Fb-Button
Banner1
Eligio Bartoli
Banner2
Eligio Bartoli

Archivi del giorno: 5 Ottobre 2012

CARCERI E CIVILTA’

“Nelle carceri vivono in assoluta libertà i peggiori istinti dell’ uomo” . Credo che in questa massima che fa parte della pubblicazione “Aforismi in libertà” sia condensata l’ essenza di un universo relegato oltre i margini della società civile in una sorta di bolgia infernale conosciuta, temuta ed usata, per scaricarvi il peggio dell’ umanità che risiede in ognuno di noi. L’ uomo nella sua infinita capacità di fare e farsi del male ha concepito attraverso le carceri lo strumento di tortura per eccellenza, il quale non si giova solo della privazione della libertà individuale, già di per sè pena suprema, per annientare la persona ma impone la convivenza più stretta ed asfissiante senza la minima regola che non sia dettata dalla forza, dalla prevaricazione e dalla violenza. Ufficialmente la carcerazione è la punizione inflitta a chi commette reati e consiste nella revoca pro-tempore della libertà. In realtà essa rappresenta la terra di nessuno dove l’ individuo perde ogni connotata di civiltà divenendo un oggetto fra oggetti, un ammasso di carne da dilaniare, un altare pagano su cui esercitare la capacità di odio e di violenza che, come detto, nell’ uomo è infinita. La civiltà si ferma sull’ ingresso del carcere, lo Stato civile cessa di esistere oltre le cancellate di ferro dove il valore della vita umana è inferiore allo zero. Esso, lo Stato, si ritiene il custode della Giustizia e si autocompiace del cerimoniale dei processi, delle aule di tribunale dove essa campeggia sottoforma di bilancia e di promessa di imparzialità, ma in realtà si disinteressa dei crimini che vengono commessi quotidianamente e che restano impuniti come se rientrassero in una sorta di terribile autogestione, non scritta ma codoficata dai fatti, della singola galera e che fa di ogni reclusione una condanna a morte eseguita a rate. Cosa dovrebbe fare uno Stato degno di questo nome di fronte a ciò? Poche e semplici cose. Prima di tutto far entrare la legalità nelle carceri e farne uscire l’ illegalità ormai istituzionalizzata. Poi adeguare le strutture eliminando le fatiscenti prigioni in tutto simili ai Piombi di Venezia. Diversificarle per tipi di reati evitando così che chi abaglia un codice fiscale finisca in cella con un pluriassassino. Depenalizzare i reati amminitrativi pinendoli con pene pecuniarie pari al frutto del reato. Tenere separati dagli altri i detenuti in attesa del primo giudizio e, fin quando non ci sarà la civiltà  delle celle singole, far convivere condannati con uguali pene detentive. Infine porre alla direzione delle carceri persone preparate che non permettano alle guardie carcerarie, anch’ esse detenuti part time, di farsi chiamare “superiore” e di avere, al pari dei boss della galera, potere di vita e di morte sui detenuti specie su quelli innocenti che per lo sbaglio di “infallibili” giudici finiscono nell’ inferno. Tutti sappiamo che nel triste segreto delle celle avvengono soprusi e crimini contro l’ umanità ad opera degli stessi detenuti e anche del personale pagato per sorvegliarli. Lo sa anche lo Stato come lo sanno tutti i suoi sacerdoti ma nulla si fa perchè cessi questa orribile,  inarrivabile dimostrazione di umanità, cioè di gesta vergognose di colui, l’ uomo, che si ritiene padrone del mondo, superiore agli animali e destinatario di tutti i diritti immaginabili. E’ sufficiente e più facile chiudere la botola e far finta di non sentire le urla, la disperazione del silenzioso pianto di chi non può farsi sentire piangere perchè è in balìa di assassini autorizzati ad uccidere da un’ omertà, che diviene complicità, dello Stato finto sordo e finto cieco. La civiltà non si misura con il numero di prigioni ma con il numero di individui recuperati ad essa, ciò non significando l’ obbligo buonista di rimettere in libertà criminali e pluriassassini dopo solo qualche anno di detenzione e sulla scorta di una conversione non credibile, ma garantire loro una reclusione adeguata al crimine commesso in condizioni di decenza, che riduca alla sola privazione della libertà la pena da scontare senza le torture accessorie frutto della umanità che abbiamo dentro di noi.

Banner3
banner200x200
Banner4
banner350x150