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Eligio Bartoli
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Eligio Bartoli

Archivi del mese: dicembre 2012

IL NUOVO CONGRESSO DI VIENNA

La Storia altro non è che il remake  degli stessi film che ogni epoca pretende di spacciare per nuovi ed originali. Guerre, stermini di popoli, rivoluzioni, restaurazioni e persecuzioni singole e di popoli sono presenti in ogni secolo come del resto sono presenti i cialtroni di presunta caratura storica che provocano tutto ciò. Il Congresso di Vienna dove si decise fra l’ altro la spartizione dell’ italietta sotto la regia di Metternich non sfugge al teorema e si ripete duecento anni dopo con il Congresso di Bruxelles sotto la regia del Kaiser Frau Merkel. Ma chi sono gli altri attori della spartizione dello Stivale oltre ai vari “sinceri e solidali” partners europei? Come 200 anni fa sono, anche oggi, quei poteri interni definiti forti nell’ accezzione di prevaricatori e prepotenti. Sono i vassalli di interessi di casta che trovano nella grande industria, nel sistema bancarioo e nella chiesa degli uomini, o meglio dei preti, le espressioni e i connotati politici. Non è un caso che queste formazioni si siano schierate al fianco del sostenitore del verbo teutonico per eccellenza, quel tal Monti che ha fatto delle tasse una religione uber alles. Cosa gliene può fregare alla grande industria del proliferare delle tasse se può godere di finanziamenti statali, di leggi e leggine concepite per far aumentare i suoi fatturati?  Cosa gliene può fregare al sistema bancario della moltiplicazione di pizzi e gabelle se poi periodicamente esso viene ricapitalizzato e salvato da singoli fallimenti di banche con i soldi pubblici provenienti dalle tasse? E alla chiesa dei preti, cosa può fregare delle tasse se essa ne è esente, come per l’ Imu, se può contare sui vari otto per mille, sulle donazioni e sugli stanziamenti statali che giocoforza la legano al carro dei tartassatori? Chi non ricorda l’ ottocentesco Stato Pontificio che guardava con favore alla divisione dell’ Italia pre-risorgimentale , avendo a cuore la sua supremazia politica ed economica su mezzo Stivaletto? Nella nuova versione del Congresso i Metternich sono tanti e tutti orientati su  un obiettivo concordante: l’ Italia deve essere normalizzata per non avere peso in Europa e per consentire ai tanti fattori e capi bastone del  feudatario di lucrare ricchezze personali e di casta in cambio del tradimento patrio. La dimostrazione della tesi è data dalle facce o meglio dai deretani di pietra che vogliono rappresentare il nuovo che avanza: parlamentari con quasi mezzo secolo di sterile anzianità ciarlatoria, professori di cattedre inventate, discepoli di banche d’ affari (sporchi), eterni enfat mai prodige (non) cresciuti all’ ombra di vecchi capitani di industria. Questa è l’ italietta seduta al Congresso di Bruxelles, l’ altra, quella che  lavora, che soffre e che non vuol morire sotto il tacco straniero è sdraiata sotto i cingoli del nuovo padrone Panzer.

EUTANASIA DI UNA NAZIONE

Le elezioni che si approssimano potrebbero segnare il via libera all’ eutanasia dell’ Italia malata inguaribile di individualità, di capacità tecniche e tecnologiche, di cultura millenaria e portatrice sana, quindi meritevole di morte, del virus dell‘ intraprendenza, della libertà, della famiglia naturale. L’ Italia è viva, l’ Italia deve morire! E’ questo il diktat emesso dalle gerachie della nomenklatura europea e raccolto a piene mani dalla bassa manovalanza politica italiana che vuole  “salvare” il Paese uccidendolo con la mannaia delle tasse e con la distruzione del tessuto etnico, sociale, familiare. Il popolo italiano appare ipnotizzato  da questi pifferai dalle tasche infinite  e come un cobra esce ed entra nella cesta di vimini dell’ ignoranza al suono dei menestrelli che gli promettono il sol dell’ avvenire mentre lo ammazzano ogni giorno con tasse e imposte patrimoniali, come insaziabili vampiri. E pensare che questo stesso popolo ha nelle proprie mani lo strumento per difendersi, per salvarsi dalle spire dei tartassatori, per diventare finalmente una società evoluta, per gettare in discarica, meglio sarebbe nell’ inceneritore  della mancata elezione, i predicatori dei sacrifici altrui e dell’ arricchimento proprio. Basterebbe che non votasse per chi gli fa il mazzo fiscale, che cancellasse dalla fetida storia politica italiana certi nomi che questa stessa penna si schifa di scrivere.  Così non ci sarebbero più casini, nè secondi e torbidi fini, il livornese non dovrebbe più odiare il… pisanu    e non saremmo più schiacciati da monti di tasse. Non pratichiamo l’ eutanasia a questo malato che può guarire, se solo smettono di curarlo, e che tanto fastidio dà ai concorrenti europei già pronti a fare razzìa delle sue eccellenze. Non calpestiamo il sangue eroico del risorgimento, non cambiamo il nome di Italia in terra di nessuno e di tutti, non ne facciamo l’ orinatoio d’ Europa.

I DIECI COMANDAMENTI

 NON COMMETTERE ATTI IMPURI

Corpo e anima, carne e spirito, maschio e uomo, femmina e donna, sono le entità contrapposte chiamate in causa dal sesto comandamento. In estrema sintesi esso richiama i figli di Dio a non comportarsi e vivere come semplici espressioni della natura ma a distinguersi dalle altre creature, la vita delle quali è guidata dall’  istinto. Questo comandamento è senz’ altro il più doloroso e traumatico da rispettare perchè investe lo stile di vita intero, implicando un livello di spiritualità quotidiana quasi impossibile da raggiungere, un quasi  dimenticarsi di essere come siamo e vivere invece come dovremmo. Non è cosa da poco, anzi è, se raggiunto, il punto più avanzato del sentiero che ci deve riportare a Dio. Tuttavia ritengo che non si debba confondere il comandamento con  l’ assurda prescrizione di rinnegare la propria natura e, in tal senso, sono da rigettare in faccia al fanatismo religioso di ogni confessione sia  l’ isterico rifiuto del corpo che la sua odiosa criminalizzazione.  Il sesto comandamento non ordina di rinnegare il corpo bensì di rispettarlo. Impone di non farne merce di scambio oppure oggetto di prepotenza e violenza ma di considerarlo un dono di cui essere degni attraverso la sua santificazione.  E per santificazione non si intende certo l’ obbligo dell’ astinenza sessuale o la clausura di ogni impulso naturale, che altro non sarebbero se non le sbarre della più crudele ed insensata prigione della mente. Vivere infatti è molo più semplice se si evitano le estremizzazzioni del fanatismo e se si riesce a rimanere equidistanti sia dalla tentazione del martirio del corpo che dal lassismo sfrenato. Non è un caso che Dio ci abbia creati così complessi e al tempo stesso così trasparenti nei nostri limiti, e la sfida di ogni vita umana è proprio nell’ essere capace di superarli senza fingere che non esistano. Solo così si nobilita la coesistenza fra anima e corpo, spirito e carne, uomo e maschio, donna e femmina.

I ROGHI SONO SPENTI ORA SPEGNIAMO L’ IGNORANZA

Sul sito Pontifex è apparso un articolo che denuncia la responsabilità oggettiva della donna quale causa scatenante e giustificante la serie di efferate uccisioni che, in ossequio alla imperante demenza mediatica, è nota come femminicidio data l’ incapacità culturale anche solo di coniare il termine più opportuno di donnicidio. Evidentemente per tanta gente dalla mente “eccelsa” la donna non sarà mai nulla più di una femmina, un icona del male, la rappresentazione materializzata del maligno con tanto di forcone e coda puntita. E per dare fetido fiato a questa nuova campagna da inquisizione violenta si rievocano concetti che credevamo inceneriti negli ultimi roghi accesi dall’ ignoranza maschilista ai piedi delle sventurate “streghe, impossessate, e peccatrici” di turno. Nossignore, il fuoco covava sotto la cenere dei secoli ed ora è pronto a divampare e a bruciare vesti e sottovesti insieme a quel poco progresso sociale ottenuto al prezzo di milioni di vite. L’ eterno idiota con “pisellino pendulo” si veste da monsignore, da cardinale, da marito troglodita, da maschietto da quattro centesimi e sfodera ora il coltello, ora la pistola, ora il rogo, per mondare il peccato di essere donna,  per eliminare ciò che non riesce a capire e dominare. La “guerra santa” contro l’ utero riprende, se mai fosse cessata, con riferimenti non più solo demoniaci ma addirittura pseudo sociologici, scomodando la idiota psicologia da  bar secondo la quale la donna sarebbe causa del suo male e sconterebbe, per una falsa maledizione divina, le sue curve e la sua beltà. Improvvisamente le lancette della Storia  sono state riportate indietro di secoli e la viscida longa manus dell’ inquisizione è tornata a serpeggiare e palpare, ad ungere di bava maschilista gli ingranaggi del potere. Ma dove sono finiti dunque gli uomini, posto che ne siano mai nati?  Non ce ne è uno che abbia il coraggio di usare la sua carica pubblica, dalla quale trae ingenti prebende, per fare giustizia di tale scempio culturale e religioso? Siamo dunque tutti codardi e molli al punto di pensare che i mali del mondo si curino uccidendo la donna? Issare il vessillo di Dio per schiacciare la creatura che da Lui stesso è stata voluta quale fonte della vita di Cristo è un atto di guerra civile e come tale inaccettabile.  Se questi sono i pretesi pastori di anime sempre più tristi saranno i tempi per il gregge e sempre più lontana sarà l’ alba della civiltà.

L’ ESCLUSIVO CLUB DELL’ EURO

La menzogna più clamorosa e che viene spacciata sotto le mentite spoglie della presunta competizione fra i così detti presunti europeisti (sinistra, burocrati trasversali e filo montiani) e i presunti antieuropeisti (Berlusconiani, liberisti e liberali)  afferma che alle prossime elezioni potremo eleggere un Parlamento dal quale nascerà un Governo che governerà. Niente di più falso. Andremo sì a votare ma  la più grossa soddisfazione che potremo toglierci sarà quella di riempire la scheda di insulti verso quella impresentabile casta politica che ha messo nei guai l’ Italia e gli italiani.  A meno che il voto non stravolga le previsioni catastrofiche e riesca a delineare un Parlamento libero dal nodo scorsoio dei  diktat  tedeschi, un Parlamento capace di invertire la rotta  che porta al fallimento mirabilmente tracciata da coloro che tirano i fili di mario-netta. Sono gli iscritti-padroni dell’ esclusivo club dell’ euro, in primis Francia e Germania, che puntando sulla fragilità delle fondamenta su cui poggia “casa Italia”  (il suo debito sovrano), hanno preteso, in cambio del rilascio della tessera di socio del club, il controllo della sovranità economico-politico- finanziaria dell’ ex Bel Paese. L’ equivoco o se si preferisce il bluff è tutto qui. Ci hanno fatto entrare nel casinò dell’ euro rifilandoci fiches fasulle con le quali al più si può giocare a monopoli negli scassati enti locali. Ci hanno fatto indossare un abito da sera di molte misure più grande della nostra taglia di piccola Nazione divisa in comuni e comunardi. Ci hanno preso per il sedere insomma. E noi, per non sfigurare di fronte al vicinato greco-spagnolo-portoghese, abbiamo fatto come chi, per pagare un debito, si rivolge agli strozzini e ne resta strangolato. L’ esclusivo club dell’ euro ha preteso da noi la firma del patto di bilancio, cioè di una cambiale da 50 miliardi ogni anno per pagare la quale dovremo mangiare pane e spago per generazioni. E chi è il genio che ha concluso questa pazzesca operazione?  Ma è chiaro! E’ il pupillo di Napolitano, quel Frankenstein politico  chiamato, dai suoi detrattori, mario-netta esponente di punta degli europeisti. Capito poveri e inconsapevoli italiani? D’ ora in poi voteremo come e quando ce lo consentirà il club dell’ euro del quale ci siamo illusi di poter fare parte pur avendo le toppe al sedere. Tutto ciò si verificherà a meno che le prossime  elezioni non diano un colossale calcio nel deretano ai leccapiedi della Merkel e riescano a restituire a noi italiani il diritto-dovere-potere di governarci da soli senza una pioggia di tasse patrimoniali  imposta dall’ Europa. Allora sarà il vero Risorgimento italiano.

LO STIVALE AFFONDA

La piccola rissosa zattera Italia appare ormai alla deriva in balìa dell’ unico “mare nostrum” che le rimane intorno: quello del debito pubblico. Alla guida  (si fa per dire) della scassata zattera si ripropongono gli stessi “ammiragli” che l’ hanno condotta a perdersi in tale limaccioso mare. E’ quella pletora di politicanti dal deficit genetico, quei pirati del debito sostenibile divenuto insotenibile in ragione del riempirsi delle loro tasche. Sono sempre gli stessi apologeti del così detto bene comune che invariabilmente si tramuta in male generale, e fra i loro progenitori annoverano i tristemente famosi  estensori dei tragici piani quinquennali sovietici, autentici strumenti di fabbricazione della miseria. Sono loro, i sostenitori delle tasse patrimoniali, di quegli espropri dell’ agiatezza altrui frutto di lavoro e di sacrifici generazionali, da versare inutilmente e con  l’ effetto tragicomico di gocce nel predetto mare di debiti. Infatti a nulla servono se non ad impoverire e rattristare la Nazione, a farla regredire fino alla inevitabile espulsione dal circolo dei Paesi evoluti. Molta responsabilità di tutto ciò pesa anche sulle spalle di una popolazione storicamente dedita alla furbizia sociale, all’ arrangiarsi nel torbido rubacchiando pensioni illecite e vendendo il suo voto al miglior offerente del panino. In questo essa è degna figlia del padre Stato furbo e vorace inventore di ogni sorta di tassa. Entrambe queste tristi entità  preferiscono la scorciatoia di espropriare chi ha lavorato e conseguito redditi piuttosto che rimboccarsi le maniche e produrre qualcosa a beneficio di sè stessi e dell’ intera Nazione. Non è un caso che Italia, Spagna, Grecia e Portogallo abbiano avuto trascorsi non lontani di dittature e che oggi siano la zavorra che impedisce lo sviluppo economico dell’ Europa.  Sono Nazioni non ancora nutrite dal senso della democrazia e sono ancora contaminate dall’ avventurismo politico di ideologie che basano la loro esistenza sulla eliminazione, anche fisica, dell’ avversario politico. In tali nazioni la politica non persegue il bene comune ma  l’ acquisizione del potere a qualunque costo, e l’ Italietta  di questo ultimo anno lo ha dimostrato al mondo intero in modo tragico. Pur di arrivare al potere non si è esitato a distruggere il mercato edilizio, quello dell’ auto, l’ iniziativa privata in genere, il risparmio delle famiglie sane e la morale. Pur di conquistarla questi folli discepoli dei vari Hitler, Stalin, Lenin e  via di seguito, non  hanno esitato a raderla al suolo per edificare al suo posto il fantomatico paradiso progressista fatto di tante penose piccole Cuba.

NEWTOWN: IL DELIRIO DI CAINO

Ora che l’ eco degli spari e delle chiacchiere si è attenuata proviamo a dire qualche parola non strumentale, e dunque non offensiva, nei riguardi delle vittime  del delirio di Adam Lanza. In un mondo che vuole imporre per legge l’ eutanasia, le unioni fra persone dello stesso sesso, la cancellazione della famiglia come ambito esistenziale primario facendone una mera impresa di coabitazione, che ha imposto come idea progressista ed evolutiva l’ aborto indiscriminato riducendolo a metodo di controllo delle nascite e a pazzesco profilattico chirurgico, in questo pazzo ed ipocrita mondo proliferano i buonisti e i pacifisti di facciata, i penosi profeti dell’ abolizione delle armi quale deterrente taumaturgico contro la violenza umana. Sia chiaro, chi scrive è un convinto assertore della inutilità ed immoralità della fabbricazione delle armi, in quanto essa è indice inappellabile della mancata evoluzione, a tutt’ oggi, dell’ Homo demens mai diventato Sapiens. Tuttavia considerare le armi la causa scatenante della violenza e delle stragi è esercizio demagogico, falso ed intellettualmente disonesto da parte di una ben precisa area politica autodefinitasi depositaria della democrazia, la quale nella storia europea e mondiale ha sulla sua coscienza decine di milioni di morti ammazzati con ogni arma disponibile. E ciò è insopportabile. Questi moralisti da strada fingono di ignorare che non basta togliere le armi dalla circolazione per evitare delitti poichè nessuna correlazione diretta è stata mai dimostrata fra il possesso e l’ uso delittuoso delle stesse. E stranamente questi stessi moralisti nulla hanno da eccepire sulla dotazione di armi da guerra e sull’ addestramento a loro uso imposto da regimi a base terroristica sia a bambini che bambine. L’ arma non spara da sola e, in quanto tale, è soltanto un pezzo di ferro, è  la follia dell’ individuo a renderla letale tanto è vero che anche la clava, la fionda o gli stessi alari del camino, nelle mani di una mente alterata, diventano armi micidiali. Con il divieto di vendere pistole e fucili si  otterrà l’ aumento del mercato clandestino e chi vorrà fare stragi userà bombe fatte in casa seguendo le guide pratiche presenti su internet. Anche un sasso capisce che è l’ impulso ad uccidere a dover essrre curato, e se la famiglia, la scuola, lo Stato insegnassero il rispetto reciproco e verso la natura tutta invece di formare tanti miseri e idioti “terminators” cresciuti a pane e video games sanguinari e distruttori,  non ci sarebbero più clienti  per la lobbye del grilletto. Accanirsi demagogicamente sull’ effetto senza preoccuparsi della causa è lo sport preferito dai parlatori di basso pulpito che sparano a salve facendo soltanto rumore.

I DIECI COMANDAMENTI

NON UCCIDERE

Con il quinto Comandamento si entra nei princìpi che regolano il comportamento sociale dell’ individuo allo scopo di distinguerlo dalle cose e dagli animali, essendo questi ultimi governati dalla supremazia dell’ istinto di sopravvivenza e dall’ impulso di mangiare. Per la donna e l’ uomo tali istinti, pur presenti nel profilo genetico, non devono assurgere a valori e dettare le linee del comportamento umano. E ciò, si badi bene, non in base ad una presunta superiorità sul resto della natura ma, al contrario, per una responsabilità spirituale e morale derivata dall’ essere creature ad immagine e somiglianza di Dio. E’ questo il punto focale chiarito il quale tutto l’ orizzonte esistenziale, con i suoi perchè e le sue spiegazioni, risulterà nitido e incontrovertibile.  Infatti non a caso Dio ha affidato al primo dei Comandamenti “sociali” il divieto di uccidere, non questo o quello o cosa ma non uccidere e basta. E’ di tutta evidenza quindi che nelle intenzioni del Creatore la persona debba essere un qualcosa che si stacchi dai bisogni biologici,  che voli più alto delle radici degli alberi e che sia molto più sensibile ed attento ai richiami dell’ anima piuttosto che a quelli gastrici. Nel comandamento “Non uccidere” c’è tutta intera l’ universalità del genere umano al quale è richiesto di non dare la morte ai suoi simili, agli animali, alla libertà, alla spiritualità, e di non rinnegare, uccidendola, la propria anima. Tanti infatti sono i modi di uccidere, fra i quali quello di farlo per divertimento, scaricando su inermi creature tutta la propria inferiorità culturale ed etica, rappresenta ancora oggi la natura umana come era al passaggio dalle caverne alle palafitte. Qualche pazzo teorizzatore del nulla afferma che l’ intimo desiderio di morte sia nell’ individuo più forte di quello della vita, tentando così di “istituzionalizzare” l’ uccisione su basi psicologistiche che, non essendo più sostenibili quelle gastrintestinali fiorite, come i funghi sullo sterco,  sulla male interpretata affermazione biblica “…Tu uomo governerai sulle creature del mondo e sulla natura”, ispirano la condotta umana. Governerai appunto, non dominerai e schiavizzerai  o ucciderai e deporterai o brucerai. E quando un coltello lacera le carni vive, quando un grilletto vomita morte, non muore solo una vita ma un piccolo universo perfetto concepito e nato come un inno ad essa. Non Uccidere significa non spegnere la luce sul mondo, non privare l’ anima della sua supremazia sul corpo, non annullare il Diritto con il potere. Significa che la nostra giurisdizione di esseri viventi cessa ancor prima di raggiungere la nostra stessa persona, dal che pure il suicidio è atto contro natura e mai, ma proprio mai essa può sconfinare nello spazio vitale altrui. Uccidere è una bassa manifestazione di potere e, al contempo, di assoluta inferiorità, è forza bruta al servizio dell’ ignoranza, della crudeltà, dell’ odio e della totale mancanza di “intelligenza morale”, è in sostanza avere non il corpo ma la mente sulla sedia a rotelle ed essere titolari del più vero e  irraggiungibile handicap umano.

VERGOGNOSA ANSCHLUSS

Il ritorno dell’ Alieno ha scatenato la reazione sia del fronte interno di inginocchiamento al quarto reich rappresentato dai nuovi collaborazionisti e capeggiato dal trio Napolitano-Bersani-Monti che di quello europeo manovrato dalla kartoffelnkaiser e dal primo trombone Ue tale kapò Schultz. Non potendo disporre della bomba atomica a causa dell’ eterno divieto per aver scatenato la seconda guerra mondiale, la Germania fa uso ed abuso della bomba spread non meno devastante della prima . Forte della sua supremazia economica il panzer teutonico vuole asfaltare il traditore di sempre, quell’ italietta pezzente che, autostrangolatasi con il collare del debito pubblico, vorrebbe mordere ma riesce solo ad abbaiare alla luna. Ma perchè tanta isterica reazione, perchè, come direbbe Manzoni,   l’ Europa “… così percossa e attonita al Nunzio sta?”  Ma è semplice, povero analfabeta popolino dell’ italietta misera! Perchè non si deve trasgredire al diktat del quarto reich e anzi fare come fece l’ Austria all’ alba del delirio Hitleriano, che si consegnò all’ invasore e ammainò la sua bandiera sostituendola con quella nazista. Ma c’ è un tale Alieno, Silvio Berlusconi, che, come un altro grande Silvio del passato, Pellico, non vuole morire tedesco e con la tessera del “nuovo” partito comunista inginocchiato alla Germania come lo è stato per decenni davanti all’ URSS. E con lui c’è tutta una gran parte del popolo italiano che non ha dimenticato lo Spielberg, e le SS. Che non vuole cambiare il proprio tricolore con quello a tinte nero-rosso-giallo, che ricorda e molto bene, che quando Cicerone insegnava il Diritto al mondo la Germania era solo una terra abitata da barbari. Ma ora la demenza del politicamente corretto predica la genuflessione davanti al dio panzer e lo Stivale è in vendita a prezzo di saldo nella vetrina dei traditori e dei fautori dell’  anschluss. Tutti tranne un certo Silvio Berlusconi, un italiano contro tanti italioti, un uomo contro pletore di tacchini, capponi e quaquaraquà. Ecco perchè ora tornerà la guerra dello spread e le borse balleranno. Ecco perchè verrà di nuovo latrato all’ untore, si mobiliteranno i morti viventi dei cortei anti CAV, si risveglieranno i giullari di corte della TV e della carta igienica stampata in colonne, e si desteranno di nuovo PM monotematici con occhi di lince verso destra e talpe verso sinistra. Ecco perchè si risveglieranno gli incubi dei mercati che traballeranno non per i ciclopici debiti sovrani ma perchè un uomo, solo uno dei sette milairdi di bipedi che inquinano il Pianeta, si candida a resistere all’ anschluss, al calo delle braghe, alla sodomizzazione ideologico-economico-finanziarai dell’ Italia. Deutche uber alles, Italia sotto a tutti.

POLITICA CIALTRONA

Se si eccettuano i regimi dittatoriali, da quelli microscopici a quello della immensa Cina, la poltica italiana risulta la più cialtrona del mondo occidentale. E tale inarrivabile cialtroneria è salita alla ribalta internazionale con l’ entrata dell’ Italia nell’ area dell’ euro. Prima di allora ogni Nazione poteva decidere la propria politica economica e monetaria, e c’era chi svalutava per galleggiare (l’ italietta misera) e chi rivalutava (il quarto Reich) per rafforzare il dominio continentale. La Germania divenne così la locomotiva dell’ Europa e l’ Italia uno degli ultimi vagoni merci trainato e privo di propria forza motrice.   Chi sia l’ artefice da ringraziare per questa involuzione culturale ed economica, è sotto gli occhi del mondo intero: la classe politica italiana che si è rinnovata nelle generazioni ma è rimasta la stessa dal dopoguerra quanto ad attitudine al dilapidamento della cosa pubblica. In questo senso non ci sono distinzioni di colore politico da fare perchè le vicende giudiziarie che si sono succedute nei decenni, a partire dal lontano scandalo Lockheed, hanno dimostrato che tutti ma proprio tutti i partiti, con le loro strutture centrali e periferiche hanno rubato a mani basse dalla saccoccia pubblica e si sono arricchiti causando il conseguente impoverimento fallimentare al quale siamo giunti oggi. Ora, dopo che la Democrazia è collassata con il golpe bianco e l’ avvento del Governo dei tecnici, gli italiani saranno chiamati a rinnovare un Parlamento che si è rivelato da anni essere il luogo di faide politiche, partitiche, di corruzione e compravendita di deputati e senatori tali da far impallidire un campo da fiera paesana. Ma siccome il degrado non conosce mai fine questa volta le così dette alte sfere hanno deciso, già prima del voto, chi sarà a guidare l’ Italia ancora più giù nel baratro della recessione economica. Si sta cioè concretizzando il disegno che da sempre vede uniti i due schieramenti delle oligarchie di destra e di sinistra secondo le quali il Governo della Nazione deve essere deciso da esse non avendo il popolo ignorante e ottuso la capacità di scegliere e di decidere. Quindi via libera a tecnici asserviti all’ ideologia politica che servono a vanificare e svuotare il significato di democrazia vera rappresentato dal voto. Si voterà ma dopo si farà come vogliono le intellighentie europee, gli alti strati della Finanza e i servi della politica cialtrona, perchè il debito pubblico creato da questa sia spalmato e fatto pagare ad intere generazioni del popolo beota. La ciliegina sulla torta di sterco che sarà servita alla tavola italiana consiste nel proliferare di  masanielli  moralizzatori di vario colore, con epa e barba o senza ma perfettamente funzionali a turlupinare l’ elettorato stordendolo con miraggi, con specchietti per allodole e favole di rinnovamento. La cosa tragfica è che ciò non lo afferma chi scrive, che potrebbe anche non aver capito nulla, ma una entità inoppugnabile chiamata Storia la quale custodisce un infinito archivio di manipolazioni di masse e di saccheggi delle economie tutti, immancabilmente, risanati con opportune guerre in guisa di volano della ripresa economica. Ancora una volta guai ai vinti, cioè a noi.

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