Archivi del mese: ottobre 2012

LA MASSIMA DELLA SETTIMANA

“Se rispetti la goccia d’ acqua avrai sempre un mare  in cui nuotare”

Il risparmio è la forma di rispetto del denaro per antonomasia. Ma in senso lato esso si può applicare ad ogni aspetto dell’ esistenza sia di individui che di intere Nazioni e rappresenta la filosofia di vita da contrapporre al saccheggio selvaggio del nostro Pianeta.  Rispettare la goccia è la garanzia di sopravvivenza del mare in quanto sancisce la sacralità del poco, dell’ apparentemente insignificante, quali basi fondanti dell’ abbondanza e della ricchezza.  Quando la scuola era maestra di vita oltre che di cultura si usava festeggiare con solennità la giornata del risparmio e agli scolari si donavano i salvadanai  in cui custodire i magrissimi loro risparmi fatti sui già  magrissimi salari dei genitori. Si educavano le giovani menti a realizzare il piccolo gruzzolo prima e progettare piccole spese poi. L’ esatto contrario di quel che accade oggi per cui, a fronte della corposa e pretesa paghetta, ci sono tali capricci da soddisfare che non basta una finanziaria di famiglia varata ogni trimestre.  Prima non era infrequente che anche i piccoli risparmi realizzati, spesso con rinunce, confluissero nei bilanci familiari dando un  minimo contributo alla gestione della casa e facendo sentire i figli partecipi e coinvolti. Ritornare a questa concezione del ruolo e del significato della parola risparmio è la strada obbligata per tutte le società occidentali che, irresponsabilmente, nella finta opulenza costruita sul debito sovrano di ogni Stato, ne hanno smarrito il senso. Ritornare al risparmio, anche sotto forma di avvedutezza nello spendere, è indispensabile dato che si è ormai raschiato il fondo del barile del saccheggio e che su ognuno di noi pende la spada di Damocle di una quota del debito pubblico che rende precarie e a rischio le più elementari consistenze patrimoniali quali casa e conto in banca. L’ alibi per non farlo è ormai il luogo comune della sua impraticabilità per cui la coperta sarebbe troppo corta e se si risparmia non si mangia e viceversa. Ma dando uno sguardo alle non irrilevanti voci di spesa considerate “indispensabili” ci si rende conto di quanto sia strumentale questo alibi.  Il fumo, il video poker, il consumo di droghe, l’ alcool, il sesso a pagamento, la duplicazione delle famiglie con divorzi alla prima lite, la moda della chirurgia estettica, sono solo alcuni dei capitolati di spesa per ” esigenze esistenziali imprescindibili” che hanno cancellato la parola risparmio dal vocabolario sociale e dalla morale.  Stesso panorama troviamo su scala macroeconomica. Si divorano boschi e foreste per stampare giornali e libri che finiscono al macero, si svuota il sottosuolo per estrarre petrolio e trasferirlo, sotto forma di gas, nell’ atmosfera che ce lo restituisce con la pioggia e, attraverso l’ insalata, finisce nelle nostre vene.  Si producono milioni di tonnellate di merci per farne milioni di tonnellate di rifiuti da smaltire in discariche e inceneritori (della salute) mentre oltre la metà della popolazione mondiale muore di fame ogni giorno. Si sperperano miliardi a non finire per fabbricare armi nucleari che non saranno più nemmeno smaltibili oltre ad essere praticamente inutilizzabili. Se cominciamo ad educare e rispettare il bambino, la goccia, salveremo il mare, l’ umanità. Ma per farlo bisogna cancellare l’ attuale scala di disvalori e ad essa sostituire quella nuova dei valori, bisogna ridisegnare il genere umano, il suo significato e la sua finalità. Bisogna cioè diventare civili.

RAVE DI STATO ?

L’ Italia appare come un gigantesco iceberg la cui gran parte è sommersa e, grazie al silenzio mediatico, sconosciuta ai più. Ci sono numerosi mondi paralleli nei quali l’ esistenza di coloro che li popolano scorre a prescindere dalla facciata ufficiale  ed istituzionale della Nazione. Il pianeta droga è uno di questi mondi e i raduni così detti rave ne sono l’ espressione clandestina falsamente non tollerata. Il controllo del territorio è oggi a livelli tecnologici tali che nulla può sfuggire alle forze dell’ ordine, tuttavia si sentono notizie di continui raduni dello sballo definiti, guarda caso, “ non autorizzati” (e come potrebbero esserlo?) anzichè illegali e funzionali allo smercio e allo sfruttamento di droghe e tossicodipendenze. La domanda che nasce spontanea è: perchè alla polizia viene chiesto di intervenire per disperdere i partecipanti a questa follia autodistruttrice e non di farlo in via preventiva impedendo che essi si radunino avendo, come si diceva, il supporto del controllo del territorio pressochè totale? E’ l’ atteggiamento complessivo di tutti gli Stati occidentali rispetto al problema droga che lascia perplessi. Si strombazzano sequestri di enormi quantità di essa ma contemporaneamente ogni Nazione supera l’ altra stabilendone dei consumi da capogiro. Se le fogne di Milano sono risultate “tossiche” significa che di droga ne gira liberamente tanta di più di quella che viene intercettata. E se così è viene ancora da domandarsi se non sia più giusto, anche se politicamente meno redditizio,  non distogliere la Guardia di Finanza con operazioni roboanti contro “scontrino selvaggio” e concentrare tutti i mezzi disponibili, esercito compreso, nella lotta ai trafficanti e spacciatori. Di contro abbiamo i geni che amministrano la cosa pubblica  che sono arrivati ad impegnare le guardie forestali in compiti di traffico e contravvenzioni stradali, distogliendole dal loro ambito naturale dove imperversano criminali bracconieri e piromani. Con quale autorevolezza si pone uno Stato che lascia morire intere generazioni per l’ uso di droghe di ogni genere, che consente la diffusione di questo morbo fin dentro le sale operatorie dove chirurghi devono prima sniffare o bucarsi per “riuscire” ad usare il bisturi? Che razza di Stato è quello che tollera e anzi sembra favorire l’ esistenza di mondi chiusi su se stessi, off limits, dove dominano la sopraffazione, il crimine, la violenza e la droga? Scampìa non è forse Italia? O lo è soltanto per promuovere libercoli e propaganda politica?

ANCORA SULLA “SQUOLA”

Un luogo comune molto diffuso e passivamente condiviso afferma che chi si dedica all’ arte dello scrivere narrativa, non debba schierarsi politicamente restando, come essa, al di sopra delle parti. Sarebbe come imporre al pittore di non dipingere sulla tela ma nell’ aria. Quando poi l’ argomento in questione è la scuola come si può non schierarsi, almeno dalla sua parte? L’ offensiva mediatica di cui essa è oggetto in questi giorni attraverso una campagna pubblicitaria istituzionale e la pressione politica che la schiaccia volendone confermare la natura di territorio occupato e limitato da recinti ideologici, spingono chi ama la cultura e chi scrive, non certo chi copia e incolla on demand,  a spendere inchiostro e qualche idea in sua difesa. Tale campagna pubblicitaria ha rispolverato in toni lacrimevoli la lavagna, il gesso e la “cancellina”, i banchi, l’ amore per i professori, i grembiuli bianchi e neri con fiocco e colletto, e tutto quel mondo che una certa parte politica ha voluto demolire a partire dal triste  ’68. Oggi, a distanza di 44 anni la stessa parte politica, attraverso uno dei suoi tanti menestrelli, finge di riscoprirla con dichiarazioni d’ amore tanto finte quanto palesemente strumentali al solo fine di riaffermare, e questa volta non con toni di piazza ma con mielose parole, che la “squola” non si cambia.  Essa deve restare una prolunga dell’ ufficio di collocamento, un luogo di incontro e non di studio, insomma una fabbrica di manovalanza ideologica che si traduce poi in voti.  Se denunciare ciò vuol dire schierarsi mi chiedo perchè vergognarsi di farlo? Perchè restare con le parole in tasca e lasciare che la scuola perda definitivamente la sua precipua funzione di fonte della cultura superpartes? Perchè rassegnarsi ad avere studenti ignoranti, normalizzati e allineati nell’ unifrome mentale unica per tutti? Perchè rinunciare al bene supremo dell’ individualità morendo di inedia e di insignificanza dentro un branco monosillabico che giunge inconsapevole fino alla vecchiaia?  Uguaglianza non è appiattimento e liberi non si è se non si è colti! Si chiedano i giovani studenti se al Potere essi servano ignoranti o istruiti e poi vedano se sia necessario e giusto schierarsi o no. 

SOSPESI NEL… V(U)OTO

Parlare della politica italiana non entusiasma. Sia per il fatto che, giocoforza, si debba parlare dei politicanti, di quei penosi personaggi che trovano collocazione soltanto nel mondo virtuale della irresponsabilità delle proprie azioni, sia perchè ritengo che essa si tratti di un’ attività nella quale si accalcano, in maggioranza, coloro che nella vita non saprebbero fare altro e coloro che, svolgendo un mestiere o una professione, si servono di questo secondo lavoro per mera ambizione e sete di denaro. Infatti un dato incontrovertibile testimonia il facile e repentino arricchimento dei politicanti di ogni ordine e grado.  Sono migliaia coloro che si sono accostati alla politica avendo le pezze al sedere e che nel volgere di un paio di legislature si son trovati a calcare parquet  di yachts, ad arredare ville e garçonniere con marmi in tutto simili a quelli dei palazzi del potere politico. Ma la ragione prima di tanta repulsione per la politica è che essa si è trasformata, e non certo da oggi, da servizio in potere. E il potere, si sa,  è la droga delle droghe, è quella cosa per cui si è disposti a compiere qualunque azione e a scendere al più basso dei compromessi con la propria coscienza. Se la politica fosse svolta e soprattutto retribuita come servizio alla società non regalerebbe potere e sarebbe meno ambita e frequentata.  Ecco perchè assistiamo, in questa fase di eclatanti fallimenti di partiti e di obbligato ricambio generazionale, al penoso spettacolo dei tanti politicanti preistorici aggrappati ai pomelli delle poltrone con gli artigli ossuti e sbiancati dallo sforzo. E’ in questa fase che precede le elezioni che i politicanti vivono la parte brutta della loro bella vita: la cattura del voto, di quel magico lasciapassare per il paradiso dei privilegi e del potere. Da adesso alle votazioni essi sono preda dell’ incubo di un calcio elettorale nel loro sedere rammollito da legislature di poltrona.  Sono deboli e attaccabili, privi delle ali del potere, che solo l’ avvenuta elezione può dare, strisciano e chiedono consensi promettendo un Eldorado per ogni elettore ben sapendo che, all’ indomani dell’ agognata riconferma, scorderanno facce e nomi di chi li ha votati. Chi fa politica come servizio fatalmente finisce come Socrate e quanti Socrate ha incontrato la politica?  Uno e poi più nessuno. Siamo sospesi nel  v(u)oto, noi che votiamo, e non sappiamo farlo, e loro che di esso vivono e ingrassano con sapiente opportunismo. 

LA REALTA’ DELLE FIABE

Il ruolo delle fiabe nel processo di apprendimento e nello sviluppo intellettivo dei bambini è stato sempre oggetto di un dibattito acceso e senza esclusione di colpi fra “realisti” e  “fiabisti”. I primi accusano i secondi di voler cloroformizzare e fuorviare le giovani menti rappresentando loro un mondo che non esiste e illudendole con sogni fiabeschi. I secondi controbattono che la realtà sarebbe  dura e inaccettabile da metabolizzare in tenera età e che, se imposta, creerebbe traumi che la vita intera non basterebbe a rimuovere. La verità è la virtù regina e, in quanto tale, non parteggia per nessuno mantenendosi saggiamente equidistante dagli estremi. Una cosa certa e che non ha bisogno di apologeti che la attestino è che la mente dei bambini sia il congegno più delicato e l’ universo più inesplorato a dispetto delle molteplici teorie sull’ età evolutiva che reclamano, ognuna per sè, il primato della sua totale comprensione, con conseguenti ed inguaribili danni da permissivismo sfrenato o da autoritarismo da caserma. Avere un figlio è biologicamente facile e in molti casi anche piacevole, non rovinarlo è la vera impresa titanica tanto raramente riuscita da fare dell’ infanzia e dell’ adolescenza due autentici campi di battaglia.  Indubbiamente la fiaba del Principe Azzurro sembra dar ragione ai “realisti”, i quali però dimenticano che esso è stato fedelmente ripreso da una realtà secolare di jus prime  noctis, che vale ancora oggi fino all’ ultima notte, e di sudditanza economica della donna rispetto al principe uomo. Se invece la fiaba racconta, con linguaggio anche figurato affidato ad animali o a cose che magicamente si animano, storie di affetti, di amore per i propri simili e per la natura intera, che aiutano a responsabilizzare e a collocare i bambini facendoli sentire parte e non padroni del crato, essa svolge una funzione formativa di altissima importanza.  Per rendersi conto di quanto ciò sia vero basta  osservare l’ aggressività, la violenza gratuita e la crudeltà di quelle generazioni cresciute con i cartoni animati, vere e proprie fiabe in negativo, dei vari robot intergalattici distruttori del bene e, non a caso, sempre invincibili.  Gli occhi e la mente dei bambini sono gli organi più ricettivi e assetati di sapere, e se si mostra loro il male lo interiorizzeranno come un incancellabile imprinting. Quindi perchè non soddisfare questa loro sete con il bene del quale si approprieranno facendone uno stile di vita? Non è un caso che il figlio del cacciatore uccida animali con la stessa insensibile disinvoltura del padre e non è un caso che, all’ opposto, il figlio di un naturista cresca rispettoso di sè stesso e di ogni creatura. Infine mi sento di chiedere a questi “realisti” nemici delle fiabe perchè abbiano così poco da eccepire contro le tristi favole reali  dei bambini soldati allevati a poco pane e tanto odio, e dei bambini operai sui quali potenze economiche non capitaliste basano la loro crescente ricchezza?  

SCUOLA O SQUOLA?

Siamo in autunno e, puntuali come l’ ingiallimento delle foglie, arrivano i cortei studenteschi, le contestazioni,  le okkupazioni delle aule, insomma si ripete, ormai dal sempre meno lontano 1968, quel rituale a tema fisso che ricicla , come gli appunti che si passano in classe di anno in anno, gli stereotipi della libertà allo studio, della scuola pubblica non di classe e della autogestione didattica. Sono 44 le rappresentazioni di questa tragicommedia che all’ inizio si era posta come azione riformatrice di una scuola presunta  malata e che ha ottenuto solo l’ instaurazione di una squola realmente morta che sforna disoccupati ignoranti. Da luogo di studio, di specializzazione teorica, di crescita culturale individuale, altrimenti detta scuola di classe, essa è stata trasformata in luogo di scontro di idee politiche e di contrapposizione ideologica che hanno piegato e falsato i programmi didattici orientandoli verso la legittimazione esclusiva di una visione livellatrice verso il basso del modello sociale. Il merito è stato cancellato dal diritto di essere promossi  in quanto iscritti perchè l’ iscrizione ai corsi di studio rende tutti uguali mentre la valutazione del merito crea insopportabili disuguaglianze fra il somaro e il bravo. Così sono nati i concetti discriminatori e razzisti che definiscono secchione e introverso chi studia e ragazzo esuberante ed estroverso chi bulleggia e resta analfabeta. E’ sufficiente tentare di instaurare un dialogo con studenti di ogni ordine e grado (oltre che con non pochi dei così detti docenti), per verificare la consistenza del loro bagaglio culturale e la piena disponibilità di non più di 20 vocaboli per comunicare. Riuscire a comporre una frase di senso compiuto senza infarcirla di “cioè” risulta a costoro impresa alpinistica di sesto grado. Mentre fumare in classe ogni sorta di “fumogeno”, far girare siringhe come fossero penne biro, devastare arredi e suppellettili, fare sesso fra i banchi con o senza la supervisione attiva di docenti progressisti, e ignorare chi sia Alessandro Manzoni o conoscere Giacomo Leopardi solo perchè qualche idiota lo annovera, non si sa in base a quali prove, fra gli omosessuali famosi, rappresenta il programma evolutivo della squola  moderna e interclassista. La politca ha sfrattato la didattica ed ha fatto della scuola un mezzo di normalizzazione ideologica attraverso la quale  spogliare lo studente della sua individualità per farne un anonimo ed incolore membro del branco collettivo, che si muove e va se e dove vuole il capobastone. Il gruppo ignorante è il sicuro rifugio dove l’ ignoranza individuale passa inosservata, dove si appare tanti e non si è nessuno.  Di fronte a questa triste realtà ce n’ è un’ altra, quella delle scuole private frequentate dai preziosi pargoli di quegli stessi difensori, a parole, della scuola pubblica: politici, giornalisti, docenti, e magistrati. In queste scuole, al riparo dalle masse, si forma l’ elìte, la futura classe dirigente  che, come quella passata e la presente, ha bisogno del branco ignorante su cui dominare.

VITA IN POESIA

I dati sulla partecipazione ai concorsi letterari di poesia e il clamoroso boom delle nascite di “poeti”, anche solo meramente amatoriali, indicano nell’ arte dei versi un porto di ricreazione mentale, un’ isola personale dove ad ognuno è consentito di rifugiarsi allo scopo di creare gli anticorpi necessari per vivere e soffrire su quell’ isola collettiva che è la società civile. I detrattori della poesia come pratica letteraria la considerano una fuga, una dimostrazione di manifesta incapacità di accettare la lotta, una vile ritirata nell’ eremo solitario del non confronto. Il romanziere, secondo costoro, racconta storie di gente, tristi, allegre o avventurose che siano, sempre di un palcoscenico collettivo si tratta, di realtà vissuta o similare. Il poeta no. Secondo una certa dottrina egli è una specie di malato mentale che parla a sè stesso come davanti ad un finto specchio universale. Un disadattato che racchiude in poche parole o pochi versi tutte le sue nevrosi e la sua incapacità di collocarsi. La realtà in genere è molto diversa dai teoremi dei tanti predicatori del corretto assoluto, di un’ ortodossia fatta in casa a proprio uso e consumo, di quel modo di pensare che esclude tutti gli altri soltanto perchè diversi da esso.  La poesia è sì tristezza, introversione, autopsicoanalisi e sofferenza, ma è anche gioia, canto della vita e persino canto della morte inteso non come la fine di una storia narrata bensì come inizio di un’ esistenza libera dal peso dell’ apparato gastrico. Ma questo modo di vedere la poesia è solo uno dei due piloni su cui poggia il viadotto letterario che vuole sorvolarla, l’altro, paradossalmente, è rappresentato dalla poesia d’ elìte, dai poeti “istituzionali”, da quei sacerdoti del verso che mal sopportano questa onda oceanica non professionista priva del sigillo papale dell’ ufficilità e dell’ ortodossia poetica, secondo i quali è poesia solo ciò che non si capisce, solo ciò che pulsa nelle vene di un vate consacrato tale da anni di travaglio interiore e che lo porta  a scrivere oggi versi incomprensibili quanto quelli di ieri. Questo atteggiamento vagamente snob, lo stesso che partorisce recensioni per pochi eletti e bolla tutto il resto, con pietosa compassione, come smania dilettantesca, pare essere la posizione ufficiale del pianeta Poesia. Personalmente credo che essa sia da intendersi invece come un respiro più ampio di quelli che, inconsapevolmente, facciamo ogni 20 secondi. E se è tale non può sottostare a codifiche ed a timbri notarili della rima ma può e deve respirare liberamente avendo dignità di cittadinanza letteraria perchè quando delle parole poste in sequenza fanno battere il cuore a chi le legge, quella è Poesia.    

SESSO ANIMALE

Riferendomi  al precedente articolo Bestia sarai tu e ad una notizia apparsa giorni addietro su “Il Giornale” che denunciava il crescente reclutamento di donne da avviare alla sconvolgente pratica del sesso con animali, in particolare cani e cavalli, non posso non tornare sulla miseria culturale umana.  Assodata la insaziabile mania dell’ uomo per la distruzione di ciò che è bello e naturale, certificata, oltre ogni ragionevole dubbio, dal saccheggio “lanzichenesco” del nostro sfortunato, proprio perchè abitato dal bipede insensato, Pianeta, il nostro stomaco di persone normali si deve rivoltare una volta di più davanti alla maniacale interpretazione del sesso nelle sue varianti della follia note come bondage e altre forme di sottomissione. Il sesso per sua natura è la fonte della vita. Ma il bipede insensato è riuscito a farne fonte di morte, di prevaricazione, di annullamento della persona soggetta al potere del boia sessuale, il quale si nutre delle  sofferenze inflitte, fisiche e psichiche, fino all’ estremo risultato. Sono note le devianze mentali di individui che si eccitano e godono davanti a scene di sesso fatale la cui conclusione consiste nell’ uccisione, tragicamente vera, di povere donne cadute in questa bolgia alimentata dalla tratta di esseri umani. Ora questa miserabile frontiera si sposta oltre i confini dell’ immaginabile e, in un mondo servo del denaro e schiavo del potere, approda al sacrilego coinvolgimento di creature innocenti e inconsapevoli come gli animali, i quali, sia detto a beneficio di sua maestà l’ ignoranza padrona assoluta di certe menti, il sesso lo praticano con esclusiva finalità procreatrice ubbidendo a precise regole naturali. Dunque il miserabile bipede umano,  dopo aver sporcato il sesso della sua specie non esita ad infangare l’ anima nobile degli animali per raggiungere le vette più alte della depravazione e della malattia mentale.  Qualcuno si chiederà il perchè di tanto sdegno visto che parliamo di uomini e donne capaci di ideare i campi di concentramento e di praticare la pedofilia. Perchè sorprendersi della miseria umana quando medici si sono dedicati alla vivisezione di persone nei lager, quando psichiatri hanno assunto la direzione tecnica e politica di campi di tortura e di annientamento di popoli? In verità non c’è sorpresa alcuna, solo lo schiaffo di un’ altra drammatica conferma di appartenere, nostro malgrado, alla specie più miserabile, più crudele, più sanguinaria ed immorale che esista al mondo.    

TRUFFA ASSICURATA?

Il fatto che il costo dell’ assicurazione per la Rca e le garanzie accessorie di furto, incendio e varie, sia in Italia tra i più alti d’ Europa è arcinoto e frutto sia di inciviltà congenita che di speculazione finanziaria. L’ aspetto che invece sfugge ai più è che, grazie ad una campagna livellatrice delle idee e di imbavagliamento delle notizie, con la attuale legislazione le compagnie di assicurazione hanno potuto spostare il rischio di impresa da sè stesse al groppone dell’ assicurato.  Infatti se questi ha un sinistro ed ha torto si ritroverà per i successivi 5 o 6 anni un aggravio di polizza e l’aumento della classe di merito che, da un lato ripagheranno la compagnia dell’ esborso risarcitorio del danno e dall’ altro bolleranno la sua “fedina  assicurativa” più di un reato penale impedendogli anche di cambiare compagnia se non a costi altissimi. L’ alternativa a tutto ciò è pagare di tasca propria il sinistro togliendo all’ assicurazione il rischio di impresa.  Ciò prefigura il pagamento del premio assicurativo come una tassa occulta  sulla quale poi calcolare anche accise di comodo per esigenze regionali, provinciali e comunali. Questa è l’ Italia  della semplificazione secondo cui il così detto cetriolo è sempre diretto nello stesso posto del medesimo e invariabile Pasquale.

PERCHE’ L’ALIENO.

Ho tracciato un profilo  del Presidente Silvio Berlusconi in quanto egli rappresenta, al di là dei meriti, dei demeriti e della condivisione del suo credo politico, l’ unico personaggio innovatore di quella politica italiana che si è aggrovigliata e ripiegata su sè stessa nell’ intento di perseguire il triste obbiettivo di creare il debito pubblico e la ricchezza privata della casta politica.  Le vicende giudiziarie, le scomposizioni e le capriole di tanti professionisti della poltrona di questi giorni dimostrano la diversità e l’ assoluta mancanza di opportunismo politicante che distinguono l’ Alieno, vero extraterrestre rispetto alla politica di corridoio. Leggerlo può aiutare a capire quanto noi elettori e cittadini siamo in balìa di una casta che se ne frega della nostra intenzione di voto, tanto da programmare un futuro Governo a prescindere dal risultato elettorale che così viene ridotto a frutto di puro esercizio di insulto a chi vota.  Leggerlo, al di là dell’ odio di parte, può aiutare a difenderci da questa casta che per sopravvivere e dominare trasversalmente ha dovuto “far fuori” politicamente l’ unico ostacolo al suo strapotere.  Leggerlo e continuare ad odiarlo significherebbe essere felici di questo strapotere e di meritarlo.