Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

PICCOLI RAIS

Print Friendly, PDF & Email

Il caravanserraglio della politica italiana è in fermento nell’ apprestarsi del pellegrinaggio al santuario dell’ urna, il rito da commedia dell’ arte che consacrerà tutti vincitori e un solo sconfitto: la civiltà democratica. Sì perchè,  ancora inconsapevoli di tale materia e bruciati dal ricordo del triste ventennio fascista, gli italiani si recano alle urne immaginando di contare qualcosa, di poter dire la loro, di influire sul destino del Paese. Pare che ignorino di essere alla mercè dei piccoli rais che nascono ad ogni giro di lancette d’ orologio. Eppure sono costoro, con le loro falangette di portaborse, a godere dei frutti dati dalla sindrome campanilistica, dal fervore di contrada, dall’ atavica rivalità che pone padri contro figli delle stesse famiglie. Sono i piccoli, insignificanti e furbi rais che dopo aver piazzato i propri fidi scagnozzi in lista, attendono di mietere quel pò di voti dai quali trarranno il beneficio di una poltrona offrendoli al miglior acquirente. E chi ha votato?  Si potrà arrovellare nel veder il proprio voto, magari di sinistra, portato in dote al monsignor Centrista o nel veder riesumata la salma di qualche messia tecnico che, alla faccia di maggioranze scaturite dalla volontà popolare,  potrà sedersi, sorretto dalla nomenklatura, sui banchi del governo.  Oggi è questo il luna park sempre aperto della politica, pieno di giostre, di saliscendi, di tunnel dell’ untore nei quali si entra democristiani per uscirne comunisti, clericali per divenire anticristi, moralisti delle tasse per mutarsi in opportunisti dell’ elusione fiscale. Un immenso, solo per dimensioni, circolo riservato a masticatori di idee politiche e sputatori di sentenze valide però solo per gli altri, cioè per il popolo pellegrino del voto. Ora mi chiedo, ma questi piccoli rais che confondono la democrazia partecipata con il loro orticello di ambizioni personali, sono dunque un segno del trionfo della democrazia? O sono soltanto l’ emblema di un popolo in eterna contraddizione con sè stesso che cerca di spigolare nel grande latifondo della chiacchiera? A sentirli declamare ideali sembrano tutte vergini immolate sull’ altare del bene comune, martiri che passano notti insonni al pensiero che qualcuno non  arrivi alla fine del mese, pur con i lauti stipendi da mille euro o con le ricche pensioni sociali che essi elargiscono. Ma poi li si ritrova ad immergersi in fondali proibiti per interminabili sub-safari fotografici con annesso souvenir tutelato e asportato. Oppure a bordo di modeste Ferrari mentre sfrecciano urlando “te la do io la democrazia”. Quest’ anno poi va molto di moda il modello, prevalentemente in tinta rossa, ex toga o tale in aspettativa al motto di “io ci provo e male che vada torno ad emettere avvisi di garanzia ad orologeria”.  Piccolo italiano guardati dai piccoli rais, stanne alla larga perchè come sanno succhiare il sangue loro non lo sa nemmeno Dracula.  No, non intendo quello soprannominato così, lui lo sa e resta insuperabile in materia.

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150