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Eligio Bartoli

Archivi del giorno: 20 Ottobre 2012

LA REALTA’ DELLE FIABE

Il ruolo delle fiabe nel processo di apprendimento e nello sviluppo intellettivo dei bambini è stato sempre oggetto di un dibattito acceso e senza esclusione di colpi fra “realisti” e  “fiabisti”. I primi accusano i secondi di voler cloroformizzare e fuorviare le giovani menti rappresentando loro un mondo che non esiste e illudendole con sogni fiabeschi. I secondi controbattono che la realtà sarebbe  dura e inaccettabile da metabolizzare in tenera età e che, se imposta, creerebbe traumi che la vita intera non basterebbe a rimuovere. La verità è la virtù regina e, in quanto tale, non parteggia per nessuno mantenendosi saggiamente equidistante dagli estremi. Una cosa certa e che non ha bisogno di apologeti che la attestino è che la mente dei bambini sia il congegno più delicato e l’ universo più inesplorato a dispetto delle molteplici teorie sull’ età evolutiva che reclamano, ognuna per sè, il primato della sua totale comprensione, con conseguenti ed inguaribili danni da permissivismo sfrenato o da autoritarismo da caserma. Avere un figlio è biologicamente facile e in molti casi anche piacevole, non rovinarlo è la vera impresa titanica tanto raramente riuscita da fare dell’ infanzia e dell’ adolescenza due autentici campi di battaglia.  Indubbiamente la fiaba del Principe Azzurro sembra dar ragione ai “realisti”, i quali però dimenticano che esso è stato fedelmente ripreso da una realtà secolare di jus prime  noctis, che vale ancora oggi fino all’ ultima notte, e di sudditanza economica della donna rispetto al principe uomo. Se invece la fiaba racconta, con linguaggio anche figurato affidato ad animali o a cose che magicamente si animano, storie di affetti, di amore per i propri simili e per la natura intera, che aiutano a responsabilizzare e a collocare i bambini facendoli sentire parte e non padroni del crato, essa svolge una funzione formativa di altissima importanza.  Per rendersi conto di quanto ciò sia vero basta  osservare l’ aggressività, la violenza gratuita e la crudeltà di quelle generazioni cresciute con i cartoni animati, vere e proprie fiabe in negativo, dei vari robot intergalattici distruttori del bene e, non a caso, sempre invincibili.  Gli occhi e la mente dei bambini sono gli organi più ricettivi e assetati di sapere, e se si mostra loro il male lo interiorizzeranno come un incancellabile imprinting. Quindi perchè non soddisfare questa loro sete con il bene del quale si approprieranno facendone uno stile di vita? Non è un caso che il figlio del cacciatore uccida animali con la stessa insensibile disinvoltura del padre e non è un caso che, all’ opposto, il figlio di un naturista cresca rispettoso di sè stesso e di ogni creatura. Infine mi sento di chiedere a questi “realisti” nemici delle fiabe perchè abbiano così poco da eccepire contro le tristi favole reali  dei bambini soldati allevati a poco pane e tanto odio, e dei bambini operai sui quali potenze economiche non capitaliste basano la loro crescente ricchezza?  

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