerirei ai due marò di chiedere asilo politico alla Lapponia che, è garantito, in due giorn i ne otterrebbe l’ estradizione e la libertà.

DEGENERE.

Leggo sul blog di Marcello Veneziani da “Il Giornale” del 19 marzo 2013 una notizia raccapricciante e la riprendo per un commento più che dovuto: eliminata la Festa del papà per non turbare i figli degli omosessuali. E’ accaduto in un asilo di Roma, in una di quelle realtà sociali e pseudo didattiche dove gli ignari ed innocenti bambini ricevono l’ imprinting che farà di loro individui definiti secondo natura o incroci del così detto genere. Si badi bene che questo, secondo la nouvelle vague progressista, non deve essere obbligatoriamente quello presente alla nascita ma piuttosto quello che una società malata di mania della creazione, genitori o presunti tali genuflessi all’ ipocrita politicamente corretto, e un apparato mondiale  al servizio della lobbye omosessuale, ritengono giusto che acquisiscano. E dunque si riforma il calendario per cui il Natale di Gesù diventa una idiota festa delle luci (possibilmente rosse), la festa del papà è cancellata per mancanza degli stessi a causa di una avanzante pulizia etnica. Poi verranno cancellati i Santi che non possano vantare trascorsi omosessuali e si festeggerà la giornata del diverso bruciando sulla pubblica piazza il superstite eterosessuale che  rifiuta ostinatamente di allinerasi al corteo e di bollire, anche quì nuova legge fisica, a 90 gradi.  Il tutto finalizzato, a sentire questi profeti del caos genetico, alla rincorsa di un mondo migliore governato da mammi, babbe e transessuali, definiti questi ultimi da un loro noto frequentatore come il miglior tipo di donna. E le stelle, direbbe Cronin, stanno a guardare ma noi che non siamo così eccelsi parafrasiamo in… “e i bambini stanno a soffrire”.  Siamo ormai oltre la frutta, sociologicamente parlando e quel che più rattrista e schifa è il generale chinare la testa al nuovo dogma, atteggiamento passivo  figlio anche di una discriminazione al contrario per cui se ti dichiari omosessuale fai carriera altrimenti non sei e non sarai. La moda isterica dei genitori orgogliosi della omosessualità dei loro pargoli ha soppiantato, almeno ufficialmente e davanti a compiacenti telecamere, la tragedia esitenziale privata che si viveva un tempo. E, come per l’ acqua potabile basta alzare i limiti di atrazina tollerabili perchè rimanga tale anche se contaminata, così se è omosessuale anche il figlio del vicino di casa o del personaggio giullare venduto alla politica, allora si gioisce, si fa festa e si uccide il vitello grasso perchè al blasone di famiglia non si devono più aggiungere palle ma, al contrario, è meritorio tagliare quelle che ci sono.

DALLE ANDE AGLI APPENNINI.

Jorge Mario Bergoglio, da alcuni giorni Papa Francesco, ha percorso il sentiero del  libro “Cuore”  dal Piemonte all’ Argentina e da questa a Roma.  Oggi è Papa e in quanto tale incarna l’ obiettivo di chi in Lui vede filtrare una luce di speranza fra le nebbie di una Chiesa sempre più coinvolta in faccende affatto religiose e assalita da rigurgiti secolaristi in materia di celibato e potere temporale, e di chi lo identifica come un qualsiasi capo di stato politico. I più frettolosi e in malafede lo hanno già giubilato con una foto e una cronistoria che definire forzata risulta eufemistico. Ma visto che giudizi affrettati sono tipici di chi non ragiona è il caso di astenersene in favore di una dichiarazione di auspicabile positività. Sappiamo chi è stato il cardinale Jorge Mario ma chi sarà nella versione papale? Se le persone si dovessero giudicare dai loro detrattori si potrebbe tranquillamente affermare che Egli è un cristiano e cattolico di peso e spessore. Uno che è riuscito a rifiutare nel 2005 l’ elezione a Pontefice, dimostrando che le sirene del potere non lo soggiocano. Quanti lo avrebbero fatto di propria sponte? Dunque le premesse non sono malvage e se sarà capace di trasmettere ai credenti in Dio la forza di resistere all’ attrazione fatale del materialismo, non tramite l’ indigesta ancorchè sopraffina dieta teologica di Ratzinger, ma con le parole e gli esempi facilmente comprensibili al loro stomaco, certamente diverrà un riferimento fondamentale per il mondo intero. Se riuscisse a sfoltire il cerimoniale di sacrestia, a svecchiare i costumi, intesi anche come abbigliamento e bardature ormai fatalmente datati ancor più della fu sedia gestatoria, se riuscisse a rivedere il “ciclo produttivo della Santità” di Santa Romana Chiesa, diverrebbe una sorta di Marchionne in Porpora, il salvatore della “Fiat Voluntas Tua” che è la sola volontà in grado di salvare il mondo.

ITALIA MINORENNE 2

Il voto politico ed il dopo voto stanno mostrando al mondo una cartolina dell’Italia che non solo ucciderà il turismo ma isolerà lo Stivale al punto che l’isola di Pasqua sembrerà il centro dell’ universo. Il voto di protesta, cioè il voto non per qualcosa ma contro tutto, è il classico gesto di autolesionismo che finisce per danneggiare tutti, a partire da chi lo esprime, tranne i destinatari della protesta stessa. E’ vero, si obbietterà, l’ex fascista Fini ha tradito ed è fuori, il democristianoide Casini è dentro, pur essendo ormai fuori, per ripescaggio dei ” meno peggiori “. Sì ma il loro deretano non sentirà mai quel freddo che avrebbe sentito se ci fosse stata una larga vittoria del PDL  e l’Italia oggi non sarebbe in balìa di un peppone e di un Masaniello che, messi insieme, non formano l’ombra di quel politico perennamente “attenzionato ” dall’apparato giudiziario. Quindi dal voto è nato un dopo voto che terrorizza i mercati finanziari, la UE, la democrazia, il presente e nega il futuro. Bella protesta! Per un italiano vero, cioè non prostrato davanti ai totem ideologici dell’ invidia, del volere la roba altrui, delle tasse agli altri e dei paradisi fiscali in Costarica per sé, dover oggi, a distanza di duecento anni, riconoscere che Metternich aveva ragione a considerare l’Italia null’ altro che un’espressione geografica, rappresenta il crollo del sogno patrio e di quel progetto reso possibile da guerre di indipendenza  e mondiali. Due secoli passati attraverso il sangue della riscossa nazionale ed il martirio di innumerevoli figure di veri italiani per finire oggi nelle mani di un grillo e di un, più che post,  pre-comunista i quali  mostrano di ignorare le necessità delle famiglie italiane. Più bisognosi di tutela di così si muore, e noi ahimé, ne moriremo.

ITALIA MINORENNE 1

La diffidenza che il mondo nutre verso l’ Italia trova in questi giorni motivi di legittimazione che fanno vergognare di esserne nativi coloro che hanno un minimo senso della dignità. Uno dei tanti motivi è il comportamento del Ministero degli Esteri, gestito dal tecnico Terzi che sembra non voler perdere occasione per  tentare di vincere il soprannome “ultimi”.  Questi ha riproposto improvvisamente la spiccata tendenza italioide al voltafaccia diplomatico e politico, alla furbata da “pacchisti” e magliari. Invece di imporre il rispetto del Diritto Internazionale al momento in cui si è verificato l’ evento e imporre la rivendicazione dell’ azione in acque internazionali, ha lasciato che i Marò fossero portati in acque indiane con le conseguenze che ben conosciamo. Poi, dopo aver inutilmente elemosinato ragionevolezza, oggi non si pone il problema di tradire la parola data e di rinnegarla. Certo, la vita dei Marò vale molto più di uno sgarbo diplomatico ma in futuro cosa accadrà e quale affidabilità potrà spendere il povero Bel Paese per riavere eventuali suoi cittadini ingiustamente trattenuti all’ estero?  Zero! Questo è ciò che accade  quando si considera fattibile ed utile un Governo Tecnico, fatto cioè di persone digiune di sagacità politica, perchè essere ambasciatore non basta, è come vendere un prodotto fatto da altri, una sorta di rappresentante, mentre essere un politico significa pensarlo e fabbricarlo. Due cose molto diverse nelle quali bisogna sempre cercare di arrivare primi mai terzi.

LE VIE DELLA POLITICA

La globalizzazione della comunicazione ha tolto l’ ultima illusione a chi credeva che il caso Italia fosse isolato, diverso e in sostanza curabile. Purtroppo non è così. Le vie della politica sono le stesse ad ogni latitudine del Pianeta e vengono percorse con identiche modalità dai vari attori, comparse e clowns. Per anni ci siamo sentiti piccoli e diversi nei nostri pietosi scandali di malapolitica. Siamo stati la pecora nera d’ Europa finchè Grecia, Spagna, Portogallo non ci hanno, a turno, scippato il poco invidiabile primato. Ci siamo vergognati dell’ osceno debito pubblico creato da una classe politica terzomondista finchè non si è scoperto che gli USA, la perfida Albione, la spocchiosa Francia e persino la mitica Germania hanno il loro bell’ armadio pieno di scheletri finanziari. Ci sentivamo superiori all’ Est e al Sud del mondo, e oggi che lo siamo diventati noi per tracollo economico e culturale, cerchiamo una nuova dimensione raccogliendo, come straccioni, gli spiccioli che i ricchi d’ oriente decidono di spendere comprando pezzi di civiltà italica finita in pezzi. Dunque, tutto il mondo è paese anche in politica. Ovunque ci sono i caporali, i capibastone, le mandrie di persone più o meno ignoranti ed inconsapevoli, che vengono mosse dai signori della lotta continua, dello scontro di classe, delle contrade contrapposte e degli eterni duelli. Ma chi l’ha detto che la politica non possa essere invece pacificazione di popoli e di nazioni? Se veramente la libertà, l’ uguaglianza e la civiltà sono gli obiettivi della politica non può che esserci una via e una soltanto per raggiungerli. L’ oscenità delle tante vie ideologiche millantate che possono, pur essendo contrapposte fra loro, condurre al progresso civile è la pietra al collo dell’ umanità, è il mostro a tante teste che ne aggiungerà due ogni qualvolta se ne  tagli una. La Storia è l’ almanacco inglorioso delle pietose imprese della politica nei secoli. Ancora oggi ci combattiamo come due o tremila anni fa, ci sono gli stessi poveri, gli stessi ricchi, gli stessi ignoranti, gli stessi parassiti e gli stessi politicanti dell’ anno 1000 sia prima che dopo Cristo. Sono dunque le troppe vie della politica che vanno chiuse lasciandone una sola aperta, quella che non prevede il Governo di un popolo eternamente ignorante, eternamente bisognoso della tutela dei furbi. Se il gregge diventa autosufficiente e consapevole di pascolare senza che sia il bastone del pecoraio a guidarlo allora sarà democrazia compiuta. Fino a quel momento sarà solo esercizio di furbizia consortile dei caporali in danno della vita.