Blog di Eligio Bartoli

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Eligio Bartoli

FIGLI DELLO STATO.

Con la tragica epidemia culturale e politica scoppiata nel famigerato ’68 è iniziata l’ offensiva ideologica della sinistra contro i due istituti cardine della civiltà occidentale: scuola e famiglia. Non è casuale che la prima sia stata presa di mira in anticipo rispetto alla seconda. Per minare la famiglia, tramite il divorzio e l’ aborto libero (inizio  degli anni ’70), bisognava prima spezzare il legame   di stretto e mutuo soccorso educativo che esisteva fra esse.  Lo statalismo comunista riteneva indispensabile insinuare le sue metastasi nei due organismi sociali storicamente abilitati a fornire alla società il futuro popolo e le classi dirigenti. Il primo colpo mortale alla scuola italiana è stato inferto togliendole l’ autorevolezza didattica e riscrivendo la Storia, soprattutto  quella contemporanea, secondo i dettami dell’ allora partito comunista italiano per altro assolutamente succube di quello sovietico. L’ arruolamento di un movimento studentesco totalmente ignorante e lobotomizzato ha preceduto di qualche momento quello di schiere di personale docente ansiose di servire un partito che prometteva deresponsabilizzazione professionale e benefici economici in cambio di una scuola didatticamente e culturalmente sterilizzata. Ci sono voluti 40 anni di cancro culturale per uccidere la scuola e sottrarla a famiglia e società, ed oggi il passo finale è la sottrazione dei figli, in quanto scolari, per il loro assogettamento mentale, sessuale e politico alla teoria terminale, di stampo mengheliano, così detta “gender”. In base a questa autentica violenza normalizzatrice, atta ad imporre il pensiero unico comunista, i figli non sono più della famiglia che li genera e che dà loro identità biologica e sessuale, ma sono dello Stato politico che li deforma, li usa e ne dispone. Sono una sua risorsa ideologica, il suo futuro parco buoi elettorale da cui tarre la carne da macello che gli necessita per imporre l’ egemonia della non cultura, dell’ ignoranza, del non sesso. Questo apparato statale si serve di manovalanza  docente, giudiziaria, giornalistica, pubblicistica e persino clerical pedofila, per costruire una società di sbandati bisognosi di tutela e totalmente incapaci di pensiero autonomo. La sterilizzazione delle intelligenze deve iniziare già nelle così dette scuole pre elementari con la sostituzione del biberon nutrizionale con quello ideologico gender. Eliminare le parole centrali dell’ universo affettivo quali papà e mamma serve a questi kapò didattici per subentrare, senza incontrare resistenza, nella scala dei valori e delle figure affettive sovrapponendosi alle ormai sbiadite facce dei genitori. Essere e crescere senza famiglia significa accettare, anzi ambire a essere figli dello Stato, figli di nessuno, parti anonime e intercambiabili di un ingranaggio mostruoso che modella masse informi ed ignoranti. Far perdere l’ identità nazionale, biologica, razziale e spirituale è indispensabile per avere al guinzaglio un popolo acefalo e disponibile a qualsiasi nefandezza politica. In sostanza un campo di concentramento in stile comunista o nazista, che è lo stesso, senza filo spinato ma soprattutto senza la cosa più importante per un individuo: la sua coscienza. Genitori non lobotomizzati, almeno voi, riprendetevi i vostri figli! Ma fate presto perchè il tempo dell’ abisso sociale si avvicina.

SOCIOLOGIA DELLA MORTE.

Secondo la “filosofia del teatrino”, ispirata e voluta dal disfattismo sociale, morale e spirituale che è alla base della follia comunista, non c’è civiltà senza eutanasia. Non c’è civiltà senza il diritto, a volte capriccio, alla fuga dalla vita. Analizzando le “grandi idee innovatrici” della sinistra si evince come  esse passino tutte attraverso la formulazione e la esaltazione di disvalori, la negazione della responsabilità morale e spirituale dell’ individuo, che essa concepisce solo come insieme acefalo e massa priva di autonomia intellettiva. La strada esistenziale indicata alle masse politicamente lobotomizzate per raggiungere la “libertà totale” è lastricata di morte, da dare agli altri e a se stessi:  aborto inidscriminato, infedeltà come indice di primato evolutivo, uccisione della sessualità attraverso il trionfo del non sesso, manipolazione infantile a scopo “gender” e infine eutanasia quale estremo gesto di autodistruzione camuffato da diritto di autodeterminazione. Tutto ciò deriva dalla esigenza primaria della sinistra: un popolo, una massa ignorante, spaventata,  moralmente  vile e priva di spiritualità, che si faccia condurre docilmente al guinzaglio ideologico, che non sappia fare i conti con la vita, con il suo significato spirituale, con la sua essenza e le sue finalità. Tutto deve ridursi ad un empio pasto esistenziale fatto di pseudo diritti materiali i cui piatti forti  sono la totale inconsapevolezza e irrilevanza spirituale conditi da totale sudditanza al pensiero unico ideologico di sinistra. Certo, soffrire non piace a nessuno. Specialmente quando si è di fronte a patimenti indicibili causati da malattie progressive e, attualmente, incurabili è facile, quasi naturale, perdere la ragione e farsi portare alla deriva dalle sirene liberatorie dell’ eutanasia.  Le povere anime, i cui corpi sono colpiti dal male, si assottigliano schiacciate dal peso, umanamente insostenibile, di esso. Ed il corpo, già di per sè fragile e caduco, rimasto solo contro il male non vede che la fuga dal dolore e dalla sofferenza come unica via di salvezza. Il suo orizzonte esistenziale coincide con l’ angusto perimetro di una stanza dentro la quale vivere diventa morire troppo lentamente. Il corpo diviene così facile preda del materialismo esistenziale: se non puoi godere, fare e disfare, perchè restare in attesa di morire? Intorno a quei letti di sofferenza si levano alte le nenie dei riti tribali che invocano la morte liberatrice cancellando le tenui voci di chi amorevolmente assiste, purtroppo lasciato solo da un sistema sanitario statale cinico e burocratico, quei corpi martoriati. Vale la pena di soffrire così tanto? Ce lo chiediamo tutti e tutti sembriamo orfani di una risposta adeguata, prigionieri come siamo di uno schema mentale meramente materialistico. E se provassimo a domandarci se ci sia un significato in quelle tremende sofferenze invece di considerarle solo il frutto di una roulette russa biologica fine a se stessa?  Se provassimo ad indagare quella realtà che inizia dove finisce la punta del nostro naso, chi potrebbe escludere che quelle sofferenze  abbiano un significato che, ovviamente, sfugge alla lente di rimpicciolimento materialistica e atea? Se ci ponessimo più spesso la domanda, che solo per il fatto di porcela già ci distinguerebbe dai sassi, quel “perchè nasciamo?” senza farci catturare dalla misera risposta atea “… per mangiare e digerire”, forse quelle atroci sofferenze, quel tremendo decadere fisico, ci potrebbero sembrare spiragli di luce che fendono il buio cosmico che ci avvolge. Non è facile. Tremo al solo pensiero di trovarmi a quel bivio ma mi chiedo: è forse meno insoppoprtabile, dolorosa ed inutile una vita atea trascorsa a digerire senza porsi domande e senza darsi risposte?

MANOVRE PERICOLOSE.

Mentre la Corea del Nord minaccia la guerra ogni giorno le brigate d’ assalto (ai nostri moribondi redditi) governative “lavorano” per rastrellare altri miliardi di euro da immettere, a fondo perduto, nel mare magnum del debito pubblico italiano. Ciò soprattutto al fine di poter continuare a prelevare indisturbati i vitalizi della Casta politica e dell’ apparato burocratico che la sostiene. Come sappiamo il medico UE-Germania (che ovviamente non pensa a curare prima se stesso) ci ha prescritto una terapia economica mortale per garantirsi il dominio finanziario dell’ Europa, e i solerti burocrati nostrani si sono subito messi all’ opera per realizzare l’ ennesima manovra,  più pericolosa che correttiva, a base di tasse. Chi ha memoria e anni per alimentarla ricorda che da almeno 10 lustri assistiamo al teatrino della manovra economica aggiuntiva. Questi cervelloni, non casualmente posti a poca distanza dai rispettivi culi di pietra, prima fanno “studi e previsioni di crescita”, sezionano il Pil e annunciano a tutto il mondo, con inarrivabile follia trionfalistica, che l’ attuale legge finanziaria (oggi legge di stabilità, nel senso forse che tutto resta fermo e nulla cambia) sarà quella che “invertirà l’andamento economico” avviando un circolo virtuoso e  bla bla bla. Attraverso la palla di cristallo della loro non sapienza vedono e prevedono il futuro economico raccontando palle e balle senza alcuna traccia di vergogna. “Salirà l’ occupazione e scenderà la disoccupazione” gridano, con la faccia da posteriore inarrivabile, dagli scranni parlamentari e negli ospitali salotti televisivi. Poi dopo qualche mese scatta il “contrordine compagni” perchè è salita la disoccupazione ed è scesa l’ occupazione, è crecsiuto il debito pubblico e quindi necessita una manovra correttiva per colmare il famoso disavanzo economico che la intransigente madre badessa culona-Ue non può tollerare. Ecco quindi le precarie meningi dei burocrati, comandate dai politicanti di mestiere, spremersi e mettersi al lavoro per inventare “nuove soluzioni”: tasse sui consumi, sui beni (casa) sull’ ombra proiettata al suolo dalle tende dei negozi e sui redditi presunti, che in recessione abissale, siamo comunque obbligati a conseguire. Sono 50 anni che al festival del malgoverno italiano vince sempre la stessa cantilena e quando qualche coraggioso ha provato ad intonare musica e parole diverse si è prontamente svegliato il drago ad infinite teste (giudiziaria, giornalistica, clericale, sindacale, bancaria ecc.) per neutralizzarne ogni mossa. E così, protetti dall’ ombra dei gravi fatti internazionali, i cervelloni burocratici continuano nell’ opera di distruzione sistematica del sistema Italia, mentre al popolino che li vota vengono date in pasto scissioni di partito, baruffe chiozzotte fra stregoni e cadaveri del Bottegone, grillate raccapriccianti sul reddito di cittadinanza.  L’ immondizia sommerge le città e l’ immondizia politico-burocratica buonista  sommerge l’ Italia. In attesa della guerra nucleare totale.

“BUU”: BUFALA RAZZISTA.

L’ appiccicosa vernice buonista e politicamente corretta, oltre che idiota, dell’ anti razzismo di facciata sta colando sulle strutture dello sport e del calcio in particolare. Il “nuovo” dogma del “siamo tutti uguali” il cui copywriter, risalente ad oltre 2000 anni fa,  è del Cristianesimo e non del pensiero unico di sinistra (giova ribadirlo a beneficio delle labili e furbesche memorie “storiche”) , viene propinato come una “lavanda” cerebrale e travolge usi e costumi che con il razzismo non hanno nulla ache vedere. E’ di estrema attualità l’ ultima impennata buonista, che ha visto protagonista un calciatore del Pescara (campionato di Serie A) e il pubblico presente allo stadio di Cagliari.  Dagli spalti si sarebbero levati i famosi ed “esecrabilissimi” “buu” così detti razzisti  all’ indirizzo (dicono) del medesimo calciatore, a causa (dicono) del colore non proprio bianco della sua pelle. Il sillogismo politicamente corretto e idiota è immediato e senza tema di errore. A nessuna delle vestali vergini e pure viene il dubbio che quei segnali acustici possano collegarsi al tifo, tanto più che anche nella squadra cagliaritana militano giocatori negri o neri che dir si voglia. La follia assoluta è data dal fatto che quando il bersaglio dei medesimi “buu” è un calciatore non negro o nero che dir si voglia, (vedi il caso, fra i tantissimi, di Higuain oggetto di buu e fischi per l’ intero incontro Napoli-Juventus) cade automaticamente la loro valenza razzista. Ma siamo allo stadio accidenti all’ ipocrisia buonista! Ai bei tempi, quando il  cancro del politicamente corretto non si era ancora menifestato, gli sfottò, le parolacce, le corna e tutto il campionario da gradinata e curva erano il sale del tifo, il condimento piccante delle domeniche pallonare. Ora, con l’ imperante pensiero unico (ed eunuco) buonista si sono inventati perfino il “razzismo territoriale” per punire gli sfottò tra nordici (polentoni) e meridionali (terroni) cioè il peggio che una mente malata terminale di politically correct possa ideare!  Nell’ Italia delle contrade, dei Comuni e delle rivalità campanilistiche storiche, questi idioti “pensatori corretti” inventano il razzismo territoriale. Immaginiamo cosa accadrebbe se le rivalità fra le contrade senesi (che dividono famigli, palazzi e rioni) venissero regolate dal buonismo dell’ anti razzismo territoriale: si leverebbe alto un sacrosanto VAFFA (altro che buu) fino a frantumare i vetri del miserabile tempio buonista.

DEFICIENTI NUCLEARI.

L’ attuale patetico dittatore nordcoreano pare aver raccolto in eredità, oltre ad un potere assoluto tipico retaggio dei regimi comunisti, la somma algebrica della follia dinastica del padre e del nonno. Se a ciò si aggiunge l’ aspetto estetico, che lo indica come chiaro soggetto necessitante il TSO, prende forma un quadro a tinte fosche per il mondo intero. Questo concentrato di megalomania assoluta sembra voler ritornare sui sentieri della pazzia già percorsi da Napoleone Bonaparte, dall’ Impero Austroungarico, da Mussolini, da Hitler, da Stalin, da Mao e diversi altri “piccoli” dittatori malati di se stessi (Gheddafi, Castro, Saddam Hussein). Queste schegge di follia occupano la scena mondiale passandosi il testimone in una sorta di staffetta storica fatta di guerre, stermini di massa, campi di concentramento e culto della loro personalità, di norma malata e schizofrenica. In questo inizio di secolo spicca fra i tanti Rais la figura, fisicamente raccapricciante, del “ciccio bombo” coreano con quelle sue guancione da prendere a schiaffi terapeutici prima, durante e dopo i pasti che mostra essere così smodati da far sembrare Lucullo votato all’ anoressia. Oggi dunque il mondo sarebbe in mano a tale definibilissima (in termini clinici) espressione umana. Il nostro presente, il domani e il dopodomani condizionato da questo patetico esempio di dinastia geneticamente modificata allo scopo di generare il male. Più o meno cento chili di adipe che vogliono far pendere l’ ago della bilancia mondiale verso il caos e la distruzione totale. Ci voleva questo pupazzone autogonfiabile per spostare l’ attenzione dal cancro terrorista islamico che, come una dieta iposodica, ci viene servito ogni sera e ogni giorno ai pasti dagli chef dei telegiornali. Siamo ritornati ai “bottoni rossi” della guerra fredda che ci ha bombardato per 40 anni a base di Krusciov, Bresnev e il purtroppo quasi eterno Castro. Si riparla di missili, di bombe atomiche, di arsenale nucleare, di tutta quella immondizia tecnologica tanto cara ai deficienti che, non crescendo mai, restano infantili a vita e sognano la madre di tutte le battute di caccia, il safari cosmico, per distruggere il Pianeta. Ora il tormentone di moda è rappresentato da questo faccione dal Q.I. presumibilmente prossimo allo zero assoluto, che occupa tutti i pollici dei televisori per quanti essi siano. Il divo incontrastato è questo intestino parlante che domina platee adoranti del tutto identiche a quelle che osannavano ed acclamavano Hitler, Stalin e Mao. Ci siamo di nuovo. Siamo sempre nel piccolo villaggio cavernicolo chiamato Terra nel quale il bipede idiota, con ancora in mano la clava della sua sconfinata superbia, minaccia la guerra nucleare, si pappa i vitalizi parlamentari, impone tasse illegittime sulla caverna (oggi casa) e doppie sulle palafitte (seconde case), impone la cancellazione dei sessi, la rasatura delle chiome femminili, la condanna della libertà, della bellezza e dell’ arte. Nulla di nuovo sotto il sempre più stanco Sole. C’ è sempre la solita carcassa in putrefazione chiamata genere umano, genio del male assoluto e supremo imbecille con smanie e manie di onnipotenza. Autentico rifiuto urbano tossico.

DA “BELLA CIAO” A CIAO BELLA.

L’ evoluzione, anzi il cambiamento poichè in casi come questo mai essa si realizza, della sinistra è tutta qui, schiacciata sotto questa misera micro filastrocca. Il cancro politico mondiale (il comunismo) di cui la sinistra è sinistra culla e bara, ha distrutto i capisaldi della società civile sulle note di “bella ciao” dal dopoguerra a questi giorni catturando il consenso di popolazioni assetate di protagonismo sociale. Il morbo ha illuso intere generazioni di “pesci rossi” convincendole che la distruzione del matrimonio, della famiglia,  della responsabilità procreativa e del primato individuale, le avrebbe “liberate” dalla “gabbia borghese” dei doveri spalancamdo loro le porte del paradiso terrestre dei diritti senza se e senza ma. Il morbo ha così costruito i totem del sesso ignorante e irresponsabile (con l’ aborto riparatore), del matrimonio multiplo e della famiglia allargata, cioè della non famiglia. Compagno e compagna hanno preso il posto di marito e moglie, genitore 1 e genitore 2 invece di padre e madre. Tutti insieme indistintamente sul carrozzone del buonismo politicamente corretto e demente fino a quando la sinistra non si è ritrovata in mano il rovescio di questa medaglia-patacca: le sue mandrie si erano, nel frattempo, imborghesite, avevano costruito piccoli patrimoni familiari grazie al lievitare del debito pubblico e non se la sentivano più di obbedire ai capibastone rossi, anche loro ormai con villa e vasca di balneazione o tenuta vinicola. I compagni avevano dismesso il colbacco e la casa del popolo era rimasta senza popolino militante. Cosa fare allora? Semplice, anche per un comunista: mettere in scena un remake del dopoguerra cambiando gli interpreti nel ruolo di masse affamate. Ecco allora esplodere, a beneficio delle attività collaterali “umanitarie” sindacalizzate, la bolla dell’ accoglienza indiscriminata, anzi incoraggiata alla stregua di una attività di import su larga scala. E siamo così giunti al “ciao bella”, la parola d’ ordine per i nuovi “iscrivendi” nelle liste della sinistra. Te li ritrovi fuori da ogni negozio ad apostrofare donne di tutte le età come fossero loro sorelle (politicamente compagne) con questo “ciao bella” che se profferito da un imprenditore all’ indirizzo della segretaria farebbe scattare indignate manifestazioni sindacali di streghe e femministe doc. Ma se lo dice l’ immigrato clandestino, magari anche allungando le mani per rafforzare la richiesta di obolo, non c’è strega di “se non ora quando” che osi parlare. Donne di età avanzata, perciò ancor  più meritevoli di rispetto, devono sopportare di essere apostrofate con quel “ciao bella” corredato di espressione ebete, insegnato agli invasori dai sindacalizzati buonisti dell’ accoglienza con profitto scandaloso. Il “tu” comunista, irrispettoso di eta, autorità e livello professionale, oggi si è trasformato in “ciao bella”, la nuova pialla lessicale livellatrice in basso di ogni legittima differenza sociale. Il residuo popolino militante della sinistra (zoccolo duro di comprendonio)  ben si è adeguato al nuovo, ennesimo, diktat del partito sentendosi, finalmente per una volta nella vita, così ricco da poter fare l’ elemosina a qualcuno che, finalmente, sta peggio di lui. A nessuno che abbia minime tracce di civiltà impresse nel dna verrebbe in mente di apostrofare una donna anziana o no con quel “ciao bella” volgare e maschilista. Ma all’ immigrato clandestino, futuro prossimo elettore di sinistra, è consentito e consigliato alla faccia educazione, cultura e civiltà. L’ intestino con le gambe chiamato comunismo non si ferma mai.

GENITORI O NO PER SENTENZA.

Devo necessariamente ritornare sulla triste vicenda che ha coinvolto gli ormai famosi “genitori anziani” di Torino e la loro figlia legittima, tutti e tre vittime di quel vuoto morale e spirituale che sta uccidendo il mondo occidentale condannandolo ad un futuro (breve) di materialismo assoluto. Ci torno perchè, in contemporanea successione, è stato respinto il loro ricorso contro l’ espropriazione indebita (e “sovietica”) della loro figlia legittima, ordita e realizzata dalla divinità “politically correct”, e si sono verificate ripetute sentenze di “adottabilità” in favore di maschi pederasti, inutilmente travestiti da coppie di “genitori”. Non è una novità e chi mi legge lo sa benissimo, quanto abbia in odio lo Stato padrone, quell’ insieme di metastasi burocratiche che entrano in ogni casa, in ogni famiglia naturale, per metterle a soqquadro e normalizzarle secondo il pensiero unico e idiota corrente. Ed è contro questo mostro burocratico, che permette a dei semplici impiegati statali muniti di toga, che altro non è se non la tuta blu per i metalmeccanici o il camice bianco per il personale medico, di comportarsi come tanti “creatori”, normalizzatori e demolitori, che è obbligo sociale accendere i riflettori di una resistenza e di una opposizione politica, morale e spirituale assoluta. A chi eccepisce che due genitori in età avanzata non possano garantire il futuro della propria figlia rispondo che il sequestro espropriatore di questa è un atto di prepotenza ben più grave della presunta incertezza di futuro, è un atto che stabilisce  arbitrariamente un limite oltre il quale debba essere lo Stato burocratico a consentire o vietare paternità e maternità. E se fossero stati due maschi pederasti o due femmine lesbiche della medesima anzianità quegli stessi impigati statali in toga avrebbero agito allo stesso modo? La domanda è lecita e suggerita dalla superficialità e irresponsabile facilità con cui essi assegnano (in virtù di un potere legislativo usurpato) ignari e sfortunati bambini in adozione a binomi caricaturali dello stesso genere sessuale. Quale futuro possono garantire due entità riprodotte nel laboratorio mengheliano del politically correct a questi sfortunati figli? Usurpare il titolo di genitori e dispensarlo a piene mani a tavoli invaghiti di sgabelli che sognano di avere altri sgabellini o sediole, destinati ad ammalarsi di una  inguaribile zoppia mentale e a non trovare collocazione nell’ arredo di una società naturale, è un atto dio violenza inaudita del quale uiniche vittime sono questi figli giocattolo. Meglio anziani che innaturali rispondo io facendo  eco alla natura violentata e vilipesa dalla pazzia del politicamente corretto. Questo morbo mentale che attacca la famiglia, la bellezza e l’ armonia biologica, tentando di distruggerle per instaurare un mondo di macchiette, di caricature raccapriccianti, si giova anche della pubblicità,  serva del potere, che produce sempre più spot popolati da tali caricature. Persino per pubblicizzare un detersivo per lavastoviglie qualche mente malata è ricorsa alla mistificazione dei sessi dando ad un piatto un nome proprio femminile e ad una pentola quello proprio maschile per un dialogo domestico di sesso capovolto. Vi è tutto un enorme e lobotomizzato esercito al servizio die questa follia, e di esso la punta di diamante è rappresentata da quegli impiegati statali in toga che, forse immaginando di essere Dio, si esaltano in sentenze che mai, in una Nazione civile e democratica, avrebbero valenza di legge. Questi impiegati statali in toga rappresentano la scorciatoia per aggirare la via maestra secondo la quale ogni legge debba derivare da un Principio ad essa superiore e possa trovare luogo di nascita solo in un Parlamento democraticamente eletto, non nella stanzetta dei bottoncini che ogni Masaniello può ideare per se stesso. E’ aberrante condannare figli innocenti e inconsapevoli a morire senza aver vissuto in una famiglia naturale soltanto per soddisfare un capriccio, spacciato per presunto diritto, di due caricature a vivere una vita finta come una Commedia dell’ Arte. E’ aberrante perchè nella foga di trutelare un falso diritto se ne calpesta uno vero, legittimo e naturale, protetto da tutte le leggi e da tutti i Principi della natura. Purtroppo queste parole non raggiungeranno mai i padiglioni auricolari (nè tanto meno le coscienze) di questi impiegati statali con toga solo perchè in questo vllaggio primitivo comandato dallo stregone politically correct chi giudica non può e non deve essere giudicato, pena la scomunica e la radiazione dall’ ovile.

ITALIANAMENTE.

Siamo in piena guerra economica, religiosa, etnica e politica. L’ Italia, più di tutti a causa della congenita assenza di senso della Nazione, è in balia di quella folle teoria chiamata globalizzazione e multiculturalismo che in nessun altro Paese è riuscita a distruggere i sentimenti di sovranità nazionale, Patria e popolo. Tutte le popolazioni che la stanno invadendo mantengono inalterati i segni distintivi della loro cultura (quasi sempre sottocultura), della loro religione e della loro coesione etnica. L’ Italia non ha mai avuto tutto ciò. I suoi giullari politicanti fanno a gara per abbattere i capisaldi di una cultura e di una storia millenaria. L’ Italia è orfana di se stessa e come tale è ambita preda delle orde barbariche che possono avvalersi della complicità e del tradimento di quei collaborazionisti che per soldi e ideologia politica la vendono allo straniero. L’ altra ganascia della pinza globale che la sta frantumando è l’ UE dei burocrati più idioti che abbiano mai infestato quella Jungla chiamata mondo. E’ in atto una persecuzione politica e culturale voluta dalla nuova Prussia “kuloniana” della quale l’ UE è strumento e testo sacro. A fronte di ciò assistiamo ai penosi balletti di poltrone in una sinistra, purtroppo dominante, che si è arrogata fraudolentemente i ruoli di governo e di opposizione svuotando la democrazia fino a sterilizzarla. Cosa fare davanti all’ eterno avan spettaccolo delle baruffe chiozzotte orchestrate dai comunisti?  L’ unica via di salvezza è la nascita di un partito politico per l’ Italia, che rifiuti i riciclati e i camaleonti di professione. Un partito che ragioni ITALIANAMENTE ma non all’ italiana. Una formazione politica che ritrovi le radici cristiane, occidentali e libertarie ponendole alla base del suo programma. Qui non si tratta più di opporsi alla globalizzazione economica ma di fronteggiarla mantenedo inalterate le peculiarità della nostra Nazione. Solo gli imbecilli multiculturalisti di sinistra possono blaterare che globalizzazione significhi la perdita della propria storia della propria identità. Donald Trump sta semplicemente cercando di far capire questo agli USA, usati e gettati via dal folle disegno obamiano di una Nazione non più patria, non più famiglia, non più popolo. Quando Trump dice “…ospitiamo solo chi ci ama” non introduce un limite così detto razzista ma, finalmente, cancella l’ idiozia buonista, tutta sinistra, che vuole sottomettersi all’ Islam, al suo oscurantismo morale, economico e culturale. E’ necessario un partito politico che resusciti il senso di appartenenza nazionale morto già l’ indomani  dell’ unificazione risorgimentale.   Oggi siamo nella così detta “area euro” senza più la nostra moneta, la nostra sovranità politica, senza poter decidere come vivere ma solo come morire. Ci pensa la kulona a decidere ogni cosa, ci pensano i traditori appecoronati al dominio del quarto reich. Bisogna insorgere e risorgere ITALIANAMENTE, non all’ italiana come accaduto con quel bullo liceale fiorentino o quel marionetta super stipendiato sulla pelle dei disoccupati, o quel mortadella misuratore di piselli e banane.  La domanda è: ci sono in Italia menti preparate in grado di salvarla dal degrado in cui l’ ha scaraventata questa sinistra irresponsabile e profondamente ignorante le vere necessità degli italiani? Credo di si. E la sfida, non procastinabile, è far emergere questa terra sommersa, questo bacino di speranze per un presente che possa diventare futuro. Questa parte d’ Italia deve salvare l’ Italia intera dilaniata dal morbo comunista, da questi zombie che rifiutano l’ eterna sepoltura culturale dopo essere stati uccisi dalla storia e dopo aver contaminato il mondo con la peggiore delle ideologie politiche. ITALIANAMENTE ma non all’ italiana.

LEGITTIMA OFFESA.

La “vendetta” di Vasto (marito uccide l’ uccisore della moglie) è uno schiaffo sull’ ipocrita faccia  del teorema, politicamente corretto e falsamente pacifista, secondo cui sarebbe  inutile condannare chi delinque in quanto la sua pena non riporterebbe in vita la vittima del reato. In sintesi: se ti uccido ti chiedo scusa ed estranei più di prima. Alla luce di ciò  come classificare, o meglio, come spiegare e comprendere il gesto di quel povero marito? Essendo la nostra società governata da leggi, sempre deformabili, interpretabili ed adattabili alle convenienze del pensiero dominante, anzichè da Princìpi non edulcorabili, è necessario, come dicono i “parlatori di professione”, contestualizzare l’ accaduto ed analizzarlo liberi dal cretinismo buonista che vieta di farsi giustizia da soli, pur in evidente assenza di uno Stato di Diritto. Colui che è rimasto ucciso oggi è colui che ha ucciso ieri spezzando non solo la vita della innocente vittima della sua irresponsabilità (passare con il rosso è reato non solo per il codice stradale ma è soprattutto un atto temerario voluto e sprezzantemente compiuto con spirito di ribellione al dovere e al rispetto),  ma anche l’ universo familiare fatto di presente e futuro di una giovane coppia. Falciando l’ ignara donna (incinta) per provare il brivido idiota di una bravata, per altro molto in voga fra i decerebrati adolescenti viziati e con paghetta, il “ragazzo” ha falciato le esistenze di più persone che, reciprocamente, di tali esistenze si nutrivano riuscendo a vivere solo potendosi guardare negli occhi giorno dopo giorno.  In un istante e,  per colpa della  irresponsabilità di un “ragazzo”, tutto ciò è sparito. D’ improvviso quel marito, quell’ uomo, quel prossimo padre, si è trovato catapultato nella landa sconfinata e ostile della solitudine. La persona che amava e che per lui era bussola e ancora, spazzata via come un birillo del bowling da un adolescente che giocava a fare il bullo. Cosa c’è di strano dunque se quest’ uomo ha perso la testa avendo perso tutto ciò che la sua testa desiderava? Perchè meravigliarsi (ipocritamente) del fatto che la sua vita si sia fermata a quello schianto? Si dice fosse in cura da specialisti per ritrovare l’ equilibrio perduto. Cavolate politicamente corrette! La fisica dei sentimenti è identica a quella delle cose e se una colonna viene abbattuta anche il soffitto cade e con esso il tetto. Se poi alla perdita incolmabile corrisponde l’ impunità del colpevole che ha causato la perdita stessa ecco che il corto circuito diviene fatale e scatta quella molla primordiale, oggi delegittimata dal politicamente corretto e dalle leggi (addomesticabili) che, insieme, tentano di apporre una toppa peggiore del buco. Mi chiedo perchè tutti i perchè che sono rimbalzati nella mente di questo povero marito e uomo non abbiano valore, non significhino nulla rispetto alla sua reazione, troppo superficialmente, liquidata come giustizia sommaria o peggio, omicidio premeditato? C’è forse in giro qualche Solone, con toga o senza,  che possa negare di aver avuto desiderio di vendetta per presunti torti subiti? No, non c’è alcuno che possa giudicare questa azione “riparatrice” come mero reato di omicidio. Se si perde la ragione per la perdita della propria aspettativa di vita come si può essere giudicati semplicemente assassini freddi e vendicativi? Se comprendere significa andare oltre il perimetro fisico delle cose, non si può non affermare che l’ ucciso di oggi ha costruito la propria morte con il suo gesto irresponsabile e che senza questo, oggi una famiglia sarebbe serena e non avrebnbe conosciuto l’ abisso della disperazione. Quel che è fatto è reso, e senza dubbio ritengo molto più degna di comprensione e perdono la tragedia di quest’ uomo che ha smesso di vivere quando ha perduto la propria “vita”,  che non la vicenda, molto simile alle troppe storie di omicidi stradali impuniti che hanno per miserabili protagonisti drogati, ubriachi e semplici immaturi.

GIOCARE AD UCCIDERE.

I figli dei videogiochi,  della paghetta, del divieto di accesso nella loro camera, della “squola” come punto di “incontro” e non di studio, in sintesi, di questa società buonista, permissiva, idiota e ignorante, giocano ad uccidere come giocassero al tiro alla fune. Sono i mostri creati dal dissolvimento dell’ autorità e della funzione formatrice di genitori, professori, maestri, sacerdoti e di ogni altra figura di riferimento sociale. Sono gli orfani di quella “FAMIGLIA NAZIONALE” dentro la quale spesso volava qualche ceffone e la punizione educativa trovava la sua legittimazione nel costante richiamo al dovere, allo studio e all’ impegno, come sentire comune di ogni famiglia. Sono il frutto della desertificazione culturale imposta dai menestrelli della deresponsabilizzazione, da quei miserabili pazzi che hanno cancellato il Dovere ed esaltato il Diritto a tutto e subito, senza se e senza ma. Questi prodotti della fabbrica del nulla anti famiglia hanno cominciato ad uccidere i loro genitori  davanti al diniego dell’ auto “12 valvole”, poi sono passati allo sterminio familiare per accedere prima del tempo all’ eredità, e adesso, con una facilità ed un vuoto cerebrale sconvolgenti, soltanto perchè vengono rimproverati per scarso impegno scolatico o per uno stile di vita fuori dalle righe. Essendo morta e sepolta la “FAMIGLIA NAZIONALE” e con essa quel sentire comune che valeva per tutti e che perciò era riconosciuto ed accettato, questi orfani sociali, figli della famiglia allargata, devastata, delegittimata, e svuotata, vivono allo stato brado, insofferenti alla vita stessa e ad ogni assunzione di responsabilità. Sono selvaggi e violenti, abituati alla morte virtuale e a quella reale ormai entrata nella vita quotidiana con una “regolarità” studiata e voluta da questa abominevole società politicamente corretta. In questa giungla, nella quale ministri della Chiesa stuprano minori di entrambi i  sessi, ministri del governo e politicanti in genere rubano e depredano la cosa pubblica, semplici cittadini  si fingono invalidi per rubare una pensione, gli “eterni ragazzi” si sentono autorizzati ad uccidere chiunque, compresi i prorpi genitori, si frapponga fra loro e il godimento senza limiti della vita. In fondo una Nazione che ha il primato del debito pubblico, della corruzione politica e religiosa, della ideologizzazione di ogni rapporto umano, che nega l’ esistenza dei sessi e delle loro implicazioni morali e sociali, che nega la cultura in favore dell’ ignoranza globale, non può sorprendersi se le sue nuove generazioni si distinguono per “imprese” tragiche come quella dei due “ragazzi” di Mantova. Quei colpi d’ ascia sono il risultato delle politiche buoniste nei confronti della droga, delle stanze progressiste per drogarsi, della depenalizzazione dell’ uso “personale” di stupefacenti che, ipocritamente e scientificamente nega il teorema secondo cui la droga personale sia la cellula della droga nazionale.  Quei colpi d’ ascia sono stati inferti in concorso con quella ideologia politica che dal ’68 diffonde, senza sosta, il messaggio “uccidi tuo padre e sarai libero”. Quei due miseri sottosviluppati sono il succo dei frutti coltivati nell’ odio, nell’ invidia sociale che porta  alla appropriazione indebita e all’ esproprio proletario, che dal piano politico  sono penetrati, contaminandola, nella famiglia o quel che resta di essa. Questi colpi d’ ascia al proprio padre e alla propria madre sono la plastica rappresentazione di ribellione alla vita, alla sua spiritualità e al suo essere dono di Dio. Sono colpi inferti dall’ ateismo snob dei super deficienti che “pensano” e propugnano una vita fatta di soli bisogni, anzi diritti, materiali in nome di una “scienza” che tutto “spiega” e tutto, in realtà, nega. Sono i colpi d’ ascia inferti dal caos mentale spacciato per liberazione dell’ individuo.

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