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LO STIVALE AFFONDA

La piccola rissosa zattera Italia appare ormai alla deriva in balìa dell’ unico “mare nostrum” che le rimane intorno: quello del debito pubblico. Alla guida  (si fa per dire) della scassata zattera si ripropongono gli stessi “ammiragli” che l’ hanno condotta a perdersi in tale limaccioso mare. E’ quella pletora di politicanti dal deficit genetico, quei pirati del debito sostenibile divenuto insotenibile in ragione del riempirsi delle loro tasche. Sono sempre gli stessi apologeti del così detto bene comune che invariabilmente si tramuta in male generale, e fra i loro progenitori annoverano i tristemente famosi  estensori dei tragici piani quinquennali sovietici, autentici strumenti di fabbricazione della miseria. Sono loro, i sostenitori delle tasse patrimoniali, di quegli espropri dell’ agiatezza altrui frutto di lavoro e di sacrifici generazionali, da versare inutilmente e con  l’ effetto tragicomico di gocce nel predetto mare di debiti. Infatti a nulla servono se non ad impoverire e rattristare la Nazione, a farla regredire fino alla inevitabile espulsione dal circolo dei Paesi evoluti. Molta responsabilità di tutto ciò pesa anche sulle spalle di una popolazione storicamente dedita alla furbizia sociale, all’ arrangiarsi nel torbido rubacchiando pensioni illecite e vendendo il suo voto al miglior offerente del panino. In questo essa è degna figlia del padre Stato furbo e vorace inventore di ogni sorta di tassa. Entrambe queste tristi entità  preferiscono la scorciatoia di espropriare chi ha lavorato e conseguito redditi piuttosto che rimboccarsi le maniche e produrre qualcosa a beneficio di sè stessi e dell’ intera Nazione. Non è un caso che Italia, Spagna, Grecia e Portogallo abbiano avuto trascorsi non lontani di dittature e che oggi siano la zavorra che impedisce lo sviluppo economico dell’ Europa.  Sono Nazioni non ancora nutrite dal senso della democrazia e sono ancora contaminate dall’ avventurismo politico di ideologie che basano la loro esistenza sulla eliminazione, anche fisica, dell’ avversario politico. In tali nazioni la politica non persegue il bene comune ma  l’ acquisizione del potere a qualunque costo, e l’ Italietta  di questo ultimo anno lo ha dimostrato al mondo intero in modo tragico. Pur di arrivare al potere non si è esitato a distruggere il mercato edilizio, quello dell’ auto, l’ iniziativa privata in genere, il risparmio delle famiglie sane e la morale. Pur di conquistarla questi folli discepoli dei vari Hitler, Stalin, Lenin e  via di seguito, non  hanno esitato a raderla al suolo per edificare al suo posto il fantomatico paradiso progressista fatto di tante penose piccole Cuba.

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