Blog di Eligio Bartoli

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ZINGARI E IPOCRISIA.

Il Ministro del “progresso civile ed economico” Salvini (finalmente) ha detto solo mezza parola, dopo il grido di dolore lanciato dagli abitanti di Roma  privati della loro libertà, sugli zingari  che la degradano e subito si è scatenata la gazzarra buonista, idiota e politicamente vomitevole della sinistra. Istantaneamente si sono aperte le paratie dell’ ipocrisia e tutti hanno preso ad urlare al razzismo e al nazismo dimenticando, ovviamente, le deportazioni di zingari compiute a suo tempo dal “nobile” comunismo sovietico. Salvini ha soltanto raccolto l’ appello di milioni di romani e italiani che non ne possono più delle scorrerie criminali, a base di furti, borseggi e violenze, perpetrate dai “poveri e deboli” zingari. Ha soltanto detto di voler verificare la possibilità di far rientrare nella civiltà queste pseudo comunità che vivono fuori da ogni schema e nel totale disprezzo della legalità. Forse alla sinistra buonista risultano normali le condizioni abitative, di costume e dell’ arrangiarsi con ogni mezzo, che caratterizzano queste etnie rimaste ancora primitive nel terzo millennio.  Alla sinistra, evidentemente, non frega un cavolo se questa “povera e indifesa” minoranza vive di furti quotidiani ai danni degli italiani e dei turisti, follemente convinta come è che se possiedi qualcosa chiunque sia leggittimato ad espropriartela. La letteratura giudiziaria è strapiena di sequestri milionari effettuati negli accampamenti degli zingari: automobili, valuta, gioielli e merce varia frutto di furti e rapine non certo di lavoro in fabbrica. Ma nonostante ciò la sinistra, buonista con tutti tranne gli italiani, continua a tutelare questo stile di vita basato sulla assoluta mancanza di dignità, civiltà e rispetto delle leggi. E’ forse civile imporre matrimoni a bambine che vengono comprate come fossero suppelletili da adulti e addirittura vecchi? No è pedofilia violenta! E costringere minori a rubare,a vivere senza traccia alcuna di igiene e istruzione al fine di perpetuare la barbarie della tribù è civile? No, è sguazzare nel liquame! Certo, ognuno ha il diritto di vivere come meglio o peggio crede, ma allora abbiamo, noi italiani, l’ obbligo e il diritto di voler vivere in pace e senza doverci chiudere in cella barricando le nostre case per difenderle dai predatori. Abbiamo quel sacro diritto, che la Democrazia attribuisce alla maggioranza, di dettare le regole di vita, di decoro, di dignità e decidere di non voler essere insidiati, infastiditi e aggrediti da una minoranza che si ostina a voltare le spalle alla civiltà. Noi, gli italiani, dobbiamo rispettare leggi e regole,  e se un genitore dà uno schiaffo pedagogico al proprio figlio, spesso, scattano i mille tentacoli della così detta assistenza sociale e giudiziaria minorile pronta persino a sostituirsi al genitore. Cosa fa questo esercito di  “psicologi  e di pedagogisti” e giudici di fronte allo sfruttamento e alle violenze alle quali sono assogettati i minori zingari? Un bel niente. Un totale lavarsi le mani dietro l’ alibi della autonomia etnica e sociale e degli usi di queste popolazioni. Qualche giudice si è spinto a giustificare ed attenuare giudizi di colpevolezza nei confronti di zingari, per reati contro la persona e il patrimonio, semplicemente perchè rientranti nei “consueti canoni comportamentali” previsti dal loro costume sociale. Dunque, se per costume rubare e violentare è lecito costoro non sarebbero punibili. Pazzia buonista che si commenta da sè. Ma torniamo al Minostro del “progresso civile ed economico” Salvini e alla sua voglia di raschiare via il sudiciume del politicamente corretto che ha trasformato gli italiani in prigionieri in casa loro. Continui il Ministro, non si scoraggi per le isteriche urla e le minacce buoniste, non abbia paura di quei razzisti verso l’ Italia e gli italiani, dalla sua parte ha la maggioranza pensante e votante che non si farà mai lobotomizzare dal “(non) pensiero unico e demente” di quella ideologia socialmente cancerogena. Da questa parte c’è la civiltà, dall’ altra c’è la voglia di guerra civile e di sottomissione del popolo italiano. Scegliere, per chi ha cervello,è semplice e doveroso.

TUTTE INCONTINENTI.

Se si dovesse giudicare in base agli spot  pubblicitari, il contenuto dei quali rimanda direttamente ad urgenti sedute di TSO a carico dei “creativi”, l’ incontinenza femminile risulterebbe la patologia più diffusa e senza distinzione di età.  Uno degfli ultimi, ma forse il primo per idiozia, inizia all’ insegna dell’ infinito: “ridere, tossire, starnutire, ti crea problemi? Niente paura c’è … che ti salva!” Ergo non si può più ridere senza farsela addosso! Un altro, sempre recente e sempre idiota, esorta le  pretese incontinenti  a non lasciarsi rubare il posto, sia esso a tavola, a teatro o, semplicemente sul divano, dalle malefiche fughe di urina ed affidarsi al miracoloso presidio. Ma dico, sono tutti impazziti? Come si fa a raggiungere tali vette di demenza pubblicitaria e teletrasmetterle durante i pasti magari accompagnate da parallele e dettagliate narrazioni di disturbi intestinali?  Questi “creativi” (e i loro clienti) sono evidentemente il simbolo di una società (in)civile  resa orfana di entrambi i genitori: la dignità e il decoro. Non parliamo di mera caduta culturale, qui siamo proprio nell’ abisso della fase anale  dal quale questi “pubblicitari” non sono ancora emersi a dispetto dell’ età anagrafica raggiunta.  Se il fatturato dato da un prodotto è direttamente proporzionale al numero degli spot e alla loro frequenza vuol dire che ci sono in circolazione milioni di superassorbenti giornalieri in lattice, con fori conici, con microchip e intelligenza artificiale capaci di riconoscere, decodificare e catturare i “fiumi” di urina clandestina che si dovessero appalesare in ascensore, al bar, in discoteca … Ne esce un quadro desolante di balle cosmiche e di riservatezza violata, di locali da bagno dalle pareti di vetro trasparente collocati sulla pubblica piazza a beneficio della demenziale e totale condivisione del privato, privato appunto del diritto-dovere alla riservatezza. Questa non è libertà da tabù sbandierata dagli evoluzionisti da pianerottolo, questa è la cancellazione dei confini oltre i quali scompare l’ individuo e si formano tristi masse decerebrate, indistinte e indefinibili. La libertà è il coraggio e la forza di essere individui che non hanno bisogno di ricordare quotidianamente  a sè stessi  e agli altri la dimensione biologica che li affligge. Soltanto la sinistra “Sinistra” può confondere l’ arte con l’ urinare sul palcoscenico. Ma, si sa che il “pensiero unico” di matrice comunista è assenza di pensiero e della capacità di esercitarlo. Guardoni buonisti e ignoranti.

EUTANASIA DI STATO.

Apparentemente il mondo si dichiara sconvolto dalla morte del piccolo Alfie di Liverpool ma non lo è per niente. Questa commedia del dolore è una farsa interpretata da giudici (spesso la parola fa rima con sudici), da Papi che si dicono addolorati ma nel contempo si scagliano contro la medicina rigenerativa, da politicanti che,  per far cassa elettorale, regalano una cittadinanza platonica mentre professano l’ eutanasia come pilastro della libertà.  La verità è che stiamo vivendo un’ era di morte, un’ epoca dominata da crudeltà quotidiane servite ai pasti da telegiornali meramente sensazionalistici realizzati nei sottoscala della “kultura” e dell’ ideologia. Si parla solo di morte, si coniano parole stupide come femminicidio, tutto si classifica e si codifica facendo sì che le peggiori manifestazioni della bestia umana diventino moda e vengano, in sostanza, accettate come inevitabili, anzi normali. Il fatto poi che una persona, si è tale anche a due anni di età,  possa essere “sequestrata” da un magistrato, che altro non è se non un impiegato statale, e che costui possa impedire ai suoi genitori di esercitare la loro legittima potestà, rappresenta la fine della civiltà occidentale nella quale domineranno sempre più gli stregoni in toga, in tutto identici a quelli con monili d’ avorio infilati nelle narici. Nel luna park della chiacchiera le categorie deboli (categorie appunto) sono al centro delle balle elettorali ma poi, grattando appena con l’ unghia la società (in) civile, si scoprono maestrine di gender intente a malmenare bambini come fossero punch-ball, infermieri e badanti a malmenare vecchi  indifesi e, dulcis in fundo, governi (anzi governicchi) che incentivano l’ eutanasia pensando di riscattare con essa la solitudine a cui il malato e la sua famiglia sono condannati dalla infernale macchina della burocrazia politicamente corretta. Il piccolo Alfie sarebbe stato “amorevolmente” sottratto a dolore e sofferenza da un giudice che ne ha decretato la morte per abbandono terapeutico. Il teorema che postulano questo “genio” in toga ed il codazzo dei fautori dell’ eutanasia è, in sintesi, che una volta conclamatasi una malattia grave e rara si debba alzare le mani e risparmiare i soldi dei contribuenti, magari per impiegarli proficuamente in aumenti salariali a beneficio di tutta la Nomenklatura. No all’ accanimento terapeutico dunque. Ma la ricerca scientifica  cosa è se non accanimento conoscitivo e quindi terapeutico, in chiave futura?  Per quale motivo allora si spendono miliardi di euro per stipendiare pletore di ricercatori che sconfiggano le malattie rare se poi il malato, che detto con tutto rispetto può essere esso stesso strumento di studio e di ricerca, viene soppresso per abbandono terapeutico? Dobbiamo fare donazioni, sentirci in colpa mentre mangiamo solo per non essere malati e donare un X per mille e basta.  A questi stregoni serve soltanto questo. A noi e alla Civiltà serve che questi stregoni scompaiano quanto prima.

BULLI? NO, IDIOTI.

La vergognosa vicenda di Lucca  (una delle troppe) che ha visto protagonisti degli idioti adolescenti e un insegnante palesemente non all’ altezza del ruolo (ormai sono tutti come lui: appecoronati al politically correct) è la carta d’ identità della “buone squola” voluta dai “progressisti comunisti”. Sono trascorsi (inutilmente) oltre 40 anni da quando i primi idioti contestatori non riconoscevano l’ autorità docente e si sedevano, dando le spalle ai professori, durante gli esami universitari (location: facoltà di Magistero a La Sapienza di Roma). Da allora la progressiva corrosione comunista, tesa alla distruzione della scuola (e della famiglia) per sostituirla con la “buona squola”, ha scaricato la valanga di “diritti” sulla Casa dei Doveri spazzandola via come un inutile “orpello reazionario”. Fumo, droga, alcol, cellulari, orari di lezione discrezionali, programmi di studio opportunamente sterilizzati, la Storia utilizzata a fini ideologici, abbigliamento miserabile quale simbolo di appartenenza, gergo fondato sull’ ignoranza grammaticale e sulla violenza verbale, sono diventati i capisaldi della “buona squola” che, secondo gli idioti buonisti ovviamente di sinistra, deve educare (cioè normalizzare) e non insegnare. Con ciò si è perpetrato  lo scippo educativo ai danni della famiglia, con la compiacente e complice  delega da parte dei genitori post sessantottini già inzuppati di imbecillità, di ignoranza e di ideologia. Gli attuali “bulli”, cioè idioti o dementi se si preferisce, sono i nipoti degli idioti del ’68 e sono anche l’ esatta riproduzione dei loro genitori, forse capaci di generarli biologicamente (lo sanno fare anche le blatte), ma assolutamente incapaci di trasmettere cultura, senso di responsabilità e di autorevolezza. Gli idioti attuali, i “bulli”, hanno in più rispetto ai loro “fabbricatori” la disponibilità illimitata di accedere a qualunque capriccio: dalla paghetta alla moto, all’ automobile, al cellulare, alla discoteca, fino alla insindacabilità dei loro comportamenti. Fabbricare idioti, o “bulli”, è facile ed è per questo che i genitori post sessantottini ci riescono magnificamente, in ciò sostenuti ideologicamente dal partito politico di riferimento che li ha comandati anche nelle “campagne” per la distruzione della famiglia, della sessualità responsabile e dell’ anima.  Ci si domanda, ipocritamente, cosa fare e come contrastare tale cancrena ben sapendo e, con viltà, ignorando come l’ unica cura sia, in questi casi, l’ amputazione. Sì, l’ amputazione del diritto di fare ciò che pare e della intoccabilità del pargolo idiota.  I buonisti (idioti più dei bulli) pensano che bocciando questi indefiniti organismi biologici si dia un segno forte, una punizione adeguata! Ma a questi idioti (spesso figli di idioti) non frega un cavolo  della carezza rappresentata dalla bocciatura, che valeva più di un pugno in faccia quando per stare al mondo necessitava essere uomini. Oggi per stare (e bene) al mondo devi essere obbligatoriamente idiota e ignorante, e farti condurre al guinzaglio dal partito che ha ideato la “buona squola” e dai giudici di partito che ti diranno sempre cosa fare, cosa pensare e che stabiliranno anche se tu debba vivere da maschio o femmina indipendentemente da come sei nato. Quindi la domanda vera è quali siano gli idioti (o bulli) fra quelli che sporcano i banchi di scuola o la marmaglia del buonista politicamente corretto (e idiota) che sporca i banchi del Parlamento.

MASTER SCHIF(O)

Impazzano su tutti i canali televisivi, sono l’ ultima frontiera della nouvelle cucine, la kermesse nevrotiva a base di cotolette e di omelette, tutti vogliono diventare Master Chef, accomunati dal medesimo sogno-chiodo di vivere in cucina e soprattutto di cucina. Mentre la famiglia è sgretolata dal politicamente corretto (e demente) e i predicatori della “nuova natura” vogliono cancellare la donna-madre-moglie-cuoca, mentre l’ apparato  pubblicitario, servo del pensiero unico, la bombarda con i cibi pronti, precotti e anche premasticati, tentando di eliminare sia pranzo che cena, fioriscono, come zombi tentacolari, le trasmissioni e i concorsi per diventare chef. Nessuno cucina più e poco ormai si mangia se non prodotti “dietetici” privi di grassi, senza olio di palma, senza tutto, eppure il sogno di aprire ristoranti e fregiarsi del cappellone da chef ha contaminato più della peste Manzoniana. Ma ciò che spicca e fa vergognare di appartenere a queste masse ondeggianti spinte ad arte, ora qua ora là, dai pastori prezzolati della comunicazione, è la assoluta mancanza di rispetto verso tutta quella Grazia di Dio, quei poveri animali e quegli ingredienti che vengono coinvolti in questa isterica corsa all’ oro di cucina. Già soltanto pensare alle distese di “carne” che, è bene non dimenticare, sono corpi di animali fatti a pezzi, esposta nei supermercati fa rabbrividire. Non è semplice abbondanza, è spreco e dispregio immorali. Ma vedere questi resti trattati come mero mezzo di esercitazione da parte di analfabeti e incapaci per cimentrsi nella “creazione” (guai a parlare di realizzazione!) di piatti pretesi gourmet, rappresenta un vero e proprio abisso morale.  Per “creare” un porzione di filetto in crosta, obbligatoriamente ridottissima altrimenti non entra nelle bocche a culo di gallina degli snob degustatori, si utilizza un intero taglio di carne per ogni aspirante “cuoco”. Oppure per realizzare (ho piene le tasche di tutto questo”creare”), una tazza di besciamella si saccheggiano intere stipe di sacchi di farina colpevolmente lasciati alla mercè di concorrenti-cavallette. La assoluta mancanza di rispetto verso i frutti della Provvidenza imposta da esigenze di spettacolo televisivo non è tollerabile e disegna il profilo amorale di un intero sistema privo della minima traccia di sensibilità. Tutti a friggere, tagliare, cuocere per poi gettare nel lavello “opere d’ arte culinaria” classificabili il più delle volte come vomiti. Cosa si trae da questo compulsivo pretendere di cucinare? Forse l’ evidenza di una rincorsa al premio finale per il quale, improvvisati e velleitari pretesi cuochi  non si vergognano di apparire in televisione per quel misero che sono. Non un modesto e fattivo apprendistato per raggiungere con merito e consapevolezza la padronanza di fornelli e tavoli di cucina, meglio tentare di laurearsi senza aver frequentato nemmeno le scuole elementari e accaparrarsi un assegno in gettoni d’ oro che sparirà più velocemente della neve al sole. E’, in fondo il motto esistenziale delle generazioni cresciute con i video giochi e colpevolmente fatto proprio anche dai loro genitori: mordi e fuggi, chi costruisce è un coglione.

IL PRIMATO DELL’ ULTIMO.

A volte è indispensabile occuparsi degli imbecilli e di essi scrivere.  Chi sono costoro? Sono quelli che blaterano, ad ogni latitudine, del primato dell’ uomo sulle altre creature e sulla natura tutta. Questa pretesa superiorità induce a  giustificare, anzi ad autorizzare le più spregevoli nefandezze compiute da orde di sottosviluppati umanoidi in colpevole libertà. Dalla Sacra Bibbia qualche idiota ha estrapolato “… Tu uomo governerai sulle creature del mondo  … ” e, non casualmente, frainteso  “dominerai” considerando così il comandamento una sorta di licenza di caccia, di sterminio, di distruzione, di utilizzo a piacere. Da cotanto potere investito l’ idiota “uomo” si è dedicato a fare del mondo un Inferno a sua immagine e somiglianza. Si è convinto così che per un’ idea, quasi sempre per un capriccio travestito da idea, possa uccidere, torturare e disporre della vita di ogni essere compresi i suoi simili. Eppure sarebbe sufficiente il paragone con le capacità degli uccelli i quali, con l’ ausilio del solo becco, riescono a costruire opere d’ arte residenziali, per certificare la sua inferiorità intellettuale. Cosa è in grado di fare infatti con l’ uso della sola bocca il bipede di Neanderthal?  Bestemmiare, maledire e propagare epidemie sociali quali sono stati il comunismo, il nazismo e l’ islamismo, con i loro addentellati “residenziali” modello campi di concentramento e di sterminio. In quale anfratto del Creato risiederebbe dunque questa superiorità dell’ uomo, questo suo diritto di disporre del mondo? I soli habitat capaci di ospitare questo folle teorema sono le sue anse cerebrali, il suo ego smisurato, la sua inguaribile ignoranza, la sua infinita imbecillità.  Può una creatura così mal fatta e molto spesso esteticamente ributtante, essere il centro dell’ Universo? Si è la risposta valida solo per i cretini che non hanno capito, o fingono di non capire, che governare è servizio e non dominio. Che essere uomini e avere il privilegio della parola è impegno spirituale prima che fisico, impegno che chiama a comportamenti guidati dalla cultura e non dalla natura. In questa ottica è deprimente sentire questo Papa “venuto da lontano”, ma essere  ancor più lontano dalla verità, perorare la causa dei bisogni materiali, la comprensione delle devianze quali le unioni omosessuali, stabilire il primato poltico su quello dell’ anima, come fosse un qualsiasi direttore commerciale d’ azienda. Evidentemente anche la sua figura è frutto di autocertificazione, di autoreferenzialità, di totale secolarizzazione. Non è un caso infatti che la Sua “dottrina” si riduca ad una nevrotica e maniacale contrapposizione fra ricchi e poveri, ad una rivendicazione sindacale meramente espropriatrice, ad una riedizione in salsa cardinalizia del Capitale di Marx. Una “dottrina” comoda e popolare che consente di cavalcare l’ onda  dei diritti dello stomaco tralasciando i doveri dell’ anima. Questi ultimi se rispettati e osservati farebbereo dell’ individuo un degno centro dell’ Universo e non l’ attuale, insaziabile e periferico intestino. L’ unico primato che l’ uomo può vantare è quello di essere moralmente, filosoficamente e intellettualmente ultimo.

COMUNISMO MALE ASSOLUTO.

Da quando la mente di Luca Traini da Macerata non ha retto all’ orrore provocato dal massacro della povera Pamela Mastropietro ad opera degli spacciatori di droga nigeriani, si è scatenata la gazzarra comunista sulle note stonate e demodè di un preteso e inesistente pericolo fascista. Il fatto che la sinistra non conosca vergogna è sancito dalla Storia, dai troppi crimini commessi in nome del comunismo, autentico cancro sociale, in ogni angolo del mondo. Il pretesto della sparatoria inscenata dal Traini è servito alla grancassa antifascista di mestiere  per violare ancora una volta la Democrazia e la memoria storica e per violare il ricordo e la celebrazione della giornata delle Foibe. Dunque non solo questa sinistra non si vergogna di una delle nefandezze più criminali fra le tante perpetrate dagli “eroi” rossi, ma arriva a sbeffeggiare gli italiani infoibati inneggiando all’ impresa nei cortei della sceneggiata anti fascista. Qualche deficiente, analista partigiano del morbo comunista, ha rivendicato la legittimità di quelle stragi in quanto gli italiani massacrati sarebbero stati “fascisti”. E’ noto infatti che l’ assassino comunista non ammazza, giustizia! Ed era “fascista” anche la povera bambina Giuseppina Ghersi che a tredici anni, siamo nel 1945, è stata violentata ed uccisa da tre “eroi” pedofili partigiani. Ed erano tutti “fascisti” anche i tedeschi abitanti di Berlino est uccisi dai cecchini comunisti sul muro della vergogna comunista mentre tentavano di raggiungere la libertà e le loro famiglie a Berlino Ovest. Le vittime della violenza comunista sono sempre “fasciste”, per definizione e a prescindere da qualsiasi contesto sociale e geografico. Sono “fascisti” anche i desaparecidos cubani sterminati a migliaia dagli scagnozzi partigiani di Castro. Era tanto “fascista” Giuseppina Ghersi che la giunta, al potere nel Comune di Albenga, le ha negato l’ intitolazione di una via. Era così “fascista” da meritare le violenze pedofile di tre assassini, i nipoti dei quali probabilmente avranno ereditato un posto d’ onore dietro gli striscioni jurassici  dell’ ANPI e posti di stipendio di prim’ ordine. La verità è che chi ha l’ intelligenza di non essere comunista è per definizione “fascista”.  Per queste crape rosse  risulta inconcepibile non essere comunista e per di più per la semplice e serissima ragione di avere capacità di giudizio e libertà di pensiero. Infatti le menti intelligenti sono odiate dai comunisti come il Crocifisso dai vampiri, e con questi hanno in comune il vizietto di succhiare non solo il sangue altrui ma i soldi, la casa e la libertà.  Se  il fascismo è  male assoluto lo è anche di più (lo dice la Storia) il comunismo e, con buona pace dei “pensatori” di sinsitra il peggior atto fascista è negare i crimini del comunismo.

FEMMINISMO MASCHILISTA.

“Eliminare le ombrelline o grid girl!” L’ ordine è partito dai capi della  setta  del femminismo maschilista i quali, nell’ intento ipocrita di punire i molestatori sessuali modello  Weinstein, riaccendono il rogo sul quale bruciare la donna “oggetto”.  In apparenza, e in ciò sta la miserabile ipocrisia, sembra un gesto in difesa della donna ma, in realtà, è la sempre più ossessiva paura del suo corpo ad armare la mano di questi “riformatori femministi” discepoli dell’ Inquisizione.  Fin quando la così detta morale sarà decisa, codificata e disciplinata (si fa per dire) dal maschio, sia esso sotto forma di prelato o, peggio, delle sue controfigure islamiche, sia sotto forma di buonisti idioti del politically correct, per la donna saranno guai. Lei sarà sempre il campo di battaglia politico, pubblico e privato, sul quale la guerra dichiarata all’ intelligenza non finirà mai. Che il maschio sia idiota inguaribile lo ha dimostrato la Storia e che tale idiozia egli la eserciti soprattutto in danno della donna è dimostrato dalla vita quotidiana in ogni angolo del mondo. Il maschio, con tonaca, toga, tessera politica o semplice qualifica di marito, si arroga il diritto di decidere cosa la donna possa o debba fare, quanto lunga possa o debba essere la sua gonna, quanto e quando lei debba essere disponibile ai suoi capricci sessuali.  Lo stesso maschio di cui sopra si illude di curare la paura, che lo ossessiona, del corpo della donna oscurandolo, coprendolo o addirittura eliminandolo. E’ pietoso e idiota quando si scaglia, lancia in resta, contro la donna, contro un universo che non potrà mai capire vista la sua incolmabile inferiorità intellettuale.  Questi miserabili moralisti sono gli stessi che, in privato e spesso in incognito, si aggirano bavosi nei locali  della lap dance, usano prostitute minorenni, frequentano le deviate sponde del sesso non disdegnando anche di farsi frustare il deretano da amazzoni in pelle e borchie. Non se ne può più di questi predicatori moralisti viscidi e maniaci. La liberazione o la semplice emancipazione della donna non sarà mai data dal divieto di mostrarsi ma dalla eliminazione sociale e intellettuale di questi feticci autoritari, primitivi e ignoranti.

NON SIAMO TUTTI UGUALI.

Contrariamente a quanto predicano i buonisti, politicanti e clericali, non basta nascere per essere ma è necessario vivere civilmente ed impegnarsi ad isolare i peggiori istinti umani insiti nel Dna di ciascuno. Ciò vuol dire, senza ipocrisia, che nasciamo belve potenziali e che, senza l’ aiuto di una organizzazione sociale  evoluta, passeremmo la vita allo stato brado. Quando i salottieri imbecilli, che si piccano di rintracciare segni di civiltà anche nei peggiori letamai etnici, indicano nella comprensione  e nella giustificazione dell’ inciviltà manifesta l’ unica via per “l’ integrazione” di certe popolazioni, affermano l’ idiozia più grande mai uscita dal cranio di Adamo. Chi rifiuta il principio fondamentale del rispetto della vita, a cui segue l’ intoccabilità dei minori, delle donne e della dignità personale, NON E’ UGUALE a chi questi valori li pone al centro della propria esistenza. Chi rifiuta una dimora fissa e preferisce vagabondare in branco compiendo scorribande, rubando e praticando violenze dentro e fuori la sua cerchia, NON E’ UGUALE a chi lavora, fatica, studia, scopre le cure di malattie e costruisce ponti, palazzi e strade. Chi vive sulle spalle di una società organizzata che, pur fra egoismi e prepotenze, ha il merito di controllare il Mister Hyde che è in ogni individuo, NON E’ UGUALE a chi in essa si riconosce ed opera.  Chi vuole vivere senza responsabilità morali ed è incline a qualsiasi tipo di violenza, come bevesse un bicchiere d’ acqua, NON E’ UGUALE a chi osserva princìpi e si fa un dovere di allontanarsi sempre di più dal suo progenitore delle caverne. NON E’ UGUALE e quindi, socialmente ed intellettualmente, è inferiore. Con buona pace dei buonisti idioti che come metastasi sono disseminati ovunque. Quando sento dire: “… la società deve capirli, deve sforzarsi di andare loro incontro” rabbrividisco per la manifesta idiozia di questi miserabili pigmalioni da strapazzo, che si sentono tanto grandi da “comprendere” ciò che, in sostanza, è soltanto mancato sviluppo intellettuale e mancata evoluzione etnica. La verità è che non c’è nulla da comprendere e tutto invece da pretendere da queste popolazioni che vogliono restare primitive negli usi, nei costumi, nel vivere senza princìpi morali ed autenticamente religiosi. Se i buonisti idioti e “comprensivi” ritengono civile e ammissibile costringere a matrimoni con adulti e al mercanteggio bambine e adolescenti, allora anche essi sono incivili, primitivi e complici di questi delitti politicamente corretti ma semplicemente abominevoli.

CONTRO NATURA.

Nel bel mezzo del diluvio mediatico abbattutosi sul finto set del cinema con il caso Weinestein, è scoppiato il piccolo temporale a carico dell’ attore Kevin Spacey. In che senso piccolo? Ma nel senso di tenerlo volutamente di basso profilo attraverso il silenziatore universale della, di lui,   dichiarata omosessualità. E’ da notare infatti il tempismo della sua risposta all’ accusa di pedofilia violenta praticata, anni or sono, ai danni di un quattordicenne. “Sì” Ha ammesso.  “L’ ho fatto.” Ma subito ha aggiunto un “Sono gay” (da noi si usa dire per cultura popolare anche pederasta, mammoletta, finocchio). L’ ammissione sa tanto di richiesta di salvacondotto internazionale garantito dalla omonima lobby. Inoltre questo così detto coming out è quanto di più superfluo e scontato ci possa essere visto il tipo di abuso pedofilo commesso. L’ attore sembra quasi voler oscurare la gravità della sua ignobile azione omosessuale con la “luce” dell’ omosessualità, usata a mo’ di paravento e di giustificazione. In campo eterosessuale qualcosa di simile è accaduto con il caso di Roman Polansky, autore riconosciuto giudizialmente di violenze su adolescenti. Anche per lui si è alzato un vessillo protettivo: quello della sinistra politico-cinematografara che di lui ha fatto un icona. Come si può infatti perseguire un pedofilo “artista” e politicamente orientato verso i compagni buonisti e (solo per se stessi) garantisti? Non si può, cacchio! Spacey, che evidentemente non godeva della intoccabilità Polanskiana, ha creduto bene di pararsi il di dietro (solo metaforicamente visto che si è dichiarato pederasta) con l’ aureola omosessuale, la quale, se non garantisce un posto sul calendario, almeno può assicurare l’ impunità della violenza perpetrata.  Sì, siamo ridotti così. L’ignoranza e il potere economico-carrieristico della lobby pederasta, sono riusciti a santificare l’ omosessualità facendone un requisito indispensabile, un paracadute senza ombre di buchi (?). In pieno boom di asilo politico, regalato a criminali e stupratori quasi quanto le lauree ad honorem ai galoppini politicanti di più o meno alta carica, nasce l’ asilo sessuale nel cui fetido grembo si ritrovano coccolati  e protetti stupratori, pedofili, con toga, tonaca e infinita altra varietà di veli. Possiamo dunque essere tanto cinici ed insensibili da condannare Spacey il pederasta per aver abusato di un quattordicenne ed avergli rovinato l’ esistenza? Ma come si fa? Bisogna avere il cuore di pietra per non soffrire e condividere anche noi tutti i dilanianti crucci di questi pederasti, così ricchi ed ignoranti da ritenere di poter commettere qualunque crimine all’ ombra del “sono pederasta”. E guai a parlare di comportamenti contro natura! Forse contro natura sono quei miliardi di persone che ogni giorno affrontano la vita, il lavoro, i problemi della famiglia, e si rimboccano le maniche di fronte a disgrazie e malattie facendosi un immancabile e corroborante segno della Croce.

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