Blog di Eligio Bartoli

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Eligio Bartoli

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Eligio Bartoli

MINI GONNA MAXI DONNA.

Il corpo della donna, che è doveroso ribadirlo non è un corpo di reato checchè ne dicano i parrucconi di ogni clero o setta religiosa che sia, è sempre più il campo di battaglia sul quale si combatte la millenaria guerra fra civiltà e  ignoranza. E’ recente la notizia, apparsa su vari quotidiani,  del ferimento di una ragazza, colpevole di indossare la mini gonna, da parte del di lei fratello-padre-padrone-primitivo.  Episodi come questo denunciano, se ancora ve ne fosse bisogno, il livello di inciviltà che caratterizza ancora oggi il rapporto esistenziale fra la donna e il sesso maschile, poichè parlare di uomo quale sua controparte appare utopistico. E dimostrano quanto la donna resti confinata nel ghetto della “tutela sociale obbligatoria” da parte dello Stato, della famiglia-Stato e perfino dell’ economia. Mi astengo dal trattare le condizioni di vita della donna in quelle realtà dominate dalla spirale politico-religiosa rivelatasi nei secoli pozione socialmente devastante e velenosa, per non andare indietro nel tempo oltre l’ Età della pietra e mi riferisco invece al mondo che mi interessa, quello occidentale, capace se non altro di accogliere sparute avanguardie filisofiche che si battono per la liberazione dell’ individuo, non solo donna, dall’ ignoranza, dalla prevaricazione e dalla violenza sociale. E’ a questo Occidente ancora colpevolmente adolescenziale, immaturo ed ottuso, che urlo in faccia il mio disprezzo quando i suoi maschi padroni, privi di quoziente intellettivo, trovano il modo di rendersi protagonisti così miserabilmente. E’ a questo Occidente economicamente obeso e moralmente digiuno che rimprovero il persistere dell’ assenza di civiltà nei confronti della donna quasi fosse una forma di vita aliena, ad esso incomprensibile, capitata per caso sul nostro pianeta. Il dato drammatico è che sono tante anche le donne, o più propriamente persone di sesso femminile,  che odiano e non comprendono se stesse nelle società occidentali. Conosciamo bene le ragioni che hanno originato tale stato di cose ma è in quale modo sostituire con materia grigia il liquame che abbonda nel cranio di Adamo a rapprsentare la sfida, apparentemente impossibile da vincere, della civiltà contro l’ igoranza. Sono i suoi discendenti che tengono prigioniere le figlie di Eva, è l’ idiozia genetica del maschio che impedisce il rapporto paritario e dignitoso fra i due sessi. Quando vedo pensionati flaccidi e sdentati “rimorchiare” ragazze schiave che si prostituiscono, quando sento penosi vegliardi lamentarsi della vecchiaia e del declino fisico delle loro mogli, ignorando di essere loro stessi molto più malconci, capisco drammaticamente che il maschio ha pochissime speranze di diventare uomo. Un pò come accade a quei deficienti che giocano con il fucile  a fare i soldatini o i “rambo”nonostante per loro sia giunta l’ ora di fare pace con la vita e tentare di riscattare con una dignitosa vecchiaia un’ esistenza trascorsa restando bamboccioni idioti ed inespressi. Per queste teste vuote la mini gonna è un sogno erotico se ad indossarla sono le “altre” ma diviene simbolo del male se guarnisce le gambe e i fianchi  delle loro mogli-figlie-sorelle-madri tutte bisognose di tutela mascolina. L’ estetica, la bellezza e la libertà sono per le menti evolute che vivono un rapporto equilibrato con lo spirito, non sono certo per i masticatori inconsapevoli di vita, per i malati di ignoranza, per quelli che devono ghermire tutto ciò che vedono ma sono incapaci di guardare. Sono i brutti dentro e fuori che odiano la donna in mini gonna, sono come le suole delle scarpe che non distinguono un fiore dallo sterco e calpestano entrambi con indifferenza. Questi viandanti inconsapevoli, queste metastasi sociali albergano nelle aule parlamentari, in quelle di Giustizia, nei seminari ecclesiastici, nelle famiglie e nelle scuole, possedendo in comune mani e menti untuose che vedono il male ovunque e sporcano qualunque cosa tocchino.

CRETINI DI SUCCESSO.

Ho un’ avversione totale verso questa diffusissima sottospecie della razza umana. L’ ho maturata già fra i banchi della mia classe mista alle elementari fra i quali svolazzava il classico beota raccomandatello che faceva strage degli encomi a pagamento elargiti dalla maestra e dei cuori di quelle ninfette che, già in tenera età, avevano ben chiaro cosa fosse un buon partito idiota. Da allora ne ho incontrati a schiere e ne ho visti salire la scala sociale grazie alle doti innate di incapcità, scarsa intelligenza e aspetto fisico mediamente rivoltante. Per loro, per i cretini di successo, pare sia stato ribaltato l’ ordine naturale delle cose e grazie alla duttilità di coscienza, alla bavosa versatilità e alla mancanza assoluta di scrupoli, li si vede piazzati ai vertici politi e istituzionali come a quelli del giornalismo e dello spettacolo. Sono i cretini di successo, poco più che alfabetizzati, a condurre la danza pur privi come sono di ogni nozione “musicale e coreografica” di base.  La politica rappresenta il palcoscenico ideale per questi giullari disposti a tutto pur di fare facili guadagni e pur di soddisfare la loro sete di potere. Giurano e spergiurano con la naturalezza con cui (purtroppo) respirano. Sono inclini al tradimento ideologico, all’ opportunismo carrieristico e si passa dall’ essere loro nemici ad essere loro amici, e viceversa, in un batter di ciglia. Sono dotati di un fiuto particolare per il loro tornaconto e, flessibili come vermi, riescono ad introdursi in ogni pertugio così come ad uscirne. In “arte” si chiamano assessori, consiglieri, deputati, senatori, presidenti, ministri e primi ministri. Li si riconosce sempre dal loro aspetto grigio e vecchio anche a trent’ anni, odorano di ignoranza tutti alla stessa maniera, pontificano sul nulla che possiedono in abbondanza, al pari di pance prominenti, pelle flaccida e colli taurini. Si usa dire “faccia da prete” per descrivere un certo tipo ma si potrebbe dire anche “faccia da politicante” ed essere ancora più precisi ed incisivi di un bisturi. Il fenomeno è trasversale, direi super partes, ed accomuna peppono bolscevichi, sepolcri imbiancati moderati, podestà camerati e masanielli d’ assalto (al denaro pubblico) dell’ ultim’ ora, tutti nella stessa cesta dei panni sporchi ribelli ad ogni sorta di bucato. Il mondo è nelle loro mani e in tal senso la globalizzazione è sempre esistita già da secoli prima ancora che se ne coniasse il termine. Se la felicità è dei pazzi la celebrità è dei cretini di successo, i soli che possano garantire che il mondo non cambi mai, che regnino sempre ignoranza, guerre, fame e povertà. Esistono (purtroppo) per questo e sono imbattibili qualunque sia la loro razza o credo religioso: metastrasi trasversali non estirpabili.

FROCI E ANCHE CRIMINALI.

Il fetido lezzo del politically correct rende sempre più irrespirabile l’ aria di questa sventurata Nazione caduta sotto il suo abominevole dominio. Le bombole d’ ossigeno della cultura, della eterosessualità, della civiltà, della libertà e della normalità sono ormai quasi totalmente esaurite tanto che istituzioni politiche e media conniventi si scagliano contro un titolo giornalistico colpevole di  definire froci e pervertiti i miserabili artefici dell’ ennesimo monumento alla divinità pederasta.  E’ accaduto che un gruppuscolo vile e frocio per autodefinizione abbia aggredito e violentato un diciassettenne diffondendo poi sulla rete, per ulteriore sfregio, le immagini dell’ eroica impresa. Il Giornale Cronache del Salernitano ha riportato la notizia titolando l’ articolo con le parole “blasmene” di froci e pervertiti.  Apriti cielo!  Le vestali buoniste capeggiate dalla presidente della camera (delle chiacchiere) si sono subito allineate e messe in corteo formando il codazzo di protesta radical chic nel quale non potevano mancare l’ Espresso (servito in tazzine d’ amianto?) e il (dis) Ordine dei giornalisti sempre pronto a scattare sull’ attenti quando nulla c’è da dire di serio. Queste crape salottiere hanno il compito politico ideologico di spostare il fatto dal piano penale, criminale e di devianza omosessuale, a quello meramente semantico riducendolo al solito sterile dibattito salottiero nel quale le bocche atteggiate ad orifizio anale di gallina si scandalizzano per l’ uso dei due termini di cui sopra.  Non si parla della violenza e del fatto in sè ma della “violenza” dei due termini. Ma se la vittima dell’ aggressione omosessuale fosse stata un loro pargolo intoccabile sarebbero stati così solerti avanguardisti di partito ugualmente? Presumo di no. Avrebbero probabilmente fatto come il comunista Rizzo che, durante una puntata di Porta a Porta di qualche anno fa,  pontificava che nessuno aveva diritto di farsi giustizia da sè ma che, sollecitato da Bruno Vespa  sulle sue reazioni in caso di aggressione domestica, sbottava in un “io gli strapperei gli occhi” per nulla buonista e politicamente corretto. Dunque questi frequentatori altalenanti della sinistra, buonista con assassini, terroristi, froci e pervertiti ma “cattivista” con chi da queste masnade si difende, quando li si tocca diventano reazionari e persino nazifascisti. E’ la coerenza di chi non avendo un progetto politico realizzabile e degno di questa definizione, sia in senso sociale che di civiltà ma possedendo solo nozioni di comunismo, da chi scrive considerato male incurabile, cavalca il politically correct salvo poi rinnegarlo se solo ne sfiora l’ orticello. A tal segno, direbbe il Manzoni, è giunta l’ ipocrisia e l’ ignoranza di casta! Non si giudica, prendendone le dovute distanze, il crimine commesso da quei froci e pervertiti ma si intavola una tenzone fra galline e capponi da una parte e la civiltà giuridica e liberale dall’ altra solo per l’ uso giornalistico di due termini sacrosanti presenti nella lingua italiana e da nessuno accusabile di essere omofoba. Di quel ragazzo martoriato, della sua psiche violata e distrutta, della sua dignità infangata da froci pervertiti e criminali, a queste crape diversamente pensanti non può fregar di meno. Politaccly correct cancro universale.

UNA NUOVA LEPANTO.

Se è vero che “la morte non sia il peggior di tutti i mali ma sollievo da dolori” è altrettanto vero che la maggior onta non sia perdere la vita per mano di questi vigliacchi, di questi primitivi, di queste schegge paleolitiche, ma sia essere toccati e violati da simili sottosviluppati che, se paragonati, dànno ai cassonetti dell’ immondizia la dignità di salotto chic. E’ infatti da oltre 10 secoli che il Medio Oriente guarda con occhi iniettati di sangue l’ Occidente il quale fin quando è stato la culla e la casa della civiltà, non ha dato  scampo alle sue mire egemoniche. Ma ora a “governare” l’ Occidente c’è il buonismo dei dementi profeti del politically correct, le sue cariche istituzionali sono “okkupate” da caricature politiche, da mezze figure che si sentono artefici dell’ evoluzione multiculturalista, espressione vuota e altisonante che nasconde il purtroppo concreto e pieno caos mondiale oltre alla certa prospettiva di guerra totale. La strategia politica dei buonisti italiani, sempre primi nel calarsi le braghe, viene enunciata ancor più chiaramente attraverso le dichiarazioni di “timonieri” raccapriccianti quali il ministro dell’ Interno o il presidente della Camera (delle chiacchiere). Il teorema congiunto e convergente sarebbe: non aiutare economicamente gli italiani bisognosi  e disseminare  nei piccoli paeselli del fu Bel Paese clandestini a volontà, titolari di ogni privilegio. Ma come sono buonisti costoro che vivono in ambiente asettico con scorta e rendita parlamentare pagate dagli italiani che lavorano! Quanto è facile esserlo vivendo al di sopra dei problemi e della realtà quotidiana! E’ a causa di questi indefiniti graffiti paleolitici che l’ Europa è alla mercè di canaglie socialmente analfabete, di immondi foruncoli di ignoranza che infettano mortalmente il tessuto sociale occidentale. E’ a causa di questi politicanti che i discendenti dell’ Impero romano, di Dante, di Leonardo, di Michelangelo, del Foscolo e del Manzoni. vengono oggi uccisi, violentati e derisi dall’ orda, rimasta barbarica come 12 secoli fa.  Lepanto chiama, anzi urla, alla raccolta e il primo bersaglio della nuova Lepanto deve essere il politically correct, il buonismo idiota degli idioti buonisti per poi ricacciare lontano dai confini della civiltà i terroristi cavernicoli. La nuova Lepanto deve fermare il genocidio politico ed etnico del popolo italiano e degli europei tutti voluto da una lobby politica guidata da incomprensibili manie di autodistruzione. Da oltre vent’ anni, a partire dalle invasioni di albanesi, era chiaro che sarebbe avvenuto ciò che oggi è sotto gli occhi “sorpresi e sconcertati” dei dementi buonisti capeggiati dalla Curia Vaticana, sempre tanto “sensibile” verso il “fratello povero” che poi viene a guidare il camion della carneficina nizzarda. L’ Occidente è preso fra le ganasce del potere che egli stesso ha regalato ai petrodollari e l’ ignoranza di quella sua parte che ad essi si è prostituita. Il misero sta svendendo i propri organi vitali  quali la libertà politica e religiosa, la civiltà e il progresso della arti, come fa lo sventurato che vende il proprio rene per pagarsi il maxi schermo della Tv a colori o la vacanze ad Ibiza. Armare la mano del Medio Oriente con l’ arma più letale, rassegnazione mista a speculazione economico-politica, significa consegnarsi alla miseria totale. Gli eroi della prima Lepanto avevano nelle vene gli ideali di libertà, di Patria e di progresso civile, i codardi calabraghe di oggi fanno le vestali al tempio della sottomissione ai petrodollari. E voi, italiani che ancora li votate, siete complici e correi nel delitto di buonismo idiota e degni figli del politically correct.

VITA O MORTE PROGRESSIVA?

Quando si nasce (o si comincia a morire) si è spinti da forze sconosciute che dettano imperativi biologici in grado di far sopreavvivere organismi totalmente indifesi e non autosufficienti.  Già questo meccanismo naturale introduce elementi soprannaturali e spirituali idonei a chiudere la bocca, sempre spalancata come le finestre di una casa abbandonata, ai super geni dell’ ateismo, specialisti nel negare ma tetraplegici nel proporre.  Dunque la domanda che scavalca le barricate ormai superate dall’ evoluzione del pensiero filosofico postivo non è più se si venga al mondo per una sorta di genesi scientifica o per Mano Divina data l’ evidenza, anche per i sassi, della seconda ipotesi ma, più profondamente, se nasciamo o invece cominciamo a morire. Di primo acchito parrebbero la stessa cosa,   un po’ come l’ immagine rovesciata allo specchio e l’ originale ma, raschiando con l’ unghia della curiosità cognitiva, emerge subito l’ abissale differenza fra le due alternative. Intanto nascere introduce il connotato di evoluzione, sia biologica che spirituale, la tendenza all’ essere e al significare in funzione di un progetto che va oltre la propria persona. Nascere come inizio di un itinerario la cui meta è la ragione stessa del nascere, visto in un divenire di natura e spiritualità, di corpo e anima. In quest’ ottica la vecchiaia, quale decadere fisico, appare la risposta, netta come uno schiaffo, agli atei adoratori della divinità Scienza creatrice della casualità chimico fisica. Se fosse per questa che esistiamo la triste parabola dell’ invecchiamento non avrebbe senso poichè tutto sarebbe regolato dal caso originale, da una immutabile combinazione di fattori biologici che, accidentalmente e inconsapevolmente, avrebbero creato la vita. Accettare l’ ottica del nascere significa vivere cercando di nobilitare il corpo con una dose di spiritualità che non significa necessariamente fanatismo ascetico o ignorante fuga dal corpo e dalla sua naturalità. Mentre accettare la nascita come inizio di una morte progressiva vuol dire seguire passivamente un evento biologico il cui orizzonte esistenziale non va oltre gli istinti della fame e della sete. Nascere è sentirsi parte di un universo popolato da altre creature e rispettarne la vita come fosse la propria. Morire progressivamente è considerarsi il centro di un universo da depredare, da divorare, da sottomettere, da usare e gettare a proprio irresponsabile piacimento. E’ in sintesi la cultura della vita contro quella della morte. Se si nasce non si uccide, non si ruba, non si incendia, non si spara, non si stupra. Si è scienza e coscienza, si è autentici individui con l’ anima presente nella mente e nel cuore. Se si muore a partire dalla nascita si è materia indefinita, magma distruttivo ed insignificante una volta raffreddato, orgoglioso solo della fetida scia lasciata al proprio passare insieme al male arrecato. Nascere come prospettiva umana, filosofica e spirituale dunque, e morire dalla nascita come assenza di prospettiva, di valore, di significato e di finalità. Venire al mondo è facile e possibile a tutti, saperci stare e conferirgli dignità è riservato a pochi.

THANK YOU PERFIDA ALBIONE.

L’ uscita dalla UE (Unione Ebete) è il primo atto di coraggio e di autentica autodeterminazione che si registra dopo un interminabile periodo di dominio assoluto da parte del miserabile euro politically correct. THANK YOU, ora non più perfida Albione. THANK YOU per aver scagliato la prima pietra contro la fabbrica dello spreco, dello sperpero di soldi comunitari, contro le flaccide facce dei burocrati negatori della sovranità nazionale dei singoli Stati in favore di una tirannide di incapaci, di teste vuote, di traditori della cultura occidentale. La superiore cultura anglosassone aveva già fiutato le torbide finalità del sinistro asse Berlino-Parigi rimanendo opportunamente fuori dal calderone infernale dell’ Euro, di quella moneta unica bastarda priva di una “madre” banca emittente e di un “padre” avente sembianze di autentico e serio trattato politico monetario. La miserabile ammucchiata dell’ euro aveva l’ unica finalità di favorire quello che da anni ho definito il quarto reich, ad opera della Kulona teutonica comodamente seduta sulla poltrona francese e con i piedi voluttosamente adagiati sul tappetino italiano. Londra l’ aveva capito e si era tenuta opportunamente fuori dal gorgo monetario. Oggi, a distanza di tempo ormai idonea a far comprendere anche ai sassi che l’ UE, Unione Ebete, non ha futuro se non in una guerra contro l’ Oriente islamico, ha deciso di staccare la spina e tagliare il cordone ombelicale attorcigliato alla gola dei restanti Paesi membri,  franco-tedeschi ovviamente esclusi.  Nessun matrimonio nella civiltà occidentale prevede la negazione etnica, economica, culturale e religiosa da parte dei contraenti. Nessuna Unione può esistere se viene edificata sulle macerie degli Stati membri più deboli. Nessuna Unione è possibile, a meno che non sia ebete, se le sue priorità sono la doppia e costosissima sede parlamentare oppure la definizione del diametro dei piselli comunitari o la curvatura delle banane di tragica mortadelliana memoria. Albione l’ ha capito ed ha sbattuto la porta in faccia ai pagliacci burocrati capaci di demolire un popolo ed una Nazione già gloriosa e ricca di cultura (Grecia) quando  loro ancora non avevano elaborato un linguaggio diverso dai rumori gutturali della tribù, per “risanare” la sua economia distrutta dalla impossibile convivenza fra ex dracma ed euro. Paesi già poveri scaraventati nell’ abisso di una recessione avente prospettiva trentennale solo per immaginare una impossibile frequentazione del club dei così detti grandi (miserabili) Francia e IV Reich. THANK YOU Albione per averci regalato la squallida faccia adirata di quel tale Juncker,  adeguato simbolo della “burocratirannide”, che minaccia ritorsioni, un “ve la faremo pagare cara” che la dicono lunga sul dispetto fatto alla fabbrica delle inutilità e dei mega stipendi riservati alla scandalosa pletora di galoppini “comunitari”. Anche la grancassa suonata dai media compiacenti che sbatte il pentito del “bye bye UE” su tutti i canali cercando di rappresentare l’ esito del voto solo come frutto di schegge impazzite o di una insensata protesta, dimostra la paura del politically correct. Questo è stato colpito a morte e sfodera le armi più violente miste alla schiuma rossa che gli esce dalla fetida cloaca per dissuadere altri Paesi coraggiosi dal compiere il grande passo. Esso è terrorizzato dalla paura di perdere le galline dallo… spread d’ oro, è terrorizzato dalla fine della schiavitù monetaria e politico-culturale. Sa che se perde qualche altro vassallo il suo feudo crollerà e allora addio sogni di grandeur o di IV Reich covati da quelle raccappriccianti  mezze figure  che si sono poste alla guida di popoli storicamente avvezzi a subire dittature, con la stessa spocchia di Napoleone, Hitler e Mussolini. La non più perfida ma sempre intelligente Albione ha reciso le catene e c’è da scommettere che nel volgere di un biennio tornerà ad essere anni luce avanti, sia economicamente che come identità nazionale, rispetto al plotone di incasellati comunitari comandato da due feldmarescialli e un caporale. Thank you Albione,

IVA SU ACCISE: STATO LADRO.

L’ italietta post borbonica ed eternamente in fase puberale totalmente inconsapevole, annovera fra i suoi primati negativi, che le valgono il titolo di villaggio primitivo d’ Europa, anche quello di rubare “legalmente” ai suoi cittadini attraverso certificazioni ufficiali come le bollette  di energia elettrica. Accade infatti che miserabili legislatori in accordo con miserabili burocrati, opportunamente “non visti” da un apparato giudiziario intento a scalare il Potere a colpi di sentenze politicamente orientate, abbiano introdotto la barbarie contabile dell’ assoggettamento ad Iva delle accise, cioè tasse applicate al consumo di energia elettrica ideologicamente considerato un privilegio da punire. A dispetto di una Carta costituzionale sbandierata come simbolo di purezza Istituzionale questi miserabili parassiti, che ingrassano con il lavoro altrui, hanno di fatto stabilito non soltanto che si paghino le tasse (Imu e compagnia bella) anche in assenza di reddito ma che si paghino sulle stesse imposte. L’equazione ideata dallo Stato ladrone è semplice: se servono soldi a causa di sprechi non si riducono questi ma si aumentano le tasse e addirittura si inventano gabelle incostituzionali, illegittime ed estorsive, proprio come fa la mafia con i suoi pizzi. Non è edificante e motivo di ottimismo in ottica futura constatare di vivere in uno Stato mafioso nei comportamenti e con il vizio di infilare la sua untuosa ed insaziabile mano nelle tasche dei cittadini. Non è edificante sapere di far parte di un villaggio primitivo nel quale il contribuente rappresenta l’ anello finale della “catena alimentare sociale e politica”. Ma è ancora più avvilente e desolante constatare che nonostante tutto ciò esso continua ad osannare questi miserabili ladri e a votarli, convinto di potersi sfamare con le briciole che magnanimamente vengono fatte cadere all’ uopo dalla ricca tavola del potere. Ciò che più brucia e risulta devastante ai pochi che si schifano di essere gabbiani sulla scia del peschereccio-Stato è che non c’è uno straccio di magistrato o di avvocato che si prendano la briga di promuovere azioni legali contro lo Stato ladro. Nessuna vestale vergine si erge a difesa del tempio e del totem della pretesa legalità, prima fra tutti la pletorica e, nella sostanza, inutile Corte dei Conti. Pare che il bottino di questa rapina istituzionalizzata dalla consuetudine ladresca pluriennale ammonti a circa 3 miliardi di euro e siccome, qualora il ladro fosse obbligato dall’ applicazione della legge a restituirlo, occorrerebbero nuove tasse per colmare l’ inopinato “buco”, tanto vale che la rapina continui con buona pace della vergine Costituzione, dei “padrini” costituzionalisti e dei valori, ormai senza valore, di onestà finanziaria ed intellettuale. Siamo dunque costretti a tenerci questo cancro perchè la cura è più costosa e dolorosa del male. E’ purtoppo questo il “mare nostrum” nel quale siamo costretti, per nascita, a navigare facendo l’ autostop, anzi il “barcastop” alle tante zattere dell’ opportunismo, del servilismo, della corruzione, con le quali i portaborse politicanti lo solcano facendo gli “scafisti”, i papponi e i ladri di polli. L’ imposizione dell’ Iva sulle accise è uno dei tanti segnali che da anni indicano l’ avvenuta morte del Diritto per  asfissia burocratica e corruzione politica ma, realisticamente, vien da chidersi se esso sia mai nato in questa italietta post borbonica, post fascista e attualmente miseramente comunista.

LA DITTATURA DEL “DOVE”.

La derelitta e quasi dimenticata lingua italiana è vittima di continue aggressioni lessicali, grammaticali e idiomatiche, strettamente connesse e funzionali alla de-italianizzazione etnica voluta dall’ Internazionale del politically correct. La cancellazione del latino quale base culturale dell’ Italia, che a sua volta ha implicato la cancellazione del pensiero di filosofi, oratori e di memorabili loro pagine, dal bagaglio di conoscenze fornito dalla scuola, ha causato la necrosi  del nostro idioma ed il trionfo di terminologie e neologismi stranieri soprattutto di matrice anglofona. La tecnologia delle comunicazioni ha poi dato il colpo di grazia alla lingua più bella, difficile e completa che esista al mondo, la quale, poverina, non trova spazio nelle sigle, negli acronimi e nelle abbreviazioni  che hanno schematizzato l’ arte oratoria riducendola ad un concerto di rumori gutturali di cavernicole rimembranze. “Ignorante è bello” sembra essere oggi l’ unità di misura culturale e grammaticale. Il parco vocaboli personale non deve superare poche decine di unità pena il perdersi nel mare oratorio, inteso dall’ inclita come minaccia alla sua limitata capacità di apprendimento e comprensione. In questo decadentismo della parola spicca il recente fenomeno dell’ avverbio di luogo “dove” che, nel parlato quotidiano, è stato “promosso” ad espressione universale sostitutiva di nel quale, in cui, nella quale, etc. etc. Perfino illustri firme giornalistiche ne fanno un uso  indiscriminato in tal senso flagellando la lingua italiana con la clava dell’ ignoranza da laurea breve. Ascoltare interviste di politicanti, di giullari e guitti,  di campioni sportivi e di icone televisive, diventa il festival del dove improprio e ratifica la sua dittatura lessicale. Ormai tutta l’ Italia dice “dove” in luogo di in cui: l’ avvocato e il giudice durante il processo “dove” sono riportati atti; il prete nella messa “dove” è riportata la parola di Dio; il politicante nell’ economia “dove” si vedono segni di ripresa; il docente nei programmi di studio “dove”, a sentire lui, è garantita la sapienza. Innumerevoili sono gli scempi causati dalla dittatura del “dove”, innocente avverbio di luogo orrendamente utilizzato fuori luogo da un’ italia ignorante, arrogante ed analfabeta, che si trogola nella brodaglia del multiculturalismo, nella ricerca della facile felicità attraverso la de-responsabilizzazione garantita dal diritto ad ogni diritto e contestuale rifiuto del dovere, nella autanasia, nella pedofilia, nel rifiuto della propria natura nella quale, anzi obbligatoriamente “dove”, risiede la mancanza della libertà di autodeterminazione biologica dovuta all’ insopportabile dicotomia femmina-maschio decisa da altri.  l’ Homo non più Sapiens si getta nelle braccia di un “dove” universale che ha contagiato anche i templi della cultura come l’ enciclopedia Treccani o l’ Accademia della Crusca ormai unicamente impegnate a legittimare linguisticamente, i “doviani” direbbero sdoganare, termini inventati dall’ ignoranza di uso comune per poterli riportare nelle nuove edizioni del dizionario e non a difendere lingua e cultura italiane dalla calata dei nuovi Lanzichenecchi “dove” (non all’ interno della quale) c’è la fine di una civiltà linguistica durata oltre duemila anni.

L’ ITALIA HA IL CANCRO.

Sta male, molto male questo povero Paesello mai capace di superare gli esami di ammissione alla civiltà politica e sociale, indispensabili per diventare uno Stato. Le contingenze militari dell’ 800 ne hanno casualmente fatto un Regno rattoppato e con i buchi nelle suole dello Stivale. Senza sapere come e perché i nostri nonni e i loro padri si ritrovarono appiccicata in fronte l’ etichetta di italiani all’ ombra di un Tricolore che doveva coagulare una realtà frantumata in bianco e nero. Mentre Nazioni come l’ Inghilterra festeggiavano quasi 200 anni di democrazia dalla caduta di Cromwell il povero Stivale muoveva i primi passi nel franoso terreno della autodeterminazione. Ci siamo iscritti all’ Università senza aver mai conseguito uno straccio di diploma. Ci siamo illusi di poter fare la guerra al mondo e siamo riusciti solo a provocare miserabili carneficine, buone solo per alimentare una industria cinematografica già asservita al presunto vincitore.  Quell’ equivoco di base  presenta oggi il salatissimo conto in termini sociali e politici. Nulla è bastato. Nulla è servito per far crescere una coscienza nazionale, uno spirito di appartenenza, un senso della Patria e dell’ individuo libero che, insieme, rappresentano le fondamenta di una Nazione. Abbiamo vissuto i decenni successivi alla seconda guerra mondiale dividendoci in bianchi e rossi dopo essere stati, gli uni e gli altri, nella quasi totalità fanaticamente neri. Abbiamo sempre guardato con invidia e complesso di inferiorità verso l’ estero e verso tutti quei “paradisi” nei quali essere servi, minatori, muratori e contadini, sembrava valere molto di più che esserlo in Italia. Siamo stati “venduti” nelle miniere belghe e tedesche, abbiamo fatto i camerieri ai signori svizzeri, ci siamo conquistati la nomea di accattoni e siamo diventati i poveri d’ Europa. Tutto abbiamo fatto fuorché costruire l’ Italia e gli italiani. Ed oggi, in piena globalizzazione, di fronte alla quale per sopravvivere è necessario essere Stato e Nazione, continuiamo a comportarci da idioti contradaioli medievali contrapposti e a fare il gioco, sporco, dei parassiti politicanti sempre pronti a svendere l’ integrità nazionale come fece Cavour con Nizza e la Savoia.  Oggi in svendita  c’è l’ Italia intera con quel suo popolo socialmente e politicamente analfabeta. Come spiegare altrimenti la sua passività davanti all’ invasione etnica che sta subendo per colpa di una “nomenklatura” composta da miserabili politicanti, da gran parte dell’ apparato giudiziario, dalla lobby clericale e dai mezzi di comunicazione di massa. E’ proprio perché siamo ancora massa e non Nazione che lo scempio della deitalianizzazione è reso possibile. Siamo noi tutti che, con viltà personale e collettiva, non ci opponiamo ad uno Stato vampiro che sta espropriandoci della casa, del denaro, della dignità e della italianità. Ancora oggi la maggior parte degli elettori italiani non ha la più pallida idea di cosa fare nel segreto della cabina elettorale e appone la croce in base a rancori, pregiudizi, ignoranza, convenienza e lavaggio di cervello. Come si può votare, avendo un quoziente di intelligenza appena sopra la decenza, per quei giullari che pensano di sanare l’ economia di uno Stato, da loro stessi in precedenza saccheggiata, attraverso la rapina e l’ estorsione fiscale?  Come si può parlare di Stato democratico quando uno zingaro ti può rubare la casa solo perché sei andato per qualche giorno in ospedale? Come si può parlare di Stato democratico quando dallo stesso si è obbligati a pagare l’Iva sulle accise che sono  esse una tassa? Italiani!  Contradaioli medievali, l’ Italia ha il cancro della politica, della burocrazia e dell’ ignoranza e non c’è all’ orizzonte un medico capace e intenzionato a curarla.

UMANITA’ USA E GETTA.

I grandi filosofi dell’ antica Grecia  avevano ben compreso quanto la vita fosse un doloroso percorso contro corrente, un risalire il fiume impetuoso del materialismo e dell’ ateismo per tornare alle sorgenti della spiritualità e della dignità umana. Ma ciò che riesce ai salmoni evidentemente non riesce a colui che, nell’ eterno delirio di onnipotenza  di cui è preda, si sente padrone di un mondo ormai stremato dalla sua ottusità distruttrice. Oggi, come mai prima, il genere umano è proiettato esclusivamente verso la sua totale irresponsabilità, come se vivesse in un luna park e potesse scegliere fra mille giochi e divertimenti fingendo di ignorare lo scopo della sua esistenza. Tutto è gioco. E il più perverso è quello di inventare una umanità senza sesso all’ interno della quale l’ individuo diventi una variabile a disposizione del dominante politically correct. In questa ottica deformata l’ omosessualità viene trasformata da patologia clinica in status sociale (intoccabile). Corollari di questa follia sono le pretese nuove “famiglie” e la sparizione dell’ unica vera, quella naturale eterosessuale, considerata omofoba per definizione, struttura e finalità. Il nazismo ideologico che scaturisce da tale degrado mentale sancisce che tutto ciò che non è omosessuale è omofobo. Il progresso sociale consisterebbe dunque nel superamento, anzi nell’ abolizione, dell’ eterosessualità ritenuta discriminante e antitetica rispetto alla omosessualità. Distruggerla significa conquistare la libertà di rifiutare la propria nascita e “ricrearsi”, scegliendo nella galleria delle caricature, come se ognuno fosse il Dio Creatore di se stesso. La mania di onnipotenza, inversamente proporzionale alla intelligenza, presente  nel dna umano favorisce questa escalation distruttiva che origina dal rifiuto della Creazione Divina. L’ uomo non è e non sarà mai Dio e dunque, non potendolo essere, che sia una aberrazione totale,  che sia simbolo di degrado morale, sia, in sintesi la negazione di Dio. La prospettiva di queste falangi di pazzi, di questi incompiuti patologici, è che si nasca non più per un atto naturale ispirato da amore, da donazione di sé, da celebrazione della divinità della procreazione ma per commissione contro pecunia, visto che contro natura ci si può baloccare ma non procreare. Lo svilimento e il degrado della vendita pro-tempore dell’ utero femminile è solo il primo passo verso una sorta di cannibalismo sociale che porterà a pretendere  gli occhi di un altro perché più belli dei propri o il cuore altrui perché più sano del proprio. Prendere, ghermire, appropriarsi, ingurgitare, senza limiti e principi per poi produrre immense quantità di liquame sociale che porterà alla morte, per asfissia culturale e spirituale, il mondo dei “diritti” liberati dai doveri. Mister Hyde finalmente vincerà e sottometterà il Dott Jekill e ne divorerà carne e spirito. Il superamento e la distruzione della natura causerà la nascita di mostri sociali che riterranno “naturali e legittime” tutte le nefandezze immaginabili, prima fra tutte l’ eutanasia indiscriminata. Sarà questa l’ arma letale in mano ad una umanità priva di principi capace di trasformarla da “autonoma scelta di morte privata” in strumento di eliminazione “scientifica” di chiunque si opponga all’ impero del politically correct. Fanta sociologia?  L’ alba è appena sorta ma già si intravede chiaramente il tragico tramonto.

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