Blog di Eligio Bartoli

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Eligio Bartoli

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Eligio Bartoli

PAPA … BIOLOGICO.

Qualcuno si era illuso che la misura delle esternazioni papali fosse colma ma, purtroppo, non è così e l’ ultima, in ordine di tempo, sul così detto accanimento terapeutico ne è la dimostrazione. E’ di ieri l’ intervento “dottrinale” in materia di cure sanitarie e limiti delle stesse secondo l’ ottica di questo Papa che, come mai nessun altro prima, sta provocando uno storico allontanamento della gente dalla Chiesa cattolica.  Dunque, secondo il “compagno” Bergoglio, ci si deve astenere dalle pratiche terapeutiche che superano il limite di proporzionalità con  i vantaggi da esse ottenuti.   Siamo alla pazzia pura! Siamo nel caos discrezionale che ogni medico, infermiere e portantino potranno liberamente  cavalcare decidendo in base al loro personale giudizio di proporzionalità. Le platee dell’ eutanasia non aspettavano altro che questo intorbidimento dottrinale delle già agitate acque per pescare con la rete della demagogia atea. Bravo Bergoglio! E’ drammatico constatare che un Papa non sia consapevole del fatto che una volta intaccato un Princìpio si libera il più terrificante relativismo. Se la vita è sacra, inviolabile e non negoziabile per il princìpio fondante la civiltà non si può affermare, con esternazioni da bar dello sport, che però esiste un limite a ciò. E’ da idioti e da irresponsabili disarmare il Princìpio e armare la mano di tanti Menghele i quali, posti nella possibilità di decidere della vita di altri, possano decretarne la fine sia per motivi economici, politici o di semplice esercizio del potere.  “Tanto ormai è vecchio” o “tanto ormai è inguaribile” saranno le parole d’ ordine per i troppi discepoli di Ippocrate, già privi di cognizioni spirituali, di umanità e carità cristiana, che vengono abortiti (non partoriti) da una “skuola” materialista, atea e di sinistra. Questo papa “biologico” simpatizzante di Castro e del mondo islamico, si è preso la responsabilità di sciogliere le mani ai Robespierre in camice bianco.  Questo Papa, che ha alleggerito il peso religioso delle devianze sessuali quasi sdoganado l’ omosessualità e con ciò bestemmiando contro la Creazione Divina della donna e dell’ uomo, quali fonti uniche e complementari della famiglia, oggi si arroga il diritto ecumenico di cancellare il limite etico oltre il quale si diventa assassini. La vaghezza di questa sortita, malata di protagonismo, è il punto più basso sia teologicamente che di mera applicabilità. Come si può arginare una volontà assassina (insita nel genere umano) con il fumoso concetto di proporzionalità?  Forse sostituendo lo stetoscopio con al calcolatrice? Invece di formare religiosamente al rispetto della vita senza limiti ed aiutare il malato a vedere nel suo male una prova di riscatto chiesta da un Dio, solo apparentemente crudele, questo Papa, ormai in confusione teologica, stabilisce un “limirte proporzionale” alla “sopportazione” del volere “incomprensibile” Divino. Quanto sta accadendo nella Chiesa fra pedofilia, omosessualità dilagante, figli illegittimi disseminati come benedizioni urbi et orbi, trova in questo Papa la sua icona materialista e secolare, la rappresentazione plastica del primato del corpo sull’ anima e della vita terrena sulla vita dopo la morte. San Pietro ha voluto morire capovolto per ispetto di gesù, questo Papa ha capovolto la frase più grande del figlio di Dio e ogni giorno afferma che “di solo pane vive l’ uomo”. L’ anima può andare a farsi benedire da un’ altra parte.

IL DIGIUNO DEGLI SQUALI.

In questi giorni la già squallida politica italiana, costituita da saltafossi, leccapiedi,  portaborse improvvisati capibastone, mummie staliniste, ladruncoli a piè di lista e bamboccioni analfabeti catapultati sugli scranni parlamentari dal più autolesionista dei voti di protesta, si trova a recitare la miserabile pantomima dei digiuni macchietta di pannelliana memoria. Accade che di fronte all’ accantonamento del folle progetto, tutto sinistro e clericalcattocomunista, chiamato jus soli, diverse controfigure in cerca d’ autore inseguano anche qualche momento di miserabile visibilità lanciandosi in dichiarati  digiuni di protesta.  Sono politicanti di lungo corso con tante tessere di partito da far vergognare il gioco del domino, cataplasmi estetici desiderosi di rendere l’ Italia brutta come loro, esponenti di quella crema acida asservita alla politica dello scambio di voto contro carriera. Sono in sostanza il cancro di questa Italia ormai stretta nella morsa asfissiante del politicamente corretto le cui ganasce sono un clero affollato di pedofili, omosessuali e affaristi ed una sinistra anti italiana follemente decisa a perseguire il ricambio etnico a fini di voto elettorale. Immaginare che questi soggetti possano digiunare quando, dal golpe del 2011 ad oggi, sono riusciti a divorare le fondamenta della Nazione Italia, riesce impossibile. Anche perchè le due ganasce hanno in comune una fame insaziabile di tutto ciò che non è loro proprietà. Sono così abituate ad espropriare, ad impadronirsi, a reclamare sotto forma di questua che, dopo aver inventato le indulgente plenarie e parziali a pagamento insieme alla dittatura del proletariato, un digiuno risulta essere incompatibile con la loro stessa natura. Ma digiunare sui giornali e sulle televisioni è facile e politicamente redditizio, fa clamore e colpisce le teste lobotomizzate della manovalanza di partito, quella che il “rifondarolo in cachemire” chiamava  “massa critica della sinistra”. Farlo poi per un motivo così miserabile quale il togliere la sovranità etnica all’ Italia rendendola una bolgia di etnie, fra loro nemiche e ispirate alla distruzione reciproca da odio religioso, è tipico della mente contorta dei sinistri, i quali se non vedono scorrere sangue, se non sparano ad altezza d’ uomo, se non distruggono la società civile, non riescono a vivere. Questo ennesimo, miserabile e buffonesco digiuno è il vero documento di identità della sinistra, buonista verso assassini come quel Battisti e gli altri terroristi vigliacchi e criminali di brigate rosse e compagni vari che oggi, dopo aver ammazzato padri di famiglia, si godono i frutti della militanza comunista. Il solo vero digiuno che la sinistra può ostentare è quello cerebrale e spirituale, suo esclusivo  e inattaccabile appannaggio. Queste orde non digiuneranno mai! Nemmeno se le si lega ad un letto di contenzione. Troveranno sempre il modo di divorare qualcosa anche fingendo di digiunare, come la creduloneria di coloro che, nonostante l’ evidenza, continuano a votare la sinistra anti italiana.

APOLOGIA DEL COMUNISMO.

I recenti rigurgiti comunisti, che hanno portaato alla ribalta un Carneade della politica il quale,  senza l’ onda mediatica dell’ antifascismo di facciata, sarebbe rimasto eternamente tale, sono sfociati in una nuova legge contro “l’ apologia del fascismo”. La Storia ha dimostrato, anche a beneficio dei finti sordi e finti ciechi, che se il fascismo si è macchiato di ignobili crimini culminati nella persecuzione degli ebrei, il comunismo non soltanto non è stato da meno ma ha sterminato decine di milioni di persone più di fascismo e nazismo messi insieme. E questo “piccolo” dettaglio storico sfugge da sempre alle vestali dell’ antifascismo e alle vergini dell’ ANPI che, parimenti, mostra di vedere la Storia con il solo occhio sinistro. Il saluto fascista a mano tesa è fuori legge ma il saluto comunista a pugno chiuso (come gli occhi degli ignoranti) no! Perchè? Sono forse di serie B i morti per mano “democratica” dei discepoli di Marx?  Valgono forse di meno i morti nei gulag sovietici e nei campi di stermino cubani, cinesi, coreani, birmani e nella Germania dell’ est, o nelle foibe carsiche?  Per i salottieri di sinistra, per i pretesi intellettuali rossi, dai quali l’ Italia è infestata, si, sono di serie B, quando addirittura non esistono per decenni come nel caso dei morti nelle foibe. La Storia contemporanea è stata stuprata dalla sinistra antifascista attraverso un’ azione sistematica di negazione e mistificazione che nemmeno il regime fascista sarebbe stato in grado di architettare. Grazie a questa azione capillare l’ ignoranza storica si è infiltrata nelle scuole, nelle menti e nei concetti come un cancro e ha ucciso le cellule pensanti e raso al suolo la verità storica. Di conseguenza milioni di giovani di diverse generazioni hanno ignorato, e tutt’ ora ignorano, i crimini e gli stermini perpetrati su innocenti dai “democratici” del comunismo. La “verità” ufficiale è che c’è stato solo il nazi-fascismo e che il mondo da esso si è salvato grazie al comunismo. Balla epocale! Vergogna mondiale che stuoli di “intellettuali da pianerottolo” hanno avallato ed instillato nella sprovveduta testa di milioni di persone. La “verità” ufficiale è quella comunista secondo la quale il mostro ha un solo nome, Mussolini, e non anche quello di dittatori come Stalin, Lenin, Castro, Mao … . Questi, come gli attuali loro discepoli, sono dipinti come chierichetti innocenti. Basta con le frottole della propaganda rossa! La verità storica ha decretato senza ombra di dubbio che l’ apologia del comunismo è grave quanto quella del fascismo, che queste due ideologie sono state autentici cancri sociali e che al ventennio fascista in Italia è seguito un settantennio comunista che l’ ha ridotta nello stato comatoso che oggi viviamo con disperazione. Certamente se vogliamo salvarci dal baratro la prima cosa da fare è estendere gli effetti della legge sull’ apologia del fascismo al suo dirimpettaio, il comunismo. Dopo tutto sarà più facile.

COME NON ESSERE RAZZISTI?

Stiamo vivendo l’ invasione dell’ Europa e l’ inizio della sua fine economica e culturale e i soliti idioti buonisti della sinistra salottiera continuano a ripetere, peggio di un disco rotto, la nenia del razzismo. Semmai i razzisti sono proprio loro nei confronti di chi osa non sottomettersi alla dittatura del  pensiero unico e, per questo, vieme tacciato di insignificanza culturale e sociale. Nulla invece c’è di più razzista di quell’ espressione schifata dei salottieri snob e pretesi intellettuali, spesso autori di libercoli o giullari capaci solo di smorfie e sputazzi da palcoscenico, ma tutti con carriere facili e redditizie. Di contro nulla c’è di razzista nell’ essere contrari alla violenza invasiva indiscriminata di innumerevoli etnie, alla pratica del saccheggio e degli stupri, all’ utilizzo dei monumenti come latrine, alle stragi di matrice pseudo religiosa e, infine, alla cancellazione dei nostri simboli e princìpi religiosi, morali e politici. Se opporsi a tutto ciò è razzismo ebbene sono razzista come lo sono quei milioni di italiani che non vogliono essere costretti ad indossare veli, a criminalizzare la bellezza del corpo e dei capelli femminili e considerare la donna un giocattolo non pensante al servizio del miserabile maschietto, violento ma intellettualmente impotente. Si è forse razzisti se si difende la propria Patria, la famiglia e la propria religione? Allora, ripeto, sono razzista come, a questo punto sarebbero stati, gli eroi risorgimentali. Già negli anni settanta la sinistra salottiera bollava come “qualunquista” chi non cantava nel suo coro. Secondo l’ accezione negativa di tale termine, che in origine si riferiva al concetto di uomo comune, preconfezionata dalle vestali di Marx il qualunquista, l’ odierno populista, era colui che privo di mezzi intellettivi non poteva comprendere la “grandezza del pensiero unico comunista”. Oggi, con identica spocchia tipica delle vestali di Marx,  snob e ignoranti, si è etichettati razzisti attraverso quella mistificazione della realtà che solo i comunisti buonisti sanno realizzare. Ma come si può non essere contrari, e quindi razzisti secondo il teorema rosso, a chi predica la distruzione dell’ Occidente ed il suo asservimento? Come si può non esserlo verso chi ha una visione della vita malata di ignorante violenza e vuole imporcela? Come si può non esserlo verso chi nega il valore stesso della vita della donna e la vuole analfabeta e schiava?  Come si può non esserlo verso chi odia la musica, le arti, le creature di ogni specie e uccide nei modi più feroci come se bevesse un caffè? La risposta è semplice, basta essere nazisti, comunisti e, di conseguenza, ignoranti.

REPETITA JUVANT.

Lo dicevano i latini e la miserabile deriva, dettata dal politicamente corretto e omosessuale alla pubblicità commerciale, lo impone allo scopo di raggiungere i tanti che ancora non hanno compreso le tragiche finalità della insensata rincorsa gender.  Accade ancora. E questa volta è una nota bibita americana, che mi vanto di aver da tempo eliminato dal mio parco bevande presieduto in massima parte da acqua pura e semplice, a lanciare lo spot ideologico-buonista teso a far considerare normale e naturale ciò che non lo sarà mai: l’ omosessualità. Narra, tale spot, di un aitante macho intento a pulire una piscina privata e oggetto delle mire sessuali degli abitanti della casa. Ad una finestra è affacciata, e affascinata dalla visione, la figlia adolescente mentre ad un’ altra è affacciato, con il mento voluttuosamente appoggiato sul dorso delle mani intrecciate e con espressione sognante, il figlio adolescente anche lui ma vistosamente omosessuale. D’ improvviso i due scattano all’ unisono verso il frigorifero, prendono la nota bibita e si precipitano, cercando di superarsi, verso il macho per deliziarlo e conquistarlo. Purtroppo per i due (o le due?) il terzo incomodo (la mammina solerte e disponibile) li ha bruciati sul tempo e, in ovvia assenza di un marito,  raccoglie il frutto desiderato. A parte la misera trametta, il miserabile messaggio che si intende trasmettere alla gente, con l’ ennesimo spot filo omosessuale, è la normalità della omosessualità, il suo sdoganamento nella famiglia e quindi nella società. Dove sono finiti quei padri inferociti e vergognosi allo scoprire che i loro figli, eredi del nome, del blasone e della mascolinità, sono invece delle mammolette? Spariti! Cancellati per decreto, perchè essere omosessuale è bello ed edificante, è la terza palla dello stemma araldico di ogni famiglia, che se non ha in casa una mammoletta o una lesbica non è a la page non è in. Di contro le mammine del miserabile politicamente corretto contendono il maschio di turno non più solo alle figlie ma anche al pederasta di casa riducendo la famiglia ad una squallida succursale di Sodoma e Gomorra. Ormai l’ omosessuale, il popolare finocchio, è diventato il prezzemolo sociale, lo ritrovi dappertutto e fra poco anche nello spot per tamponi mestruali.   Repetita juvant! Ed io che sono un partigiano della lotta contro la sinistra e le sue miserabili mire gender ripeto, alzando il tono delle parole, che la distruzione della famiglia, dei sessi, della società civile, è un abominio del tutto identico a quello nazista della razza ariana. L’ apologia della omosessualità, già sconfinata nella folle “scelta” del proprio genere anagrafico, è l’ ultimo gradino di una scala di disvalori che porta nell’ abisso della deresponsabilizzazione dell’ individuo e del rifiuto di un ordine naturale, al fine di farlo smarrire spiritualmente e poterlo dominare drogandolo con eroina e ideologia comunista. Da difensore della cultura, della libertà e della eterosessualità esorto tutti a smetterla di bere fandonie buoniste, false libertà dall’ essere donne e uomini, velenose e fatali più della cicuta con cui i pre-comunisti eliminarono Socrate. L’ Universo è eterosessuale,  l’ ignoranza no.

DI TUTTA L’ ERBA UN FASCIO.

Il titolo “antifascismo” aveva perso negli ultimi anni il suo appeal e,  di conseguenza, la sua rendita politica con la quale sono state svezzate intere generazioni di comunisti. Tanto è vero che un “fascista”, presunto doc, come “l’ immobiliarista” di Montecarlo, era salito al “soglio pontificio” della sinistra in chiave antiberlusconiana e collaborava istituzionalmente con il comunista anti Sacharov inquilino del Quirinale. Si era dunque verificata quella “convergenza parallela” tanto cara a Moro nel teorema DC-PCI, nemici politici di giorno e compari di notte con conseguenti enormi “benefici”  per la democrazia e per la libertà. Come sappiamo la DC è defunta e dunque il nuovo compromesso (anti)storico poteva essere fatto solo con i figli di quel fascismo ormai inoffensivo e non più redditizio politicamente.  D’ altra parte è arduo contare quanti comunisti “puri e duri” siano usciti dalle fila dei camerati con camicia nera. Ergo il fascismo, non pagando più i dividendi politici, era stato sotterrato come una non più necessaria ascia di guerra. Ma, come è noto a tutti tranne a quelli che ancora la votano, la sinistra è così priva di contenuti politici, di prospettiva democratica, di capacità governative e di cultura della libertà, che, per distrarre le sue “masse critiche”, il suo gregge elettorale, dai  fallimenti clamorosi, conseguiti sempre con successo, in questi sei anni di “dittatura Napolitan-comunista”, ha dovuto rispolverare le vecchie cianfrusaglie propagandistiche di partito ” riesumando, da un giorno all’ altro, il totem dell’ anti fascismo. Miserabile idea per miserabili politicanti incollati al potere da una delle due ideologie che hanno insanguinato il mondo nel secolo passato, l’ altra è, ovviamente, il suo  cugino nazismo.  Mentre l’ Italia è diventata la pattumiera d’ Europa, il Paese nel quale si può defecare sui monumenti e per le via cittadine, il Paese nel quale se sei “rifugiato” o zingaro puoi ammazzare, rubare e violentare con la pena di uno scappellotto, loro, i comunisti che hanno sterminato milioni di persone, ebrei, zingari, dissidenti politici, loro rimettono in funzione la grancassa dell’ antifascismo.  E si sentono cloache rosse che predicano addirittura la distruzione di monumenti e costruzioni risalenti al ventennio fascista, dimostrando con ciò di essere del tutto identiche ai terroristi del così detto Isis che hanno demolito le tracce di civiltà dei secoli passati. Da tutte le associazioni ( a speculare politicamente) nate con la morte del fascismo, da tutti quei riciclati che hanno smesso l’ uniforme repubblichina per indossare la camicia rossa assai di moda, da tutti questi parassiti dell’ antifascismo, si levano strali e minacce contro una ideologia, morta e sepolta, prontamente raccolte da quella parte di magistratura sempre pronta ad assumere comportamenti “legislativi” che non le competono per Costituzione.

LA DIVINA TRAGEDIA.

 La vita inizia (a finire) con la nascita, evento che ci apre le porte del vero e unico Inferno che esiste: la vita terrena. Dante Alighieri lo aveva immaginato come mondo extra terreno, destinato ai malvagi post mortem, seguendo lo schema scolastico clericale della vita unica alla fine della quale ci sarebbe il castigo, appunto l’ Inferno, o il premio. Povero Dante! E poveri tutti coloro che, come scriveva Cecco Angiolieri, sono “imbrigati” dal Papa e, come dico io, soffocati dalle vesti porpuree che negano la verità per “governare” a loro piacimento i crucci dell’ anima. L’ Inferno è qui! E’ la vita terrena che fa di questo mondo il luogo della più dolorosa Divina Tragedia. Esso non è un castigo post mortem ma castigo preventivo che la vita è chiamata a patire per raggiungere la purificazione. Non si va all’ Inferno dopo una vita malvagia, sarebbe il luogo più affollato dell’ Universo, ma ci si arriva per nascita e  ci si ritorna, rinascendo ancora dopo una vita sprecata, sotto nuove spoglie per cercare la via della luce. D’ altra parte che questo mondo sia da sempre luogo di violenze, di genocidi, di campi di concentramento, e che i suoi ospiti siano nella loro maggioranza espressione di cattiveria assoluta, di crudeltà senza limiti e di infinito egoismo, è novità solo per i buonisti idioti e per i furbetti ideologici.  L’ Inferno è qui! E’ questo luogo maledetto nel quale si consuma la pedofilia, si stuprano le donne, si crocifiggono persone e figli di Dio.  L’ Inferno è la patria delle guerre, del comunismo e del nazismo, delle religioni false e bugiarde quanto i loro miserabili professionisti. Dio è sull’ altra sponda dell’ Universo, Egli è tutt’ altra cosa rispetto alle religioni carnevalesche che pretendono di rappresentarlo. Egli non ha le mani viscvide dei pedofili clericali e non. Non ha la voce dei capi bastone politicanti, dei miserabili dittatori rossi o neri. Con Lui il filo spinato nazi comunista non regge. Il Suo silenzio vince il frastuono delle balle politiche e religiose, sempre alleate nella guerra contro l’ anima e l’ individuo libero. L’ Inferno è qui. E’ in questa misera palude dello Spirito  dominata da “alte cariche dello Stato e della religione”.  Da tutti questi discepoli di Lucifero che vestono abiati talari, uniformi militari, toghe giudiziarie e “grigi abiti” istituzionali. Dante, nel suo Inferno ha incontrato il Conte  Ugolino ed altre anime dannate. Gli sarebbe bastato scendere, come forse ha fatto traendone ispirazione, nelle vie di Firenze o di qualunque altra contrada per vederne tanti in carne ed ossa. A dispetto delle chiacchiere clericali non dobbiamo avere paura di finire all’ Inferno, ci siamo già e ci ritorneremo se non porremo la nostra anima al di sopra dell’ intestino. Pregare e restare uguali non serve a salvarci dal ritornare in questo Inferno pieno di Preti, di politicanti, di alte cariche dello Stato, di comunisti e nazisti, di pedofili e omosessuali. La sola preghiera gradita a Dio  è il rispetto per l’ anima, per i propri simili e per tutte le creature che ci ha donato. Tutto il resto è liturgia da sacrestani e da furbetti ideologici Papi o non che siano.

FIGLI DELLO STATO.

Con la tragica epidemia culturale e politica scoppiata nel famigerato ’68 è iniziata l’ offensiva ideologica della sinistra contro i due istituti cardine della civiltà occidentale: scuola e famiglia. Non è casuale che la prima sia stata presa di mira in anticipo rispetto alla seconda. Per minare la famiglia, tramite il divorzio e l’ aborto libero (inizio  degli anni ’70), bisognava prima spezzare il legame   di stretto e mutuo soccorso educativo che esisteva fra esse.  Lo statalismo comunista riteneva indispensabile insinuare le sue metastasi nei due organismi sociali storicamente abilitati a fornire alla società il futuro popolo e le classi dirigenti. Il primo colpo mortale alla scuola italiana è stato inferto togliendole l’ autorevolezza didattica e riscrivendo la Storia, soprattutto  quella contemporanea, secondo i dettami dell’ allora partito comunista italiano per altro assolutamente succube di quello sovietico. L’ arruolamento di un movimento studentesco totalmente ignorante e lobotomizzato ha preceduto di qualche momento quello di schiere di personale docente ansiose di servire un partito che prometteva deresponsabilizzazione professionale e benefici economici in cambio di una scuola didatticamente e culturalmente sterilizzata. Ci sono voluti 40 anni di cancro culturale per uccidere la scuola e sottrarla a famiglia e società, ed oggi il passo finale è la sottrazione dei figli, in quanto scolari, per il loro assogettamento mentale, sessuale e politico alla teoria terminale, di stampo mengheliano, così detta “gender”. In base a questa autentica violenza normalizzatrice, atta ad imporre il pensiero unico comunista, i figli non sono più della famiglia che li genera e che dà loro identità biologica e sessuale, ma sono dello Stato politico che li deforma, li usa e ne dispone. Sono una sua risorsa ideologica, il suo futuro parco buoi elettorale da cui tarre la carne da macello che gli necessita per imporre l’ egemonia della non cultura, dell’ ignoranza, del non sesso. Questo apparato statale si serve di manovalanza  docente, giudiziaria, giornalistica, pubblicistica e persino clerical pedofila, per costruire una società di sbandati bisognosi di tutela e totalmente incapaci di pensiero autonomo. La sterilizzazione delle intelligenze deve iniziare già nelle così dette scuole pre elementari con la sostituzione del biberon nutrizionale con quello ideologico gender. Eliminare le parole centrali dell’ universo affettivo quali papà e mamma serve a questi kapò didattici per subentrare, senza incontrare resistenza, nella scala dei valori e delle figure affettive sovrapponendosi alle ormai sbiadite facce dei genitori. Essere e crescere senza famiglia significa accettare, anzi ambire a essere figli dello Stato, figli di nessuno, parti anonime e intercambiabili di un ingranaggio mostruoso che modella masse informi ed ignoranti. Far perdere l’ identità nazionale, biologica, razziale e spirituale è indispensabile per avere al guinzaglio un popolo acefalo e disponibile a qualsiasi nefandezza politica. In sostanza un campo di concentramento in stile comunista o nazista, che è lo stesso, senza filo spinato ma soprattutto senza la cosa più importante per un individuo: la sua coscienza. Genitori non lobotomizzati, almeno voi, riprendetevi i vostri figli! Ma fate presto perchè il tempo dell’ abisso sociale si avvicina.

SOCIOLOGIA DELLA MORTE.

Secondo la “filosofia del teatrino”, ispirata e voluta dal disfattismo sociale, morale e spirituale che è alla base della follia comunista, non c’è civiltà senza eutanasia. Non c’è civiltà senza il diritto, a volte capriccio, alla fuga dalla vita. Analizzando le “grandi idee innovatrici” della sinistra si evince come  esse passino tutte attraverso la formulazione e la esaltazione di disvalori, la negazione della responsabilità morale e spirituale dell’ individuo, che essa concepisce solo come insieme acefalo e massa priva di autonomia intellettiva. La strada esistenziale indicata alle masse politicamente lobotomizzate per raggiungere la “libertà totale” è lastricata di morte, da dare agli altri e a se stessi:  aborto inidscriminato, infedeltà come indice di primato evolutivo, uccisione della sessualità attraverso il trionfo del non sesso, manipolazione infantile a scopo “gender” e infine eutanasia quale estremo gesto di autodistruzione camuffato da diritto di autodeterminazione. Tutto ciò deriva dalla esigenza primaria della sinistra: un popolo, una massa ignorante, spaventata,  moralmente  vile e priva di spiritualità, che si faccia condurre docilmente al guinzaglio ideologico, che non sappia fare i conti con la vita, con il suo significato spirituale, con la sua essenza e le sue finalità. Tutto deve ridursi ad un empio pasto esistenziale fatto di pseudo diritti materiali i cui piatti forti  sono la totale inconsapevolezza e irrilevanza spirituale conditi da totale sudditanza al pensiero unico ideologico di sinistra. Certo, soffrire non piace a nessuno. Specialmente quando si è di fronte a patimenti indicibili causati da malattie progressive e, attualmente, incurabili è facile, quasi naturale, perdere la ragione e farsi portare alla deriva dalle sirene liberatorie dell’ eutanasia.  Le povere anime, i cui corpi sono colpiti dal male, si assottigliano schiacciate dal peso, umanamente insostenibile, di esso. Ed il corpo, già di per sè fragile e caduco, rimasto solo contro il male non vede che la fuga dal dolore e dalla sofferenza come unica via di salvezza. Il suo orizzonte esistenziale coincide con l’ angusto perimetro di una stanza dentro la quale vivere diventa morire troppo lentamente. Il corpo diviene così facile preda del materialismo esistenziale: se non puoi godere, fare e disfare, perchè restare in attesa di morire? Intorno a quei letti di sofferenza si levano alte le nenie dei riti tribali che invocano la morte liberatrice cancellando le tenui voci di chi amorevolmente assiste, purtroppo lasciato solo da un sistema sanitario statale cinico e burocratico, quei corpi martoriati. Vale la pena di soffrire così tanto? Ce lo chiediamo tutti e tutti sembriamo orfani di una risposta adeguata, prigionieri come siamo di uno schema mentale meramente materialistico. E se provassimo a domandarci se ci sia un significato in quelle tremende sofferenze invece di considerarle solo il frutto di una roulette russa biologica fine a se stessa?  Se provassimo ad indagare quella realtà che inizia dove finisce la punta del nostro naso, chi potrebbe escludere che quelle sofferenze  abbiano un significato che, ovviamente, sfugge alla lente di rimpicciolimento materialistica e atea? Se ci ponessimo più spesso la domanda, che solo per il fatto di porcela già ci distinguerebbe dai sassi, quel “perchè nasciamo?” senza farci catturare dalla misera risposta atea “… per mangiare e digerire”, forse quelle atroci sofferenze, quel tremendo decadere fisico, ci potrebbero sembrare spiragli di luce che fendono il buio cosmico che ci avvolge. Non è facile. Tremo al solo pensiero di trovarmi a quel bivio ma mi chiedo: è forse meno insoppoprtabile, dolorosa ed inutile una vita atea trascorsa a digerire senza porsi domande e senza darsi risposte?

MANOVRE PERICOLOSE.

Mentre la Corea del Nord minaccia la guerra ogni giorno le brigate d’ assalto (ai nostri moribondi redditi) governative “lavorano” per rastrellare altri miliardi di euro da immettere, a fondo perduto, nel mare magnum del debito pubblico italiano. Ciò soprattutto al fine di poter continuare a prelevare indisturbati i vitalizi della Casta politica e dell’ apparato burocratico che la sostiene. Come sappiamo il medico UE-Germania (che ovviamente non pensa a curare prima se stesso) ci ha prescritto una terapia economica mortale per garantirsi il dominio finanziario dell’ Europa, e i solerti burocrati nostrani si sono subito messi all’ opera per realizzare l’ ennesima manovra,  più pericolosa che correttiva, a base di tasse. Chi ha memoria e anni per alimentarla ricorda che da almeno 10 lustri assistiamo al teatrino della manovra economica aggiuntiva. Questi cervelloni, non casualmente posti a poca distanza dai rispettivi culi di pietra, prima fanno “studi e previsioni di crescita”, sezionano il Pil e annunciano a tutto il mondo, con inarrivabile follia trionfalistica, che l’ attuale legge finanziaria (oggi legge di stabilità, nel senso forse che tutto resta fermo e nulla cambia) sarà quella che “invertirà l’andamento economico” avviando un circolo virtuoso e  bla bla bla. Attraverso la palla di cristallo della loro non sapienza vedono e prevedono il futuro economico raccontando palle e balle senza alcuna traccia di vergogna. “Salirà l’ occupazione e scenderà la disoccupazione” gridano, con la faccia da posteriore inarrivabile, dagli scranni parlamentari e negli ospitali salotti televisivi. Poi dopo qualche mese scatta il “contrordine compagni” perchè è salita la disoccupazione ed è scesa l’ occupazione, è crecsiuto il debito pubblico e quindi necessita una manovra correttiva per colmare il famoso disavanzo economico che la intransigente madre badessa culona-Ue non può tollerare. Ecco quindi le precarie meningi dei burocrati, comandate dai politicanti di mestiere, spremersi e mettersi al lavoro per inventare “nuove soluzioni”: tasse sui consumi, sui beni (casa) sull’ ombra proiettata al suolo dalle tende dei negozi e sui redditi presunti, che in recessione abissale, siamo comunque obbligati a conseguire. Sono 50 anni che al festival del malgoverno italiano vince sempre la stessa cantilena e quando qualche coraggioso ha provato ad intonare musica e parole diverse si è prontamente svegliato il drago ad infinite teste (giudiziaria, giornalistica, clericale, sindacale, bancaria ecc.) per neutralizzarne ogni mossa. E così, protetti dall’ ombra dei gravi fatti internazionali, i cervelloni burocratici continuano nell’ opera di distruzione sistematica del sistema Italia, mentre al popolino che li vota vengono date in pasto scissioni di partito, baruffe chiozzotte fra stregoni e cadaveri del Bottegone, grillate raccapriccianti sul reddito di cittadinanza.  L’ immondizia sommerge le città e l’ immondizia politico-burocratica buonista  sommerge l’ Italia. In attesa della guerra nucleare totale.

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