Archivi del mese: febbraio 2013

ANATOMIA DEL VOTO

Gli italiani hanno votato disegnando un panorama politico inedito e per alcuni aspetti clamoroso. Intanto c’è stato il tanto agognato repulisti di antichi, ma soprattutto vecchi, deretani di pietra che avevano messo radici inestirpabili girovagando, a seconda delle loro comvenienze, nei vari settori parlamentari. Questa sorta di pulizia Pasquale ha decisamente giovato alla faccia sporca della politica togliendole parte del pattume che la ricopre. Amen. Poi c’è l’aspetto innovativo di un partito-non partito che, viaggiando sulla rete e alimentato dall’inesauribile carburante della protesta, ha percorso d’un fiato quel tragitto che normalmente si fa in decenni di tattica. Tutto positivo? Non direi. Prima di tutto se democrazia è partecipazione, non può non essere anche e soprattutto preparazione, cognizione di causa e consapevolezza dei propri limiti. Altrimenti si ripete il flop del presunto e preteso messia Monti. Ma tutto ciò manca nell’armata grillesca e ne fa a tutt’oggi, più un fenomeno episodico destinato a sgretolarsi nel breve tempo che servirà a dimostrarlo. Resta il risvolto relativamente positivo della non infinita pazienza dell’elettore che quando non ne può più dell’aria fritta e viziata arriva a votare anche il gas. Dunque l’Italia è sempre più ingovernabile, sempre più odiata dall’ordine teutonico, sempre più malvista dall’alta società occidentale. Se costoro potessero, l’asfalterebbero dalle Alpi all’Etna e ne farebbero un immenso parcheggio-magazzino o una discarica universale dove gettare il peggio del mondo intero. Qualcuno, e chi scrive è uno di questi, ritiene che ciò stia già avvenendo da anni, e con il beneplacido dei profeti della integrazione europea e della globalizzazione. Cosa porterà questo voto è sotto gli occhi di tutti: la necessità di un altro voto che ,questa volta, sia ispirato non più alla protesta cieca ( seppure legittima) ma alla costruzione di una Nazione moderna e capace di rispondere alle sfide ” neo-imperialiste “che le vengono da tutti i punti cardinali. Riuscirà l’elettorato a dotarsi dell’arma culturale e a sotterrare per sempre falce, martello e i nuovi forconi? Se sì, allora sarà ITALIA.

IL CONCLAVE MEDIATICO

La Chiesa dopo il suo sbarco su internet non poteva non celebrare il primo Conclave mediatico. Sono lontani e persi nel passato gli ovattati e quasi mistici summit dei porporati nel chiuso della Cappella Sistina per dare al mondo cristiano e cattolico il suo nuovo Pontefice. Già l’ eccezionale chiusura anticipata della “legislatura”  Benedettina  aveva dato uno schiaffo alla Storia di Santa Romana Ecclesia facendola sobbalzare dal suo secolare sonno da consuetudine. E proprio queste dimissioni hanno scompaginato il collaudato meccanismo che consentiva, morto un Papa, di farne un altro in una alternanza di schieramenti o rapporti di forza se si preferisce, favorita dalla morte, più o meno improvvisa, del capo di maggioranza uscente e perciò, divenuta, nel classico gioco delle parti, minoranza.  Questa volta non è andata così. Il Papa non è morto e conserva intatta la sua influenza “paterna” e dunque i giochi si complicano e, giocoforza, il Conclave deve svolgersi attraverso “primarie” mediatiche le quali, uno dopo l’ altro, bruciano nomi di presunti o pretendenti futuri Pontefici. Nel rigoroso rispetto del politicamente corretto, dopo la famiglia, si allarga dunque anche il Conclave e, come nelle eliminatorie per la scelta delle veline, si vedono attempati e ambiziosi porporati sfilare in passerella mediatica, “ballare”, “cantare” e cadere. Se Benedetto XVI ha faticato ad entrare nei cuori della gente per via di quella sua immagine cattedratica di teologo fin troppo profondo, al suo successore credo sarà quasi impossibile riuscirci, gravato come appare, chiunque egli sarà, dai megabit della rete, dalla tac mediatica da cui emergerà tutta la sua “normalità” di alto funzionario giunto al top della carriera. L’ incenso, anch’ esso ormai mediatico, ha perso quel profumo mistico e l’ Habemus Papam rischia di risuonare come un “Ok il prezzo è giusto” da fascia d’ ascolto pre-serale. Le profezie, a chi le ha capite o semplicemente lette o ancor più semplicemente sentite dire, parlano di un prossimo ultimo Papa generando scommesse, sempre in rete, su quando e quale sarà. Ho il sospetto che l’ ultimo Papa si sia appena congedato avendo capito che non è più tempo di Papi ma di managers dello spirito, anch’ esso sempre più mediatico e tecnologico. Quindi tranquilli signore e signori, se  la fine del mondo doveva avvenire con l’ avvento dell’ ultimo Papa, che fosse nero, marroncino o giallo ormai non importa più,  anche essa è rimandata sine die visto che l‘ ultimo Papa c’è stato e se ne è andato in pensione in assenza di cataclismi totali. Quelli che verranno, più che Papi, saranno cardinali maggiori di una Chiesa dalla porpora sempre più sbiadita dall’ erosione del secolarismo, che spinge a tutta forza verso i diritti biologici dei suoi “dipendenti” più che verso le esigenze dell’ anima. Chiesa Spa all’ orizzonte.

L’ITALIA SI DESTERA’ ?

Le elezioni politiche alfin sono arrivate, le urne reclamano la scorpacciata di schede e il cerimoniale della spartizione del potere raggiunge la sua apoteosi. Cosa farà l’Italia? E gli italiani sapranno recepire il messaggio vero  che le nebbie del populismo dei tanti Masanielli e delle ideologie, già decrepite il secolo scorso, hanno cercato di nascondere? L’auspicio è, giocoforza, di  sì perché in gioco non c’è la prevalenza di questo o quel partito ma la tenuta della Casa Italia minacciata, oggi come non mai, dallo schiacciasassi politico ed economico rappresentato dal triunvirato franco-tedesco-inglese con la supervisione di USA e Cina. Se dovessero vincere i partiti genuflessi a questo fronte neoimperialista gli italiani si troverebbero a pagare una cambiale annua di circa venti miliardi di euro per ripianare un debito pubblico costruito in quaranta anni di allegra finanza e di “magna magna” politico. Il punto è tutto qui. E da esso discendono due sole vie di fuga: una senza sbocchi che non siano la povertà nera per vent’anni e l’altra che porta all’unico sbocco possibile e cioè che il debito pubblico lo paghi lo sviluppo economico attraverso la creazione di posti di lavoro e conseguenti redditi per famiglie ed imprese, le quali poi pagheranno tasse eque. Per imboccare questa via però si deve prima mettere il bavaglio alla bocca sempre spalancata dello sperpero politico e contemporaneamente ridurre le tasse. AL DI FUORI DI QUESTE VIE  NON C’E’ CHE LA FINE DELL’ ITALIA LIBERA E OCCIDENTALE, e al suo posto ci saranno piccole italiette su cui domineranno i tedeschi, i francesi, russi e cinesi, mentre gli USA resteranno a bocca asciutta grazie alla sapiente guida del “sor tentenna” Obama. Italiani, questo non è un voto ma è IL VOTO FINALE che dirà se l’Italia sarà bocciata o se si desterà. PENSIAMOCI!

LA FINE DELL’ ONNIPOTENZA

La vicenda Pistorius, come quelle del ciclista Armstrong e di tanti altri personaggi sia dello sport che del cinema e dello spettacolo, sancisce ancora una volta  il precipitare nella polvere del mito dell’ onnipotenza dopo che lo stesso era stato posto sull’ altare da una propaganda tendente a negare qualsiasi limite alla capacità umana.   Dopo essersi prostrato al sorgere dell’ astro bionico ora il mondo si prostra davanti alle sue macerie chiedendosi, come Manzoni, se fu vera gloria. La risposta è sempre la stessa: no!  Non fu gloria la sanguinosa passerella bellica del presunto onnipotente Napoleone Bonaparte, e non fu gloria la rivincita tecnologica del giovane invalido Pistorius che non è riuscito a coniugare la legittima rivalsa fisica con una altrettanto legittima rivalsa spirituale che ne avrebbe rappresentato la vera glorificazione. Il taglio puramente materialista della sua personale guerra contro la menomazione del corpo ne ha fatto un gigante con i piedi, seppure bionici, d’ argilla pronto a cadere rovinosamente sotto il peso della pretesa onnipotenza acquisita. La volontà, la forza di reazione ed il coraggio gli avevano consentito di vincere la durissima avversità che lo aveva colpito e,  nel braccio di ferro iniziato contro tutto, ha speso sè stesso e il suo spirito. Dunque la sua era stata una vittoria esclusivamente fisica alla quale non ha corrisposto quella crescita spirituale che, ed è questo il drammatico dubbio, probabilmente si sarebbe verificata se non gli fossero spuntati i miracolistici arti bionici. Se tutto questo ragionamento fosse sballato come si spiegherebbe altrimenti la violenza estrema, quella facilità di fare del male, da parte di una creatura che, per infausto destino, aveva provato su di sè quanto bruci la sofferenza? Se lo spirito avesse vinto insieme al corpo quella battaglia,  come avrebbe potuto Pistorius cancellare un’ altra vita solo perchè cose penose come la gelosia e la mania di possesso gli   avrebbero annebbiato la mente? Superare le avversità ci nobilita e ci avvicina a Dio soltanto se, nel farlo, non dimentichiamo di essere Sue creature e non degli Dei dell’ Olimpo per autocertificazione. Pistorius aveva vinto la natura tramite la cultura dell’ onnipotenza ed aver battuto  le leggi della fisica lo ha illuso di poter dominare anche quelle dell’ anima. Forse il mondo è così come è perchè popolato da tanti Pistorius con o senza gambe bioniche. 

IL CEFFONE DI ROMA

Il clamore suscitato dalla storica decisione del Papa si sta attenuando sovrastato dalla rumorosa campagna elettorale e dal penoso avanspettacolo che va in onda a Sanremo. Caduto il polverone mediatico possiamo parlare del paterno ceffone di Roma, storico al pari dello schiaffo di Anagni, dato dal più umano e più anticonformista dei Pontefici contemporanei all’imperante politicamente corretto. Risuona ancora quel frettoloso “dalla Croce non si scende” pronunziato con il chiaro intento di esaltare la presunta debolezza di questo coltissimo, e dunque umilissimo, erede di Pietro il quale, proprio per la Sua umiltà, sulla Croce non ha mai detto o pensato di esserci salito. Al contrario di tanti che asseriscono di averlo fatto generando, in chi li ascolta attentamente, il sospetto che l’obbiettivo di tale pretesa salita fosse quello di farne scendere il Figlio di Dio. Quanti oracoli, quante bocche della verità autorivelata, quanti profeti del giorno dopo, hanno incrociato le lingue in un dibattito dal sapore di Disfida di Barletta. I pro e i contro si sono affrontati in general tenzone non pensando un solo attimo  a quanto di evangelico e di profondamente cristiano  ci possa essere nel rinunciare al potere per amore del dovere. Eppure sarebbe bastato guardare negli occhi del Papa, in quei due specchi di un’anima già volata via e affrancata dal vocìo di sacrestia, più vicina a Dio di quanto non lo siano le stelle. Occhi ormai rivolti al Cielo in una personale certezza di aver dato quel che potevano e, premurosi come soltanto quelli di un genitore generoso sanno essere, hanno voluto indicare qualcuno più forte, più deciso, cui affidare il timone di una nave che, purtroppo, non si può governare col solo amore. Grazie a Benedetto XVI per non aver voluto rovinare un sapiente Papato con una vecchiaia pastorale inguardabile.  

LA COSCIENZA DEGLI ANIMALI E L’ INCOSCIENZA UMANA

Sul blog “animali e ambiente NEL CUORE”  è apparso un articolo che mi spinge a tornare ancora una volta sul miserabile argomento della vivisezione e della sperimentazione così detta scientifica sugli animali. Tali pratiche non cessano di essere invocate da politicanti senza scrupoli, da mestieranti della ricerca NON scientifica ma funzionale a tasche e carriere, e infine, da una parte del volgo ignorante capace solo di ripetere frasi sentite dire e convinto che il mondo intero esista esclusivamente per soddisfare le fantasie e i presunti bisogni umani. Ci tornerò fino a quando sulla corazza dell’ ignoranza non appariranno le crepe del suo disfacimento, fin quando l’ umanità continuerà a ragionare con lo stomaco e l’ intestino invece di usare il cervello (quando c’è) e l’anima. Non è per mera difesa d’ ufficio di quelle cretaure indifese, anche se tale ragione sarebbe più che sufficiente a giustificare il fatto di doversi sporcare le mani cercando di parlare a certe persone, ma è per riaffermare la cecità che impedisce al genere umano di vedere e capire, una volta per tutte, quale è il significato del suo esistere. Come si può accettare di venire al mondo solo per riempirsi la pancia e le tasche, costi quel che costi? Come si può accettare di comportarsi da primitivi quando si è ormai nel pieno di una evoluzione globale manifestatasi con l’avvento di Gesù Cristo e proseguita attraverso le vite di tanti martiri,  filosofi e scienziati? Il sipario dell’ ignoranza e della bassezza umana  è stato sollevato e squarciato da esistenze degne della coabitazione divina fra anima e corpo ma non basta ancora. E ancora dobbiamo sentire il rantolo della miseria culturale, della politica appiccicosa, dell’ improvvisazione intellettuale che consente a dei quasi analfabeti della scienza di pontificare sull’ utilità delle vergognose e primitive pratiche della vivisezione e della sperimentazione selvaggia sugli animali. In un precedente articolo non  a caso ho citato il nazista Menghele che si è spinto a sperimentare su esseri umani il suo delirio di onnipotenza. L’ ho fatto perchè bisogna chiedersi, ed avere il coraggio di rispondersi, su quanto di Menghele ci sia dentro questi pseudo ricercatori, questi macellai di povere creature indifese, questi esaltati del dolore inflitto gratuitamente.  Anche i sassi sanno ormai che il progresso scientifico è tale e le possibilità di studio chimico, non chirurgico e invasivo su esseri viventi, sono così abbondanti che continuare pervicacemente a tenere in vita i lager della morte scientifica risulta essere esercizio di pura speculazione economica e di follia di onnipotenza.  L’uomo e la donna smetteranno di essere solo maschio e femmina quando riusciranno a prendere coscienza della propria pochezza e saranno in grado di trattare paritariamente gli animali e la natura tutta. Fino ad allora saranno come i tarli che divorano il legno della loro stessa casa.

I DIECI COMANDAMENTI

NON DESIDERARE LA ROBA D’ ALTRI

Il decimo ed ultimo Comandamento appare come l’estensione, in senso politico, del settimo non rubare. E’ infatti dal desiderio della roba altrui che scatta l’ impulso ladresco, la voglia di appropriarsi di ciò che è stato realizzato o guadagnato da altri. In quest’ ottica esso risulta essere di una attualità sconcertante rispetto soprattutto ad ideologie politiche contemporanee che fanno della roba d’ altri l’ oggetto di insano desiderio arrivando persino alla sua espropriazione. Considerato il contesto storico in cui sono stati resi manifesti i Comandamenti di Dio e vista la loro conclamata attualità rispetto alle problematiche sociali, religiose e politiche di ogni epoca, sembrerebbe che i tanti secoli trascorsi siano passati invano e che la Storia sia come una giostra che gira su sè stessa senza avanzare di un passo. E siccome nulla è casuale, meno che mai lo sono le vie che portano a Dio, il decimo Comandamento acquisisce dunque un valore riassuntivo dei doveri che siamo chiamati a rispettare. La roba d’ altri è insomma la vita, la libertà, i beni patrimoniali e quelli spirituali di ognuno e come tali ne viene sancita l’ assoluta inviolabilità, a prescindere dalle troppe filosofie che inutilmente si affannano nel cercare altre chiavi di lettura dell’ esitere. Con il decimo Comandamento vengono resi sacri la modestia, il rispetto per sè stessi e gli altri e viene recisa, senza appello, ogni accezione contraria. E’ la estrema sintesi del più lungimirante e concreto programma politico e morale che possa illuminare il pensiero umano.

LA FINE DI UN MONDO

Un uomo che ha fatto la guerra (Vietnam) impazzisce ed uccide, poi sequestra un bambino e lo conduce con sè nel bunker che ha costruito sotto terra a mò di rifugio dalla presunta imminente fine del mondo. Su quell’ immenso palcoscenico esistenziale rappresentato dagli USA sta andando in scena l’ ennesima tragedia moderna interpretata da vittime che troppo frettolosamente ci permettiamo di definire folli o criminali. Può qualche preteso saggio dire, con la certezza di non sbagliare, se sia più folle e criminale l’ odierno sequestratore o quegli illuminati presidenti degli Usa che hanno voluto la guerra nel Vietnam, e l’ hanno spedito, insieme a decine di migliaia di altri come lui a farsi mangiare il cervello dal mostro bellico?  Sono questi i danni collaterali, come li chiamano i penosi strateghi del triste gioco d’ Adamo, che, anche a distanza di anni, esplodono nella mente di chi li ha subiti e custoditi in silenziosa incubazione. La mente, dilaniata dal comandamento Statale “uccidi e sarai un eroe”, risponde ad esso ed uccide, prima sé stessa attraverso una fuga che spocchiosamente chiamiamo pazzia, e poi con le armi, quelle stesse che, benedette dal sacro imprimatur presidenziale, ora ne fanno un assassino. E’ l’ immoralità, di chi si costruisce una sua moralità fatta su misura, a distruggere la mente del povero uomo chiamato veterano cioè vecchio attore-comparsa del film più vergognoso che ci sia. Lo sdegno, l’ ipocrita dolore di chi non ci mette più di un secondo ad organizzare guerre, occupano gli schermi televisivi facendo, vigliaccamente, di una vittima “istituzionale” un carnefice. E’ la fine di un mondo, quello di quest’ uomo bruciato dalla guerra e che inconsciamente invoca ed immagina la fine del mondo intero, che purtoppo tarda ad arrivare.