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I DIECI COMANDAMENTI

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NON UCCIDERE

Con il quinto Comandamento si entra nei princìpi che regolano il comportamento sociale dell’ individuo allo scopo di distinguerlo dalle cose e dagli animali, essendo questi ultimi governati dalla supremazia dell’ istinto di sopravvivenza e dall’ impulso di mangiare. Per la donna e l’ uomo tali istinti, pur presenti nel profilo genetico, non devono assurgere a valori e dettare le linee del comportamento umano. E ciò, si badi bene, non in base ad una presunta superiorità sul resto della natura ma, al contrario, per una responsabilità spirituale e morale derivata dall’ essere creature ad immagine e somiglianza di Dio. E’ questo il punto focale chiarito il quale tutto l’ orizzonte esistenziale, con i suoi perchè e le sue spiegazioni, risulterà nitido e incontrovertibile.  Infatti non a caso Dio ha affidato al primo dei Comandamenti “sociali” il divieto di uccidere, non questo o quello o cosa ma non uccidere e basta. E’ di tutta evidenza quindi che nelle intenzioni del Creatore la persona debba essere un qualcosa che si stacchi dai bisogni biologici,  che voli più alto delle radici degli alberi e che sia molto più sensibile ed attento ai richiami dell’ anima piuttosto che a quelli gastrici. Nel comandamento “Non uccidere” c’è tutta intera l’ universalità del genere umano al quale è richiesto di non dare la morte ai suoi simili, agli animali, alla libertà, alla spiritualità, e di non rinnegare, uccidendola, la propria anima. Tanti infatti sono i modi di uccidere, fra i quali quello di farlo per divertimento, scaricando su inermi creature tutta la propria inferiorità culturale ed etica, rappresenta ancora oggi la natura umana come era al passaggio dalle caverne alle palafitte. Qualche pazzo teorizzatore del nulla afferma che l’ intimo desiderio di morte sia nell’ individuo più forte di quello della vita, tentando così di “istituzionalizzare” l’ uccisione su basi psicologistiche che, non essendo più sostenibili quelle gastrintestinali fiorite, come i funghi sullo sterco,  sulla male interpretata affermazione biblica “…Tu uomo governerai sulle creature del mondo e sulla natura”, ispirano la condotta umana. Governerai appunto, non dominerai e schiavizzerai  o ucciderai e deporterai o brucerai. E quando un coltello lacera le carni vive, quando un grilletto vomita morte, non muore solo una vita ma un piccolo universo perfetto concepito e nato come un inno ad essa. Non Uccidere significa non spegnere la luce sul mondo, non privare l’ anima della sua supremazia sul corpo, non annullare il Diritto con il potere. Significa che la nostra giurisdizione di esseri viventi cessa ancor prima di raggiungere la nostra stessa persona, dal che pure il suicidio è atto contro natura e mai, ma proprio mai essa può sconfinare nello spazio vitale altrui. Uccidere è una bassa manifestazione di potere e, al contempo, di assoluta inferiorità, è forza bruta al servizio dell’ ignoranza, della crudeltà, dell’ odio e della totale mancanza di “intelligenza morale”, è in sostanza avere non il corpo ma la mente sulla sedia a rotelle ed essere titolari del più vero e  irraggiungibile handicap umano.

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