Blog di Eligio Bartoli

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Eligio Bartoli

NON SIAMO TUTTI UGUALI.

Contrariamente a quanto predicano i buonisti, politicanti e clericali, non basta nascere per essere ma è necessario vivere civilmente ed impegnarsi ad isolare i peggiori istinti umani insiti nel Dna di ciascuno. Ciò vuol dire, senza ipocrisia, che nasciamo belve potenziali e che, senza l’ aiuto di una organizzazione sociale  evoluta, passeremmo la vita allo stato brado. Quando i salottieri imbecilli, che si piccano di rintracciare segni di civiltà anche nei peggiori letamai etnici, indicano nella comprensione  e nella giustificazione dell’ inciviltà manifesta l’ unica via per “l’ integrazione” di certe popolazioni, affermano l’ idiozia più grande mai uscita dal cranio di Adamo. Chi rifiuta il principio fondamentale del rispetto della vita, a cui segue l’ intoccabilità dei minori, delle donne e della dignità personale, NON E’ UGUALE a chi questi valori li pone al centro della propria esistenza. Chi rifiuta una dimora fissa e preferisce vagabondare in branco compiendo scorribande, rubando e praticando violenze dentro e fuori la sua cerchia, NON E’ UGUALE a chi lavora, fatica, studia, scopre le cure di malattie e costruisce ponti, palazzi e strade. Chi vive sulle spalle di una società organizzata che, pur fra egoismi e prepotenze, ha il merito di controllare il Mister Hyde che è in ogni individuo, NON E’ UGUALE a chi in essa si riconosce ed opera.  Chi vuole vivere senza responsabilità morali ed è incline a qualsiasi tipo di violenza, come bevesse un bicchiere d’ acqua, NON E’ UGUALE a chi osserva princìpi e si fa un dovere di allontanarsi sempre di più dal suo progenitore delle caverne. NON E’ UGUALE e quindi, socialmente ed intellettualmente, è inferiore. Con buona pace dei buonisti idioti che come metastasi sono disseminati ovunque. Quando sento dire: “… la società deve capirli, deve sforzarsi di andare loro incontro” rabbrividisco per la manifesta idiozia di questi miserabili pigmalioni da strapazzo, che si sentono tanto grandi da “comprendere” ciò che, in sostanza, è soltanto mancato sviluppo intellettuale e mancata evoluzione etnica. La verità è che non c’è nulla da comprendere e tutto invece da pretendere da queste popolazioni che vogliono restare primitive negli usi, nei costumi, nel vivere senza princìpi morali ed autenticamente religiosi. Se i buonisti idioti e “comprensivi” ritengono civile e ammissibile costringere a matrimoni con adulti e al mercanteggio bambine e adolescenti, allora anche essi sono incivili, primitivi e complici di questi delitti politicamente corretti ma semplicemente abominevoli.

CONTRO NATURA.

Nel bel mezzo del diluvio mediatico abbattutosi sul finto set del cinema con il caso Weinestein, è scoppiato il piccolo temporale a carico dell’ attore Kevin Spacey. In che senso piccolo? Ma nel senso di tenerlo volutamente di basso profilo attraverso il silenziatore universale della, di lui,   dichiarata omosessualità. E’ da notare infatti il tempismo della sua risposta all’ accusa di pedofilia violenta praticata, anni or sono, ai danni di un quattordicenne. “Sì” Ha ammesso.  “L’ ho fatto.” Ma subito ha aggiunto un “Sono gay” (da noi si usa dire per cultura popolare anche pederasta, mammoletta, finocchio). L’ ammissione sa tanto di richiesta di salvacondotto internazionale garantito dalla omonima lobby. Inoltre questo così detto coming out è quanto di più superfluo e scontato ci possa essere visto il tipo di abuso pedofilo commesso. L’ attore sembra quasi voler oscurare la gravità della sua ignobile azione omosessuale con la “luce” dell’ omosessualità, usata a mo’ di paravento e di giustificazione. In campo eterosessuale qualcosa di simile è accaduto con il caso di Roman Polansky, autore riconosciuto giudizialmente di violenze su adolescenti. Anche per lui si è alzato un vessillo protettivo: quello della sinistra politico-cinematografara che di lui ha fatto un icona. Come si può infatti perseguire un pedofilo “artista” e politicamente orientato verso i compagni buonisti e (solo per se stessi) garantisti? Non si può, cacchio! Spacey, che evidentemente non godeva della intoccabilità Polanskiana, ha creduto bene di pararsi il di dietro (solo metaforicamente visto che si è dichiarato pederasta) con l’ aureola omosessuale, la quale, se non garantisce un posto sul calendario, almeno può assicurare l’ impunità della violenza perpetrata.  Sì, siamo ridotti così. L’ignoranza e il potere economico-carrieristico della lobby pederasta, sono riusciti a santificare l’ omosessualità facendone un requisito indispensabile, un paracadute senza ombre di buchi (?). In pieno boom di asilo politico, regalato a criminali e stupratori quasi quanto le lauree ad honorem ai galoppini politicanti di più o meno alta carica, nasce l’ asilo sessuale nel cui fetido grembo si ritrovano coccolati  e protetti stupratori, pedofili, con toga, tonaca e infinita altra varietà di veli. Possiamo dunque essere tanto cinici ed insensibili da condannare Spacey il pederasta per aver abusato di un quattordicenne ed avergli rovinato l’ esistenza? Ma come si fa? Bisogna avere il cuore di pietra per non soffrire e condividere anche noi tutti i dilanianti crucci di questi pederasti, così ricchi ed ignoranti da ritenere di poter commettere qualunque crimine all’ ombra del “sono pederasta”. E guai a parlare di comportamenti contro natura! Forse contro natura sono quei miliardi di persone che ogni giorno affrontano la vita, il lavoro, i problemi della famiglia, e si rimboccano le maniche di fronte a disgrazie e malattie facendosi un immancabile e corroborante segno della Croce.

CONCORSO ESTERNO AL NULLA.

Marcello Dell’ Utri sta morendo in galera condannato per un reato, nemmeno contemplato nel codice penale, “virtuale”  o meglio inventato da un apparato giudiziario che dà l’ impressione di ubbidire ai diKtat di un ben noto partito politico. Il concorso esterno in attività mafiosa non significa nulla poiché se anche si volesse ipotizzare una collaborazione da “colletti bianchi” essa ricadrebbe sempre e comunque nell’ attività mafiosa punto. Allegare la parola esterno sembra essere l’ escamotage architettato da chi non avendo prove di mafiosità vera, ma volendo annientare un personaggio politico avversario e scomodo, inventa un termine generico (esterno a chi o a che cosa?) per confondere i confini di una azione giudiziaria che devono essere sempre trasparenti. Comunque Marcello Dell’ Utri sta morendo in galera da probabile innocente, mentre assassini come Battisti e tutti i suoi sodali brigatisti rossi, oggi godono di libertà e coperture internazionali. Questi criminali hanno ammazzato padri di famiglia colpevoli di non essere comunisti, di non appartenere alla  elìte rossa e sanguinaria, e sono in libertà, possono addirittura fare i docenti, scrivere libercoli e possono succhiare i privilegi di quella società capitalista che latravano di voler combattere e annientare.  Marcello Dell’ Utri non ha ammazzato nessuno, non ha piazzato bombe e probabilmente non ha mai preso nemmeno una multa stradale. Ha studiato, si è affermato ed è diventato Senatore della Repubblica commettendo però alla fine il delitto dei delitti: si è iscritto a Forza Italia ed è stato fedele al suo fondatore il Presidente Silvio Berlusconi. Ha sostenuto una opposizione civile, parlamentare ed intellettuale al dominio del pensiero unico comunista.  Forse per questi motivi ha avuto comminati sette anni di reclusione e deve scontarli tutti! Non certo come gli stupratori clandestini che uccidono come se sbadigliassero e il giorno dopo godono di libertà. Non certo come gli ergastoli dei criminali rossi che sono restati sulla carta bollata mentre i loro miserabili titolari si godono la bella vita. Vergogna, vergogna, vergogna.

PAPA … BIOLOGICO.

Qualcuno si era illuso che la misura delle esternazioni papali fosse colma ma, purtroppo, non è così e l’ ultima, in ordine di tempo, sul così detto accanimento terapeutico ne è la dimostrazione. E’ di ieri l’ intervento “dottrinale” in materia di cure sanitarie e limiti delle stesse secondo l’ ottica di questo Papa che, come mai nessun altro prima, sta provocando uno storico allontanamento della gente dalla Chiesa cattolica.  Dunque, secondo il “compagno” Bergoglio, ci si deve astenere dalle pratiche terapeutiche che superano il limite di proporzionalità con  i vantaggi da esse ottenuti.   Siamo alla pazzia pura! Siamo nel caos discrezionale che ogni medico, infermiere e portantino potranno liberamente  cavalcare decidendo in base al loro personale giudizio di proporzionalità. Le platee dell’ eutanasia non aspettavano altro che questo intorbidimento dottrinale delle già agitate acque per pescare con la rete della demagogia atea. Bravo Bergoglio! E’ drammatico constatare che un Papa non sia consapevole del fatto che una volta intaccato un Princìpio si libera il più terrificante relativismo. Se la vita è sacra, inviolabile e non negoziabile per il princìpio fondante la civiltà non si può affermare, con esternazioni da bar dello sport, che però esiste un limite a ciò. E’ da idioti e da irresponsabili disarmare il Princìpio e armare la mano di tanti Menghele i quali, posti nella possibilità di decidere della vita di altri, possano decretarne la fine sia per motivi economici, politici o di semplice esercizio del potere.  “Tanto ormai è vecchio” o “tanto ormai è inguaribile” saranno le parole d’ ordine per i troppi discepoli di Ippocrate, già privi di cognizioni spirituali, di umanità e carità cristiana, che vengono abortiti (non partoriti) da una “skuola” materialista, atea e di sinistra. Questo papa “biologico” simpatizzante di Castro e del mondo islamico, si è preso la responsabilità di sciogliere le mani ai Robespierre in camice bianco.  Questo Papa, che ha alleggerito il peso religioso delle devianze sessuali quasi sdoganado l’ omosessualità e con ciò bestemmiando contro la Creazione Divina della donna e dell’ uomo, quali fonti uniche e complementari della famiglia, oggi si arroga il diritto ecumenico di cancellare il limite etico oltre il quale si diventa assassini. La vaghezza di questa sortita, malata di protagonismo, è il punto più basso sia teologicamente che di mera applicabilità. Come si può arginare una volontà assassina (insita nel genere umano) con il fumoso concetto di proporzionalità?  Forse sostituendo lo stetoscopio con al calcolatrice? Invece di formare religiosamente al rispetto della vita senza limiti ed aiutare il malato a vedere nel suo male una prova di riscatto chiesta da un Dio, solo apparentemente crudele, questo Papa, ormai in confusione teologica, stabilisce un “limirte proporzionale” alla “sopportazione” del volere “incomprensibile” Divino. Quanto sta accadendo nella Chiesa fra pedofilia, omosessualità dilagante, figli illegittimi disseminati come benedizioni urbi et orbi, trova in questo Papa la sua icona materialista e secolare, la rappresentazione plastica del primato del corpo sull’ anima e della vita terrena sulla vita dopo la morte. San Pietro ha voluto morire capovolto per ispetto di gesù, questo Papa ha capovolto la frase più grande del figlio di Dio e ogni giorno afferma che “di solo pane vive l’ uomo”. L’ anima può andare a farsi benedire da un’ altra parte.

IL DIGIUNO DEGLI SQUALI.

In questi giorni la già squallida politica italiana, costituita da saltafossi, leccapiedi,  portaborse improvvisati capibastone, mummie staliniste, ladruncoli a piè di lista e bamboccioni analfabeti catapultati sugli scranni parlamentari dal più autolesionista dei voti di protesta, si trova a recitare la miserabile pantomima dei digiuni macchietta di pannelliana memoria. Accade che di fronte all’ accantonamento del folle progetto, tutto sinistro e clericalcattocomunista, chiamato jus soli, diverse controfigure in cerca d’ autore inseguano anche qualche momento di miserabile visibilità lanciandosi in dichiarati  digiuni di protesta.  Sono politicanti di lungo corso con tante tessere di partito da far vergognare il gioco del domino, cataplasmi estetici desiderosi di rendere l’ Italia brutta come loro, esponenti di quella crema acida asservita alla politica dello scambio di voto contro carriera. Sono in sostanza il cancro di questa Italia ormai stretta nella morsa asfissiante del politicamente corretto le cui ganasce sono un clero affollato di pedofili, omosessuali e affaristi ed una sinistra anti italiana follemente decisa a perseguire il ricambio etnico a fini di voto elettorale. Immaginare che questi soggetti possano digiunare quando, dal golpe del 2011 ad oggi, sono riusciti a divorare le fondamenta della Nazione Italia, riesce impossibile. Anche perchè le due ganasce hanno in comune una fame insaziabile di tutto ciò che non è loro proprietà. Sono così abituate ad espropriare, ad impadronirsi, a reclamare sotto forma di questua che, dopo aver inventato le indulgente plenarie e parziali a pagamento insieme alla dittatura del proletariato, un digiuno risulta essere incompatibile con la loro stessa natura. Ma digiunare sui giornali e sulle televisioni è facile e politicamente redditizio, fa clamore e colpisce le teste lobotomizzate della manovalanza di partito, quella che il “rifondarolo in cachemire” chiamava  “massa critica della sinistra”. Farlo poi per un motivo così miserabile quale il togliere la sovranità etnica all’ Italia rendendola una bolgia di etnie, fra loro nemiche e ispirate alla distruzione reciproca da odio religioso, è tipico della mente contorta dei sinistri, i quali se non vedono scorrere sangue, se non sparano ad altezza d’ uomo, se non distruggono la società civile, non riescono a vivere. Questo ennesimo, miserabile e buffonesco digiuno è il vero documento di identità della sinistra, buonista verso assassini come quel Battisti e gli altri terroristi vigliacchi e criminali di brigate rosse e compagni vari che oggi, dopo aver ammazzato padri di famiglia, si godono i frutti della militanza comunista. Il solo vero digiuno che la sinistra può ostentare è quello cerebrale e spirituale, suo esclusivo  e inattaccabile appannaggio. Queste orde non digiuneranno mai! Nemmeno se le si lega ad un letto di contenzione. Troveranno sempre il modo di divorare qualcosa anche fingendo di digiunare, come la creduloneria di coloro che, nonostante l’ evidenza, continuano a votare la sinistra anti italiana.

APOLOGIA DEL COMUNISMO.

I recenti rigurgiti comunisti, che hanno portaato alla ribalta un Carneade della politica il quale,  senza l’ onda mediatica dell’ antifascismo di facciata, sarebbe rimasto eternamente tale, sono sfociati in una nuova legge contro “l’ apologia del fascismo”. La Storia ha dimostrato, anche a beneficio dei finti sordi e finti ciechi, che se il fascismo si è macchiato di ignobili crimini culminati nella persecuzione degli ebrei, il comunismo non soltanto non è stato da meno ma ha sterminato decine di milioni di persone più di fascismo e nazismo messi insieme. E questo “piccolo” dettaglio storico sfugge da sempre alle vestali dell’ antifascismo e alle vergini dell’ ANPI che, parimenti, mostra di vedere la Storia con il solo occhio sinistro. Il saluto fascista a mano tesa è fuori legge ma il saluto comunista a pugno chiuso (come gli occhi degli ignoranti) no! Perchè? Sono forse di serie B i morti per mano “democratica” dei discepoli di Marx?  Valgono forse di meno i morti nei gulag sovietici e nei campi di stermino cubani, cinesi, coreani, birmani e nella Germania dell’ est, o nelle foibe carsiche?  Per i salottieri di sinistra, per i pretesi intellettuali rossi, dai quali l’ Italia è infestata, si, sono di serie B, quando addirittura non esistono per decenni come nel caso dei morti nelle foibe. La Storia contemporanea è stata stuprata dalla sinistra antifascista attraverso un’ azione sistematica di negazione e mistificazione che nemmeno il regime fascista sarebbe stato in grado di architettare. Grazie a questa azione capillare l’ ignoranza storica si è infiltrata nelle scuole, nelle menti e nei concetti come un cancro e ha ucciso le cellule pensanti e raso al suolo la verità storica. Di conseguenza milioni di giovani di diverse generazioni hanno ignorato, e tutt’ ora ignorano, i crimini e gli stermini perpetrati su innocenti dai “democratici” del comunismo. La “verità” ufficiale è che c’è stato solo il nazi-fascismo e che il mondo da esso si è salvato grazie al comunismo. Balla epocale! Vergogna mondiale che stuoli di “intellettuali da pianerottolo” hanno avallato ed instillato nella sprovveduta testa di milioni di persone. La “verità” ufficiale è quella comunista secondo la quale il mostro ha un solo nome, Mussolini, e non anche quello di dittatori come Stalin, Lenin, Castro, Mao … . Questi, come gli attuali loro discepoli, sono dipinti come chierichetti innocenti. Basta con le frottole della propaganda rossa! La verità storica ha decretato senza ombra di dubbio che l’ apologia del comunismo è grave quanto quella del fascismo, che queste due ideologie sono state autentici cancri sociali e che al ventennio fascista in Italia è seguito un settantennio comunista che l’ ha ridotta nello stato comatoso che oggi viviamo con disperazione. Certamente se vogliamo salvarci dal baratro la prima cosa da fare è estendere gli effetti della legge sull’ apologia del fascismo al suo dirimpettaio, il comunismo. Dopo tutto sarà più facile.

COME NON ESSERE RAZZISTI?

Stiamo vivendo l’ invasione dell’ Europa e l’ inizio della sua fine economica e culturale e i soliti idioti buonisti della sinistra salottiera continuano a ripetere, peggio di un disco rotto, la nenia del razzismo. Semmai i razzisti sono proprio loro nei confronti di chi osa non sottomettersi alla dittatura del  pensiero unico e, per questo, vieme tacciato di insignificanza culturale e sociale. Nulla invece c’è di più razzista di quell’ espressione schifata dei salottieri snob e pretesi intellettuali, spesso autori di libercoli o giullari capaci solo di smorfie e sputazzi da palcoscenico, ma tutti con carriere facili e redditizie. Di contro nulla c’è di razzista nell’ essere contrari alla violenza invasiva indiscriminata di innumerevoli etnie, alla pratica del saccheggio e degli stupri, all’ utilizzo dei monumenti come latrine, alle stragi di matrice pseudo religiosa e, infine, alla cancellazione dei nostri simboli e princìpi religiosi, morali e politici. Se opporsi a tutto ciò è razzismo ebbene sono razzista come lo sono quei milioni di italiani che non vogliono essere costretti ad indossare veli, a criminalizzare la bellezza del corpo e dei capelli femminili e considerare la donna un giocattolo non pensante al servizio del miserabile maschietto, violento ma intellettualmente impotente. Si è forse razzisti se si difende la propria Patria, la famiglia e la propria religione? Allora, ripeto, sono razzista come, a questo punto sarebbero stati, gli eroi risorgimentali. Già negli anni settanta la sinistra salottiera bollava come “qualunquista” chi non cantava nel suo coro. Secondo l’ accezione negativa di tale termine, che in origine si riferiva al concetto di uomo comune, preconfezionata dalle vestali di Marx il qualunquista, l’ odierno populista, era colui che privo di mezzi intellettivi non poteva comprendere la “grandezza del pensiero unico comunista”. Oggi, con identica spocchia tipica delle vestali di Marx,  snob e ignoranti, si è etichettati razzisti attraverso quella mistificazione della realtà che solo i comunisti buonisti sanno realizzare. Ma come si può non essere contrari, e quindi razzisti secondo il teorema rosso, a chi predica la distruzione dell’ Occidente ed il suo asservimento? Come si può non esserlo verso chi ha una visione della vita malata di ignorante violenza e vuole imporcela? Come si può non esserlo verso chi nega il valore stesso della vita della donna e la vuole analfabeta e schiava?  Come si può non esserlo verso chi odia la musica, le arti, le creature di ogni specie e uccide nei modi più feroci come se bevesse un caffè? La risposta è semplice, basta essere nazisti, comunisti e, di conseguenza, ignoranti.

REPETITA JUVANT.

Lo dicevano i latini e la miserabile deriva, dettata dal politicamente corretto e omosessuale alla pubblicità commerciale, lo impone allo scopo di raggiungere i tanti che ancora non hanno compreso le tragiche finalità della insensata rincorsa gender.  Accade ancora. E questa volta è una nota bibita americana, che mi vanto di aver da tempo eliminato dal mio parco bevande presieduto in massima parte da acqua pura e semplice, a lanciare lo spot ideologico-buonista teso a far considerare normale e naturale ciò che non lo sarà mai: l’ omosessualità. Narra, tale spot, di un aitante macho intento a pulire una piscina privata e oggetto delle mire sessuali degli abitanti della casa. Ad una finestra è affacciata, e affascinata dalla visione, la figlia adolescente mentre ad un’ altra è affacciato, con il mento voluttuosamente appoggiato sul dorso delle mani intrecciate e con espressione sognante, il figlio adolescente anche lui ma vistosamente omosessuale. D’ improvviso i due scattano all’ unisono verso il frigorifero, prendono la nota bibita e si precipitano, cercando di superarsi, verso il macho per deliziarlo e conquistarlo. Purtroppo per i due (o le due?) il terzo incomodo (la mammina solerte e disponibile) li ha bruciati sul tempo e, in ovvia assenza di un marito,  raccoglie il frutto desiderato. A parte la misera trametta, il miserabile messaggio che si intende trasmettere alla gente, con l’ ennesimo spot filo omosessuale, è la normalità della omosessualità, il suo sdoganamento nella famiglia e quindi nella società. Dove sono finiti quei padri inferociti e vergognosi allo scoprire che i loro figli, eredi del nome, del blasone e della mascolinità, sono invece delle mammolette? Spariti! Cancellati per decreto, perchè essere omosessuale è bello ed edificante, è la terza palla dello stemma araldico di ogni famiglia, che se non ha in casa una mammoletta o una lesbica non è a la page non è in. Di contro le mammine del miserabile politicamente corretto contendono il maschio di turno non più solo alle figlie ma anche al pederasta di casa riducendo la famiglia ad una squallida succursale di Sodoma e Gomorra. Ormai l’ omosessuale, il popolare finocchio, è diventato il prezzemolo sociale, lo ritrovi dappertutto e fra poco anche nello spot per tamponi mestruali.   Repetita juvant! Ed io che sono un partigiano della lotta contro la sinistra e le sue miserabili mire gender ripeto, alzando il tono delle parole, che la distruzione della famiglia, dei sessi, della società civile, è un abominio del tutto identico a quello nazista della razza ariana. L’ apologia della omosessualità, già sconfinata nella folle “scelta” del proprio genere anagrafico, è l’ ultimo gradino di una scala di disvalori che porta nell’ abisso della deresponsabilizzazione dell’ individuo e del rifiuto di un ordine naturale, al fine di farlo smarrire spiritualmente e poterlo dominare drogandolo con eroina e ideologia comunista. Da difensore della cultura, della libertà e della eterosessualità esorto tutti a smetterla di bere fandonie buoniste, false libertà dall’ essere donne e uomini, velenose e fatali più della cicuta con cui i pre-comunisti eliminarono Socrate. L’ Universo è eterosessuale,  l’ ignoranza no.

DI TUTTA L’ ERBA UN FASCIO.

Il titolo “antifascismo” aveva perso negli ultimi anni il suo appeal e,  di conseguenza, la sua rendita politica con la quale sono state svezzate intere generazioni di comunisti. Tanto è vero che un “fascista”, presunto doc, come “l’ immobiliarista” di Montecarlo, era salito al “soglio pontificio” della sinistra in chiave antiberlusconiana e collaborava istituzionalmente con il comunista anti Sacharov inquilino del Quirinale. Si era dunque verificata quella “convergenza parallela” tanto cara a Moro nel teorema DC-PCI, nemici politici di giorno e compari di notte con conseguenti enormi “benefici”  per la democrazia e per la libertà. Come sappiamo la DC è defunta e dunque il nuovo compromesso (anti)storico poteva essere fatto solo con i figli di quel fascismo ormai inoffensivo e non più redditizio politicamente.  D’ altra parte è arduo contare quanti comunisti “puri e duri” siano usciti dalle fila dei camerati con camicia nera. Ergo il fascismo, non pagando più i dividendi politici, era stato sotterrato come una non più necessaria ascia di guerra. Ma, come è noto a tutti tranne a quelli che ancora la votano, la sinistra è così priva di contenuti politici, di prospettiva democratica, di capacità governative e di cultura della libertà, che, per distrarre le sue “masse critiche”, il suo gregge elettorale, dai  fallimenti clamorosi, conseguiti sempre con successo, in questi sei anni di “dittatura Napolitan-comunista”, ha dovuto rispolverare le vecchie cianfrusaglie propagandistiche di partito ” riesumando, da un giorno all’ altro, il totem dell’ anti fascismo. Miserabile idea per miserabili politicanti incollati al potere da una delle due ideologie che hanno insanguinato il mondo nel secolo passato, l’ altra è, ovviamente, il suo  cugino nazismo.  Mentre l’ Italia è diventata la pattumiera d’ Europa, il Paese nel quale si può defecare sui monumenti e per le via cittadine, il Paese nel quale se sei “rifugiato” o zingaro puoi ammazzare, rubare e violentare con la pena di uno scappellotto, loro, i comunisti che hanno sterminato milioni di persone, ebrei, zingari, dissidenti politici, loro rimettono in funzione la grancassa dell’ antifascismo.  E si sentono cloache rosse che predicano addirittura la distruzione di monumenti e costruzioni risalenti al ventennio fascista, dimostrando con ciò di essere del tutto identiche ai terroristi del così detto Isis che hanno demolito le tracce di civiltà dei secoli passati. Da tutte le associazioni ( a speculare politicamente) nate con la morte del fascismo, da tutti quei riciclati che hanno smesso l’ uniforme repubblichina per indossare la camicia rossa assai di moda, da tutti questi parassiti dell’ antifascismo, si levano strali e minacce contro una ideologia, morta e sepolta, prontamente raccolte da quella parte di magistratura sempre pronta ad assumere comportamenti “legislativi” che non le competono per Costituzione.

LA DIVINA TRAGEDIA.

 La vita inizia (a finire) con la nascita, evento che ci apre le porte del vero e unico Inferno che esiste: la vita terrena. Dante Alighieri lo aveva immaginato come mondo extra terreno, destinato ai malvagi post mortem, seguendo lo schema scolastico clericale della vita unica alla fine della quale ci sarebbe il castigo, appunto l’ Inferno, o il premio. Povero Dante! E poveri tutti coloro che, come scriveva Cecco Angiolieri, sono “imbrigati” dal Papa e, come dico io, soffocati dalle vesti porpuree che negano la verità per “governare” a loro piacimento i crucci dell’ anima. L’ Inferno è qui! E’ la vita terrena che fa di questo mondo il luogo della più dolorosa Divina Tragedia. Esso non è un castigo post mortem ma castigo preventivo che la vita è chiamata a patire per raggiungere la purificazione. Non si va all’ Inferno dopo una vita malvagia, sarebbe il luogo più affollato dell’ Universo, ma ci si arriva per nascita e  ci si ritorna, rinascendo ancora dopo una vita sprecata, sotto nuove spoglie per cercare la via della luce. D’ altra parte che questo mondo sia da sempre luogo di violenze, di genocidi, di campi di concentramento, e che i suoi ospiti siano nella loro maggioranza espressione di cattiveria assoluta, di crudeltà senza limiti e di infinito egoismo, è novità solo per i buonisti idioti e per i furbetti ideologici.  L’ Inferno è qui! E’ questo luogo maledetto nel quale si consuma la pedofilia, si stuprano le donne, si crocifiggono persone e figli di Dio.  L’ Inferno è la patria delle guerre, del comunismo e del nazismo, delle religioni false e bugiarde quanto i loro miserabili professionisti. Dio è sull’ altra sponda dell’ Universo, Egli è tutt’ altra cosa rispetto alle religioni carnevalesche che pretendono di rappresentarlo. Egli non ha le mani viscvide dei pedofili clericali e non. Non ha la voce dei capi bastone politicanti, dei miserabili dittatori rossi o neri. Con Lui il filo spinato nazi comunista non regge. Il Suo silenzio vince il frastuono delle balle politiche e religiose, sempre alleate nella guerra contro l’ anima e l’ individuo libero. L’ Inferno è qui. E’ in questa misera palude dello Spirito  dominata da “alte cariche dello Stato e della religione”.  Da tutti questi discepoli di Lucifero che vestono abiati talari, uniformi militari, toghe giudiziarie e “grigi abiti” istituzionali. Dante, nel suo Inferno ha incontrato il Conte  Ugolino ed altre anime dannate. Gli sarebbe bastato scendere, come forse ha fatto traendone ispirazione, nelle vie di Firenze o di qualunque altra contrada per vederne tanti in carne ed ossa. A dispetto delle chiacchiere clericali non dobbiamo avere paura di finire all’ Inferno, ci siamo già e ci ritorneremo se non porremo la nostra anima al di sopra dell’ intestino. Pregare e restare uguali non serve a salvarci dal ritornare in questo Inferno pieno di Preti, di politicanti, di alte cariche dello Stato, di comunisti e nazisti, di pedofili e omosessuali. La sola preghiera gradita a Dio  è il rispetto per l’ anima, per i propri simili e per tutte le creature che ci ha donato. Tutto il resto è liturgia da sacrestani e da furbetti ideologici Papi o non che siano.

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